Oropa, 11 luglio 1874.
_Amica_,
Credimi, amica mia, accompagnare questa data di tempo, 11 luglio, con
quest'altra cara di luogo è una vera fortuna: io lo so! Ieri notte
a Milano agitavo il ventaglio sì rabbiosamente da lacerarlo, oggi a
sera, guardando sui monti i lumi accesi, indovinavo i focolari, e
senza affatto paura tra la queta famiglia dei boscaioli fingevo un
posticino anche per me ad ascoltare le vecchie istorie delle valli.
Toltami finalmente all'afa di Milano e rinfrescatemi le labbra con
un'acqua purissima, sento bisogno di fare qualcosa o per lo meno di
chiacchierare un pochino. Se mi ascolti, quando ti rivedrò prometto
farti tanti baci di più, e di dirti ancora la mia compiacentissima
amica.
Da Milano a Biella voler descrivere il viaggio sarebbe come
dire:--Leggi l'orario e ti divertirai!--Sì, una monotonia, un
piano, una noia da far piangere, quando si rammentino le vetture dei
nostri nonni. Almeno noi ebbimo l'aiuto del vapore; e la locomotiva,
sbuffando una negra tempesta mischiata alle faville ed alla polvere,
ci tolse in fretta alle immense praterie, alle adacquatrici maestre,
ai campi di granoturco, alle filarate di gelsi, e via via.
A Biella ti s'allarga il cuore: la collina è gaia, la macchia
generale del paese viva e svariata, le montagne a sfondo, se sono
belle pei pittori, sono bellissime certo e buonissime per due poveri
occhi stanchi di tutto, persino dei _pince-nez_ affumicati, per due
meschini polmoni, nati proprio per l'aria dell'Alpi. Ma ahimè!
bisogna prepararci ad uno strazio! scesi appena dal vagone, una turba
di monellacci-vetturini così assedia i viaggiatori, che andarne
illesi con tutto l'abito a posto o senza una trafittura nel cervello,
è cosa da schizzare un quadretto e recarlo votivamente al
Santuario.--Oropa! Oropa! Oropa!--scoppia il grido d'ogni parte, e
schioccano le fruste e imbizzarriscono le bestie. Lah! tiriamo innanzi
colla carrozza. Biella non saprei giudicarla, così di sfuggita: ha
portici, chiese a colonnati classici, vie discrete, ma insomma le
muraglie danno sempre l'idea del caldo; riposiamo dunque lo sguardo
sulla verzura, l'immensa verzura che, assumendo cento toni, si stende
nelle valli, pare si rannicchi nelle gole, s'inazzurra nei lontani
sfondi, trionfa sui monti, e finisce alle cime con qualche ciuffetto
che stacca sul cielo come una pennellata bizzarra. Le strade
abbenchè erte sono bellissime e senza scheggloni, e per lo più
ombreggiate, ma con tante e tante svolte sì che le quattro miglia
da Biella a Oropa fanno un viaggetto di un paio d'ore. A sinistra
s'incontra lo stabilimento idroterapico di Cossilla, un bianco
fabbricato tutto ad archi acuti soprapposti, elegante, tale che
l'immaginazione dentro ci gioca, cercando l'insidia degli sprazzi
d'acqua, e, forse più, degli sprazzi di luce de' begli occhi. Una
signora in veste da camera stancamente si sorreggeva ad una colonnina
di un loggiato, e pareva una figura veneta, nell'attesa della gondola
tizianesca. Poi la strada s'inerpica e lascia giù vedere, oltre
l'insieme grandioso, i dettagli pittorici di certi ponticelli di
legno, certe chiuse fresche, e siepi e casette e cascate e rompimenti,
e certe nicchie erbose da destare la vocazione d'eremita. Oh! cara
mia, non voglio dimenticare le belle macchiette: le donne e gli uomini
attendono ai lavori, non ci alzano il capo incontro, ond'io solamente
ti so dire che recano falcioni da fieno e corbe, o tranquillamente
girano il fuso della conocchia o impagliano scranne: ma i bimbi e le
ragazzine sono creature con una faccia bellamente audace, con un corpo
tondo, sodo, sicurissimo, macchiette da acquerellare sul tuo album.
Non so i nomi dei paeselli: so bensì che in ognuno c'è una
fontana ristoratrice. Lo stabilimento idroterapico che di quando in
quando ci addita il vetturale colla sua frusta, si viene avvicinando
all'occhio, con grande inganno, perchè la strada raddoppia i giri
ed i rigiri. Un po' di pazienza ancora. Infanto ci sono sempre da
ammirare i bei massi quarzosi, i pendii sparsi di fieno falciato, e i
castagni che curvano i loro rami con protezione sui passeggiatori.
Eccoci alio stabilmento Mazzucchetti. È una casa grande, bianca,
con tante finestrine da collegio, un terrazzo, una scalea, i
portichetti, un tutt'insieme che mi rammenta i muraglioni scabri della
riviera genovese e le cellette di Monte San Bernardo. I lenzuoli tesi
ad asciugare, l'aria frizzante, e qualche signora accoccolata su un
panchetto collo scialle, fanno subito pensare, con un moto di
pigrizia:--Io non sono ammalata! Dio sa che bagni freddi!--Poi ci
consoliamo entrando e chiedendo dopo il viaggio il tranquillo
lettuccio. Ancora ci stringiamo nelle spalle, passando per un
corritojo appoggiato ad una roccia stillante e per gli altri ancora
soprapposti, come nella costruzione dei conventi. È inutile che io
ti descriva la mia cameretta; quello che ti voglio dire è che la
sento freschissima, e corro a spalancarne le finestre. Una guarda
giù verso Biella, ove digradano le montagne, e là si stende un
piano azzurro sterminato, una diffusione di vapori che solo ti
rammenta il mare. E come lo rammentai! Pensai a Lucy che in questi
giorni sarà a Pegli, candida nuotatrice delle ore cocenti, mesta,
poeticissima indovina dei dolori altrui, quando la sera sederà alla
spiaggia, interrogando il gran libro del cielo! L'altra mia finestra
guarda su verso il Santuario le montagne paonazzicce e verdi, separate
alle falde dalla striscia sassosa del torrente: vedo certe casette,
che mi rammentano i miei giocattoli di un dì, le bell'ombre
invitanti alla lettura, le bianche cappelle che segnano la via alla
chiesa.--Cara mia, la penna vale niente: colla matita mi sforzerò
di mostrarti qualcosa al mio ritorno.
Per oggi non posso dirti nient'altro, perchè non istetti insieme ai
bagnanti, nè mi ghiacciai coll'acqua salutare. Ma domani
comincerò a far annotazioni.
Da una finestra vedo dei parasoli chiari spargersi sul terrazzo, e
sott'essi degli abiti di foulard crudo; qualche fanciullo cattivello
correre all'impazzata; e quattro uomini sedersi coi giornali in mano.
Dall'altra vedo niente; solo ascolto le gentilissime voci di una
conversazione francese nella quale a vece di punti e virgole ci sono
delle risa: e giù il fragore delle acque cadenti e il sonare dei
campanacci delle mandre su per i pendii.
Ti dirò solo come io so che nello stabilimento c'è ogni sorta di
cure, sala di lettura, sala da ballo, sala da bigliardo, posta,
ufficio telegrafico, _coiffeur_ ecc. Spero di trovarmi bene: un
vantaggio grande che si ha dal bevere a questi zampilli montani si
è quello del'obblio: sì, io ho dimenticato che ieri a Milano
soffocavo!... Ma sopraggiunge la sera colle nebbioline nelle valli e
col suono delle avemmarie: ti vorrei avere vicina, e vorrei che Lucy
colle sue manine ci aprisse il volumetto dell'Aleardi. Che begli
istanti sarebbero! Che amorosissima pace!
Scusami se chiudo l'Aleardi, ma gli è perchè passeggiando sul
terrazzo mi viene incontro una signora. Porta essa una casacca
assettata con baschine ripiegate, in casimiro, riccamente guarnita di
ricamo, imperlata di lustrino. Tu la conosci: è la contessa V. di
Napoli: ed io pure la conobbi ai bagni dell'Ardenza. Dà la colpa a
lei, m'interrompe la lettura e mi conduce a passeggiare.
A rivederci adunque.