Carissimo Luigi, Ho auta una vostra de' 23 del passato, e una de' 5 del
presente; e in questa risponderò all'una e all'altra quanto occorrerà.
E prima, quanto alla prima, abbiàno da ringraziare Idio siate riuscito
a bene e assai presto della malattia mi contate avere auta, che non
pare fussi di piccola inportanza.[448] Idio senpre ne sia ringraziato.
Dell'orazione per voi, non si manca; pure che Idio l'accetti: bisogna
l'aiuto vostro, e sanza quello credo che altro poco vaglia etc.
Circa la gora e' pescaiuoli, non vi sono istata e non posso dirvi a
punto dove si sieno.[449] Solo vi dirò che io mandai per quel mugnaio
da Castelfiorentini, che ispesso veniva in Firenze a voi, che à nome
Michele e chiamasi Ispina d'oro sopranome, e parmi persona molto
pratica con questi fiumi e dassai persona; e lui dette el disegno
della gora e de' pescaiuoli: disse che per quest'anno non si pensassi
facessi danno; e per due o tre piene, sono venute poi, ànno retto bene,
e dicono che ànno fruttato bene, e riparato al danno che pareva volessi
far l'acqua. Vero è che Bongianni[450] v'andò, e disse gli sare' parso
da farne un altro nel mezo di dua vi sono fatti: e dipoi ebbi la vostra
de' 5 del presente gliene parlai, parendomi desiderassi voi che se ne
facessi un altro; e forse che lui ve n'aveva iscritto; e a lui pare
che per ora non sia da fare altro e istare a vedere una altra piena.
Sono testè l'acque molto girate, e' dì minori di tutto l'anno,[451] ed
è da fare simili lavori per necessità. Quel maestro da Enpoli v'andò,
e aprovò quello vi s'era fatto esser a proposito, e non ragionò vi
bisognassi altro. Io non vi sono istata, chè sono istate le vie tanto
triste, e troppo lunga a me a farla a piede. Ispesi 6 ducati d'oro
d'opere e ferri e per tutto quello bisognò: e prima in dua volte ispesi
12 lire, che fu tutto gittato via; e non si può errare, avere in simil
lavori parere da chi à pratica di quello che altrui à di bisogno.[452]
Questo mugnaio è molto debolino d'animo d'ingegno e di cervello e
di persona: e bisognerebbe tenervi uno che sempre rassettassi ora
le pale e ora e' marmi; e non so come vi si pagherà, chè m'è detto è
poverissimo. Io farò seco quello potrò.
Circa el grano della buca piena, sono forse 15 giorni che io la feci
aprire, e cavossene tanto che v'entrò Pieretto e null'altro: cercossi
tutto intorno intorno la paglia, trovossi asciutta; e andossi colle
canne per insino al fondo, e per tutto si trovò asciutto. E così lo
tenni 3 o 4 giorni, e ricercossi di nuovo; e trovandolo asciutto per
tutto, rimessesi el cavato, e riturossi, e così s'è. Quel della buca
iscema si cavò, e tutto lo feci vagliare, ed è in sul palco della
camera della casina. Venduto non se n'è, perchè non ho auto bisogno
di denari, e perchè e' non ci pareva perdessi istando qualche poco a
vedere: arebbesene 32 e 33 soldi. Delle fave ho vendute qualche istaio,
e così se ne vende, 22 soldi 28 e 26.
Sapete che io vi scrissi che Francesco di ser Cione non poteva darvi
denari, e che vi darebbe terra: rileggete la mia prima lettera. Dal
Pogna ebbi lire 6; da Gregorio ho auto lire 87; lire 27 ebbi da ser
Antonio che gli aveva riscossi da Francesco di ser Cione, e 'l resto mi
disse quanto di sopra è detto.
E' vini bianghi stanno bene: el maggior male ci sia è che sono pochi,
e non buoni come sogliono. A' lavoratori ho fatto l'anbasciata vostra:
dicono, gli aquai e ogni altra cosa istar bene, e che ànno cura e'
bestiami no paschino dove dite. Attendono a ricòrre l'ulive; e da
Sant'Andrea in qua ci è istato assai buoni tenpi: prima ci era acqua,
nebbia e umido, come iscrivete esser costà.
E' lavoratori nuovi ci vennono per San Simone, che ci era Messere.
Dipoi non ci è venuto quel de' Lotti; quel di Pieretto ci è istato
2 volte, e l'utima fu per Sa' Niccolò; che mi dissono fasciorono e'
piantoni, perchè non temessino el freddo: dopo la vendemia seminorono
certe biade usano in que' tenpi, che è vena: ora attendono all'ulive.
De' poderi vecchi per ancora non ci fanno altro. Delle pere ci fu
poche: toccòmene 2 bigoncie, vendute che furono le cosime.[453] Feci
conto essermi tocco, di tutte le frutte, lire 34 e soldi 10. Delle
mele m'è tocche circa 40 bigoncie; ma sono tanto triste e brutte, che
se ne caverà poco: honne vendute un monticello a soldi 8 la bigoncia;
non l'ò ancora misurate. Del mugnaio, cercando, forse si troverebbe
qualche cosa; ma non vorrei entrare in queste ragione faccende, non ci
sendo voi: e così ho detto a Giovanni da Ripalto. Del lavoratore che
torna dove Piero, mi pare un bel promettitore, e fassi di buono animo
a far bene ogni cosa: se riuscirà a fatti, andrà bene; e a questo voi
ci sarete, a Dio piaccendo: se riuscirà, n'arò piacere assai. Questo
de' Lotti parla poco, e poche volte io l'ò visto: par sensata persona.
Bisogna giudicare alla giornata; come dice el proverbio, Non ti conosco
se io non ti maneggio: e puossi male vedere se non si pruova. Delle
ulive ci è poche; el fattoiano pensa ci sia un trenta barili d'olio in
questi 2 poderi. A ser Antonio feci l'anbasciata vostra, che l'ebbe
cara: vive, el poverino, co molto tormento. Se ci capiterà Francesco
Caradori, gli dirò quanto iscrivete: non l'ò visto se non un tratto,
poi ci sono.
Quanto alla vostra de' 5, m'è istato grato lo intendere siate dello
stomaco e de altre vostre indisposizione quasi al tutto rettificato;
che n'ò auto piacere. A Dio piaccia conservarvi, e voi sappiatevi
riguardare. Cavalcante non ho visto, benchè io abbi inteso sia istato
15 giorni in Firenze: pensate se io l'arei visto volentieri! Parmi che
vi rincresca molto le faccende e la stanza,[454] che v'andasti così con
fastidio e malvolentieri, e penso v'abbi a rincrescere tutto questo
tenpo: ma vorrei che voi facessi come voi dite a me che io facci io,
che voi vi pigliassi coteste faccende per piacere. Pensate voi che
io abbi un gran contento e ispasso, trovarmi qui co due fanticelle, e
poco altri rivedere e con altri parlare, e 'l più del tempo iscrivere,
e pagare opere, e vendere, e tener conti? e tutte queste faccende
rincrescono alle persone di tenpo. Bisogna in questo mondo, chi ci
vuole avere contenti, pigliarsi piacere delle cose che dispiacciano,
altrimenti si starebbe senpre in tormento; e pensare che 'l tenpo
vola, chè siamo già al terzo di questo camino. Io vo ispesso a vedere
ser Antonio; e quando io lo veggo in quelle pene, mi pare essere una
signora, pensando che posso dormire e mangiare e avere qualche riposo.
Pertanto, quando siàno a questo, ringraziàno Idio.
La terra della fossa tutta seminorono e' lavoratori, come lo dissi
loro: el bottino non si rienpie per esser seminato sopra la terra
l'aveva a rienpiere; e se io l'avessi a fare, vi porrei qualche cosa
in quella buca: e volendo voi pure che la fossa si facci, bisognerà
lasciare ire el grano. La fonte getta dimolta acqua, quasi a bocca d'un
mezo barile, e 'l lavatoio senpre trabocca, e pare istrano esser tanto
basso, per esservi assai acqua; e 'l vivaio si mantiene pieno: credo
che meglio si raccorrebbe la vena della acqua, quando non fussi tanta
dovizia.
Quando Bongianni farà fare la buca iscrivete, pagarò l'opere. E'
pali non si sono auti: el Tozo mi disse gli provederebbe, ma che
non si tagliono per insino a gienaio; e così intendo dal fattore di
Cavalcante, che n'à a provedere per Bongianni. Io non ho conperato
legne, e ho fatto fare di queste pel podere, e quando si tagliò pe'
pali di Vergignio[455] certi resti, e pel forno quelle mi scrivesti, e
non patisco: chè el tenpo è in modo, si può ire a torno. Del vino, ho
fatto venire da Firenze di quel di Paterno, che era bonissimo, e alcuna
volta n'ò conperato a Montagnana: e ingegnerommi patire manco che io
potrò.
E per questa non voglio dirvi altro: chè è tardi, e ancora ho a cenare.
A voi mi raccomando. El Signore sano vi conservi. Addì 12 di dicenbre
1542.
Isabella a Poppiano.
La stima de' porci venduti si scontrò con quella mandasti. Per la
vostra de' 7 di novenbre, mi dite mandarmi, come vi sentivi meglio, e'
conti di questi che dicono avere aver da voi: che è questo di Vanozo
per conto della vite; e intendo avete a pagare un legno s'ebbe da
Benedetto Canbi, che si misse nella casina; Meo Giorli dice gli avete
a pagare una opera; el fabro dice gli avete a pagare 2 libbre d'aguti e
certo vino dette alla Maria, che è un pezo io pensavo l'avessi pagato.
Arei caro intendere da voi se tutti questi ànno avere quanto vi scrivo:
sono piccola cosa, e a tutti sodisfarò, chè penso sieno tutte cose
dimenticate: e chi à avere la pensa forse altrimenti; e non è bene.
Pertanto arei caro, el più presto potete me ne dessi notizia: perchè
oramai sare' tempo di ritornare in Firenze; chè siàno a Pasqua, e le
faccende sono presso a finite. Per di qui sabato saranno finito e'
tetti; che erono condotti in modo, mi costerà 3 ducati o meglio questo
lavoro, tra calcina, tegoli e mezane, e opere; ma staranno bene. Ser
Antonio è istato da domenica in qua un po' meglio, e istamani à detto
messa; e raccomandasi a voi.
A' 13 ho fatta questa agiunta.
(Fuori) _Al magnifico signore_
_Comessario di Castracaro_
_Luigi Guicciardini consorte onorando_
_in Castracaro._