III.

Era antica nimistà fra i signori di Nebiolo e quelli del non lontano

Stefanago. Aveano seguìte sempre contrarie fazioni, adescavano ognor

la discordia fra' loro alleati, e trassero sovente gli abitatori di

questi colli a portare le armi contro i loro fratelli. Spesso aveano

spinta la guerra fin sotto le loro rocche, posta in dubbio la lor

sorte, sparso il comune sangue: se ebbero talora deposti i brandi, li

costrinse necessità, non pensiero di pace: la tregua era richiesta a

rinnovellare le forze; era calma di bufera che più feroce ridesta

l'ira sterminatrice.

Mentre stringeano l'itale contrade le tenebre del secolo undecimo, a

Stefanago regnava Stefano II, il più fiero della famiglia e il più

valoroso. Era detto il Rosso pel colore della sua bandiera e de' suoi

ricciati capelli. Era uomo rabido, feroce, d'animo ardito,

intraprenditore, fosco: ruotava lo sguardo qual sinistra cometa, e

pari a suono d'acqua cadente, rauca e fiera mandava la voce. Niuno

sentìa più di lui l'altezza de' suoi natali, niuno avea maggior sete

d'onori e di gloria, niuno più fermo nell'odio e nell'ira: avea

portate l'armi nella Crociata, ed era salito illustre fra più

valorosi cavalieri.

Guidone era allora signor di Nebiolo: sdegnò seguire la Croce, chè

disprezzava uomini e cielo. Si leggevano sulle agrottate sue ciglia

cupi pensieri, quasi costrette nubi piene di tempesta: il facile

muoversi dell'aggrinzata spaziosa fronte annunziava il succedersi

nella sua mente di sempre nuove idee: orgoglioso aveva a schifo

abbassare lo sguardo sul verme che gli strisciava al piede; niun

lamento giungeva fino al ferreo suo cuore: spirava dall'occhio

inquieto tosco, e vendetta, idolo a cui sagrificava anche i proprj

affetti. Non conosceva altro dritto che la propria spada, altra legge

che il proprio volere, altro consiglio od ajuto che i suoi pensieri e

il valore dell'indomabile suo braccio.

La pianta dei sospiri con alcuni cenni su la vita e su le opere dell'autore · 第 35 / 120 题