D) _Le sensazioni di luce._

14. Il sistema delle sensazioni di luce consta di _due_ sistemi

parziali: delle _sensazioni acromatiche_ e delle _sensazioni

cromatiche_; tra le qualità loro si trovano tutti i possibili gradi di

continui passaggi.

Le sensazioni acromatiche formano, per sè sole considerate, un sistema

molteplice ad _una_ dimensione, il quale, analogamente alla linea dei

toni, si chiude fra due punti limiti. Noi diciamo _nero_ le sensazioni,

che stanno più vicine ad uno di questi limiti, e _bianco_ quelle che

stanno presso all’altro; fra i due disponiamo il _grigio_ nelle sue

diverse gradazioni (grigio oscuro, grigio e grigio chiaro). Questo

sistema unidimensionale delle sensazioni acromatiche ha la proprietà di

essere, a differenza della linea dei toni, un _sistema nel tempo stesso

qualitativo e intensivo_, imperocchè ogni modificazione qualitativa

nella direzione da nero a bianco viene sentita come un accrescimento

intensivo, e ogni variazione nella direzione da bianco a nero, come una

diminuzione intensiva. Ogni grado del sistema per tal modo determinato

qualitativamente e intensivamente, è detto il _chiarore_ della

sensazione acromatica. Epperò si può indicare anche l’intero sistema

come il sistema delle _sensazioni pure di chiarore_, dove l’attributo

“puro„ indica in questo caso l’assenza di sensazioni cromatiche. Il

sistema delle sensazioni pure di chiarore è un sistema assolutamente

unidimensionale nel senso, che in esso i gradi qualitativi e intensivi

coincidono in una sola e medesima dimensione, e in ciò sostanzialmente

differisce dalla linea dei toni, nella quale ogni punto rappresenta

solo un grado qualitativo, cui si dispone accanto il grado intensivo

in ordine egualmente lineare. Mentre le sensazioni semplici di tono,

quando si considerino nel tempo stesso le loro proprietà qualitative

ed intensive, formano un continuo a due dimensioni, il sistema delle

sensazioni pure di chiarore permane un continuo _a una dimensione_,

anche quando si considerino ambedue le parti che lo determinano.

L’intero sistema può anche essere concepito come una serie continua

di _gradi di chiarore_; in questo caso indichiamo i gradi inferiori

secondo la qualità come nero, secondo l’intensità come deboli, ed i

gradi superiori secondo la qualità come bianco, secondo l’intensità

come forti.

15. Anche _le sensazioni cromatiche_ costituiscono, quando si abbia

riguardo solo alla loro qualità, un sistema ad una dimensione. Ma

questo, a differenza del sistema delle sensazioni pure di chiarore,

ha la proprietà di ricorrere in sè stesso; infatti da qualsiasi punto

si parta, si ritorna sempre a poco a poco ad una qualità di maggiore

differenza, e poi da questa di nuovo a qualità di minore differenza,

ed infine al punto di partenza. Lo spettro dei colori che si ottiene

dall’incidenza del raggio solare su un prisma o che si osserva

nell’arco-baleno, presenta già questa proprietà, benchè non appieno.

Se si parte dal limite rosso di questo spettro, si riesce dapprima

all’aranciato, poi al giallo, giallo-verde, verde, verde-bleu, bleu,

indaco, infine al violetto, il quale ultimo è di nuovo più simile al

rosso di tutti gli altri colori che stanno tra il rosso e il violetto,

ad eccezione di quello che è più vicino al rosso, dell’aranciato. La

ragione, per cui questa linea dei colori dello spettro non ricorre

completamente in sè stessa, sta evidentemente nel fatto che essa

non contiene tutti i colori corrispondenti alle nostre sensazioni;

mancano nello spettro le gradazioni purpureo-rosse, che fisicamente

si ottengono mescolando i raggi rossi e violetti. Se con questa

mescolanza s’integra la serie dei colori dello spettro, il sistema

delle sensazioni reali dei colori è completo e forma una linea che

ritorna al proprio punto di partenza. Ma non è a credere che questa

proprietà provenga dal fatto, che lo spettro dei colori offra realmente

alla nostra osservazione in modo approssimativo quel ritorno. Piuttosto

è possibile ottenere il medesimo ordine delle sensazioni, anche quando

oggetti colorati, mescolati in qualsiasi modo, vengano ordinati

secondo la loro affinità soggettiva del colore; persino fanciulli,

che non hanno mai osservato con attenzione uno spettro solare o un

arcobaleno, epperò possono cominciare questa serie così col rosso come

con qualsiasi altro colore, la costruiscono sempre nello stesso senso.

Quindi il sistema delle qualità cromatiche pure dev’essere definito

come un sistema ad una dimensione, non in linea retta, ma _ricorrente

in se stesso_; geometricamente può essere rappresentato nel modo più

semplice da una _circonferenza_. Siccome in questo sistema da ogni

dato colore, per piccole e graduali variazioni della sensazione, si

giunge dapprima a colori simili a quello, poi ad altri da quello

diversissimi, e infine di nuovo ad altri in altra direzione pure

simili ad esso, necessariamente ad ogni qualità cromatica corrisponde

una cert’altra qualità, che equivale al _massimo delle differenze

sensibili._ Questo colore può essere detto _colore contrario_, e quando

si rappresenti il sistema dei colori mediante una circonferenza,

due colori contrari trovano posto alle due estremità di uno stesso

diametro. Colori contrari sono, ad es., rosso-porpora e verde, giallo e

bleu, verde-chiaro e violetto e così via, cioè essi sono le più grandi

differenze qualitative sensibili.

La qualità delle sensazioni, che ci è data dall’ordine stesso del

sistema dei colori, è detta anche, con una espressione metaforica tolta

a prestito della qualità dei toni: _tono dei colori_, per distinguerla

dalle altre determinazioni qualitative. In questo senso i semplici nomi

dei colori rosso, aranciato, giallo, ecc., indicano semplici toni di

colori. Il cerchio dei colori è una rappresentazione del sistema dei

toni dei colori, fatta astrazione da tutte le proprietà che ancora si

aggiungono alla sensazione. Infatti la sensazione di colore possiede

ancora due proprietà, delle quali l’una diciamo _grado del colore_

o anche _saturazione_, l’altra _chiarore_. Di queste due proprietà

il grado del colore è speciale alle sensazioni di colore, mentre il

chiarore è comune colle sensazioni acromatiche.

16. Per _grado del colore o saturazione_ s’intende la proprietà della

sensazione di colore di pervenire per qualsiasi passaggio a sensazioni

acromatiche; cosicchè continui passaggi sono possibili da ogni colore

ad ogni grado della serie delle sensazioni acromatiche, al bianco,

al grigio, al nero. L’espressione “saturazione„ è qui presa dal modo

consueto di dimostrare oggettivamente questi passaggi, cioè dalla

saturazione di una soluzione incolore con sostanze colorate. Potendosi

pensare per ogni possibile stato di un colore per quanto saturato, uno

stato ancor più saturato dello stesso tono, e indicando una sensazione

acromatica il punto estremo in una serie di saturazioni sempre

decrescenti di un qualsiasi colore, il grado del colore può essere

considerato come una determinazione che spetta a tutte le sensazioni

di colore, o per la quale il sistema delle sensazioni di colore è

portato nello stesso tempo in immediata connessione con quello delle

sensazioni acromatiche. L’insieme dei gradi di colore che si presentano

come passaggi da un certo colore a una certa sensazione acromatica,

bianca, grigia o nera, — quando si pensi rappresentata la sensazione

acromatica da un punto, il quale coincida col punto medio del cerchio

dei colori, — potrà essere espresso da quel raggio del cerchio che

collega quel punto di mezzo con quel certo colore. Immaginiamo ora

rappresentati in tal modo nello spazio i gradi di saturazione di tutti

i colori, gradi corrispondenti ai continui passaggi ad una certa

sensazione acromatica; allora il sistema dei gradi così ottenuto

assume la figura di una _superficie di cerchio_, la cui periferia

corrisponde al sistema dei toni semplici dei colori, e il cui centro a

quella sensazione acromatica, alla quale sono ordinati i diversi gradi

dei colori. Quindi, partendo da qualsiasi punto del continuo lineare

delle sensazioni acromatiche, è sempre possibile costrurre un sistema

dei gradi dei colori, purchè si osservi questa sola condizione, che

il bianco non sia troppo chiaro o il nero troppo oscuro, altrimenti

sparirebbero le differenze di saturazione e dei colori. Ma sistemi

di saturazione, che sieno ordinati per _diversi_ punti del sistema

acromatico, possiedono sempre diversi gradi di chiarore. È possibile

costrurre un sistema _puro_ di gradi dei colori sempre solo per

un _unico_ determinato grado di chiarore, cioè, coincidendo il

sistema delle sensazioni acromatiche con quello delle sensazioni

pure di chiarore, per _un solo_ punto del continuo delle sensazioni

acromatiche. Quando questo sia stato fatto per tutti i punti possibili,

il sistema dei gradi dei colori è completato da quello dei _gradi di

chiarore_.

17. _Il chiarore_ è una proprietà che spetta con eguale necessità

tanto alle sensazioni cromatiche quanto alle acromatiche; ed è tanto

in quelle quanto in queste proprietà insieme qualitativa e intensiva.

Partendo da un certo grado di chiarore, ogni sensazione colorata,

di cui si faccia crescere il chiarore, viene accostandosi nella sua

qualità al bianco, mentre nel tempo stesso ne cresce l’intensità; e

quando se ne faccia diminuire il chiarore, essa si avvicina nella

sua qualità al nero, mentre nel tempo istesso se ne indebolisce

l’intensità. I gradi di chiarore di ogni singolo colore formano un

sistema di qualità intensive analogo alle sensazioni acromatiche e alle

sensazioni pure di chiarore, solo che al posto dei gradi qualitativi

acromatici che si muovono tra il nero e il bianco, qui sono entrati i

corrispondenti gradi di saturazione. La nuova serie presenta dal punto

della maggior saturazione due direzioni opposte di diversa saturazione:

la _positiva_ nella direzione del bianco, che è connessa intensivamente

coll’aumento della sensazione, e la _negativa_ nella direzione del

nero, cui corrisponde una diminuzione della sensazione. Come estremi

delle due graduazioni delle saturazioni, si dànno da una parte la pura

sensazione bianco, e dall’altra la pura sensazione nero, delle quali

quella rappresenta un massimo e questa un minimo dell’intensità della

sensazione. In tal guisa bianco e nero indicano egualmente i punti

situati in senso opposto tanto nel sistema delle sensazioni pure di

chiarore, come in quello delle sensazioni cromatiche, disposte secondo

i gradi di chiarore. Conseguenza naturale di ciò è che per ciascun

colore v’ha un certo chiarore medio, nel quale la saturazione del

colore è giunta al massimo, e dal quale si va per aumento di chiarore

in direzione positiva, per diminuzione in negativa. Questo valore di

chiarore, il più favorevole per la saturazione, non è però lo stesso

per tutte le sensazioni di colore, ma esso si gradua dal rosso al bleu,

in modo che pel rosso è il più alto e pel bleu il più basso. In ciò

trova una spiegazione il noto fenomeno che durante il crepuscolo, cioè

in una debole sensazione di chiarore, ancor riconosciamo, ad es., in un

dipinto i toni bleu, mentre i rossi ci appaiono già neri.

18. Se si astrae da questa posizione dei punti di massima saturazione

nella linea dei gradi di chiarore, posizione alquanto diversa per ogni

singolo colore, è possibile dare un’espressione chiara e semplicissima

alla relazione, nella quale per il graduale passaggio al bianco da un

lato, al nero dall’altro, il sistema delle _sensazioni cromatiche di

chiarore_ si accosta al sistema delle _sensazioni pure_ o acromatiche

di chiarore; e nel modo seguente. Se si immagina il sistema dei

toni puri di colore o dei colori nel massimo della loro saturazione

rappresentato, come sopra, da un cerchio, e s’immagina nel centro

della superficie appartenente a questo cerchio, condotta la linea delle

sensazioni pure di chiarore come linea perpendicolare, in modo che nel

centro del cerchio cada la sensazione acromatica corrispondente al

minimo della saturazione; i sistemi cromatici di chiarore crescente

e decrescente possono essere disposti in modo analogo sopra o sotto

quella circonferenza della saturazione massima dei colori. Ma la

diminuzione graduale delle saturazioni sarà espressa tanto qui come

là per mezzo del raggio sempre più decrescente dei cerchi sovrapposti

gli uni sovra gli altri, finchè ai due punti estremi della linea delle

sensazioni pure di chiarore i cerchi scompaiono del tutto; e questo

secondo il principio, che per ogni colore il massimo del chiarore

corrisponde alla sensazione bianco e il minimo alla sensazione nero[8].

19. Da quanto si è detto, risulta che il sistema complessivo delle

_sensazioni cromatiche di chiarore_ può essere raffigurato nel modo

più semplice mediante una _superficie sferica_, di cui equatore si

consideri il cerchio dei colori rappresentante il sistema dei toni

puri di colore o dei colori a saturazione massima, mentre i due

poli corrispondono ai punti estremi delle sensazioni acromatiche di

chiarore, bianco e nero. Naturalmente anche un’altra figura geometrica,

che avesse simili proprietà, ad es., un cono doppio con base comune

e coi vertici rivolti in direzioni opposte, potrebbe servire allo

stesso scopo. Di essenziale per la rappresentazione resta soltanto il

graduale passaggio in bianco e nero, e la diminuzione dei vari toni di

colore corrispondenti a questo passaggio, diminuzione che trova la sua

espressione grafica nel continuo impiccolimento dei cerchi di colore.

Ora il sistema dei gradi di saturazione ordinati in base di una certa

sensazione pura di chiarore può essere rappresentato, come sopra è

detto, da una superficie di cerchio che contenga tutte le sensazioni

luminose, corrispondenti a quel medesimo grado di chiarore. Se ora

si vuole contemporaneamente ordinare in un solo sistema i gradi di

saturazione e di chiarore, _tutto l’intero sistema delle sensazioni

luminose_ può essere rappresentato da un solido _sfera_, di cui il

cerchio equatoriale racchiude il sistema dei toni puri di colore;

l’asse congiungente i due poli, il sistema delle sensazioni pure di

chiarore, e la superficie il sistema delle sensazioni cromatiche di

chiarore. Ogni cerchio posto perpendicolare a quell’asse, corrisponde

a un sistema di gradi di saturazione dell’eguale chiarore. Questa

rappresentazione grafica per mezzo di una sfera è arbitraria, poichè in

luogo di tale solido potrebbe essere scelto qualunque altro, che abbia

proprietà analoghe; tuttavia il fatto psicologico che il _complessivo

sistema delle sensazioni luminose è un sistema a tre dimensioni

e un continuo in sè chiuso_ trova in essa la propria espressione

intuitiva. La natura tridimensionale del sistema deriva dall’essere

necessariamente ogni sensazione di luce concreta un composto di _tre_

parti: tono del colore, saturazione e chiarore. La sensazione pura o

acromatica di chiarore e la sensazione pura o saturata di colore sono

in questo caso considerate come i due estremi nella serie dei gradi

di saturazione. La forma _in sè chiusa_ del sistema proviene per un

lato, dalla natura delle sensazioni di colore di costituire un tutto

in sè chiuso, e per altro lato dalla limitazione del sistema dei

chiarori cromatici segnata dai due punti estremi delle sensazioni pure

di chiarore. Un’altra proprietà del sistema è la seguente: soltanto

le variazioni nelle due dimensioni dei toni di colore e dei gradi di

saturazione sono pure variazioni di qualità; invece ogni modificazione

nella _terza_ dimensione, corrispondente alle sensazioni di chiarore,

porta con sè nello stesso tempo una variazione qualitativa ed una

intensiva. Per questa circostanza, l’intero sistema a tre dimensioni

è richiesto necessariamente per rappresentare in modo esauriente le

qualità della sensazione luminosa; questo sistema abbraccia però anche

le intensità della sensazione.

20. Nel sistema delle sensazioni di luce certe _sensazioni

fondamentali_ hanno un posto privilegiato, perchè noi ce ne serviamo

come punti d’orientazione nell’ordinare tutte le altre sensazioni. Tali

sensazioni fondamentali sono, nella serie acromatica _bianco_ e _nero_,

nella serie delle sensazioni cromatiche i quattro colori fondamentali

_rosso, giallo, verde_ e _bleu_. Solo per queste sei sensazioni la

lingua ha creato relativamente presto determinazioni diverse e ben

distinte. Tutte le altre sensazioni furono espresse in parte mediante

riferimenti a quelle, in parte colle stesse parole già usate per

quelle. Noi apprendiamo il grigio come un grado intermedio che sta

nella serie acromatica tra il bianco e il nero; i diversi gradi di

saturazione diciamo, secondo il loro valore di chiarore, toni di colore

biancastri, o nerastri, chiari od oscuri: e per i colori che stanno

tra i quattro colori fondamentali, noi ci serviamo di designazioni

di transizione, come purpureo-rosso, aranciato-giallo, giallo-verde

e così via; nomi che nella loro composizione svelano la loro origine

relativamente tarda.

20_a_. Vi fu chi dal carattere più originario delle

determinazioni linguistiche per le suddette sei qualità delle

sensazioni volle argomentare che esse siano qualità fondamentali

del senso della vista, e che ogni altra qualità sia composta

di quelle o di alcune di quelle. Epperò il grigio fu detto una

sensazione mista di nero e bianco, il violetto e il rosso-porpora

di bleu e rosso, e così via; ma non è psicologicamente esatto

indicare una sensazione luminosa qualsiasi come un composto a

paragone di un’altra. Grigio è tanto una sensazione semplice

quanto bianco o nero; arancio, purpureo-rosso ecc., sono

proprio sensazioni semplici alla stessa guisa che rosso, giallo

ecc.; e qualsiasi grado di saturazione che collochiamo nel

sistema tra un colore puro e bianco, non è in alcun modo una

sensazione composta. La natura chiusa e intimamente connessa

del sistema di sensazione, porta di necessità che la lingua,

cui è impossibile creare un numero indefinito di espressioni,

colga alcune differenze specialmente decise, in base alle quali

poi sono ordinate tutte le altre sensazioni. La scelta di nero

e bianco come punti d’orientazione per la serie acromatica si

spiega senz’altro, indicando esse le differenze massime. Quando

esse sono date, tutte le altre sensazioni acromatiche devono

essere apprese come sensazioni di transizione tra quelle, a causa

dell’interposizione continua di queste differenze per tutti i

possibili gradi di chiarore. Egualmente succede per le sensazioni

cromatiche, solo che qui due differenze assolutamente massime non

potevano immediatamente essere scelte a causa della natura in sè

ricorrente nella linea dei colori, ma ancora altri motivi, oltre

alla sufficiente differenza qualitativa, dovevano decidere per

la scelta dei colori fondamentali. E tali motivi possono essere

stati la frequenza e la forza sentimentale di certi stimoli

luminosi fondati sulle condizioni naturali dell’esistenza umana.

Il rosso del sangue, il verde della vegetazione, il bleu del

cielo, il giallo delle stelle, che tali appaiono in contrasto

al bleu del cielo, potrebbero essere stati la prima spinta alla

scelta di certe determinazioni dei colori. Imperocchè la lingua

non chiama gli oggetti secondo le sensazioni, ma all’opposto

le sensazioni secondo gli oggetti che le determinano. Se certi

colori fondamentali furono una volta fissati in tal modo, tutti

gli altri colori dovettero apparire come toni intermedi. La

differenza dei colori fondamentali e di transizione è fondata con

ogni probabilità solo su condizioni esterne; se queste condizioni

fossero state diverse, il rosso, ad es., sarebbe stato percepito

quale passaggio tra porpora e aranciato, allo stesso modo che noi

ora ordiniamo l’aranciato come colore di passaggio tra il rosso e

il giallo[9].

21. Le proprietà del sistema delle sensazioni di luce che più sopra

abbiamo descritte, sono di tal natura da far fin dal principio pensare

a un rapporto tra le stesse proprietà psicologiche e i processi

oggettivi della stimolazione luminosa essenzialmente diverso da quello

che ci offrono i sistemi di sensazione fin qui considerati, sovratutto

i sistemi del senso generale o del senso dell’udito. Evidentissima

è per questo rispetto la diversità dal sistema delle sensazioni di

suono. In questo il principio del parallelismo tra sensazione e stimolo

(pag. 36) non vale solo pel processo d’eccitazione fisiologica, ma

anche in largo senso pel processo fisico. Infatti nel sistema delle

sensazioni di suono alle forme semplici o composte delle vibrazioni

sonore corrisponde rispettivamente una sensazione semplice o una

moltiplicità di sensazioni semplici, e colla forza delle vibrazioni

varia continuamente l’intensità delle sensazioni e colla velocità

di quelle la qualità di queste; cosicchè la differenza soggettiva

delle sensazioni aumenta in ambedue le direzioni colla crescente

differenza degli stimoli fisici oggettivi. Le sensazioni luminose

presentano invece una relazione tutt’affatto diversa. Come il suono

oggettivo, anche la luce oggettiva consiste in movimenti vibratori

di un mezzo qualsiasi. Tali movimenti, se non conosciamo nella loro

intima costituzione, sappiamo, per le indagini fisiche d’interferenza,

consistere di molte piccole e rapide onde, cosicchè quelle vibrazioni

che vengono sentite come luce, stanno tra le lunghezze dell’onde da

688 a 393 milionesime parti di un millimetro e tra le velocità da 450

a 790 bilioni di vibrazioni al secondo. Ora anche qui a vibrazioni

semplici, ad es., a vibrazioni di eguale lunghezza, corrispondono

sensazioni semplici, e anche qui colla lunghezza e velocità della

vibrazione varia continuamente la qualità della sensazione; alle onde

più lunghe e più lente corrisponde il rosso, alle più brevi e rapide il

violetto e fra questi tutte le altre gradazioni di colore si dispongono

in un continuo, conforme alla lunghezza dell’onda. Ma già qui si

presenta una differenza essenziale, imperocchè i colori più diversi fra

loro per lunghezza di onda, rosso e violetto, sono più affini nella

sensazione che gl’intermedi[10]. Oltre a ciò si aggiunge ancora che:

1) ogni pura variazione d’intensità (di ampiezza) delle vibrazioni

fisiche della luce è soggettivamente sentita quale variazione al

tempo stesso d’intensità e di qualità; come lo dimostra il modo di

comportarsi già esaminato delle sensazioni di chiarore. 2) Ogni luce

composta di vibrazioni diverse è sentita semplice, allo stesso modo

che la luce oggettivamente semplice, consistente di un solo grado

di vibrazione; come per l’appunto tosto risalta dalla comparazione

soggettiva delle sensazioni acromatiche colle cromatiche. Conseguenza

del primo di questi fatti è che la luce fisicamente semplice può

provocare sensazioni non solo cromatiche, ma anche acromatiche, poichè

nell’ampiezza massima delle vibrazioni si avvicina al bianco e nella

minima passa al nero. La qualità della sensazione acromatica ammette

quindi più di una spiegazione, poichè essa può essere prodotta così

da variazione intensiva della luce oggettiva, come dalla mescolanza di

semplici vibrazioni luminose che abbiano diversa lunghezza d’onda. Solo

che nel primo caso colla variazione intensiva è sempre connessa una

variazione del grado di chiarore, mentre questa può rimanere invariata

nel secondo caso, cioè nella mescolanza.

22. Anche se il grado di chiarore delle sensazioni è mantenuto

costante, la sensazione acromatica ammette pur sempre più di

una interpretazione. Una sensazione pura di chiarore di una data

intensità è determinata non solo da una mescolanza di tutti i gradi

di vibrazioni contenuti nella luce solare come, ad es., nella solita

luce diurna, ma anche dalla mescolanza in opportuno rapporto di due

di essi, e precisamente di quelli che corrispondono a due sensazioni

soggettivamente diversissime tra loro, i colori contrari. E poichè

le mescolanze oggettive dei colori contrari suscitano la sensazione

di bianco, questi colori sono detti _colori d’integrazione o

complementari_. Rosso dello spettro e verde bleu, aranciato e bleu

cielo, giallo e indaco bleu ecc. sono al tempo stesso colori contrari

e complementari.

Come la sensazione acromatica, così anche ogni singola sensazione

cromatica ammette più spiegazioni, ma in numero più limitato.

Mescolando due colori oggettivi che stiano, nel cerchio dei colori,

più vicini fra loro dei colori contrari, si ottiene una mescolanza

non bianca, ma colorata e precisamente di quel colore che anche nella

serie dei colori oggettivamente semplici, corrisponde alla sensazione

dei colori intermedii. Quindi, se i colori mescolati si avvicinano

ai colori contrari, la saturazione del colore risultante resta

assai diminuita; ma se essi si accostano assai più tra loro, questa

diminuzione non è percettibile e in questo caso il colore composto e il

colore semplice sono per lo più sentiti come soggettivamente eguali.

Così noi, ad es., non possiamo assolutamente distinguere l’aranciato

dello spettro da una composizione di raggi rossi e gialli. Ed essendo

possibile per tal modo ottenere tutti i colori che nel cerchio

cromatico stanno tra rosso e verde, con una mescolanza di rosso e

verde; quelli che stanno tra verde e violetto, con una mescolanza di

verde e violetto; e finalmente anche quel colore che non è contenuto

nello spettro solare, la porpora, con una mescolanza di rosso e

violetto; tutta la serie dei toni cromatici possibili nelle sensazioni,

può essere derivata da _tre_ soli colori oggettivi. Mediante questi

stessi tre colori ci è dato anche ricostituire il bianco in tutti i

suoi gradi di passaggio; imperocchè la composizione di rosso e violetto

dà la porpora, la quale è il colore complementare di verde; il bianco

ottenuto dalla mescolanza di porpora e verde, se esso viene aggiunto

a un singolo colore in diversi rapporti quantitativi, dà con questo i

diversi gradi di saturazione.

23. I tre colori, che sono in tal modo usati per la costruzione

di tutto il sistema delle sensazioni luminose sono detti _colori

fondamentali_. Se vogliamo esprimere il loro valore nel sistema dei

gradi di saturazione, possiamo servirci a rappresentare questo sistema,

in luogo del cerchio che si riferisce solo ai rapporti psicologici,

di un _triangolo_. Mediante questa figura il significato dei tre

colori fondamentali è messo in risalto, occupando essi i tre angoli

del triangolo sui lati del quale, proprio come sulla circonferenza del

cerchio cromatico, vengono riportati i toni dei colori nel massimo

di saturazione, mentre i restanti gradi di saturazione nei loro

passaggi al bianco, che sta nel mezzo della superficie del triangolo,

sono disposti nei punti della superficie. Del resto tre colori

qualsivogliano potrebbero essere scelti come colori fondamentali,

quando essi si trovino a distanza opportuna. I sunnominati rosso,

verde e violetto rispondono praticamente allo scopo per questo solo,

che in primo luogo si evita che uno dei tre componenti corrisponda a

una sensazione di colore, la quale non possa essere prodotta da una

luce oggettivamente semplice, corrisponda cioè alla porpora; e perchè

in secondo luogo la sensazione al principio e alla fine dello spettro

varia più lentamente colla durata delle vibrazioni; così che, se i

colori estremi dello spettro sono compresi fra i colori fondamentali,

il colore che risulta da una mescolanza di due colori tra loro vicini,

è nella sensazione prossimo al colore oggettivamente semplice che sta

fra quelli[11].

24. Dalle condizioni più sopra dimostrate(3) della stimolazione

_fisiologica_ appare chiaro che, come pur risulta dai fatti fin qui

considerati, nel sistema delle sensazioni luminose non esiste una

relazione univoca tra le sensazioni e gli stimoli fisici. Se il senso

della vista deve annoverarsi fra i sensi _chimici_, una tale relazione

potrà essere soltanto tra i processi fotochimici nella retina e le

sensazioni. Ma poichè, come è noto, speci diverse di azioni fisiche

luminose producono analoghe decomposizioni chimiche, è generalmente

facile il comprendere come le sensazioni luminose debbano prestarsi a

interpretazioni molteplici. In base al principio del parallelismo tra

le differenze della sensazione e quelle dell’eccitamento fisiologico

(pag. 36) si potrebbe ritenere che diversi stimoli fisici, i

quali presentino le stesse sensazioni, determinino anche la stessa

eccitazione fotochimica nella retina; che siano quindi tante speci

e gradi di processi fotochimici, quante sono le speci e i gradi di

sensazione che noi possiamo distinguere. Su questa conclusione infatti

si basa ciò che noi sappiamo intorno ai sostrati fisiologici delle

sensazioni luminose, non avendo l’indagine dei processi fisiologici

della stimolazione luminosa condotto fino ad ora a un risultato più

lontano di questo: che l’eccitazione è con ogni probabilità un processo

chimico.

25. Coll’ipotesi che la stimolazione luminosa si fondi su processi

chimici della retina, si può anche spiegare la _persistenza_

relativamente lunga della sensazione, dopo che è cessata l’eccitazione

(pag. 33). Questa persistenza essendo riferita all’oggetto considerato

come stimolo, è detta _l’immagine consecutiva_ dell’impressione.

L’immagine consecutiva appare prima colle proprietà di chiarore o di

colore eguali allo stimolo; epperò bianca per oggetti bianchi, nera per

neri e colorata nello stesso colore per colorati (immagine positiva o

di egual colore); ma dopo breve tempo essa passa per le impressioni

acromatiche nel chiarore contrario, bianco in nero, nero in bianco;

per le cromatiche nel colore contrario o complementare (immagine

consecutiva negativa o complementare). Quando agiscano all’oscuro

stimoli luminosi di breve durata, è possibile che questo passaggio si

ripeta più volte; all’immagine negativa segue di nuovo una positiva e

così via, di modo che si dà un oscillare delle sensazioni fra le due

fasi d’immagine consecutiva. L’immagine positiva può semplicemente

essere ricondotta al fatto che la decomposizione fotochimica prodotta

da una specie qualsiasi di luce, perdura ancora un breve tempo dopo

l’azione della luce. L’immagine negativa o complementare può essere

derivata da ciò, che ogni decomposizione prodotta in una certa

direzione lascia addietro una distruzione parziale di quelle sostanze

sensibili alla luce che prime subiscono quell’effetto. In questo caso

gli stessi processi fotochimici, perdurando l’eccitazione retinica,

devono variare in senso corrispondente.

26. Coll’immagini consecutive, positiva o negativa, stanno

probabilmente in istretto rapporto, fenomeni _d’induzione di luce

e di colore_. Essi consistono in ciò, che nel giro di una qualsiasi

impressione luminosa sorgono contemporaneamente eccitamenti di natura

eguale ed opposta. Il primo di questi fenomeni, l’induzione _positiva_

di luce, è il più raro; si osserva specialmente quando una parte

della retina è eccitata e la parte confinante è molto oscura; pare

allora che l’eccitamento luminoso o cromatico irradi la parte rimasta

oscura. In tutti gli altri casi si ha l’effetto d’induzione contraria

o _negativa_, pel quale una superficie bianca pare circondata da un

orlo oscuro, una oscura da un orlo chiaro, una colorata da un orlo del

colore complementare. Tutti questi fenomeni sono del resto accompagnati

da processi psicologici di contrasto, i quali corrispondono al

principio generale che più innanzi tratteremo (§ 17, 11), del risalto

dei contrari; ma di solito l’effetto complessivo di tali influenze

fisiologiche e psicologiche, è senz’altro detto “contrasto„. Questa

confusione è bensì giustificata, sino ad un certo grado, specialmente

dall’inseparabilità dei due fattori; ma sarebbe ben più opportuno

chiamare eccitamento indotto esclusivamente il fattore fisiologico e

riservare la determinazione di contrasto a quel fattore psicologico,

il quale corrisponde appunto al risalto dei contrari; risalto che si

dimostra anche in altri campi, specialmente nelle rappresentazioni di

spazio, di tempo e nei sentimenti. L’induzione luminosa o colorata

nel puro senso fisiologico consiste probabilmente in una specie

d’irradiazione _negativa_ della stimolazione, perocchè essa non

si propaga colla sua propria qualità immediatamente nelle parti

circostanti al punto eccitato, come nel caso dell’induzione positiva,

ma determina un eccitamento di natura contraria. È possibile che questa

irradiazione negativa abbia la sua ragione in ciò che le sostanze

fotochimiche di una parte della retina consumate nell’eccitazione,

siano in parte reintegrate per un’affluenza dalle parti circostanti,

cosicchè un’impressione luminosa su queste parti circostanti deve

agire allo stesso modo, che per l’immagini consecutive lo stimolo

sulle stesse parti prima eccitate (25). In appoggio a questo rapporto

coi fenomeni dell’immagine consecutiva sta anche il fatto che, come in

questa, l’effetto cresce coll’intensità degli stimoli luminosi. Quindi

questa induzione fisiologica di luce si differenzia essenzialmente

da quei fenomeni _psicologici_ di contrasto, coi quali essa viene

abitualmente confusa, e sui quali noi ritorneremo nell’interpretazione

generale dei processi di contrasto (§ 17, 10).

26_a_. Posto il principio del parallelismo fra la sensazione

e il processo fisiologico d’eccitamento come base delle nostre

ipotesi sui processi che hanno luogo nella retina, ne seguirà

necessariamente che alla relativa indipendenza delle sensazioni

acromatiche nel loro rapporto colle sensazioni cromatiche, dovrà

corrispondere una dipendenza analoga pei processi fotochimici.

Innanzi tutto possiamo spiegare nel modo più naturale _due_

fatti, dei quali l’uno appartiene al sistema soggettivo delle

sensazioni luminose, l’altro ai fenomeni della mescolanza

oggettiva dei colori. Il primo consiste nella tendenza che ha

ogni sensazione colorata, quando aumenti o diminuisca il grado

di chiarore, a passare in una sensazione acromatica. Facilissima

riesce la spiegazione di questa tendenza, se si ammette che ogni

eccitazione di colore è fisiologicamente composta di due parti

distinte, delle quali l’una corrisponde alla sensazione cromatica,

l’altra all’acromatica. Con ciò si può mettere in relazione

l’altra condizione, che, per un certo stimolo d’intensità media,

l’elemento d’eccitazione colorata è relativamente fortissimo,

mentre per valori di stimolo più grandi o più piccoli sempre

più prepondera l’elemento acromatico. Il secondo di questi due

fatti consiste in ciò, che ogni qual volta due colori contrari

qualsivogliano siano tra loro complementari, cioè mescolati

in opportuni rapporti quantitativi, producono una sensazione

acromatica. Questo fatto riesce facilmente comprensibile, se si

ammette che i colori contrari, i quali soggettivamente sono le

differenze massime della sensazione, oggettivamente rappresentino

processi fotochimici che si neutralizzano. Che in conseguenza

di questa neutralizzazione sorga l’eccitamento acromatico,

risulterà pure assai chiaro dall’ipotesi, che quell’eccitamento

si accompagni sin dal principio ad ogni stimolazione colorata, e

che però rimanga solo, tosto che contrari eccitamenti colorati si

elidano fra loro. Questa ipotesi di un’indipendenza relativa dei

due processi fotochimici delle sensazioni, acromatica e cromatica,

è confermata dall’esistenza di uno stato anormale del senso della

vista, talora innato, talora prodotto da processi patologici della

retina, la _totale cecità ai colori_. Infatti in questa anomalia,

per la quale ogni eccitazione luminosa è sentita o su tutta la

retina o su alcune parti di essa, come chiarore puro, senza che

sia frammischiato alcun colore, abbiamo la dimostrazione che

l’eccitazione colorata e acromatica sono due processi fisiologici

tutt’affatto distinguibili.

Se noi usiamo della stessa veduta nel considerare il secondo

processo che avviene nella retina, quello dell’_eccitazione

colorata_, incontriamo anche qui due fatti analoghi. Il primo

consiste in ciò, che due colori, i quali distino fra loro di

un tratto limitato, danno luogo a un colore composto, che è

eguale al colore semplice che sta fra essi. Questo fatto indica

che l’eccitazione colorata è un processo il quale non varia

collo stimolo fisico in modo continuo, come l’eccitazione

sonora, ma in piccoli gradi, e si comporta precisamente così

che questa variazione nel rosso e nel violetto, ad es., procede

in grado maggiore che nel verde, perchè qui, in mescolanze di

colori abbastanza vicine, si fanno già sentire le influenze

complementari. Tale variazione graduale del processo corrisponde

alla natura chimica di esso, poichè decomposizioni e composizioni

chimiche devono sempre essere riferite a _gruppi_ di atomi o

molecole. Il secondo fatto consiste in ciò, che alcuni colori

corrispondenti ad una maggior differenza d’eccitazione hanno

nel tempo stesso soggettivamente, come colori contrari, il

significato di differenze massime, e oggettivamente, come colori

complementari, il significato di processi neutralizzantisi.

Processi chimici possono neutralizzarsi solo quando siano

di opposta natura. Due eccitazioni luminose complementari

si comportano fra loro quindi in modo analogo ai processi

dell’eccitazione chiara ed oscura che agiscono in senso

contrario nell’eccitazione acromatica. Tuttavia qui si danno

due differenze essenziali. In primo luogo una tale antitesi

nell’eccitazione cromatica esiste non _una sol volta_, ma per

ogni colore distinguibile nella sensazione, cosicchè ciascuno

dei gradi dell’eccitazione cromatica fotochimica, che dobbiamo

ammettere secondo i risultati della mescolanza di colori affini,

possiede anche un certo grado di azione complementare. In

secondo luogo i colori contrari costituiscono i massimi della

differenza soggettiva delle sensazioni, fra i quali hanno luogo

neutralizzazioni della differenza se da ciascuno di questi colori

contrari, si procede non solo in _una_ direzione, come per bianco

e nero, ma in _due_ fra loro opposte; in modo corrispondente

è possibile elidere anche oggettivamente nelle due stesse

direzioni l’azione complementare dei colori contrari. Come dal

complementarismo dei colori contrari si conchiuse all’opposizione

dei corrispondenti processi chimici, con egual diritto da quella

bilaterale neutralizzazione si può conchiudere che al ritorno

della linea dei colori nel suo punto di partenza corrisponde un

ritorno di processi affini. L’intero processo dell’eccitazione

cromatica, quale si compie nella variazione continua delle

lunghezze dell’onde della luce oggettiva, cominciando dal

rosso estremo e terminando da ultimo, dopo aver oltrepassato il

violetto, per l’aggiunta delle mescolanze di porpora, al punto di

partenza; dev’essere concepito, come una serie indeterminatamente

grande di processi fotochimici. Questi costituiscono insieme

un _processo circolare_ in sè chiuso, nel quale ad ogni grado

corrisponde un grado contrario che neutralizza il primo, e a

questo due passaggi in direzioni opposte.

Nulla noi sappiamo del numero dei gradi fotochimici, che

sono complessivamente presenti in questo processo circolare.

I tentativi più volte fatti di ridurre tutte le sensazioni di

colore al più piccolo numero possibile di tali gradi, mancano di

sufficiente fondamento. O i risultati della mescolanza fisica

dei colori sono in essi riconosciuti senz’altro come processi

fisiologici: come nell’ipotesi dei tre colori fondamentali,

rosso, verde, violetto, dalla diversa mescolanza dei quali devono

derivare tutte le sensazioni luminose, anche le acromatiche

(ipotesi di Young-Helmholtz); oppure si parte dall’ipotesi

psicologicamente insostenibile, che le denominazioni dei colori

siano sorte non dall’influenza di certi oggetti esterni, ma dal

reale significato delle sensazioni corrispondenti (vedi sopra

pag. 50); si ammette che, dati quattro colori fondamentali, le due

copie di contrari, rosso e verde, giallo e bleu, siano i sostrati

delle sensazioni di colore, alle quali per le sensazioni pure di

chiarore si contrappone un’altra copia di contrari, nero e bianco;

mentre tutte le altre sensazioni di luce, come grigio, aranciato,

violetto, ecc., sono per determinazione soggettiva e oggettiva

sensazioni composte (ipotesi di Hering). In appoggio così della

prima come della seconda ipotesi, si sono portati innanzi i casi

non rari di _parziale cecità ai colori_. I sostenitori dei tre

colori fondamentali affermavano che tutti questi casi dovessero

essere ricondotti alla mancanza della sensazione o di rosso o

di verde, o talora anche di ambedue. I sostenitori dei quattro

colori fondamentali opinavano che la parziale cecità ai colori

si riferisse sempre a due dei colori fondamentali che stanno

fra loro in contrapposizione, epperò o cecità per il rosso e il

verde, o per il giallo ed il bleu. Un esame spregiudicato dei

ciechi ai colori non conferma nessuna di queste affermazioni. Se

la teoria dei tre colori fondamentali non è in grado di spiegare

la totale cecità ai colori, contro la teoria dei quattro colori

stanno i casi di cecità per il solo rosso o per il solo verde.

Ambedue le ipotesi poi non rispondono ai casi non dubbi, nei quali

specialmente alcune parti dello spettro, che non corrispondono a

nessuno dei tre o dei quattro colori presi come fondamentali, sono

vedute come acromatiche. L’unica cosa che si può dire allo stato

delle nostre cognizioni si è, che ogni sensazione luminosa si basa

verosimilmente sulla connessione di due processi fotochimici:

di uno _acromatico_, il quale risulta alla sua volta di una

decomposizione preponderante in una intensità piuttosto forte di

luce, e di una restituzione che predomina in una luce più debole:

e di un processo _cromatico_, il quale varia così gradatamente,

che la serie complessiva delle decomposizioni fotochimiche

costituisce un _processo circolare_, nel quale i prodotti della

decomposizione di due gradi posti in una distanza relativamente

grandissima, si neutralizzano a vicenda[12].

Le diverse modificazioni che si osservano nella retina ancor

viva in seguito all’azione luminosa, vengono in appoggio alla

teoria di un processo fotochimico: così il lento passaggio allo

stato incolore della sostanza rossa, che si vede nella retina non

illuminata (imbiancamento della porpora visiva) e i microscopici

passaggi del protoplasma pigmentato fra gli elementi senzienti, i

bastoncini e i coni; infine le variazioni di forma degli stessi

coni e bastoncini. I tentativi di collegare questi fenomeni ad

una teoria fisiologica dell’eccitazione luminosa sono decisamente

prematuri. È assai verosimile che colla differenza di forma dei

due elementi, dei coni e dei bastoncini, si connettano anche

differenze di funzione. Poichè precisamente il centro della

retina, che è la regione della vista diretta dell’uomo, contiene

soli coni, mentre nelle parti laterali predominano i bastoncini;

e poichè inoltre nella parte centrale, dove del resto manca la

porpora visiva, la distinzione dei colori è assai più completa che

nelle regioni laterali, le quali sono d’altra parte più sensibili

ai gradi di chiarore; vien naturale il supporre che queste

differenze si connettano colle proprietà fotochimiche dei coni e

dei bastoncini. Ma anche qui manca ancora la dimostrazione.

§ 7. — I sentimenti semplici.

1. I sentimenti semplici, come nel § 5 fu notato, sorgono in una

moltiplicità assai più varia che le sensazioni semplici, perciò

che anche quei sentimenti che noi osserviamo legati solo a processi

rappresentativi più o meno composti, sono di natura semplice (pag. 27),

così, ad es., il sentimento dell’armonia sonora è tanto semplice quanto

il sentimento collegato ad un suono isolato. Benchè più sensazioni

sonore siano richieste per produrre un’armonia sonora, e benchè

questa nel suo contenuto di sensazione sia una formazione composta,

le qualità sentimentali di certi accordi armonici sono nondimeno così

diverse dai sentimenti legati ai singoli toni, che quelle al pari di

questi rappresentano unità soggettivamente del tutto inscindibili.

Un’essenziale differenza consiste solo in ciò, che quei sentimenti

che corrispondono a semplici sensazioni, possono essere isolati

dalla connessione della nostra esperienza, usando lo stesso metodo

dell’astrazione, di cui noi ci serviamo per la determinazione delle

sensazioni semplici (pag. 30). All’opposto quel sentimento semplice,

che è legato a una qualsiasi formazione composta di rappresentazioni,

non può mai essere separato dai sentimenti che entrano in quella

formazione come complemento soggettivo delle sensazioni; così, ad es.,

è impossibile sciogliere il sentimento d’armonia dell’accordo _do, mi,

sol_, dai sentimenti semplici dei toni _do, mi_ e _sol_. Questi cedono

forse davanti a quello, perchè si combinano con quello, come più tardi

vedremo (§ 12, 3 _a_), in un unico _sentimento totale_, ma non è mai

possibile eliminarli naturalmente.

2. Il sentimento collegato ad una sensazione semplice è detto

_sentimento sensoriale_[13], od anche _tono sentimentale della

sensazione_. Ambedue queste espressioni sono capaci in senso opposto

di erronee interpretazioni; la prima, perchè si è portati a intendere

come “sentimento sensoriale„ non soltanto una parte dell’esperienza

immediata che possa essere isolata mediante astrazione, ma una

parte che si presenti realmente isolata; la seconda, perchè il “tono

sentimentale„ potrebbe essere considerato una qualità sentimentale

che va invariabilmente unita alla sensazione, allo stesso modo che il

“tono del colore„ è una parte necessaria a costituire una sensazione

di colore. In verità il sentimento sensoriale non può presentarsi

senza una sensazione, come un sentimento dell’armonia sonora non può

essere senza sensazioni sonore. Se il sentimento di dolore od anche

i sentimenti di pressione, di caldo, di freddo o muscolari ed altri,

furono talvolta indicati come sentimenti sensoriali indipendenti,

ciò deriva dalla confusione ancora comune in fisiologia dei concetti

di sentimento e di sensazione (pag. 29); confusione per la quale

ora si chiamano sentimenti alcune sensazioni, come quelle del tatto,

ora si trascura in altre sensazioni che, come le dolorifiche, sono

accompagnate da forti sentimenti, la distinzione dei due elementi.

Nè meno falso sarebbe l’attribuire a una determinata sensazione un

sentimento ben stabilito qualitativamente e intensivamente. Riteniamo

piuttosto che la sensazione è soltanto _uno_ fra i molti fattori che

determinano un sentimento esistente in un dato momento, perchè oltre ad

essa hanno sempre parte essenziale processi antecedenti e disposizioni

persistenti, insomma condizioni che noi nel singolo caso possiamo

intravvedere soltanto frammentariamente. Il concetto del “sentimento

sensoriale„ o del “tono sentimentale„ è quindi per doppio rispetto il

prodotto di un’analisi e di un’astrazione; in primo luogo noi dobbiamo

distinguere il sentimento semplice dalla sensazione pura concomitante;

in secondo luogo, fra gli elementi sentimentali variamente mutabili

che possono essere uniti sotto diverse condizioni ad una determinata

sensazione, noi dobbiamo ritenere quello più costante, nel quale

manchino, quant’è mai possibile, tutte le influenze che potrebbero

perturbare o complicare un semplice effetto di sensazione.

Fra queste condizioni la prima si può ottenere in modo relativamente

facile, quando si tenga presente il valore psicologico dei concetti

di sensazione e sentimento; la seconda invece molto difficilmente.

Specialmente nei due sistemi più perfetti delle sensazioni di suono e

di luce in verità non è mai possibile l’allontanare completamente tali

influssi _indiretti_. Si può giungere al puro tono sentimentale della

sensazione solo usando lo stesso metodo che ha servito all’astrazione

della sensazione pura (pag. 22): si potrà quindi ammettere che alla

sensazione, come tale, appartenga soltanto quel tono sentimentale, il

quale rimanga costante ad ogni variazione delle condizioni. Ma quant’è

facile applicare questa regola alle sensazioni, altrettanto è difficile

nel caso dei sentimenti, perchè quelle influenze secondarie sono per lo

più saldamente legate alla sensazione, allo stesso modo che l’influenza

primaria del tono sentimentale. La sensazione verde, ad esempio,

risveglia quasi inevitabilmente la rappresentazione della vegetazione

verde, ed essendo a questa rappresentazione collegati sentimenti

complessi, la natura dei quali può essere affatto indipendente dal tono

sentimentale del color verde, non è possibile determinare senz’altro,

se il sentimento osservato nell’effetto dell’impressione sia un puro

tono sentimentale, oppure un sentimento svegliato da rappresentazioni

concomitanti od un insieme dei due.

2_a_. Questa difficoltà ha dato occasione ad alcuni psicologi di

oppugnare l’esistenza di un puro tono sentimentale. Essi affermano

che ogni sensazione suscita alcune rappresentazioni concomitanti,

le quali soltanto producono l’effetto sentimentale. Ma a questa

teoria contrastano già i risultati ottenuti nelle sensazioni

di luce, modificando sperimentalmente le condizioni. Se le sole

rappresentazioni fossero decisive per l’origine dei sentimenti,

questi dovrebbero essere fortissimi quando il contenuto sensibile

dell’impressione è al massimo grado simile al contenuto di

quelle rappresentazioni. Ma questo non è il caso. Piuttosto il

tono sentimentale di un colore è massimo, se il suo grado di

saturazione raggiunge un massimo. Pertanto il tono sentimentale

più intenso corrisponde ai colori spettrali puri osservati

in ispazio oscuro, e questi sono per lo più molto diversi dai

colori degli oggetti naturali, ai quali potrebbero riferirsi le

rappresentazioni concomitanti. Così pure non si può sostenere

con ragione la teoria che riconduce senz’altro i sentimenti di

suono alle rappresentazioni. Senza dubbio ogni singolo suono

può svegliare note rappresentazioni musicali; ma d’altra parte

la costanza colla quale certe qualità sonore sono scelte ad

esprimere certi sentimenti, ad es., i suoni profondi, ad esprimere

gravità e tristezza, è comprensibile solo, se alle sensazioni

semplici sonore va aggiunto un tono sentimentale corrispondente.

Il circolo nel quale si aggira chi deriva questi sentimenti da

rappresentazioni associate, diventa ancor più manifesto quando si

passi alle sensazioni dell’olfatto del gusto, ed alle sensazioni

generali. Se, ad esempio, il tono sentimentale piacevole o

spiacevole di una sensazione gustativa può essere accresciuto

dal ricordo della medesima impressione già avuta, questo è

solo possibile per ciò, che l’impressione era stata piacevole o

spiacevole già in quel suo effetto anteriore.

3. La varietà dei sentimenti sensoriali semplici è assai grande.

I sentimenti che corrispondono a un certo sistema di sensazioni

costituiscono sempre un sistema, nel quale ad ogni variazione

qualitativa o intensiva della sensazione va generalmente parallela una

variazione qualitativa o intensiva del tono sentimentale. Ma nello

stesso tempo queste variazioni relative nel sistema dei sentimenti

si comportano in modo essenzialmente diverso dalle variazioni

corrispondenti nel sistema delle sensazioni; cosicchè anche per ciò

è impossibile considerare il tono sentimentale come terzo elemento

costitutivo della sensazione, analogo all’intensità e alla qualità.

Se si varia l’intensità della sensazione, il tono sentimentale può

mutare non solo intensivamente, ma anche qualitativamente, e se si

varia la qualità della sensazione, il tono sentimentale muta non solo

qualitativamente, ma anche intensivamente. Se, ad es., si aumenta la

sensazione di dolce, il tono sentimentale passa alla fine da gradito a

sgradito; se la sensazione dolce passa a poco a poco o in acido o in

amaro, si nota che l’acido, e ancor più l’amaro, produce, per eguale

intensità di sensazione, un’eccitazione sentimentale più forte che

il dolce. _Ogni variazione nella sensazione è pertanto generalmente

accompagnata da una doppia variazione nel sentimento_. Ma anche per

il modo con cui ogni variazione d’intensità ed ogni variazione di

qualità del tono sentimentale sono fra loro legate, conformemente

al principio esposto nel § 5 (pag. 26), risulta che ogni variazione

del sentimento procedente in _una_ dimensione, si muove, non come la

corrispondente variazione della sensazione, fra differenze massime, ma

fra _contrarii_.

4. In conseguenza di questo principio, alle massime differenze

qualitative della sensazione corrispondono nel sentimento

_qualitativamente_ i massimi contrari, _intensivamente_ i valori

massimi, i quali o sono di eguale grandezza, o tendono almeno ad

esserlo, a seconda della speciale proprietà dei contrari qualitativi;

al punto medio fra i due contrari corrisponde il valore d’intensità

zero, fintanto che si consideri solo la dimensione cui i contrari

appartengono. Però questo valore d’intensità zero può essere avvertito

solo quando il corrispondente sistema di sensazione è un sistema

_assolutamente unidimensionale_; in tutti gli altri casi il punto

medio neutro, che esiste in rapporto ad una determinata di sensazione,

suole appartenere contemporaneamente anche ad un’altra dimensione

di sensazione, o persino ad una pluralità di dimensioni, in cui gli

spettano sempre valori di sentimenti determinati. Così, ad es., i

colori dello spettro giallo e bleu sono colori contrari, ai quali

appartengono anche opposti toni sentimentali. Se ora nella serie dei

colori si passa a poco a poco dal giallo al bleu, il verde dovrebbe

essere il punto di mezzo neutro fra i due. Ma il verde sta alla sua

volta in un contrasto sentimentale col suo proprio colore contrario,

la porpora, ed oltre a ciò forma, come ogni colore saturato, l’estremo

di una serie che contiene i passaggi dello stesso tono di colore al

bianco. Il sistema delle sensazioni semplici di suono costituisce

un continuo ad _una sola_ dimensione, ma qui per l’appunto noi non

possiamo isolare mediante astrazione i toni sentimentali corrispondenti

come facciamo colle sensazioni pure, perchè la realtà ci offre non

solo passaggi tra suoni di diversa altezza, ma anche passaggi fra il

suono assolutamente semplice e il rumore composto da un complesso

di suoni semplici. Conseguenza di questa condizione è, che ad ogni

sistema di sensazioni pluridimensionale corrisponde un sistema di

toni sentimentali incrociantisi, nel quale ogni punto appartiene

generalmente nello stesso tempo a più dimensioni sentimentali, cosicchè

il tono sentimentale corrispondente è una risultante di elementi

sentimentali posti in dimensioni di sensazioni diverse. Donde deriva

che nel campo della graduazione qualitativa del sentimento, non è

possibile fare una distinzione fra sentimenti semplici e composti. Il

sentimento corrispondente ad una data sensazione semplice, a causa

delle proprietà suddimostrate, generalmente è già un prodotto di

una fusione di più elementi semplici, pur essendo indivisibile al

pari di un sentimento di natura originariamente semplice (v. sotto

§ 12, 3). Un’ulteriore conseguenza di questa proprietà è che il

punto di mezzo neutro tra opposte qualità sentimentali può essere un

contenuto della nostra esperienza solo nei casi speciali, nei quali

il tono sentimentale, appartenente a una determinata sensazione,

corrisponde ai punti di mezzo neutri di tutte le dimensioni, alle

quali esso contemporaneamente spetta. Pei sistemi di sensazioni a

più dimensioni, specie in quelli della vista e dell’udito questa

condizione limite è pressochè adempiuta in modo manifesto, appunto

in quei casi nei quali è di un valore pratico speciale per lo

svolgimento indisturbato dei processi sentimentali. Qui da una parte

le sensazioni di luce acromatica aventi un chiarore medio, e i gradi

di saturazione dei colori a piccola graduazione che si aggiungono a

quelle; dall’altra parte le impressioni sonore dell’ambiente comune,

le quali stanno proprio tra i suoni e i rumori, come, ad es., la voce

umana, costituiscono le zone neutre d’indifferenza della tonalità

sentimentale, dalla quale si distaccano i toni sentimentali più

intensivi corrispondenti alle qualità delle sensazioni più marcate.

In conseguenza di ciò i sentimenti composti che corrispondono alle

varie combinazioni rappresentative delle sensazioni, possono in questi

casi svilupparsi quasi indipendentemente dai sentimenti sensoriali

concomitanti.

5. In modo di gran lunga più semplice si costituiscono le graduazioni

qualitative e intensive dei sentimenti semplici che vanno parallele ai

_gradi d’intensità della sensazione_. Nella loro forma più perspicua,

esse si osservano nei sistemi uniformi delle sensazioni del senso

generale. Essendo ciascuno di questi sistemi qualitativamente uniforme,

così da essere geometricamente rappresentato in modo approssimativo

da un unico punto, alle variazioni intensive della sensazione che

rimangono, possono andar parallele variazioni del sentimento anche

soltanto a una dimensione che si muovon tra due opposti. Perciò qui è

sempre facile osservare la zona neutra d’indifferenza: essa corrisponde

a quelle sensazioni moderate di pressione, di caldo, di freddo, che

sono legate all’intensità normale media degli stimoli generali di

senso. I sentimenti semplici posti al di qua e al di là di questa

zona presentano un carattere decisamente contrario, in quanto gli uni

possono generalmente essere annoverati fra i sentimenti di piacere, gli

altri fra quelli di dispiacere (v. sotto 7). Di questi due sentimenti

contrari noi possiamo con sicurezza produrre soltanto i sentimenti

di dispiacere mediante l’aumento intensivo della sensazione. Nei

sistemi del senso generale, a causa dell’abitudine a stimoli moderati

si è prodotto per le intensità più deboli un così notevole aumento

in estensione della zona neutra, che di regola solo una serie di

sensazioni intensivamente o qualitativamente molto diverse determina

ancora sentimenti distinti. In tali casi i sentimenti di piacere

corrispondono di regola a sensazioni d’intensità moderata.

In certe sensazioni dei sensi, del gusto e dell’olfatto è possibile,

indipendentemente da questa influenza del contrasto, osservare in modo

più completo la relazione fissa tra l’intensità della sensazione e

il tono sentimentale. Se qui per deboli sensazioni, col rinforzarne

l’intensità, il sentimento di piacere aumenta dapprima sino a un

massimo, ad una certa intensità media cade nel nulla per poi passare,

ad ulteriore aumento di sensazione, in un sentimento di dispiacere, il

quale cresce sino al massimo della sensazione.

6. La varietà qualitativa dei sentimenti semplici sembra sia

infinitamente grande, in ogni caso più grande che la varietà delle

sensazioni. Ciò dipende in primo luogo dal fatto che per i sentimenti

corrispondenti ai sistemi pluridimensionali delle sensazioni, ogni

punto di sensazione appartiene contemporaneamente a più dimensioni di

sentimento (pag. 63); in secondo luogo e principalmente, dal fatto

che alle formazioni diversissime, consistenti di varie combinazioni

di sensazioni, come alle rappresentazioni intensive, spaziali,

temporali, infine a certi stadi nel decorso delle emozioni e dei

processi di volere corrispondono egualmente sentimenti che sono in sè

indecomponibili e che perciò devono essere annoverati tra i sentimenti

semplici (pag. 59).

Tanto più è quindi a deplorare che la lingua presenti per i sentimenti

semplici denominazioni ancora più scarse che per le sensazioni.

La terminologia propria dei sentimenti si limita tutt’affatto al

risalto di certi contrari generali, come piacere e dispiacere,

gradito e sgradito, serio e lieto, eccitato e tranquillo e così via;

determinazioni, per le quali si ricorre per lo più agli affetti, nei

quali i sentimenti entrano come elementi. Oltre a ciò quell’espressioni

sono di natura così generale, che ciascuna può abbracciare un numero

piuttosto grande di singoli sentimenti semplici. In altri casi, per la

descrizione di sentimenti legati a più semplici impressioni si ricorre

a rappresentazioni complicate, alle quali corrispondono sentimenti di

simile carattere: così, ad es., _Goethe_ nella sua descrizione dei

sentimenti dei colori, e molti compositori di musica nei sentimenti

di suono. Questa povertà della lingua nelle designazioni specifiche

di sentimento è una conseguenza psicologica della natura soggettiva

dei sentimenti, a causa della quale qui vengono meno tutti quei

motivi dell’esperienza della vita pratica, dai quali sono sorte le

denominazioni degli oggetti e delle loro proprietà. Il conchiudere da

ciò a una corrispondente povertà delle qualità semplici dei sentimenti

è un errore psicologico, che può essere tanto più fatale, in quanto

rende impossibile sin dal principio un’indagine sufficiente dei

processi complessi del sentimento.

7. Per le suindicate difficoltà una completa enumerazione di tutte

le possibili qualità semplici del sentimento appare meno probabile

che una simile enumerazione delle sensazioni. Essa non potrebbe

venire effettuata, anche perchè i sentimenti, secondo le suddescritte

proprietà, non costituiscono, come le sensazioni di suono, di luce, di

gusto, sistemi in sè chiusi, ma una varietà dappertutto connessa (pag.

28), e perchè da una combinazione di sentimenti sorgono nuovamente

sentimenti, i quali possiedono un carattere non solamente unitario

ma semplice (pag. 59). Nella varietà dei sentimenti consistente di

un gran numero di qualità diverse e graduate con la massima finezza

si distinguono però diverse _direzioni principali_, che si estendono

fra sentimenti contrari di carattere predominante. Tali direzioni

fondamentali del sentimento sono sempre espresse da _due_ denominazioni

che indicano quei contrari. Ogni determinazione deve però essere

considerata solo come un’espressione collettiva che abbraccia una

quantità di sentimenti varianti per ogni individuo.

In questo senso si possono fissare tre direzioni principali: le

diremo: direzioni del _piacere_ e del _dispiacere_[14], dei sentimenti

_irritanti_ e _calmanti_ (eccitanti e deprimenti) infine dei

sentimenti di _tensione_ e di _sollievo_. Un sentimento individuale

può appartenere, o a tutte queste direzioni, o soltanto a due di esse,

oppure anche ad una sola. Ed è appunto solo per questa possibilità, che

noi siamo capaci di distinguere le direzioni accennate. La combinazione

di diverse direzioni di sentimento, appunto quella che più spesso ci si

offre, allato al suaccennato (pag. 62) influsso del sovrapporsi di vari

effetti sentimentali, dimostra che la natura generale dei sentimenti

esige bensì una zona d’indifferenza, ma che noi di fatto non ci

troviamo forse mai in uno stato che sia del tutto privo di sentimenti.

8. Come esempi di forme pure di piacere e di dispiacere noi possiamo

considerare i sentimenti legati a sensazioni del senso generale e

anche all’impressioni dell’olfatto e del gusto. Per una sensazione

di dolore, ad esempio, noi proviamo un sentimento di dispiacere

di solito non mescolato ad alcuna delle altre forme sentimentali.

Sentimenti eccitanti e deprimenti osserviamo collegati a sensazioni

pure specialmente nelle impressioni di colore e di suono: così il

colore rosso agisce come eccitante ed il bleu come calmante. Infine

sentimenti di tensione e di sollievo sono legati al decorso dei

processi; nell’attesa di uno stimolo di senso si osserva un sentimento

di tensione; al prodursi di un avvenimento aspettato un sentimento

di sollievo. Tanto l’attesa quanto il soddisfacimento dell’attesa

possono essere accompagnati da un sentimento di eccitazione, oppure

anche a seconda di condizioni speciali da sentimenti di piacere o

dispiacere; ma questi altri sentimenti possono anche del tutto mancare,

dove i sentimenti di tensione o di sollievo, come pure le sunnominate

direzioni principali si danno a riconoscere quali forme speciali che

non possono essere ridotte ad altre. Una tale decomposizione è invece

possibile per un gran numero di sentimenti, i quali tuttavia possiedono

nelle loro qualità, allo stesso modo dei sentimenti sin qui ricordati,

il carattere di sentimenti semplici. I sentimenti della serietà e

dell’allegria, quando essi sono collegati; ad esempio, all’impressioni

sensibili di suoni profondi od alti, di colori oscuri o chiari,

possono essere sentiti come qualità speciali che stanno oltre alla

zona d’indifferenza, tanto nella direzione dei sentimenti di piacere

o dispiacere, quanto in quella dei sentimenti eccitanti e deprimenti.

Solo che qui si deve tenere presente che piacere e dispiacere,

eccitazione e calma non indicano singole qualità del sentimento, ma

_direzioni_ del sentimento, entro le quali si dànno qualità semplici

in numero indeterminatamente grande, così che, ad es., il sentimento

spiacevole della serietà non solo è diverso da quello dello stimolo

dolorifico tattile, o della dissonanza, ma la serietà stessa può in

diversi casi variare nella sua qualità. Inoltre le direzioni del

piacere e del dispiacere si combinano con quelle della tensione e

del sollievo nei sentimenti ritmici, dove la successione regolare di

tensione e di sollievo è collegata al piacere, la perturbazione di

questa regolarità invece al dispiacere, come nella delusione e nella

sorpresa; mentre oltre a ciò il sentimento in ambedue i casi può avere

ancora, a seconda delle circostanze, un carattere eccitante o calmante.

9. Questi esempi confermano nell’opinione, che le tre direzioni

fondamentali dei sentimenti semplici dipendono dalle relazioni, nelle

quali un singolo sentimento sta al _decorso dei processi psichici_.

Entro questo decorso ogni sentimento ha infatti generalmente un

_triplice_ significato, in quanto esso: 1) esprime una modificazione

dello stato _presente_ in un dato momento; questa modificazione

è designata dalla direzione dei sentimenti di _piacere_ e di

_dispiacere_; 2) esercita un’influenza sullo stato _seguente_;

quest’influenza si può distinguere secondo i suoi contrari in

_eccitamento_ e in _inibizione_ (acquetamento); 3) è determinato nella

sua natura dallo stato _precedente_, l’effetto del quale si dimostra

nelle forme della _tensione_ e del _sollievo_. Queste condizioni

lasciano anche supporre, che non ci siano altre direzioni fondamentali

dei sentimenti.

9_a_. Fra le tre direzioni principali di sentimenti ora distinte

è stata di solito presa in considerazione solo quella di piacere

e di dispiacere, le altre erano annoverate tra le emozioni.

Poichè le emozioni, come vedremo nel § 13, sono combinazioni di

sentimenti secondo leggi, è chiaro che le forme fondamentali

delle emozioni debbano già essere preformate negli elementi

sentimentali. Alcuni psicologi hanno inoltre considerato il

piacere e il dispiacere, non come concetti collettivi riferentisi

a una grande varietà di sentimenti singoli, ma come riferentisi

a stati concreti pienamente uniformi, così che, ad es., il

dispiacere del dolore di denti, di un insuccesso intellettuale,

di un avvenimento tragico, ecc., dovrebbero nel loro contenuto

sentimentale essere identici. Altri ancora cercarono identificare

i sentimenti con speciali sensazioni, e precisamente colle

sensazioni della pelle e muscolari. Queste teorie lasciano

senza risposta i problemi dei processi sentimentali composti,

come pure di tutta l’estetica e l’etica, oppure esse, ad

imagine della psicologia volgare, ricorrono a interpretazioni

intellettualistiche. Si suole in questo caso dapprima annullare

l’effetto estetico mediante riflessioni logiche su di esso,

per poi affermare che queste riflessioni sono l’effetto stesso.

Piuttosto si potrebbe ammettere che le sei classi di sentimenti,

che si ottengono dalle tre suddistinte direzioni (piacere,

dispiacere, eccitazione, inibizione, tensione, sollievo), siano

già di per sè stesse qualità semplici concrete, nelle quali si

formino differenze qualitative soltanto per le diverse intensità

e mescolanza dei fattori. Ma contro ciò sta l’osservazione dei

sentimenti semplici, specialmente di colore e di suono. Quando,

ad es., si fa variare il colore bleu puro dello spettro dal bleu

cielo profondo all’indaco-bleu, si ottiene in ambedue i casi

l’impressione di riposo propria di questo colore, ma in una

tonalità alquanto diversa, che difficilmente si può spiegare,

supponendo che si sia introdotta un’altra direzione sentimentale.

La teoria delle tre coppie uniformi di sentimento ancora meno

potrebbe bastare a spiegare quei sentimenti che sono legati a

impressioni composte. Così l’accordo della terza maggiore, della

quarta e quinta è accompagnato da sentimenti di piacere diversi

non solo intensivamente, ma anche qualitativamente. La mancanza

di designazioni nel linguaggio rende senza dubbio più difficile

la sicura distinzione di tali gradazioni dei sentimenti. Ma

questa mancanza può tanto meno essere riferita a una mancanza dei

sentimenti stessi, in quanto essa in questo caso trova spiegazione

in altre ragioni. Una conferma alla nostra conclusione ci è data

dalle sensazioni, per le quali il numero dei nomi è più grande,

a causa della loro continua applicazione oggettiva, senza che

però esso raggiunga, anche solo lontanamente, la moltitudine

delle qualità soggettivamente distinguibili nelle sensazioni,

principalmente poi per le sensazioni di suono, di colore, di luce.

10. Si è posta la questione, se ai sentimenti semplici, alla stessa

guisa che alle sensazioni, corrispondano determinati _processi

fisiologici_. Mentre la vecchia psicologia propendeva a negare tale

questione, e a contrapporre il sentimento come uno stato interno

puramente psichico alle sensazioni suscitate dal mondo esterno, in più

recente tempo si è di solito risposto affermativamente, senza tuttavia

potersi appoggiare ad una sufficiente dimostrazione empirica.

Senza dubbio le nostre teorie sui fenomeni fisiologici, concomitanti

ai sentimenti, devono avere a guida processi fisiologici realmente

dimostrabili; così come le teorie sui fondamenti fisiologici delle

sensazioni si uniformarono ai risultati delle ricerche sulla struttura

e funzione degli organi di senso. Avuto riguardo alla natura soggettiva

dei sentimenti, tali processi concomitanti non dovranno essere

cercati, come per la sensazione, in processi che siano direttamente

prodotti nell’organismo da azioni esterne, ma piuttosto in processi che

sorgano come _effetti_ a quelli suscitati direttamente. Su questa via

c’indirizza pure l’osservazione delle formazioni composte di elementi

sentimentali, delle emozioni e dei processi volitivi, come quelle che

sono accompagnate da fenomeni fisiologici chiaramente percettibili,

i quali presentano sempre esteriori movimenti corporei o alterazioni

nello stato degli organi esterni di movimento.

Mentre l’analisi delle sensazioni e delle formazioni psichiche, che da

esse derivano, è fondata sull’uso diretto del _metodo d’impressione,_

l’indagine dei sentimenti semplici e dei processi, che sono composti

di sentimenti, può giovarsi solo in modo indiretto di questo metodo.

Invece il _metodo dell’espressione_, cioè la ricerca degli effetti

fisiologici di processi psichici, è in modo speciale adatto per lo

studio dei sentimenti e dei processi composti di sentimenti, perchè,

come l’esperienza dimostra, tali effetti sono regolarmente sintomi

dei processi sentimentali. In questo senso si può, per aiutare il

metodo dell’espressione, trarre vantaggio da tutte le manifestazioni,

nelle quali si danno a conoscere esteriormente gli stati interni

dell’organismo. A tale ordine di manifestazioni appartengono, insieme

ai movimenti dei muscoli esterni, i movimenti della respirazione e del

cuore, le contrazioni e le dilatazioni dei vasi sanguigni delle diverse

parti del corpo, la dilatazione e il restringimento della pupilla, e

altre simili. Il più sensibile di questi sintomi è il moto cardiaco,

di cui ci da un’imagine fedele il polso esaminato ad una arteria

periferica. Nel caso dei sentimenti semplici mancano generalmente tutte

le altre manifestazioni; soltanto per una grande intensità di essi, per

la quale essi passano nel tempo stesso continuamente in emozioni, si

presentano anche altri sintomi, specialmente alterazioni di respiro e

movimenti mimici.

11. Fra le suricordate direzioni di sentimenti, i sentimenti di

_piacere_ e di _dispiacere_ sono specialmente quelli, pei quali è stata

dimostrata una regolare relazione ai movimenti del polso. Essa consiste

in un rallentamento e rinforzamento del polso per i sentimenti di

piacere, in un acceleramento e indebolimento per quelli di dispiacere.

Per le altre direzioni le modificazioni intervenute possono essere

argomentate con una certa verosimiglianza solo dagli effetti delle

emozioni corrispondenti (§ 13,5). Pertanto i sentimenti _eccitanti_

sembrano manifestarsi solo con pulsazioni più forti, i _calmanti_ con

più deboli, senza alcuna contemporanea modificazione nella velocità;

i sentimenti di _tensione_ invece con polso più lento e indebolito,

quelli di _sollievo_ con polso accelerato e rinforzato. Appartenendo la

maggior parte dei sentimenti singoli a più direzioni, in molti casi la

pulsazione diventa complessa e si può al più conchiudere generalmente

per la preponderanza dell’una o dell’altra direzione del sentimento;

ma anche questa conclusione rimane incerta, fintanto ch’essa non viene

confermata da una diretta osservazione del sentimento.

11_a_. I rapporti che offrono una certa probabilità, dopo

le ricerche fin’ora fatte sui sintomi che il polso ci dà dei

sentimenti e delle emozioni, sono rappresentati dallo schema

seguente:

Polso

_________________|________________

| |

forte debole

____________|____________ ___________|_______

| | | | | |

rallentato | accelerato rallentato | accelerato

| | | | | |

piacere eccitazione sollievo tensione calma dispiacere

| | |_________| | |

| |__________________________________| |

|_______________________________________________________|

Come appare da questo schema, l’eccitazione e la calma si

manifestano con sintomi del polso semplici, il piacere e il

dispiacere, il sollievo e la tensione con sintomi doppi. Del

resto questo schema, per lo più dedotto da complicati effetti di

emozioni, abbisogna della conferma di ricerche, nelle quali si

prenda cura d’isolare le principali direzioni del sentimento.

Così pure le variazioni nei movimenti di respirazione e nella

tensione muscolare ecc., aspettano ancora ulteriori indagini. Dal

fatto che ogni sintomo si presta a più interpretazioni, appare

anche che se un determinato sentimento è dato all’osservazione

del psicologo, questi può conchiudere dai sintomi presenti a

determinati effetti d’innervazione, ma non può mai dai sintomi

fisiologici conchiudere all’esistenza di certi sentimenti. Da

ciò segue che è inammissibile porre allo stesso livello rispetto

al valore psicologico, il metodo dell’espressione e quello

dell’impressione. Per la natura stessa della cosa, nell’arbitraria

produzione e variazione dei processi psichici è possibile usare il

solo metodo d’impressione. Il metodo d’espressione può dare sempre

solo risultati, i quali sono in grado di spiegare i fenomeni

fisiologici accompagnanti i sentimenti, non mai però la natura

psicologica di questi.

Specialmente le alterazioni osservate nel polso devono essere

considerate come effetti di un mutamento nell’innervazione

del cuore che parte dal centro di esso. Ora la fisiologia

dimostra, che il cuore sta in connessione cogli organi centrali

mediante un doppio sistema: mediante un sistema di _nervi di

eccitamento_, che corrono nei nervi simpatici e indirettamente

provengono dal midollo allungato, e mediante un sistema di _nervi

d’inibizione_, che corrono nel X nervo cerebrale _(Vagus)_,

ed hanno egualmente la loro origine nel midollo allungato. La

regolarità normale della pulsazione dipende da un equilibrio

tra le influenze dei nervi eccitanti e inibenti, pei quali,

oltre che nel cervello, sono centri anche nel cuore stesso, nei

gangli di esso: Ogni aumento e ogni diminuzione dell’energia

cardiaca ammette in generale una doppia spiegazione: il primo

può provenire dall’aumento dell’innervazione eccitante o dalla

diminuzione di quella inibente, la seconda dalla diminuzione

dell’eccitante e dall’aumento dell’inibente, e in ambedue i

casi le due influenze possono anche combinarsi. Noi non abbiamo

un espediente per la distinzione di queste possibilità; ma la

circostanza che la stimolazione dei nervi d’inibizione ha un più

rapido effetto di quella dei nervi d’eccitamento, può in molti

casi offrirci una notevole probabilità per l’una o per l’altra

supposizione. I sintomi che il polso dà dei sentimenti, seguono

assai presto le sensazioni che li producono. Si può quindi con

probabilità conchiudere che le variazioni dell’innervazione

d’inibizione, proveniente dal cervello e guidata per il vago,

siano specialmente quelle che noi osserviamo nei sentimenti e

nell’emozioni. Epperò si può forse ammettere che alla tonalità

sentimentale d’una sensazione corrisponda fisiologicamente una

diffusione dei processi stimolatori dal centro di senso agli

altri domini centrali, che stanno in rapporto colle origini dei

nervi d’inibizione del cuore. Quali siano questi domini centrali

noi ancora non lo sappiamo; ma la circostanza, che i sostrati

fisiologici per tutti gli elementi della nostra esperienza

psicologica appartengono con ogni probabilità alla corteccia

cerebrale, rende accettabile quest’opinione anche per il campo

centrale di quell’innervazione d’inibizione; mentre oltre a

ciò le differenze essenziali delle proprietà dei sentimenti da

quelle delle sensazioni non lasciano credere che quel centro sia

identico ai centri di senso. Se si ammette una speciale regione

corticale come organo di tali effetti, non vi è alcuna ragione per

presupporre che ogni centro sensitivo abbia uno speciale centro di

trasmissione, ma la piena omogeneità dei sintomi fisiologici ci

fa credere piuttosto che esista un unico dominio, il quale debba

essere una specie di organo centrale di collegamento fra i diversi

centri di senso. (Sul particolare significato di una tale regione

centrale e sulla sua probabile posizione anatomica v. più innanzi

§ 15, 2_a_).

Compendio di psicologia · 第 25 / 40 题