--Ed ora, signora marchesa, le schizzerò il figurino per la festa
da ballo dell'_Hôtel de la Mediterranée_. Festa di beneficenza,
già s'intende. La duchessina avrà trentamila lire in diamanti:
la baronessa in abito di taffetà brillante verde-luce...
--Nel campo della moda nulla di nuovo. È molto se le signore
stesse pensano all'_avvenire:_ le opinioni di quelle che fanno legge in
materia di toletta sono così _contradditorie!_
--È vero!
--Così _contradditorie_ in questo momento ch'è impossibile di
riassumerle.
--Impossibile!
--Una grande battaglia si combatte fra le gonne lisce e le
tuniche....
--Dunque? Senta, marchesa: una guarnitura in luppolo rosato, con
fogliame verde, ch'è una meraviglia, la pingo sopra un abito di
tulle bianco o bleu pallido...--e via discorrendo, disegno la gonna
lunga davanti, non osando in faccia a lei accennare quella moda
insidiosissima....
--Che ora è?--dice lei.
--Dodici ore.
--Di già? Scusi; sono stanca e mi ritiro.
--Marchesa....
--Felice notte.
--Marchesa! Marchesa! Chi non la vede? Lei è una bellezza fresca,
rosea, inzuccherata.
Dal salone dell'albergo, cui corrisponde la sua camera, sento la sua
gonna frusciare elettricamente, sento il suo uscio richiudersi, sento
per un pezzo i suoi passolini. La cameriera infine reca fuori gli
stivaletti, alti, traditori, tepidi, e li lascia proprio sulla soglia.
La fanciulla del mattino fu un sogno, quella del mezzogiorno un
delirio. A sera ho desiderato di morire: a notte?
La cameriera dalla stanza reca fuori le profumate biancherie, un
nuvolo di trine, pieno di lampi.
--Felice notte!--mi dice anche lei, con un certo sorriso.... E
quand'io mi levo dal tavolo, vuole accendermi il lume.