Oropa, 8 settembre 1874.
_Amica_,
Gettando uno sguardo sui bauli già empiuti e chiusi, sola nella mia
camera spogliata, tanto melanconica davvero, sento uno di quegli
stringicori che cento volte fanno dire addio. E in fondo in fondo un
dispettuccio mi punzecchia la coscienza, come un morso di zanzara.
Devo dirtelo? Mi pento di essere stata teco un po' imbronciata; e il
dolore non è per te proprio, giacchè penso che, fra un giorno,
dandoti una stretta di mano, avrò subito ottenuto il tuo sorriso;
il dolore è per me, che mi lamento e mi lamenterò sempre di non
aver saputo tracciare una dozzina di righe nei dì più lieti di
questo soggiorno. Mi sarebbe stata cosa gradita, in città, nei
momenti di noia, aprire un foglietto, nel quale trovare delineati quei
particolari, che, a volerli dappoi richiamare col ricordo, sfumano
dietro un velo della nostra mente, per eccitare il desiderio.
Rispondi, cara: non è così? Alcune volte una sola data scritta
sul tuo portafogli non ti fa dire:--Ah ci sei?--e non t'illudi di
poter arrestare per poco il tempo, farlo retrocedere a tuo agio,
legarlo fisso a quel punto, che è tuo?
È vero che peccato confessato è mezzo perdonato: ma a me non so
punto perdonare, ed ho tanta severità da impormi una riparazione.
Se non avrò un ricordo colla data di tempo, almeno lo voglio con
quella di luogo.
* * *
Scrivo adunque Oropa sull'unico foglietto di carta che mi rimane, e
ancora desidero....
Desidero che cosa? Forse il bagno all'alba, la doccia a spilli, la
sem-immersione ghiacciata?.. E perchè no? Brontolando di
pigrissìma stizza, sia pure, dal letto passavo sul balcone per
avviarmi alla vasca, ma, senti, sul cielo mattutino vedevo i monti
tanto belli e tanto in pace: uscendo dalla buia stanzuccia della
doccia a mezzodì, trovavo vigore in dosso, sì che speravo che la
mia mano non avrebbe per l'avanti solo svolte le pagine di qualche
libro, ma si sarebbe stretta a un _alpenstok_; a vespro, per la reazione
del bagno, sceglievo la più erta passeggiata, e su per gli
scheggioni cantarellando, a tratto facendomi silenziosa, pensavo ai
nomi insigni delle Alpi, con cui fregiare il mio bastone dal corno di
camoscio, e pensavo ai libri che si accorderebbero alla poeticissima
contemplazione della natura. No, signora mia, non fui una pigraccia:
col desiderio ho fatto poi di quei voli da conoscere tutta la rosa dei
venti. Se tu ti fossi seduta sull'estremo masso di quel dosso, detto
_dei tre cantoni_! Come non illudere te stessa! Come non credere d'aver
l'ali, dinnanzi un panorama sterminato, che ha solo per raffronto il
mare?
* * *
I più bei dì del mio soggiorno li trovo qui ricordati da sette
ad otto giornali politici, di quelli che non servirono a involgere
niente, tanto grami sono i disutilacci! Essi me li ricordano col loro
bollettino meteorologico: questo segnava per noi un'atmosfera da
caldaia bollente. Grazie tante: da noi non ho veduto mai termometro, e
lo star bene aveva due sole gradazioni superlative.--Sto benissimo.
Sto arcibenissimo.--Vuoi di più, mia cara?
Voi che facevate? I vostri spettacoli cittadini vi persuadevano a quel
sonno che non concedeva madre natura, spietata infuocatrice, e la
vostra languidezza e i vostri sudori non commuovevano il cielo
inesorabilmente azzurro.--Noi che facevamo? Non credere che fossimo
qui per essere solo i martiri dell'acqua ghiacciata: stammi ad
ascoltare, e tu pure applaudirai.
* * *
Entro in argomento, parlandoti addirittura della nostra festa del 24
luglio. Devi sapere che i preparativi servirono a divertire una settimana
prima eccitando desideri e impiegando facoltà pensatrici, perchè tutto
andasse per bene. Fu aperta una sottoscrizione, fu tenuta un'adunanza, fu
eletta una commissione, col nome di una gentile patronessa in capo:
abbiti le iniziali dei due signori direttori,--conte colonnello F,
commendatore colonnello G.--Un programma venne affisso, e la fama gonfiò
le gote, sonando la tromba su a Oropa, per la valle, e giù ai bagnanti
d'Andorno e di Cossilla: così per l'entrata principale dello stabilimento
sfilarono molte gentili spettatrici, e pel cancello che dà al sentiero
dei monti vennero ritrose le guardatrici di mucche, e pieni di voglia i
robusti garzonotti.--Sullo spiano innanzi lo stabilimento, ponendo delle
panche e dei sedili si determinò uno spazio rettangolare: in giro la
gente si affollò, ai posti d'onore sedendo le dame e i cavalieri, dietro,
le ancelle e i valletti, dietro ancora, il popolo minuto; fu dato il
segno: e nella onorata lizza comparvero i campioni.... Sei o sette
giovanotti, i quali entrarono colle gambe in un sacco, se ne strinsero le
funicelle intorno alla vita; e poi al suono di una musica olimpicamente
eccitatrice di muscoli gagliardi, presero a saltare verso la meta,
balzando innanzi come spiritati, e cadendo arrovesciati, impigliandosi, e
sorgendo da animosi.--T'assicuro che proprio bisognava ridere di buon
cuore, e bisognava applaudire, perchè nella gara non c'era punto
pericolo, ma c'era tutta la gioia e tutto lo spettacolo grottesco: si
rise e si battè le mani a tutti, e se pel vincitore non s'intrecciò una
corona classica, poco male, che per lui splendette nelle mani della
patronessa un dieci lire d'oro, caro come un sole. Dopo di che, la lizza
non fu contrastata colla forza, sibbene colle dolci paroline, e le
coppie, dapprima vergognose, poi audaci per gli applausi e pel vicino
tempio di Bacco, largo dispensiero di vini, le coppie del ballo popolare
slanciaronsi, rispondendo all'invito del programma: bagnini, montanari,
bagnine, cameriere, stancarono le gambe, non le voglie, fino all'ora di
cena. Evvivano gli spassi!
* * *
Dopo cena trovammo sullo spiano e sul terrazzo, dondolanti sui fili
all'aria del vespro, tanti palloncini di carta, lisci o crespi, e d'un
colore o di due o di tre: e vedemmo un aereostato salire maestosamente,
su, su e mostrare alle nostre bocche attonite la sua boccaccia infuocata,
e su, e su.... Non scorgemmo più niente: invidiammo gli immensi campi
della poesia azzurra, ci fecimo augurio d'essere palloncini: ma oh! a
rammentare la nostra natura impotente un altro aerostato compagno non
volle spingersi, dondolò, si fe' ribelle a tutti i voti, e cadde a terra,
con una fiamma fugace, ricordandoci quel detto di Salomone sulla vanità
delle vanità..... S'accesero i palloncini variopinti, e da tutte le
finestre dello stabilimento brillarono due candellieri: illuminazione
fastosa ad onore della Dea Salute, e della sua invidiata sorella
Contentezza. Pel contrasto dei lumi, fatti bui il monte e la vallea, lo
spazio allegro parve più ristretto e più affollato: molti rossori si
confusero ai riflessi dei palloncini vermigli, molte ritrosie furono
vinte dall'onda armoniosa, e la danza regnò, esultò, non diede più
stanchezza. Intanto da una rupe di faccia al teatro della gazzarra,
salivano al cielo, squarciando l'aria e crepitando e scoppiando, cento
razzi a pennacchi di fuoco, a gruppi di stelle, a luci vividissime; le
girandole disegnavano vortici di scintille: il bengala tricolore pingeva,
come nei sogni delle fate, il paesaggio sì da farlo credere trasparente:
e un immenso falò finale annunziava a quei di Cossilla e Andorno il
tripudio dei bagnanti confratelli.
* * *
Dopo il falò lo spiano fu animato da fervidissime danze: e
incominciò la festa, la vera festa distinta, nelle sale. Udimmo un
pezzo a quattro mani, eseguito con sì gentile intendimento d'arte
elettissima da farcene per lungo tempo aver caro il ricordo: udimmo un
motivo della _Linda_, che fu un regalo grazioso. Poi fra le danze e i
complimenti, c'intrattenemmo discorrendo della giornata, e ognuno
facendone la chiusura colle più grate lodi. Non era finita, no! Con
grande sorpresa, a dieci ore, squilla la campanetta degli arrivi, e
s'odono la voce del maggiordomo e i passi di nuovi venuti. Chi
saranno? a quest'ora? che?... Entra nella sala un'elegante _dottore
Dulcamara_, con uno spigliato _moretto_: quello pieno di gentilezza per
le signore, e questo di regali: lo _specifico elisire_ ci venne offerto
con canto briosissimo e con lazzi sollazzevoli da eccitare le risa le
più belle. La sera si passò piacevolmente, e a mezzanotte la
sala era ancora lieta e affollata.
* * *
Il dì dopo a mattina, molte camerine di bagno furono deserte, ma a
capo di molti letti posava il mazzetto di fiori offerto, gentile
testimone alla schietta gioia della sera e del placidissimo riposo
della notte.
E s'io ebbi il mazzetto ti confesserò a voce, e in un orecchio ti
dirò....