Poppiano, 12 e 13 dicembre 1542. yhs

Carissimo Luigi, Ho auta una vostra de' 23 del passato, e una de' 5 del

presente; e in questa risponderò all'una e all'altra quanto occorrerà.

E prima, quanto alla prima, abbiàno da ringraziare Idio siate riuscito

a bene e assai presto della malattia mi contate avere auta, che non

pare fussi di piccola inportanza.[448] Idio senpre ne sia ringraziato.

Dell'orazione per voi, non si manca; pure che Idio l'accetti: bisogna

l'aiuto vostro, e sanza quello credo che altro poco vaglia etc.

Circa la gora e' pescaiuoli, non vi sono istata e non posso dirvi a

punto dove si sieno.[449] Solo vi dirò che io mandai per quel mugnaio

da Castelfiorentini, che ispesso veniva in Firenze a voi, che à nome

Michele e chiamasi Ispina d'oro sopranome, e parmi persona molto

pratica con questi fiumi e dassai persona; e lui dette el disegno

della gora e de' pescaiuoli: disse che per quest'anno non si pensassi

facessi danno; e per due o tre piene, sono venute poi, ànno retto bene,

e dicono che ànno fruttato bene, e riparato al danno che pareva volessi

far l'acqua. Vero è che Bongianni[450] v'andò, e disse gli sare' parso

da farne un altro nel mezo di dua vi sono fatti: e dipoi ebbi la vostra

de' 5 del presente gliene parlai, parendomi desiderassi voi che se ne

facessi un altro; e forse che lui ve n'aveva iscritto; e a lui pare

che per ora non sia da fare altro e istare a vedere una altra piena.

Sono testè l'acque molto girate, e' dì minori di tutto l'anno,[451] ed

è da fare simili lavori per necessità. Quel maestro da Enpoli v'andò,

e aprovò quello vi s'era fatto esser a proposito, e non ragionò vi

bisognassi altro. Io non vi sono istata, chè sono istate le vie tanto

triste, e troppo lunga a me a farla a piede. Ispesi 6 ducati d'oro

d'opere e ferri e per tutto quello bisognò: e prima in dua volte ispesi

12 lire, che fu tutto gittato via; e non si può errare, avere in simil

lavori parere da chi à pratica di quello che altrui à di bisogno.[452]

Questo mugnaio è molto debolino d'animo d'ingegno e di cervello e

di persona: e bisognerebbe tenervi uno che sempre rassettassi ora

le pale e ora e' marmi; e non so come vi si pagherà, chè m'è detto è

poverissimo. Io farò seco quello potrò.

Circa el grano della buca piena, sono forse 15 giorni che io la feci

aprire, e cavossene tanto che v'entrò Pieretto e null'altro: cercossi

tutto intorno intorno la paglia, trovossi asciutta; e andossi colle

canne per insino al fondo, e per tutto si trovò asciutto. E così lo

tenni 3 o 4 giorni, e ricercossi di nuovo; e trovandolo asciutto per

tutto, rimessesi el cavato, e riturossi, e così s'è. Quel della buca

iscema si cavò, e tutto lo feci vagliare, ed è in sul palco della

camera della casina. Venduto non se n'è, perchè non ho auto bisogno

di denari, e perchè e' non ci pareva perdessi istando qualche poco a

vedere: arebbesene 32 e 33 soldi. Delle fave ho vendute qualche istaio,

e così se ne vende, 22 soldi 28 e 26.

Sapete che io vi scrissi che Francesco di ser Cione non poteva darvi

denari, e che vi darebbe terra: rileggete la mia prima lettera. Dal

Pogna ebbi lire 6; da Gregorio ho auto lire 87; lire 27 ebbi da ser

Antonio che gli aveva riscossi da Francesco di ser Cione, e 'l resto mi

disse quanto di sopra è detto.

E' vini bianghi stanno bene: el maggior male ci sia è che sono pochi,

e non buoni come sogliono. A' lavoratori ho fatto l'anbasciata vostra:

dicono, gli aquai e ogni altra cosa istar bene, e che ànno cura e'

bestiami no paschino dove dite. Attendono a ricòrre l'ulive; e da

Sant'Andrea in qua ci è istato assai buoni tenpi: prima ci era acqua,

nebbia e umido, come iscrivete esser costà.

E' lavoratori nuovi ci vennono per San Simone, che ci era Messere.

Dipoi non ci è venuto quel de' Lotti; quel di Pieretto ci è istato

2 volte, e l'utima fu per Sa' Niccolò; che mi dissono fasciorono e'

piantoni, perchè non temessino el freddo: dopo la vendemia seminorono

certe biade usano in que' tenpi, che è vena: ora attendono all'ulive.

De' poderi vecchi per ancora non ci fanno altro. Delle pere ci fu

poche: toccòmene 2 bigoncie, vendute che furono le cosime.[453] Feci

conto essermi tocco, di tutte le frutte, lire 34 e soldi 10. Delle

mele m'è tocche circa 40 bigoncie; ma sono tanto triste e brutte, che

se ne caverà poco: honne vendute un monticello a soldi 8 la bigoncia;

non l'ò ancora misurate. Del mugnaio, cercando, forse si troverebbe

qualche cosa; ma non vorrei entrare in queste ragione faccende, non ci

sendo voi: e così ho detto a Giovanni da Ripalto. Del lavoratore che

torna dove Piero, mi pare un bel promettitore, e fassi di buono animo

a far bene ogni cosa: se riuscirà a fatti, andrà bene; e a questo voi

ci sarete, a Dio piaccendo: se riuscirà, n'arò piacere assai. Questo

de' Lotti parla poco, e poche volte io l'ò visto: par sensata persona.

Bisogna giudicare alla giornata; come dice el proverbio, Non ti conosco

se io non ti maneggio: e puossi male vedere se non si pruova. Delle

ulive ci è poche; el fattoiano pensa ci sia un trenta barili d'olio in

questi 2 poderi. A ser Antonio feci l'anbasciata vostra, che l'ebbe

cara: vive, el poverino, co molto tormento. Se ci capiterà Francesco

Caradori, gli dirò quanto iscrivete: non l'ò visto se non un tratto,

poi ci sono.

Quanto alla vostra de' 5, m'è istato grato lo intendere siate dello

stomaco e de altre vostre indisposizione quasi al tutto rettificato;

che n'ò auto piacere. A Dio piaccia conservarvi, e voi sappiatevi

riguardare. Cavalcante non ho visto, benchè io abbi inteso sia istato

15 giorni in Firenze: pensate se io l'arei visto volentieri! Parmi che

vi rincresca molto le faccende e la stanza,[454] che v'andasti così con

fastidio e malvolentieri, e penso v'abbi a rincrescere tutto questo

tenpo: ma vorrei che voi facessi come voi dite a me che io facci io,

che voi vi pigliassi coteste faccende per piacere. Pensate voi che

io abbi un gran contento e ispasso, trovarmi qui co due fanticelle, e

poco altri rivedere e con altri parlare, e 'l più del tempo iscrivere,

e pagare opere, e vendere, e tener conti? e tutte queste faccende

rincrescono alle persone di tenpo. Bisogna in questo mondo, chi ci

vuole avere contenti, pigliarsi piacere delle cose che dispiacciano,

altrimenti si starebbe senpre in tormento; e pensare che 'l tenpo

vola, chè siamo già al terzo di questo camino. Io vo ispesso a vedere

ser Antonio; e quando io lo veggo in quelle pene, mi pare essere una

signora, pensando che posso dormire e mangiare e avere qualche riposo.

Pertanto, quando siàno a questo, ringraziàno Idio.

La terra della fossa tutta seminorono e' lavoratori, come lo dissi

loro: el bottino non si rienpie per esser seminato sopra la terra

l'aveva a rienpiere; e se io l'avessi a fare, vi porrei qualche cosa

in quella buca: e volendo voi pure che la fossa si facci, bisognerà

lasciare ire el grano. La fonte getta dimolta acqua, quasi a bocca d'un

mezo barile, e 'l lavatoio senpre trabocca, e pare istrano esser tanto

basso, per esservi assai acqua; e 'l vivaio si mantiene pieno: credo

che meglio si raccorrebbe la vena della acqua, quando non fussi tanta

dovizia.

Quando Bongianni farà fare la buca iscrivete, pagarò l'opere. E'

pali non si sono auti: el Tozo mi disse gli provederebbe, ma che

non si tagliono per insino a gienaio; e così intendo dal fattore di

Cavalcante, che n'à a provedere per Bongianni. Io non ho conperato

legne, e ho fatto fare di queste pel podere, e quando si tagliò pe'

pali di Vergignio[455] certi resti, e pel forno quelle mi scrivesti, e

non patisco: chè el tenpo è in modo, si può ire a torno. Del vino, ho

fatto venire da Firenze di quel di Paterno, che era bonissimo, e alcuna

volta n'ò conperato a Montagnana: e ingegnerommi patire manco che io

potrò.

E per questa non voglio dirvi altro: chè è tardi, e ancora ho a cenare.

A voi mi raccomando. El Signore sano vi conservi. Addì 12 di dicenbre

1542.

Isabella a Poppiano.

La stima de' porci venduti si scontrò con quella mandasti. Per la

vostra de' 7 di novenbre, mi dite mandarmi, come vi sentivi meglio, e'

conti di questi che dicono avere aver da voi: che è questo di Vanozo

per conto della vite; e intendo avete a pagare un legno s'ebbe da

Benedetto Canbi, che si misse nella casina; Meo Giorli dice gli avete

a pagare una opera; el fabro dice gli avete a pagare 2 libbre d'aguti e

certo vino dette alla Maria, che è un pezo io pensavo l'avessi pagato.

Arei caro intendere da voi se tutti questi ànno avere quanto vi scrivo:

sono piccola cosa, e a tutti sodisfarò, chè penso sieno tutte cose

dimenticate: e chi à avere la pensa forse altrimenti; e non è bene.

Pertanto arei caro, el più presto potete me ne dessi notizia: perchè

oramai sare' tempo di ritornare in Firenze; chè siàno a Pasqua, e le

faccende sono presso a finite. Per di qui sabato saranno finito e'

tetti; che erono condotti in modo, mi costerà 3 ducati o meglio questo

lavoro, tra calcina, tegoli e mezane, e opere; ma staranno bene. Ser

Antonio è istato da domenica in qua un po' meglio, e istamani à detto

messa; e raccomandasi a voi.

A' 13 ho fatta questa agiunta.

(Fuori) _Al magnifico signore_

_Comessario di Castracaro_

_Luigi Guicciardini consorte onorando_

_in Castracaro._

La donna fiorentina del buon tempo antico · 第 46 / 62 题