Quando Medicina ebbe messo il compagno sulla strada che conduce a V..*
gli rinovò le raccomandazioni, lo guardò partire, poi sparì per una
viottola di traverso. Non era quella probabilmente la sola impresa,
ch'egli avesse sottomano in quel momento.
Il Seregnino, dopo di aver trottato per qualche miglio senz'altro
pensiero che quello di obedire a chi lo pagava, cominciò a provare la
noja del cammino; e tra il grande bisogno di correre, e quello ancora
più grande di non far cattivi incontri, provava una perplessità,
un'inquietudine, che lo mettevano di mal animo. — Fino ad un certo
punto, egli poteva chiamarsi padrone delle cose sue; comandava, per
esempio, alle gambe di non rallentare il passo, e queste obedivano: ma
se voleva sospingere la mente al di là di certe brutte fantasticherie
che gli si affacciavano, l'imaginazione, più caparbia di un cavallo
restio, si compiaceva a passare in rassegna una lunga serie di
presentimenti tutt'altro che lieti.
“Messere mi comanda d'essere prudente, e di non lasciare trasparire a
nessuno dove si va, e chi siamo, io e questo sciagurato negozio, — ed
accennava il bimbo. — Per me non parlo... fa bisogno di insegnarmi ad
aver prudenza...? Ma come si tura la bocca a questa gracchia sgolata
che non sa far altro che zittire?„.
E intanto, togliendo ad imprestito dalla necessità un'amorevolezza
tutta nuova, colla mano carezzevole ma coi denti stretti, cercava di
calmare gli strilli della creatura; la quale, com'è naturale, non si
accontentava delle moine di un simile balio. Al crescere dei fastidj,
scemava l'ossequiosa sua riverenza verso il padrone, ond'egli soleva
piegare il capo ad ogni voler suo, senza mai chiedere il perchè di
nulla. Allora gli parvero meno vantaggiosi i patti della sua servitù;
allora accolse di buon grado e vagheggiò i primi sintomi di una
opposizione, che proponevasi di spiegare arditamente, appena si fosse
trovato in faccia a lui.
Ma la coscienza, invece di tranquillarlo col pensiero d'essere
materiale strumento della volontà di un altro, gli faceva questa volta
assaporare il diletto di non avere in tutto e per tutto accettato come
legge l'altrui comando.
“Alla peggio, diceva tra sè e sè, devo aver fatto una buona giornata.
Se messere non vuole questa volta riconoscere il mio còttimo, ho con
me più del bisognevole per compensarmi della mala vita. Ho di che far
baldoria per uno, per due, per dieci giorni„. E, in dir ciò, scuoteva
sul fondo della saccoccia un pugno di oggetti, che gli rispondevano con
un suono argentino. Allora gli tornavano le forze, ripigliava la corsa,
e trovava men duro il mestiere.
Giunto a mezzo della strada, volle permettersi una fermata. — Aveva
bisogno di riposo, e sentiva pungersi dalla curiosità di riconoscere
meglio il valore del suo bottino. Escì quindi dal sentiero; ripose
da un canto sull'erba la creatura che finalmente aveva cessato del
piangere; e, seduto ai piedi di un grosso albero, dopo di aver disteso
davanti a sè il gabbano, cacciò le mani in scarsella, vi pescò il
tesoretto, e lo pose in ordine, come farebbe un merciajuolo colla sua
bottega ambulante. Parve assai sodisfatto: poichè esaminò gli oggetti
ad uno ad uno, di sopra, disotto; li strofinò, li fece saltare sul
palmo della mano per giudicarne il peso, e mostrò una giovialità
convalidata dalle laute promesse, che quel peso e quel bagliore gli
prodigavano.
“Che ne fo io di tutto questo ciarparme? avessi la ganza potrei
ornamela nei giorni di festa, ma per me... Una parte la darei
volentieri per far dir del bene ai miei morti; perchè, dopo essermi
fatto un signoretto, vorrò diventare un galantuomo.... Ma c'è ben tempo
a ciò; la signoria è ancor troppo lontana. Meglio è farne un mucchio,
e venderla al primo merciadro, che m'abbia faccia di uomo onesto.
Tutta questa roba, dell'oro e dell'argento, per un gruzzoletto di
terzuolini... Che affarone per lui e per me.... ma (e qui fece pausa)
mi sembra di udire del rumore... È il vento che agita le foglie secche.
Che cosa vuol dire esser ricco... sùbito s'entra in sospetto. Voglio
disfarmi di questa grosseria.... appena a Milano.... anche prima se mi
capita l'occasione„.
E qui s'arrestò di nuovo, perchè lo strepito si faceva più forte, e
perchè le foglie secche non erano agitate dal vento, ma da parecchie
pedate che rimontavano il sentiero.
Un primo istinto consigliava il ribaldo d'evitare un incontro e di
cercare una scappatoja; un altro, o meglio lo stesso più raffinato, gli
rammentava che anche la fuga aveva le sue difficoltà, i suoi pericoli.
Intanto che discuteva, l'occasione d'andarsene si fece meno propizia,
quella di restare più accettabile. Quei sopravegnenti d'altronde
parlavano alto e libero, ed egli cominciava a comprendere qualche
parola, poi tutte le parole e infine il senso ed il tenore del dialogo.
Il vecchio istinto di spiare i fatti altrui lo inchiodò, malgrado la
paura, sul terreno. Il tronco, a cui era appoggiato, e gli arbusti che
lo circondavano, gli servivano da nascondiglio. Rinversò ad ogni buon
conto un lembo del gabbano sulla sua roba, poi facendosi piccino per
capir meglio nell'ombra protettrice, attese che la comitiva passasse,
registrandone e commentandone in secreto le frasi.
“Per sant'Aquanio, al quale ho fatto voto di non bestemmiare il
venerdì, la è una cosa da dar l'anima al diavolo!„ diceva l'uno.
“Pensa o Bruto, che dimani è sabato„, interruppe un altro, ridendo
sguajatamente.
“Tu scherzi: ma che farò io, se mi si toglie quest'unico pane?„
“Ha ragione Bruto, entrò a dire un terzo; con una donna come la sua che
gli regala un bambolo ad ogni maturar delle mele...„
“Parla bene Rustico. — Il padrone mi fa sapere, ripigliò Bruto, che la
selvaggina diviene ognidì più scarsa, e che è malcontento di me. Che
vi posso io... per tutti i diavoli! Io sono sempre qui, passo la mia
vita in questo bosco, io; corro in su e in giù a ogni ora e straora;
distruggo tramagli e lacciuoli. Che devo fare di più... malanaggia!„
“Tante volte il male sta nella testa di chi comanda, e non nella
volontà di chi obedisce„.
“Ben detto, o Rustico. Quando si vuol veder fiorire la selvaggina,
bisogna appiccare chi la disturba; e non imitar Sua Grazia che, non
curandosi di caccie, fa mettere in libertà tutti i cacciatori furtivi„.
“Bisogna imitare messer Barnabò, dissero ad una voce i compagni. Allora
sì...„
“Intanto, figliuoli, c'è pericolo di vederci tutti licenziati„.
“Va a servire quel di Milano„ aggiunse Rustico.
“Bisognerà far così, conchiuse Bruto sospirando, a rischio di far
vedova la donna ed orfani i figli al primo peccato veniale„.
“Quando sei a così tristo patto, — disse colui che alla prima aveva
deriso Bruto, — vuoi tu stare con me e fare il mio mestiere? Un morso
di pane l'ho per te e per qualche altro.„
Qui l'interlocutore si arrestò, e costrinse i compagni ad imitarlo.
Raccoltili in un gruppo, cominciò a parlare con una voce più sommessa,
ma con un accentar d'ogni sillaba, che annunciava una rivelazione
importante.
Il Seregnino era ad un passo da loro, ascoltava e non batteva palpebre,
e mandava bestemmie dal fondo del cuore ad ogni foglia che gli
crocchiasse da presso.
“Ecco qua, — ripigliò colui, stendendo inanzi il braccio sinistro ed
aprendo il palmo della mano, come se le ragioni, che stava per dire,
vi stessero sopra. — Lasciamo che si rubi qualche fagiano o qualche
lepretto, che già per la tavola dei signori ve n'è sempre più del
bisogno; e teniam l'occhio ad altro contrabbando. V'ha una schiuma di
birbanti che vive alla strada, e regna impunemente in questa selva. Il
fisco promette premii, e aggrava di taglie le teste dei ribaldi: ma
i ribaldi si ridono di noi, press'a poco come Bruto delle sue lepri.
— Ora è tolta la valigia ed anche la vita a un viandante, or si vuota
una casa, o si mette mano al marsupio del mercante che ritorna dalla
fiera. — Proviamo, se ci è possibile di fare il ladro ai ladri; noi non
vorremo la roba d'altri, ci basta la taglia.„
“Eh, eh, l'affare è bello a parole, interruppe Rustico, ma la taglia
del fisco non si guadagna a ufo.„
“Chi dice altrimenti? Ci va della pelle, lo so ancor io; e la pelle è
un vestito che si rattoppa a stento, e che non si muta a piacere. Gli è
perciò che non andrei solo a far guerra alle masnade, e che vi propongo
di unirvi a me e di far comunella„.
“Io ci sto, disse Bruto; fui uomo d'armi, e conservo il gusto di menar
le mani„.
“Anch'io, aggiunse l'altro, purchè Bruto s'intenda col suo santo per
mutar voto. Bestemmii pur anche al venerdì; ma non si ubriachi più,
nemmanco alla domenica„.
“Baje!„
“Ecco i patti... Il rischio in comune, e la taglia divisa in tre parti„.
“Avete armi?„
“Ne ho„.
“Ne posso avere„.
“Apparecchiatele; e state pronti. Ci sarà da far presto„.
Il Seregnino ascoltò ogni parola. — Quanta paura ne provasse lo sa il
lettore, che lo conosce a fondo. Temeva d'essere veduto; una volta
scoperto, temeva d'avere la sua triste professione stampata sulla
fronte. Avrebbe quindi dato il guadagno della giornata per essere
almeno cento passi lontano da quell'imbroglio. — Non potendo sperar
tanto, se ne stava cheto ed immobile; cercava di contenere il respiro,
di sospendere l'insolito martellare del cuore e delle tempie.
Alla fine, dopo altre parole sul modo e sul tempo di effettuare il
progetto, i tre galantuomini si rimisero in cammino. Il suono delle
pedate già cominciava a farsi meno distinto; il senso e le parole degli
interlocutori si confondevano nel sibilo della foresta agitata. Il
Seregnino salutò con un largo respiro la sua salvezza.