Carissimo Luigi, Ho aute 3 vostre, che non risponderò per ora a quelle.
Solo vi dirò come domani sarà otto giorni che io tornai da Popiano: e
là su mi governai, co riposo e buona vita, con pollo pesto e istillato;
e migliorai tanto che parve a Messere e a Bongianni che io ne venissi,
pensando se l'accidente mi fussi ritornato, sarei istato in piggior
grado.[456] E se ser Antonio fussi istato sano, o vi fussi istato un
altro buon religioso apresso, mi mettevo a ristio ancora per qualche
giorno: ma non vi esendo, mi lasciai consigliare. E pensate che el
travaglio del partire, e la mutazione della aria, e molte visitazione,
mi parse fermassi el miglioramento. E istommi così trista per camera,
come molte volte m'avete vista, con deboleza di capo, occupazione
di cuore (e non ci è ordine lo possi con nulla vincere), debilità di
matrice; che el corpo la ganba e 'l cuore, tutto questo lato manco, mi
sento travagliato; con poco gusto del cibo: el vino mi piace, e assai
ne piglio conforto; e sono buoni, come da Cavalcante intenderete, che
tutti di villa e di Firenze gli ha asaggiati, bianghi e vermigli. E
quando lui arrivò a Poppiano, istavo bene, e meglio m'ero sentita che
io fussi istata un pezo, come da lui intenderete; tanto che io ispesso
pensavo che le natura facessi in questa età suo isforzo: caminavo
legiermente, e dormivo benissimo e mangiavo, e così ogni altra mia
operazione, assai meglio che l'anno passato. La sera che Cavalcante
arrivò, la mattina tutta cominciai andar sozopra. Vero è che el tenpo
si mutò, e féssi freddo grande; e benchè io avessi de' panni, lo
sentivo assai al capo e tutta la persona.
Mandai per maestro Giovanbatista per dirgli e' mia difetti: e quando ci
venne, disse volermi vedere cor un poco d'agio, chè aveva faccenda; per
allora non volse badare, chè aveva faccenda: non l'ò poi visto, e non
me ne sono curata, per tanto istia posata qualche dì, che possi meglio
giudicare e' mia difetti. Farò che ci verrà: e se vedete costì el
vostro medico, intendete da lui quello gliene pare. E così doverresti
parlargli per conto della Simona e di Pierantonio; chè l'ò trovata
sì grassa, che vi so dire l'acqua della Porretta non la disecca.
Pierantonio si sta come si suole...
Voi mi dite v'avisi quello vale la carne; che n'ò parlato con Cecco
dalle porte: dicemi costerà lire 10½ a tòrla dal beccaio. Pertanto che
a me parebbe ne insalassi costì 4 peze più che so ne insalerete per
voi, valendo quello m'avete iscritto. Mi pare migliore ispesa far così:
per in villa s'insalerà quel porcello conperai, che sarà 150 libbre o
circa.
El grano vecchio non se n'è venduto, e non se ne troverrà più che 24
e 25 soldi lo staio, perchè ogni cosa è rinviliato. L'olio Messere n'à
venduto 20 barili, lire 7 soldi 2.
Non dirò per questa altro. A voi mi raccomando. Cristo vi guardi e sano
vi conservi. Addì 9 di gennaio 1542.[457]
Isabella in Firenze.
Ritenuta[458] per insino a stasera, che ho auta la vostra degli otto,
che m'è istata gratissima: duolmi solo lo intendere abbiate auto
iscesa[459] già 2 notte. Avisate ispesso come istate. Da Cavalcante
intenderete di mio essere. E la Simona e la Caterina[460] ci sono
istate da poi tornai. Io non insalerò qui carne, come da Cavalcante
intenderete; e così del tagliare le legne a Poppiano: e darete aviso
di quello vi paia da fare e quando. Non dirò altro. Attendete a
riguardarvi, e così farò io. Idio ci dia grazia ci rivegiàno sani.
(Fuori) _Al magnifico signore_
_Comessario di Castracaro_
_Luigi Guicciardini consorte onorando_
_in Castracaro._