_AVVERTENZA_
Per quanto riguarda l'ortografia adottata nel presente volumetto, devo
premettere due parole. Come consigliò Attilio Sarfatti nella «nota»
premessa alla prima edizione delle sue _Rime Veneziane_, anch'io
scrissi la consonante _c_ davanti ad _i_, _e_, con la _cédille_, che
determina il suono _s_: e tolsi l'_h_, che si soleva una volta mettere
fra la _c_ e la _i_, la _c_ e la _e_. Così _çielo_, _çimitero_,
_çità_, _dolçe_, ecc., si leggeranno: _sielo_, _simitero_, _sità_,
_dolse_, ecc.; invece di _vechio_, _vechi_, _vechie_, _ochio_, _a
chico a chico_, ecc., secondo la grafia antica, preferisco scrivere
_vecio_, _veci_, _vecie_, _ocio_, _a cico a cico_, ecc., le quali
parole, non avendo alcun segno, si leggeranno come sono scritte.
In quanto concerne il modo per indicare graficamente il suono palatino
della _c_ che segue alla _s_, convengo con quanto scrisse il Dottor
Umberto Spanio nella «Avvertenza» anteposta ai versi _Un toco de vita
veneziana_, pubblicati sotto il pseudonimo: GRILO. Trascrivo le sue
parole: «La difficoltà maggiore sta nel modo di indicare graficamente
il suono palatino del _c_ che segue alla sibilante dentale. Il Boerio
ed altri proposero di rendere questo suono coll'aggiunta di un _h_ ed
insegnarono quindi di scrivere: _rischiar_, _schioco_, _schiantar_,
ecc. Altri tentarono di indicare questo suono coll'interporre una
lineetta fra la _s_ e la _c_: _ris-ciar_, _s-cioco_, _s-ciantar_.
Perchè non adottare il sistema della linguistica moderna, che
distingue il suono palatino del _c_ per mezzo di un accento
sovrapposto? Così: _risc´iar_, _sc´ioco_, _sc´iantar_, si pronunciano
come fosse scritto: _ris-ciar_, _s-cioco_, _s-ciantar_, a differenza
della pronuncia di _sciar_, _scioco_ e simili», che si pronunciano
come ad esempio l'italiano: _scia_.