CXXXIII.

Era oltre mezzodì: il sole aveva intiepidita l'aria e smunto gli ultimi

profumi dalle erbe e dai fiori del tardo autunno. — L'allodola morosa

attraversava l'aria stridendo allegramente, e scendeva di quando in

quando nei solchi, a cercarvi i semi di panicastrella e di gittone. I

contadini, interrotto per breve momento il lavoro, sedevano a riposo

sul ciglio delle siepi, ai raggi solari, e, vuotata in un istante la

povera scodella, ringraziavano Chi la dava loro, cantando a tutta gola.

Il severo reggitore intanto apparecchiava il cómpito del pomeriggio.

Oh quanto dovevano le nostre donne invidiare una povertà così felice!

Elleno, che solevano consacrare al lavoro ed alla parsimonia del povero

una pietà così larga e generosa! Perchè il pane dato al famelico non

tornava al suo oblatore, sotto la foggia di una parola consolante? Colà

si rideva: qui una disperazione rassegnata ed inerte agghiacciava ogni

sorgente della vita.

Ad un tratto, uno strepito lontano scosse la meno assorta governante.

La terra molle non rispondeva alle pedate; nè si poteva discernere se

giungessero uomini o cavalli; ma le foglie aride, che ricoprivano il

sentiero, segnalavano, con un insolito fruscio, l'avvicinarsi di più

individui. — Alla prima, Canziana credette che fossero i contadini

di ritorno dal campo; ma l'ora non era la consueta; lo strepito

annunciava tutt'altro. — Bastò intanto sì poca cosa a rompere la

funesta monotonia, che opprimeva l'anima di lei. — Oh! la speranza non

è sì presto morta: e quando pare morta, bene spesso, come l'arbusto

inaridito dalle brume, porta il seme che la resuscita al primo apparire

del sole.

Quel rumore non era, come tant'altri, un'illusione; ma si avvicinava,

e si faceva più distinto. Se Agnese lo udisse, e gli desse retta, nol

sapremmo: Canziana levossi risolutamente, e corse alla finestra.

Era infatti gente che arrivava; chi, ed a quale scopo, non era

possibile indovinarlo. La comitiva girava dietro la casa; e l'angolo di

essa toglieva la visuale all'osservatrice. A stento però, traguardando

fuor dei rami del pergolo, potè scorgere delle pezze d'ombra projettate

sul terreno; dai contorni mobili dello spettro riconobbe che un gruppo

di gente, in mezzo al quale era un cavaliero, s'avvicinava al casolare.

Canziana non sapeva spiegare a sè stessa la ragione di una comparsa

tanto nuova. Temeva, in vero, che qualche castellano, smarritosi

nella caccia, venisse a cercare guida o ricovero: temeva, dicemmo,

perchè in quel momento, in mezzo a tanto cruccio, non avrebbe saputo

torsi d'impaccio convenevolmente. — Intanto una prepotente vaghezza,

ben diversa dalla vana curiosità delle femine, le imponeva di venire

in chiaro del mistero; e perciò non rifiniva essa di guardare verso

quell'ombra, e di studiarne il contorno ed i movimenti.

Or, mentre stava coll'animo sospeso, uno strido flebile, ma distinto e

prolungato, giunse fino a lei. Tese l'orecchio, e stette in ascolto con

un'ansia non mai provata. — Era, o sembrava, una voce nota: un lagno,

un vagito. — Combattè il dubio troppo lusinghiero coll'artificiosa

incredulità di chi rinasce alla speranza. E il dubio si dileguava e la

speranza cresceva; poichè quella voce era senz'altro il vagito troppo

ben conosciuto del piccolo Gabriello.

Non fu mai da anima pietosa più apertamente franteso il linguaggio di

chi soffre; non grido più sincero di gioja rispose mai al pianto di un

innocente. — Tanto è l'egoismo dei nostri affetti!

Canziana si lanciò come forsennata nel mezzo della camera, e rivoltasi

alla padrona — “Madonna, Madonna, gridava, egli è qui, è qui;... il

nostro angelo... il cuor nostro... Oh Signore Iddio... che tu sii

lodato... che tu sii benedetto!„.

Agnese non diè tempo a finire la parola. Surse con un movimento sì

rapido, che tutta ne scosse la camera, e, piantando in viso alla

governante due occhi incerti, dimandò... “Chi giunge?...„

“Il figliuol vostro! corriamogli incontro... Su via, non mi credete

forse?... l'ho udito io stesso, piange, piange il poverino; egli ha

bisogno di voi, egli dimanda la mamma„.

Ma Agnese non avrebbe saputo moversi dal posto; il suo sguardo era come

invetrato; sul suo volto non si cancellavano, nè tampoco si attenuavano

le traccie della sua muta disperazione.

Canziana rimase per un momento annichilata, poi disse fra se: “Un'altra

disgrazia! Dio mio, versate su me l'ira vostra; ma risparmiate questa

donna; risparmiatela, perchè essa è madre„.

Fu provida cosa che una momentanea debolezza velasse agli occhi

d'Agnese il quadro di un mutamento sì rapido ed inatteso. La soverchia

gioja l'avrebbe uccisa. Era bene che, fra un dolore disperato ed una

gioja senza misura, surgesse una fase neutra di sensazioni vaghe e

sbiadite, che contemperassero il presente colle memorie del passato.

L'improviso risvegliarsi della febre diede una scossa al sangue gelido

ed inerte dell'infelice. Nel male era la crisi.

Ma per tener conto di queste ragioni, volevasi più scienza e minor

cuore, che non possedesse Canziana. Il perchè la buona donna, appena

riavuta da uno sgomento, ripiombò in un altro forse non meno fatale.

Non le sembrò possibile, che un legger malanno si annunciasse con

sintomi così gravi. Il suo affetto per Agnese era troppo imperioso

per calmarsi alle ovvie consolazioni di chi ha il cuor spassionato.

Dubitò che l'infelice avesse perduta la ragione; e pregò Dio, che le

inspirasse cosa era a farsi pel meglio.

Il violento surgere d'Agnese, cagionato da una forza fittizia ed

anormale, si esaurì all'istante. Infatti non appena in piedi, brancolò

cercando un appoggio. E, se la pietosa compagna non fosse prontamente

accorsa ad ajutarla, sarebbe caduta. Raccolta da questa, e ricomposta

sulla sedia, chiuse gli occhi, e chinò il capo sul petto, come persona

che dorme. — Canziana non tentò altra volta di scuotere la sua inerzia;

e come avrebbe osato farlo, se l'infelice non si commoveva alla notizia

che il suo bambino era salvo?

Canziana, della cui mente abbiamo fatta una pittura modesta, era dotata

di un cuore sì amoroso e compassionevole, che poteva dirsi un modello

di carità. Ella non era di quelle creature, che, lanciate in mezzo a

subite difficoltà, languono sfiduciate, e pagano al male altrui un

sincero ma sterile tributo di lacrime e di strida. La buona donna,

anche in mezzo alle più gravi peripezie, soleva essere presente a

sè, teneva l'occhio sur ogni circostanza, sapeva prevedere ed operare

come chi reca negli imbarazzi altrui una intelligenza risvegliata e

pienamente estranea. Per la qual cosa, mentre il suo cuore andava a

brani pel dolore, la mente provedeva, e le braccia agivano, come meglio

potevano, pel minor male dell'infelice. Molte altre pietose al par

di lei avrebbero perdute le forze; ella ne raccolse quante ne aveva

bisogno per levarla di peso, e collocarla sul letto.

Lo stato di Agnese le dava gravissima pena: perocchè quella quiete non

era riposo ma letargo. — Dopo tanto trambusto, il sonno e l'inerzia

erano ben altro che sintomi di buon augurio. Nondimeno, vedendo

che Agnese era, o sembrava, tranquilla, pensò essere tempo di non

dimenticare un'altra persona. Laonde, proponendosi di ritornar sùbito

presso l'inferma, volò ad incontrare il nuovo arrivato.

Il poter stringere tra le sue braccia la cara creatura, che le era

costata tante angosce, non fu l'unica sorpresa di quel momento. Nè

Canziana fu la sola persona, che avesse ragione di meravigliarsi

dell'incontro inaspettato.

A chiarire questo mistero, c'è d'uopo tornar sui nostri passi, e

spendere alcune parole per rendere conto delle vicende di Gabriello.

Il Conte di Virtù vol. 2/2 Storia italiana del secolo XIV · 第 66 / 103 题