Oropa, 27 agosto 1874.
_Amica_,
Devi sapere ch'io sono venuta ad Oropa coll'Albo da disegno e qualche
libro, di quelli che, scritti in faccia alla natura, vogliono essere
letti sotto l'immenso cielo, con una zolla d'erba a leggìo, con un
fiore a segno, coll'auretta che ne volge le pagine, quasi profumando i
pensieri ad esse consegnati. Cara amica, tra pochi giorni io
partirò da questi monti! Sono certissima che l'albo mi farà
spargere qualche lagrimuccia, quando co' suoi fogli disegnati mi
rammenterà i luoghi cari alla meditazione, quando colle traccie dei
fogli staccati mi ricorderà le manine gentili, che strinsero la mia
in rendimento di grazie. Quei libri, colle righe sottolineate
appassionatamente, letti e riletti nei brani descrittivi, declamati in
quelli affettuosi, poseranno sul mio tavolo da lavoro, in città,
non più aperti nella triste semiluce, a carissimo ricordo, a
dubbiosa promessa:--A tante persone ho detto: _a rivederci_ l'anno
venturo.... Ci rivedremo?
Ho incominciato così la mia lettera per farti capire ch'ella non
è punto una lettera. No, voglio che noi passeggiamo insieme
discorrendo.
* * *
Quando io penso ai mesi di luglio che ho passato per l'addietro, e li
confronto col luglio e l'agosto di quest'anno di grazia, dico la
verità che ho tale stizza con chi mi mandò ad arroventarmi ai
bagni di mare e con me stessa così pigra, come se io avessi le
radici nella mia città, tale stizza ho, che mi mordo la lingua,
piuttostochè fare di peggio. E dico alle eleganti che strascicano
la seta sulle ghiaie di Pegli:--O poverine!--A me poi leggo gli
_spettacoli diversi_ la _cronaca cittadina_ e il _bollettino meteorologico_
di qualche foglio! Ma mi era possibile sopportare l'afa di un teatro,
la noia di un concerto, la perpetua atmosfera di piombo colato? Oh, in
riparazione, ho fatto anch'io un mezzo voto al santuario d'Oropa:
quello, cioè, di accettare nella vita tutto e con pazienza,
tranne.... l'estate in città!
* * *
A mille e ventidue metri sul livello del mare, da un monte su cui
l'arnica coi fiori gialli dieci volte in un dì è circonfusa di
nebbie, per poi brillare come un oro al sole più raggiante, io
figgo giù gli occhi a voi poverini: laggiù, laggiù, indovino
le aguglie della mia città. Tanto io sto bene, che dimentico di
essere stata male, nell'aria bevo a sorsate l'oblìo a me sì
necessario, guardo su le cime del brullo Mucrone, con invidia, poi
giù ancora contemplo il vastissimo piano. Vedi: in quel semicerchio
di monti, a sinistra, il paese d'Andorno, che spicca illuminato su una
frana rossiccia, nel mezzo ecco certi dossi boscosi di un verde
metallico, a sinistra i tetti del Favaro. Al di là, il piano si
stende, con macchiette bianche, con lucidi serpeggiamenti, con ombre
pavonazze di colline, poi si fonde tranquillamente in un tono
azzurriccio, su cui a liste si vedono le ombre proiettate dalle nubi:
il piano si perde, sfuma in un vapore. L'occhio dice--finisce:--ma il
desiderio va oltre, si spande, e trova ancora i piani, i monti, il
mare!
Credi: queste vedute così estese mi fanno meditare.... Che cosa
è il desiderio? Che cosa è la vita? Sugli orizzonti del pensiero
perchè, come su questo, tramonta un altro sole, quello della
speranza?--Non so rispondere io, non sai tu: risponde il canto di una
fanciulla, Ella è contenta, torna alla casetta sua, e della vita
non conosce i misteri nella fortunata ignoranza.
* * *
La fanciulla è una falciatrice di fieno. Vogliamo, o cara, copiarla
sull'albo? Ella porta una gonna di cotone bleu, col busto compagno,
colla camicia bianca stretta al collo con pieghe gelose: un fazzoletto
rosso è allacciato sul capo con una foggia bellissima, sì da
lasciare due lembi svolazzanti sulle orecchie. Non guardo punto a'
suoi lineamenti: tutto è nell'espressione, e questa dice:--Ho la
contentezza del cuore.--E fa tanto piacere discorrere con essa!
Perchè la fanciulla non è ritrosa, perchè dice che ha tante
mucche e tanto fieno falciato, e i fratelli e il babbo lavorano giù
negli opifici del Biellese. La vita le va per benone, e lo sposo,
grazie alla Madonna d'Oropa, sarà un garzonotto, bersagliere
dell'Alpi.
* * *
Le casette che vedi sui monti sono le stalle per le mucche nella
stagione dei pascoli: all'inverno i pastori scendono al piano, e le
lasciano ai venti e alle nevi. Le sono casine murate a sassi
irregolari, coi tetti di pietra lucente, col portichetto a pilastri
azzurrigni, coll'orticello verdeggiante, cinto da un muricciolo di
scheggioni ammucchiati: vicino c'è sempre uno zampillo, e lì
distesi sul declivo i rotoli casalinghi di tela montanara, c'è un
frascato che invita ai discorsi.... Oh che discorsi! Fra il ciondolare
dei campanacci e il mugghiare delle vacche, non si sa che
dire:--Vogliamo assaggiare una ciotola di latte? un po' di burro
fresco?
Detto, fatto: l'assicuro io, che ho visto personcine morbide, che non
si sdraiano se non sul velluto, persone gravi che siedono su
seggioloni d'autorità, magari nel Parlamento e nel Senato, signore
e signori su un pratello o su un panchino di legno s'assettano alla
meglio, e, chiacchierando colla massaia che fila e coi bimbi venditori
di mazzoni d'arnica, si sentono figli anch'essi d'Adamo, e costole di
Adamo, il primo fannullone o il primo contemplatore della natura. Fra
le ciarle si ascoltano i nomi del santuario di Graglia e di quello
d'Oropa.
Discorriamo d'Oropa.
* * *
O meglio ancora, avviamoci. È una delle più belle passeggiate,
per la strada pittoresca, e perchè la meta, celata nel seno del
monte, invoglia a continuare sempre il cammino per iscoprirla. Prima
del 1620 non era il caso di dire--avviamoci. Oh no! bisognava baciare
i cari e la soglia della casa, poi mettersi al pellegrinaggio, per
selve, per frane, per stagni, per ciglioni di precipizi. Che parolacce
le sono queste? Oggidì, grazie all'abate Bertodani, si passeggia su
una strada larga, liscia, ombreggiata, ad ogni tanto facendo sosta al
parapetto per contemplare o una cappella, o giù la vallea col
mugghiante Oropa, o la vetta su del Mucrone, oppure per cogliere una
margheritina e per interrogarla. Purchè si eviti il sabbato, giorno
in cui i valligiani salgono a vere processioni, e l'ora in cui passano
gli omnibus fragorosi. E va, e va: il santuario si scopre solo
all'ultima voltata della strada: apparisce un aggregato immenso e
basso di fabbriche diverse, tutto bigio, con una cancellata a lance
d'oro, sullo sfondo di un monte arsiccio. Tutti quelli che lo
descrissero usarono le cifre, dicendo le misure, la fondazione, gli
ampliamenti, e via: io vorrei adoperare la matita, ma non so proprio
da dove incominciare, nè so metter giù le linee da ingegnere o
da prospettico. Pazienza! chiudo l'albo e m'abbandono alle
impressioni. Il primo cortile ha l'aria animata di un luogo di fiera:
la piazza, da cui vedesi il piano del Vercellese e del Novarese, la
scalea barocca piena di gente oziosa e sdraiata, la fronte
dell'edificio reale colle statue dipinte e gli stemmi d'oro, i
porticati dorici, tutto mi piace e mi ricorda qualche cosa di Genova:
il secondo cortile colla fontana, la chiesa e i pratelli mi dà una
mestizia indefinita. Oh quanta gente! E concorre da tutte le valli! Ti
dirò che ascoltai un canto di litanie, triste, confidente,
soavissimo, che usciva da una finestra della chiesa: e vidi ad
allietar la gronda di quel luogo d'ospitalità un nuvolo di rondini,
aleggianti, coll'ali azzurre. E contemplando gli archi, la fontana, la
chiesa, i pratelli, ebbi un momento di dolcissima mestizia.
* * *
Fuori dell'ospizio abbiamo due bellissime passeggiate: l'una sulla
strada che deve condurre a San Giovanni d'Andorno, l'altra al cimitero
nuovo. La prima fu incominciata nel 1870: taglia la cresta della
montagna, all'alto resa pittoresca da una frana di sassi, immensa,
arida, scheggiosa; al basso allegrata da una selva di faggi, dalle
cascate dell'Oropa, da un ponticello di legno, e mille accidenti che
invero la fanno somigliare al viale di un parco. Peccato che proceda
così a rilento! E fortuna che è così bella! L'altra strada va
su alle chiese, e devia ad uno spiano, ove si è eretto un muro
elittico ad una cappellina gotica così cara da far pensare alle
bianche nozze, non alla pace della buia notte. Continua poi di faccia
alla precedente, e dovrebbe arrivare fino allo Stabilimento idropatico
del cavalier Mazzucchetti: questa è ancor più lieta, più
ariosa, popolata da cascinali, fresca d'acqua, propizia d'ombre e di
riposi.
* * *
Una terza passeggiata è al lago del Mucrone: non te l'ho citata
ora, perchè te l'avrei detta altre volte parlando dei sentieri da
capra, perchè so di una signora che volle su arrampicarsi, ma a
metà discese nella corba e sulle spalle di un montanaro!
Ma ancora quante altre passeggiate! Ami la natura? Sì: orbene puoi
scorrazzare ad un masso gigante, ad un rompimento, ad uno zampillo, ad
una mandra di mucche, ad un cespo di rododendron, ad un sorbo carico
di grappolini rossi. Va e va! Dimentica, se qualche cosa hai che ti
fece soffrire.
Quando sentirai una voce che ti domandi, ascoltala, ridiventa mesta, e
chiama anche tu, chiama l'amica.