LAGRIME E SORRISI

A mia sorella nel giorno dei morti,

2 novembre 1873.

Meditai, cercando la solitudine, e scrissi, appoggiandomi al muro di

un cimitero. Guardando il cielo fra i neri boschi e sorridendo

nell'azzurro alle larve della fantasia, io credetti d'aver pensato a

qualcosa: contemplando le croci del tristissimo campo, m'accorsi che i

miei pensieri furono deliri di mente malata. Tutto finisce! E che

resterà di queste pagine?

* * *

Passa la bellezza, come profumo all'aria, e il suo ricordo sarà un

rimpianto. Dura invece la bontà, come l'incenso nel chiuso

tabernacolo, la carità fatta non invecchia mai, ed è sempre

sorella alla carità da farsi.

Ama chi sorride e non chi ride. Ricordati che il sorriso è raggio

d'alba nel crepuscolo della meditazione, che il riso è lume vulgare

in una lucerna di terra; l'alba è foriera del giorno sempre: la

vile lucerna un dì o l'altro si spezza.

La musica è l'arte gentile, la primigenia figlia del cuore umano,

nata col primo amore, col primo dolore.

La speranza fu data al cuore dell'uomo, come ai giardini il fiore. Ma

qual è il fiore che sempre mantenga la sua freschezza e il suo

profumo?

Ama la solitudine. Siccome tra il silenzio dei boschi puoi nel

crepuscolo intendere il suono soavissimo delle campanelle lontane,

così nella pace del cuore potrai sorridere all'armonia dilungantesi

de' tuoi ricordi.

Gli occhi stanchi di pianto sono i più degni di riposarsi nella

contemplazione del cielo.

Se l'anima tua è un tranquillissimo ruscello che scorre dall'alto

tra due rive di fiori, perchè sempre rifletta il colore del cielo,

prega che i fiori non diventino alberi, e gli alberi non facciano

bosco. Parlo di quei fiori che hanno profumi fugaci.

Se l'anima tua è un'onda tempestosa, non disperare che si franga nel buio

per sempre. Prima di rotolare agli scogli drizza la cresta possente, e

più è furiosa, più è illuminata dai lampi dell'uragano.

Se saprai amare, saprai pregare,

La mente cerca senza trovare nei labirinti della filosofia: il cuore

trova senza cercare nel giardino della giovinezza.

Tutto finisce! Anche il dolore: e la pianticella che dedicasti alla

requie di un caro un giorno schiuderà il fiore che offrirai a un

carissimo vivente. Tutto finisce!

Sia costante la tua volontà nell'operare il bene: se ad esso non

puoi spingerti col volo robusto dell'aquila, abbandonati collo slancio

placidissimo della colomba.

Ricordati: medita la vita di fronte alla morte. Vedrai quanti

pregiudizi, quante paure, quante viltà svaniranno in faccia alle

croci: di quell'esosissimo giogo di delitti contro-coscienza complici

sono i vivi, liberatori i morti. Prova l'anima tua, affacciandoti

sull'orlo di una fossa scavata, non curvandoti dinanzi al disprezzo

della società.

E se la vita è una comedia, perchè non a tutti gli attori fu

data la maschera?

E se la vita è un pellegrinaggio di fratelli, perchè la meta a

tutti non è mostrata collo stesso raggio d'intelligenza?

Il filosofo tracciò sul cranio dell'uomo le cifre che segnano nel

cervello le facoltà della vita: il teologo notomizzò l'anima e

credette trovare i peccati capitali e le virtù: il materialista

rise di tutto. Quanto è più potente l'amore! La parola t'amo

è la sintesi imperiosa di tutte le virtu, di tutti i peccati:

l'amore di Beatrice fece immortale il genio, l'amore di Cleopatra fece

immortale la vergogna.

Ama chi piange. Ricordati che le lagrime sono il battesimo della

virtù.

L'arte è la grande arpa a innumeri corde, l'arpa del cuore, cui

corrispondono i suoni del creato: è l'immenso prisma che svela i

colori della luce. Fremano adunque le note al tocco il più santo:

brillino le iridi al raggio di sole il più puro.

Piangere a un'armonia, è sorridere agli angioli.

Se la stella dell'amore brilla sopra un cranio, io credo che anche le

mascelle, che paiono spolpate per ghignare all'uomo col cinismo del

materialista, possono sorridere a Dio col sorriso della fede.

La monachella che a notte balzò esterrefatta dal letto, che si rannicchiò

pudibonda sull'inginocchiatoio, storcendo le braccia, le quali nel

sogno erano aperte ad abbracciare cupidamente, la monachella che

supplico:--_Vade retro_!--al mattino, suonando l'organo ad onore della

Madonna, trovò sì dolci armonie, che le suore dissero:--Pare santa

Cecilia!

Non era santa: era innamorata.

Il piede della donna calpesta le rose, calpesta le vipere.

Venne nella casa la coltre del cataletto? Venne, come è destino, e

si partì. Tutto si partì? Ecco il vuoto: ecco la religione

soccorritrice. Io so che qualcosa s'affaccia agli usci, tiene in

rispettoso timore i vivi, guarda le gocce di cera sul pavimento o i

petali sparsi di qualche fiore o la segatura, fa più triste il

silenzio, più desolato il disordine, occupa nessun posto e li

occupa tutti, sorprende nell'aria nauseosa pel fumo delle torce

l'ultima preghiera morente del corteo che sfilò, la prima parola di

comando che disse l'erede, s'appiatta dappertutto, buca dalle pieghe

del testamento, e domanda:--È finito?--È finito: il morto

viaggia al cimitero. All'indomani tutto sarà come prima, come un

mese fa, come un anno fa: ognuno ripiglierà il suo posto

impossibile che possa essere altrimenti.... O Dio! il posto vuoto è

divenuto un altare, e noi aspettiamo _lui_ o _lei_ che aspetta noi!

Fede abbiamo ogni giorno: ma quando sommeremo gli anni agli anni,

tristissima desolazione sarà quella di accorgerci che ricordiamo un

nome ai figli, o ai figli dei figli, che la vicenda della vita fu

varia, che il tempo, il quale raschia le iscrizioni sulle croci di

cimitero, cala e cala le sue nebbie nell'anima nostra! E noi giurammo

eterno il dolore!... Nevicò tanti inverni in camposanto!... I figli

avranno figli ancora, e avranno nipoti!... Nevicherà tanti inverni

in camposanto!... E noi? O giovani, noi saremo su un seggiolone,

scongiurando la morte che ne stia lontana, o giù tra le quattr'assi

nell'eterno buio. E voi, o fanciulle, che leggete sorridendo, avrete

fatto portare l'inginocchiatoio di penitenza nella parrocchia e più

vicino ogni dì al confessionale e all'altare delle sette

indulgenze, o basso giacerete colle mani in croce. Se avremo figli,

noi dagli occhi di quelli, quando ci si stringeranno attorno,

domandando:--State bène?--noi attingeremo gli sbiaditi ricordi di

pianti e di sorrisi, e ci interrogheremo sconfortati: E noi giurammo

eterno il dolore?--Se avremo figli, essi verranno sulla nostra fossa e

prometteranno di venire sempre: ohimè! pongano una croce di legno:

è l'immagine più vera del dolore: essa perde il nome, si tarla,

si sfianca, cade, e serve a cuocere la cena alla famiglia del

becchino... Nevicherà tanti inverni in camposanto!

Molte cose vedrai, frequentando la società, moltissimo imparerai

nella solitudine della tua meditazione. Ma tutte vedi e apprezza con

una sola unità di misura, col ricordo insistente:--La mia missione

è missione di carità.

Natura crea il nostro corpo: l'arte il nostro spirito.

Se la sera ti concede il bacio della soave melanconia, benedici le tue

lagrime e sorridi alle tue speranze. È il bacio di un angiolo

custode.

La vanità dei sistemi filosofici portò sugli scogli della vita

null'altro che la spuma dell'orgoglio. Il Vangelo irradiò il mondo,

santa luce d'aurora, e fu l'amore universale, come il sole che scalda

il cedro e l'arbuscello.

Amare è sperare: sperare è vivere oltre tomba.

Se tu, ogni sera, annotassi le impressioni avute nella giornata,

avresti un dì un libro di preghiere.

Perchè ti parlo così? Perchè amo la melanconica ora del sole

morente.

Ricordati: i vecchi che già esaurirono cuore e mente scrivono colle

spalle: i giovani hanno l'ingegno nel cuore. Ecco perchè le

biblioteche possono dare ogni anno ai futuri topi buon pasto di

dissertazioni erudite: ecco perchè una fanciulla ad una poesia

può consacrare una lagrima o un sogno.

Io parlerò parole di desolazione, perchè la fede fu data prima a gioia

per essere angoscia dappoi: perchè la speranza è un àncora che ha catena

di dolori: perchè la carità è la livrea ufficiale dell'usura che da

cinque in questa vita e spera cento nell'altra. E questo pei cosidetti

_buoni_. E pei tristi? Tutto è uno sghignazzo che scroscia colle rughe

schifose dell'anima decrepita,

Ho amato la solitudine, in essa solo ho sentito me stesso, e ti ho

detto:---Io ti parlerò parole di conforto, perocchè la fede è

la stella che fulgidissima brilla sull'oscurità degli scogli e

dell'onda, nella notte del terrore: la speranza ha catena di dolori,

ma più questa è lunga, più l'ancora serve nei mari profondi:

la carità è lume amorosissimo d'eguaglianza.

Oh ti supplico! getta quel libro da cui esce il ghigno di Mefistofele:

chiudi quello da cui scoppia il riso tripudiante del mondo: ama quello

tra le cui pagine potresti porre, a segno, il fiore che offristi a tua

madre.

Cercare Dio colla luciferina superbia dei sistemi filosofici è

vedere il sole attraverso le nubi: trovare Dio colla fede e colla

speranza che danno il dolore e l'amore è abbagliare l'anima allo

splendidissimo sole di mezzogiorno.

Ama la carità, e pensa che la minima è quella che si fa a

denaro. Ama la carità, e pensa che più è quello che ricevi,

che quello che dai.

Un pensiero d'amore è il fiore dell'anima. Forse che all'umile

arbuscello in camposanto non fu concesso il fiore?

Sai tu che sia il dolore? Troppe volte è l'ultima parola vuota di

un verso vuotissimo per far rima con amore.

Non invidiare ad alcuno il tristo dono dell'ingegno: tutte le

cognizioni che ci danno i libri sono come i secchi delle Danaidi

portati al cuore. Esulta se in te hai il potentissimo dono di amare.

Sai tu che cosa sia la melanconia? Molte volte il fondersi di due

crepuscoli, quello dell'amore con quello del dolore.

Se un uomo ti stringesse la mano, sì che tu avessi ad arrossirne,

domanda:--Non pensate che vi posso essere sorella?

Che cosa sono i ricordi? Troppe volte la tisi dell'anima.

Ama la croce. L'avesti a capo della tua culla, l'avrai sulla tua

fossa.

Non consultare lo specchio per conoscerti. Consulta i volti di coloro

cui dirigi una parola di carità.

Ama la musica. Credila il preludio di quel giorno eterno di cui il

sole sia l'amore.

Vedesti il mare? Ricordati che se il turbine della passione si scatena

nel tuo cuore può toglierti i placidissimi ricordi di tua madre,

come l'onda che si rovescia sulla spiaggia cancella il nome che

tracciasti nella sabbia.

Vedesti le Alpi? Ricordati che l'aquila pone il nido sulle rocce

eccelse, e s'affisa nel sole, coll'ali proteggendo i suoi figli.

Breve è la vita, ma ferve qualche cosa in noi che coll'intensità

vince la estensione.

Sai tu che voglia dire la parola _per sempre?_ Nella vita vuol dire

promettere ciò che non è in noi: in morte, ciò che speriamo

nell'ultima illusione.

Rivedere i luoghi ove hai gioito, e dove non gioirai mai più, è

come porre una corona di semprevivi sopra una fossa.

Che è la vita senza speranza? Una gittata di dadi fra le tenebre,

fra i deliri.

È silente intorno a me la campagna: solo le squille di una campana

lontana mi giungono attraverso il bosco, come le voci venerande di chi

non è più, versandomi nell'anima i ricordi del passato:

s'agitano i penduti tralci delle viti, quasi facendomi cenno ch'io mi

raccosci sotto i loro padiglioni e pianga: scrosciano sotto a' miei

piedi le foglie secche dei roveri, ed ognuna parmi dica:--Così

passano e sono calpestate le speranze! Il vento investe il bosco, e

l'ondeggiare delle cime dei pini mi sembra saluto mestissimo

dell'autunno che muore.... Addio!

Meditai, cercando la solitudine, e scrissi, appoggiandomi al muro di

un cimitero. Guardando il cielo fra i neri boschi e sorridendo

nell'azzurro alle larve della fantasia, io credetti d'avere pensato a

qualcosa: contemplando le croci del tranquillissimo campo, m'accorsi

che i miei pensieri furono deliri di mente malata. Tutto finisce!... A

pochi passi da me, alla mia sinistra, vidi una nuova croce bianca, e

su quella il nome:--Maria.

Povera Maria! sola avevi un cespo di viole! Ed io non conoscevo la tua

fossa scavata da meno di un anno! Tu avesti la coltre, la corona, la

croce, l'ultime memorie sulla terra, tutte bianche, com'io potevo

averle! Povera morta! natura, tristissima inventrice di martiri,

t'aveva solo concesso l'amore della tua mamma, e tu, pallida, vedesti

svanire ad una ad una le frementi illusioni della giovinezza, e tu,

pallidissima, stringendoti al seggiolone della mamma, ti sentisti

più vecchia di lei.... Ohimè! spezzato lo specchio, sciupati i

fiori sul davanzale della finestra, dispettosamente sturbati i nidi

delle rondini, letta e riletta la _Filotea_, tu aspettavi.... i capegli

grigi! Il dolore potè più che la religione, sterilissima

d'affetti nell'anima inaridita: e vennero i dì in cui ancora ti

specchiasti, in cui volesti i fiori e le rondini, in cui leggesti

l'amore nel gran libro del cielo: ohimè! era l'illusione del

passato illuso, non le speranze dell'avvenire! E da quei dì la

passeggiata dai colli la riducesti al solo giardino, poi al solo

corritoio, poi alla sola stanza della mamma! E quando la testa si

chinò sotto al peso dei capegli, trovasti il raggio di sole venirti

solo a visitare sul letto: forse, vedendo la luna strisciare sulle

coltri colle meste luci della notte, ti presentisti già involta di

bianco e già tranquilla.... Morta senza avere vissuto, stanca di

pace, impotente a delirare, fredda, senza favilla di poesia, come una

lampada accesa dinnanzi una croce obliata, e spenta dal soffio del

becchino.... Eppure l'amavi la tua casetta e in essa, fanciulla,

speravi tanto!... Dimmi: e tua madre? Poverina! la madre volle nel

cimitero la tua croce rivolta verso la vostra collina: a' vespri scese

a te, ti diede un cespo di viole, ma fu l'ultimo. Ella partì da

questi luoghi e per sempre: la tua casetta, miserrimo patrimonio, non

serberà più la tua memoria, perchè gli estrani non sanno che

sia il dolore di un cuore deserto. Ma senti, Maria, avrai fiori da me,

e da me sempre un ricordo. Io non ti conobbi, ma, te morta, amai il

tuo giardinetto melanconico, ed ora amo la tua croce bianca.... S'io

dovessi giacere nel camposanto istesso, fa sì ch'io vi dorma al

più presto: la coltre bianca a vent'anni è la sublimazione

dell'amore: a trent'anni è un lenzuolo di ghiaccio.

L'esule che cammina, che cammina, canta la canzone fanciullesca della

sua terra. A quelle note gli rispondono gli echi della patria:

susurrano i boschi, bisbigliano i laghi, suonano i monti: la

campanella della chiesa ove ebbe il battesimo, il vento che geme tra

le croci del cimitero dei padri, la canzone notturna di una donna che

piange, oh tutto gli dice:--A rivederci!

L'esule che cammina, che cammina, canta la canzone fanciullesca della

sua terra.

Vedesti il mare, o esule? Vedesti il lavoro eterno ed alterno dell'onda

coll'onda? Così è dell'uomo: è perseguito dall'infinito, è sbattuto

all'infinito. Oh fortunato se sopra il suo capo vede brillare una stella!

Carità somma è nella musica. È raggio di sole, è bacio di luna nell'anima

del cieco.

Che cosa è un libro di filosofia? Troppe volte è l'abito di lusso che

copre la povertà del cuore.

La mamma t'insegnò che sempre sei sotto l'ali di un angiolo

custode: la vita t'insegnerà che sarai sempre sotto l'incubo di un

ghigno, il ghigno del dubbio. Oh, se puoi, rammenta sempre la mamma!

Ama la poesia. Essa dà l'ali al cuore.

Ama i cimiteri. Se la fede che hai nel cuore è fioca come il

lumicino a notte acceso sulla tomba, deh! prendine cura, alimentala,

soccorrila coll'amore. Che direbbe l'angiolo bianco custode nel

piissimo luogo, se, passando innanzi la croce, nemmeno potesse

leggerne il nome? Il lume che hai nel cuore sia vivido, così vivido

sarà agli occhi di Dio il nome di chi ami.

Nulla avvi che maggiormente possa agghiacciare l'anima quanto

l'elegante disprezzo che la società collo spirito arguto dei

giovani versa sulle cose più intime e più sacre per affetto.

Ama la solitudine. Se qualcuno sorge fra i tuoi timidi ed occulti

pensieri, tu prima di domandarlo con altro nome, chiamalo con

questo,--fratello!--E se tu arrossirai, la tua solitudine sarà

popolata.

Per chi studia e studia l'uomo scettico? I vermi della terra non fanno

distinzione tra il suo cervello fastoso di nullità filosofiche e

quello del vulgare idiota.

L'arte è la promessa del Sommo Perfetto.

Per chi studia l'uomo fidente? La donna che ne conobbe l'amoroso

ingegno è il lume delle sue veglie.

La mamma ti diede una religione col battesimo dell'acqua: rendila

tutta tua col battesimo delle lagrime.

Che cosa è la vita dell'uomo scettico? È un sentiero deserto che

conduce a un cimitero desertissimo.

Finchè avrai lagrime per la musica, avrai religione pel dolore.

Il poeta solitario è come la lampada che arde innanzi le tombe: si

consuma, gettando i suoi raggi sulle morte memorie. Ma sacra è la

requie,

Una lagrima ad una lagrima. Le due amarezze si fondono in una

ineffabile dolcezza.

Il flusso dei giorni fuggenti ha il riflusso delle memorie.

Sai tu che cosa è lo spirito? Troppe volte è la gola arrabbiata

del serpe in cui la maldicenza ficca la sua saetta per trarnela

avvelenata e scoccarla a tradimento.

Io non so che vita tu avrai. Te l'auguro felicissima: e somma

felicità è poter lasciare un figlio. Ricordati: ch'egli impari

tutto da te: il primo altare è il grembo di una madre, le prime

panche di scuole le sue ginocchia, il primo raggio di poesia il suo

sorriso.

I fiori crescono dappertutto, nei voluttuosi giardini degli harem, nei

deserti cimiteri delle Alpi.

Le gioie intime che ti dà la religione saranno tanto più sante

per te, quanto più cercate nella solitudine. Di esse sii custode

con somma gelosia, nutrendo in te una soave mestizia. Nell'anima tua

la croce del passato, piantata fra i fiori e gli spini, sotto il sole

d'Iddio, protenda sempre l'ombra verso l'avvenire: a quell'ombra

crescerà la viola della cara melanconia e sarà santa e profumata.

Per un fiore appassito nel libro dei ricordi rugiada è una lagrima

di dolore.

Non passasti mai a sera davanti alla chiesa delle monache? Non udisti

il canto delle litanie? Oh! prega requie per le povere morte-vive:

pensa che quella poesia d'amore è più accetta a Lei se esce

dalle bocche che cantano la ninnananna accosto ad una culla.

Se a sera cercherai un luogo solitario e nelle tenebre una stella che

t'irraggi, proverai che l'anima non ha confini, che il campo dei

ricordi si sposa all'azzurro delle speranze.

Quando verrà il giorno in cui troverai insufficente agli sfoghi

dell'anima tua la formula di preghiera che t'insegnò la madre,

t'accorgerai d'avere nel cuore la poesia stupenda che ti avrà

versato l'amore, come torrente di lava.

Una parola di carità sulla bocca di uno scettico è come un fiore

tra le mascelle di un cranio.

Sedesti sulla riva di un melanconico fiume, a sera, solitaria co' tuoi

pensieri? Che ti dissero l'acque che passavano e passavano, l'acque

che passeranno e passeranno?... O Dio! l'infinito è la desolazione!

Se il sole dell'amore non ci scalda il cuore negli anni della

giovinezza, l'anima s'agghiaccia nel dubbio e bestemmia,

delirando.--Chi sono? e perchè sono?--Addio! addio, tranquille e

sante illusioni di un dì! Nel dubbio voi, fanciulle, consultate e

consultate lo specchio, noi, giovani, apriamo lo scrigno: nell'anima

inaridita nascono i tossici della solitudine, le invidie: e le invidie

per chi? O Dio! per l'amica che sciupò i fiori della giovinezza,

gettandoli nella carrozza di un milionario paralitico pei vizi; per

l'amico che s'inchinò innanzi la giumenta d'oro. Addio! È

sepolta la giovinezza al suono di due campane.--Odio a noi stessi,

odio al nostro destino--: è sepolta desolatamente, e se ad essa si

dovesse porre un'iscrizione, questa sarebbe--_Semper pro me_.--La trista

virilità viene innanzi con tutta la ipocrisia della posatezza.

Addio!.... Chi siete? Siete, o madonne, le arpie in cuffia e la bibbia

vostra è il libro dell'_avere_: siete, o messeri, i mestieranti e nel

cuore avete la bottega la più sozza. Andate, andate per la via

fatale che vi è prescritta. Nessuno avrà dolore per voi: e

perchè? Ma quando mai comprendeste l'amore? E l'amore è fede.

Se le squille dell'avemmaria, nel crepuscolo vespertino, ti straziano

il cuore colla santa voluttà delle lagrime, oh piangi, evocando

ricordi e suscitando speranze! Piangi e pensa che il tuo volto

commosso sorride agli angioli, e gli angioli sorridono alla terra. In

quell'ora non vi sono cattivi.

Ama la musica. Essa, come la religione di Gesù, affratella i felici

e gl'infelici, i grandi e i piccoli, i belli o i brutti.

Piangi il partire delle rondini, piangi il cadere delle foglie.

Confida che a primavera le rondinelle e le nuove foglioline ti portino

nuove speranze.

La nausea dei sensi fu data ai bruti: all'uomo l'inestinguibile brama

dell'infinito.

Sul libro della tua vita non hai che pagine candide: sono pochi i

foglietti che hai svolto, incerti quelli che svolgerai. Se l'angiolo

bianco, restituendo un dì il libro all'angiolo nero, trovasse fra

le pagine un fiore, lo recherebbe alle fosse de' tuoi morti,

dicendo:--Dio lo diede, è fiore di carità.

Se saprai tacere, saprai parlare. Il silenzio del savio è un gran

libro chiuso.

Educa bene la mente. Se avrai figli, un giorno non ti chiederanno solo

il pane del corpo.

La tomba è un leggìo sul quale la eguaglianza depone il volume

chiuso d'ogni mortale, co' suoi fogli bianchi e neri: la verità

rompe i suggelli e spalanca ai vivi le pagine un dì più

nascoste.

Ai nostri dì nei sacrari si è introdotta una mitologia

bottegaia, De' successori degli apostoli i più, come gli auguri

romani, non possono guardarsi in faccia senza ridere: i molti

abbassano gli occhi: pochissimi sanno levare la fronte alla croce, e

levarla sorridendo. Ricordati: a te ministro di religione sia il

cuore.

Amare l'arte significa sublimare l'ideale. Le civiltà antiche sono

come i quadranti solari della umanità su cui l'idea radiante del

Sommo Perfetto, segnò gli anni del progresso.

Cerca la solitudine: in essa troverai te stessa, e alla natura leverai

l'immenso inno dell'amore.

Ho letto i libri dei filosofi ed ho riso: ho baciato la madre ed ho

sorriso.

Osserva che il giorno, cioè la vita quotidiana, è luce, è

lavoro, cui succede il crepuscolo, la semiluce, la pace. Siccome

natura provvida ha fatto il giorno lungo pei bisogni della vita, il

crepuscolo breve alla poesia, così la operosità dell'uomo è

duratura, la bellezza della donna è fuggente.

La modestia sia la Vestale attentissima pel fuoco sacro che hai nel

cuore.

L'anima nostra è tale che a volte sia piccina a contenere una

goccia di rugiada, a volte sia troppo vasta per contenere i mari.

Opera la carità col cuore, che è carità indefinita, non colla

mano, che è misurata.

L'anima precorre tempo e spazio, e non è come l'occhio, che crede

cominci il cielo dove comincia l'orizzonte.

Meditai, cercando la solitudine, e scrissi appoggiandomi al muro di un

cimitero. Guardando il cielo fra i neri boschi e sorridendo

nell'azzurro alle larve della fantasia, io credetti d'avere pensato a

qualcosa: contemplando le croci del tristissimo campo, m'accorsi che i

miei pensieri furono deliri di mente malata. Tutto finisce! E che

resterà di queste pagine?

Storia di un'anima · 第 66 / 118 题