Firenze, 9 gennaio 1543. yhs

Carissimo Luigi, Ho aute 3 vostre, che non risponderò per ora a quelle.

Solo vi dirò come domani sarà otto giorni che io tornai da Popiano: e

là su mi governai, co riposo e buona vita, con pollo pesto e istillato;

e migliorai tanto che parve a Messere e a Bongianni che io ne venissi,

pensando se l'accidente mi fussi ritornato, sarei istato in piggior

grado.[456] E se ser Antonio fussi istato sano, o vi fussi istato un

altro buon religioso apresso, mi mettevo a ristio ancora per qualche

giorno: ma non vi esendo, mi lasciai consigliare. E pensate che el

travaglio del partire, e la mutazione della aria, e molte visitazione,

mi parse fermassi el miglioramento. E istommi così trista per camera,

come molte volte m'avete vista, con deboleza di capo, occupazione

di cuore (e non ci è ordine lo possi con nulla vincere), debilità di

matrice; che el corpo la ganba e 'l cuore, tutto questo lato manco, mi

sento travagliato; con poco gusto del cibo: el vino mi piace, e assai

ne piglio conforto; e sono buoni, come da Cavalcante intenderete, che

tutti di villa e di Firenze gli ha asaggiati, bianghi e vermigli. E

quando lui arrivò a Poppiano, istavo bene, e meglio m'ero sentita che

io fussi istata un pezo, come da lui intenderete; tanto che io ispesso

pensavo che le natura facessi in questa età suo isforzo: caminavo

legiermente, e dormivo benissimo e mangiavo, e così ogni altra mia

operazione, assai meglio che l'anno passato. La sera che Cavalcante

arrivò, la mattina tutta cominciai andar sozopra. Vero è che el tenpo

si mutò, e féssi freddo grande; e benchè io avessi de' panni, lo

sentivo assai al capo e tutta la persona.

Mandai per maestro Giovanbatista per dirgli e' mia difetti: e quando ci

venne, disse volermi vedere cor un poco d'agio, chè aveva faccenda; per

allora non volse badare, chè aveva faccenda: non l'ò poi visto, e non

me ne sono curata, per tanto istia posata qualche dì, che possi meglio

giudicare e' mia difetti. Farò che ci verrà: e se vedete costì el

vostro medico, intendete da lui quello gliene pare. E così doverresti

parlargli per conto della Simona e di Pierantonio; chè l'ò trovata

sì grassa, che vi so dire l'acqua della Porretta non la disecca.

Pierantonio si sta come si suole...

Voi mi dite v'avisi quello vale la carne; che n'ò parlato con Cecco

dalle porte: dicemi costerà lire 10½ a tòrla dal beccaio. Pertanto che

a me parebbe ne insalassi costì 4 peze più che so ne insalerete per

voi, valendo quello m'avete iscritto. Mi pare migliore ispesa far così:

per in villa s'insalerà quel porcello conperai, che sarà 150 libbre o

circa.

El grano vecchio non se n'è venduto, e non se ne troverrà più che 24

e 25 soldi lo staio, perchè ogni cosa è rinviliato. L'olio Messere n'à

venduto 20 barili, lire 7 soldi 2.

Non dirò per questa altro. A voi mi raccomando. Cristo vi guardi e sano

vi conservi. Addì 9 di gennaio 1542.[457]

Isabella in Firenze.

Ritenuta[458] per insino a stasera, che ho auta la vostra degli otto,

che m'è istata gratissima: duolmi solo lo intendere abbiate auto

iscesa[459] già 2 notte. Avisate ispesso come istate. Da Cavalcante

intenderete di mio essere. E la Simona e la Caterina[460] ci sono

istate da poi tornai. Io non insalerò qui carne, come da Cavalcante

intenderete; e così del tagliare le legne a Poppiano: e darete aviso

di quello vi paia da fare e quando. Non dirò altro. Attendete a

riguardarvi, e così farò io. Idio ci dia grazia ci rivegiàno sani.

(Fuori) _Al magnifico signore_

_Comessario di Castracaro_

_Luigi Guicciardini consorte onorando_

_in Castracaro._

La donna fiorentina del buon tempo antico · 第 48 / 62 题