Carissimo Luigi, Ho auta con piacere la vostra de' 29 del passato, che
troppo mi pareva essere istata sanza vostre lettere. La stanza[409] qui
è bella e piaceci; ma ci sono caldi grandissimi, e col sole non si può
uscire di casa e poca via andare, che non si sudi forte.
El grano è inbucato la maggior parte, chè cominciava a riscaldare.
Del venderlo, se n'è mandato el saggio a Firenze, e farassi quanto
iscrivete: a Dio piaccia se ne pigli el migliore partito, che non mi
pare punto la nostra usanza. Degli asini, userò colle parole diligenzia
sieno ben governi, e con più destreza potrò m'ingegnerò che loro e
'l garzone perdino poco tempo, e con some che si mantenghino.[410] Le
stoviglie di legno saranno utile, se ne provederete qualcuna, per le
volte[411] di qui e di Firenze: arche,[412] per ora ci è abastanza.
Parmi discorriate bene di pensare prima alla Simona che a nessuna
dell'altre faccende: e pensate che io non ho altro desiderio che
vederla, a' dì vostri e mia, assettata dove ella ha a stare, e a
Dio piaccia aiutarcela porre in luogo ne siamo consolati.[413] Se
dopo questa faccenda ci avanzerà tenpo e denari, non ci mancherà che
farne.[414]
Pensate che delle cose che io conoscerò che sieno utile, che io le
ricorderò a' lavoratori; ma posso poco andare veggendo, rispetto a'
caldi: e pensate che la vecchiaia fa el debito suo. Di questa settimana
che viene, vedrò se io potrò avere uno, e comincerò a fare rassettare
qualcuna di queste cosette de' viottoli e 'l vivaio.
La Simona dice vi scriverrà. Gli occhi sua non sono ben guariti: la
mattina sono rossi e grossi più che l'ordinario negli orli loro; e
tutto istimo venga da superfruità e superchio di sangue mal purgato.
De' pesci non si è presi co' ritrosi,[415] perchè mi paiono questi
lavoratori tanto infaccendati da sera e mattina, che io non ho volsuto
affaticargli. Come aranno finito rassettare queste aie, facciàno
pensiero votare el lavatoio e farlo rimondare, e pigliare e' pesci
più grossi, e rimetterenvi e' piccini, perchè infatti, come dite voi,
portono pericolo.[416] E venerdì mattina passato mi parve avessino una
mala burasca, e non ho potuto sapere da quello si venga. La mattina a
buona ora v'andò una delle nostre serve, e trovòne fuori della fonte,
e assai alle prode che si lasciavono pigliare e andavano boccheggiando
per la acqua. Anda'vi io a vedergli, e parvemi vi fussi di be' pesci:
pigliàmone circa a dua libbre, che furono buoni. Feci molto rimore,
e dimandai e' lavoratori, e pareva che tutti si maravigliassino; e
dicevono che pel caldo fanno alcuna volta così, per esser assai materia
al tondo del lavatoio, e nel lavarvi temono: che forse potrebbe essere;
e se ogni volta vi si lavassi avenissi così, lo crederrei; ma non hanno
più fatto così, nè prima nè poi.
Piero dice che de' pistacchi se n'appiccò uno: de' pini n'andò uno in
su, e poi fu roso da un baco: e' fighi e' peschi dice istanno bene.
Credo certissimo che la stanza mia costì[417] v'are' fatto avanzare
qualche iscudo più; se non altro la spesa di qua: chè tenere la casa
aperta come bisogna non si può fare senza ispesa, come vedrete. E la
iscusa della casa costì accetto per averlo inteso da altri: benchè,
secondo m'è stato detto, v'è stato più brigata che non siàno noi.
Pertanto che io me lo reco per una vostra buona usanza; chè siate
istato in luoghi capacissimi, di casa e d'ogni altra cosa, èssene
istato el simile. Possomi dolere in questo caso della natura e della
fortuna: e prima della natura, che non mi fece con quelle parte a voi
sufficiente;[418] e poi della fortuna, acozarci insieme. Or sia come si
voglia: tutto à fatto Idio, e a lui piaccia sia con salute della anima
vostra e mia. Chè a poco altro che alla Simona e questo, penso: chè
oramai mi veggo presso al tempo del rendere e' conti di questo viaggio
presso a finito.
Bisogna lasciare passare questi terribili caldi, e intanto sarà finito
rassettare questi grani, che domani si misurerà l'utimo[419] grano; e
parmi sarà questo d'Andrea circa 12 o 13 moggia. Per la prima vi potrò
dare lo 'ntero di tutto.
Ora bisognerà pensare alla vendemia. Bisogna ricerchiare qualche
tino; e racconciarci le botte dello aceto che ce l'ò trovato tutto
guasto, no so quello s'è volsuto dire; e fare segare quel ciriegio, che
benchè molte volte l'abbi ordinato non s'è fatto. Vedrò ora condurre
e ordinare queste faccende, se io potrò; ma dubito che la partita mia
non impedisca: perchè l'ordinare e non ci essere, non riesce; e se
io avessi visto e pensato a tante cose che io ci veggo da fare, non
so se io m'avessi ordinata questa gita.[420] Veggo che voi n'avete
voglia, e non vorrei iscontentarvene; e se io dovessi lasciare ogni
cosa andare in perdizione, e voi diliberiate che io venga, lo farò:
e non potrò passarvi 15 dì che io non ritorni qui, chè ci lascerò
molte cose. Ciò che mi dà più noia che altro, si è che io non ci ò una
serva da lasciarci, di tenpo,[421] per 15 giorni. Messere non mi pare
vogli ci rimanga la Caterina, e lei non ci vuole rimanere, perchè gli
parrebbe esser troppa sola quando non ci fussi Messere.[422] Andrànose,
se io vengo, tutti, prima mi parta di qua. La Simona di Messere[423]
gli parve troppo caldo, e per ancora non ci è venuta, e non penso
altrimenti ci venga nè qui nè costì. Di mettere qui uno per queste
faccende che ci occorreranno, non veggo persona a proposito.
Del cacio s'è condotto el migliore, cioè el primaticcio, in Firenze:
quello mi trovo qui non è molto bello. Arei caro sapere quante coppie
ne vorresti,[424] e così indigrosso quante libbre, che lo iscierò del
meglio.
Io non pensavo più a quel male, perchè non ne dicevi più nulla.... E
secondo mi disse maestro Lionardo,[425] non sono da darsene pensiero.
Duolmi abbiate tante brighe co' servidori. È cosa fastidiosa, e non
siate solo; chè è così per tutto. Bisogna alle volte soportare qualche
cosa. Dipoi avesti Ottaviano, mi pare senpre abbiate auto che fare;
faceva così in casa: ha una mala lingua, e comettitore di scandoli,
e bestiale, e sanza pensare a nulla. Siàno tutti pieni di difetti:
bisogna soportarsi l'un l'altro, tanto che ci morréno.
Ho fatto l'anbasciata vostra a' lavoratori. E' fighi non hanno
pidocchi: so' ispenti. E' melaranci sotto la grotta ve n'è parecchi che
ànno messo: quegli de' nocciuoli v'è 2, gli altri sono secchi: hogli
fatti alcuna volta anaffiare.
Io non dirò per questa altro. A voi mi raccomando. Cristo vi guardi.
Addì 6 d'agosto 1535.
Isabella a Popiano.
(Fuori) _Al magnifico signore_
_Comessario d'Arezo_
_Luigi Guicciardini consorte onorando_
_in Arezo._