Poppiano, 6 agosto 1535. yhs

Carissimo Luigi, Ho auta con piacere la vostra de' 29 del passato, che

troppo mi pareva essere istata sanza vostre lettere. La stanza[409] qui

è bella e piaceci; ma ci sono caldi grandissimi, e col sole non si può

uscire di casa e poca via andare, che non si sudi forte.

El grano è inbucato la maggior parte, chè cominciava a riscaldare.

Del venderlo, se n'è mandato el saggio a Firenze, e farassi quanto

iscrivete: a Dio piaccia se ne pigli el migliore partito, che non mi

pare punto la nostra usanza. Degli asini, userò colle parole diligenzia

sieno ben governi, e con più destreza potrò m'ingegnerò che loro e

'l garzone perdino poco tempo, e con some che si mantenghino.[410] Le

stoviglie di legno saranno utile, se ne provederete qualcuna, per le

volte[411] di qui e di Firenze: arche,[412] per ora ci è abastanza.

Parmi discorriate bene di pensare prima alla Simona che a nessuna

dell'altre faccende: e pensate che io non ho altro desiderio che

vederla, a' dì vostri e mia, assettata dove ella ha a stare, e a

Dio piaccia aiutarcela porre in luogo ne siamo consolati.[413] Se

dopo questa faccenda ci avanzerà tenpo e denari, non ci mancherà che

farne.[414]

Pensate che delle cose che io conoscerò che sieno utile, che io le

ricorderò a' lavoratori; ma posso poco andare veggendo, rispetto a'

caldi: e pensate che la vecchiaia fa el debito suo. Di questa settimana

che viene, vedrò se io potrò avere uno, e comincerò a fare rassettare

qualcuna di queste cosette de' viottoli e 'l vivaio.

La Simona dice vi scriverrà. Gli occhi sua non sono ben guariti: la

mattina sono rossi e grossi più che l'ordinario negli orli loro; e

tutto istimo venga da superfruità e superchio di sangue mal purgato.

De' pesci non si è presi co' ritrosi,[415] perchè mi paiono questi

lavoratori tanto infaccendati da sera e mattina, che io non ho volsuto

affaticargli. Come aranno finito rassettare queste aie, facciàno

pensiero votare el lavatoio e farlo rimondare, e pigliare e' pesci

più grossi, e rimetterenvi e' piccini, perchè infatti, come dite voi,

portono pericolo.[416] E venerdì mattina passato mi parve avessino una

mala burasca, e non ho potuto sapere da quello si venga. La mattina a

buona ora v'andò una delle nostre serve, e trovòne fuori della fonte,

e assai alle prode che si lasciavono pigliare e andavano boccheggiando

per la acqua. Anda'vi io a vedergli, e parvemi vi fussi di be' pesci:

pigliàmone circa a dua libbre, che furono buoni. Feci molto rimore,

e dimandai e' lavoratori, e pareva che tutti si maravigliassino; e

dicevono che pel caldo fanno alcuna volta così, per esser assai materia

al tondo del lavatoio, e nel lavarvi temono: che forse potrebbe essere;

e se ogni volta vi si lavassi avenissi così, lo crederrei; ma non hanno

più fatto così, nè prima nè poi.

Piero dice che de' pistacchi se n'appiccò uno: de' pini n'andò uno in

su, e poi fu roso da un baco: e' fighi e' peschi dice istanno bene.

Credo certissimo che la stanza mia costì[417] v'are' fatto avanzare

qualche iscudo più; se non altro la spesa di qua: chè tenere la casa

aperta come bisogna non si può fare senza ispesa, come vedrete. E la

iscusa della casa costì accetto per averlo inteso da altri: benchè,

secondo m'è stato detto, v'è stato più brigata che non siàno noi.

Pertanto che io me lo reco per una vostra buona usanza; chè siate

istato in luoghi capacissimi, di casa e d'ogni altra cosa, èssene

istato el simile. Possomi dolere in questo caso della natura e della

fortuna: e prima della natura, che non mi fece con quelle parte a voi

sufficiente;[418] e poi della fortuna, acozarci insieme. Or sia come si

voglia: tutto à fatto Idio, e a lui piaccia sia con salute della anima

vostra e mia. Chè a poco altro che alla Simona e questo, penso: chè

oramai mi veggo presso al tempo del rendere e' conti di questo viaggio

presso a finito.

Bisogna lasciare passare questi terribili caldi, e intanto sarà finito

rassettare questi grani, che domani si misurerà l'utimo[419] grano; e

parmi sarà questo d'Andrea circa 12 o 13 moggia. Per la prima vi potrò

dare lo 'ntero di tutto.

Ora bisognerà pensare alla vendemia. Bisogna ricerchiare qualche

tino; e racconciarci le botte dello aceto che ce l'ò trovato tutto

guasto, no so quello s'è volsuto dire; e fare segare quel ciriegio, che

benchè molte volte l'abbi ordinato non s'è fatto. Vedrò ora condurre

e ordinare queste faccende, se io potrò; ma dubito che la partita mia

non impedisca: perchè l'ordinare e non ci essere, non riesce; e se

io avessi visto e pensato a tante cose che io ci veggo da fare, non

so se io m'avessi ordinata questa gita.[420] Veggo che voi n'avete

voglia, e non vorrei iscontentarvene; e se io dovessi lasciare ogni

cosa andare in perdizione, e voi diliberiate che io venga, lo farò:

e non potrò passarvi 15 dì che io non ritorni qui, chè ci lascerò

molte cose. Ciò che mi dà più noia che altro, si è che io non ci ò una

serva da lasciarci, di tenpo,[421] per 15 giorni. Messere non mi pare

vogli ci rimanga la Caterina, e lei non ci vuole rimanere, perchè gli

parrebbe esser troppa sola quando non ci fussi Messere.[422] Andrànose,

se io vengo, tutti, prima mi parta di qua. La Simona di Messere[423]

gli parve troppo caldo, e per ancora non ci è venuta, e non penso

altrimenti ci venga nè qui nè costì. Di mettere qui uno per queste

faccende che ci occorreranno, non veggo persona a proposito.

Del cacio s'è condotto el migliore, cioè el primaticcio, in Firenze:

quello mi trovo qui non è molto bello. Arei caro sapere quante coppie

ne vorresti,[424] e così indigrosso quante libbre, che lo iscierò del

meglio.

Io non pensavo più a quel male, perchè non ne dicevi più nulla.... E

secondo mi disse maestro Lionardo,[425] non sono da darsene pensiero.

Duolmi abbiate tante brighe co' servidori. È cosa fastidiosa, e non

siate solo; chè è così per tutto. Bisogna alle volte soportare qualche

cosa. Dipoi avesti Ottaviano, mi pare senpre abbiate auto che fare;

faceva così in casa: ha una mala lingua, e comettitore di scandoli,

e bestiale, e sanza pensare a nulla. Siàno tutti pieni di difetti:

bisogna soportarsi l'un l'altro, tanto che ci morréno.

Ho fatto l'anbasciata vostra a' lavoratori. E' fighi non hanno

pidocchi: so' ispenti. E' melaranci sotto la grotta ve n'è parecchi che

ànno messo: quegli de' nocciuoli v'è 2, gli altri sono secchi: hogli

fatti alcuna volta anaffiare.

Io non dirò per questa altro. A voi mi raccomando. Cristo vi guardi.

Addì 6 d'agosto 1535.

Isabella a Popiano.

(Fuori) _Al magnifico signore_

_Comessario d'Arezo_

_Luigi Guicciardini consorte onorando_

_in Arezo._

La donna fiorentina del buon tempo antico · 第 42 / 62 题