Il mare, il cielo, i monti, tutto è d'un azzurriccio-perla.
Una barca peschereccia da prora a poppa è ninnata bel bello, come se in
essa stia assopito un bambino inviziato al petto della nutrice. Non ha
vele, nè remi: la linea di sommersione è quasi fosforescente: dal bordo
filettato di luce vien giù la catena dell'ancora a perdersi nelle smorte
profondità, colle anella pallide, intorno a cui danno del muso i pesci,
s'appiccica qualche floscia medusa, e si gonfia alternamente l'onda. Il
catrame spalmato, il legno stillante di globulini d'acqua, il ferro degli
attrezzi riflettono l'azzurriccio-perla. Fumiga in prora un lampione
spento, con una striscia nerastra e grassa che si sfilaccia su nel freddo
aere...
Dal fondo della barca si è svegliato il pescatore, e sorge anche la
sua donna: serenarono felici; lui, attuffato nel sonno; lei
dormicchiando a gomitello.
O fanciulla, fanciulla, mia bionda fanciulla! Quand'io, melanconico e
sorridente, vorrei dirti:--Vieni al mare! Ti mostrerò il cielo su
cui si smorzano l'ultime stelle, e tu mi dirai le tue poesie d'Iddio e
dell'amore!--in quell'ora in cui il tremolio antelucano dei colori
aperti bacia nell'anima i desideri castissimi, il pescatore grida alla
sua donna:--Su, rappezziamo le reti.--S'ella si stropiccia gli occhi,
egli, scherzando, le tende le manacce: sulle palme luccicano le squame
dei pesci: ecco un cielo stelleggiato: sulle palme contando i soldi,
n'andranno le squame; ecco l'alba....
Nella barca si drizza uno stendardo di reti: le maglie rossastre
dondolano fiaccamente sulle sfondo de' monti, del cielo, del mare,
tutto d'un cangiante celestognolo che ai primi raggi si spolverizza
d'oro da ventiquattro carati....