_Emilia_⁸² non imita Pampinea considerando le passioni umane e i casi
della vita e traendo dalle considerazioni sue ammaestramenti utili e
morali; non ostenta la prudenza e la discrezione di Filomena, e come
mostra di non comprendere dolori quali sono quelli di Lauretta e di
Elisa, vorrebbe far credere di non curare godimenti quali sono quelli
che consolarono e consolano Fiammetta e Neifile: per arte di seduzione
vuole persuadere che dall’amore di sé deriva un piacere di cui nulla e
nessuno la può privare, e sí fatto che ad altro amore non pensa e
d’altro amore non ha né pur coscienza d’aver desiderio:
Io son sí vaga della mia bellezza,
Che d’altro amor giammai
Non curerò, né credo aver vaghezza.
Civettuola! Non s’avvede poi che con l’impeto onde magnifica il
prepotente amore della Simona accerta che non le dispiacerebbe punto di
essere risottomessa alla forza di quella passione di cui si vanta
ribelle, né, per quanto astuta, s’invigila sempre in guisa da non
tradire talvolta un desiderio o i ricordi: cosí, nella sesta giornata
còlta in distrazione da Elisa regina deve pur confessare “soffiando non
altrimenti che se da dormir si levasse, che un lungo pensiero molto l’ha
tenuta lontana.„ Ma, del resto, quale spontanea e graziosa vivacità e
franchezza nel suo carattere! Canta prima di tutte e quando racconta è
impossibile dimenticarsi che lei sola può parlare in quel modo; e però
lo scrittore lascia che per sé medesima si faccia conoscere, e si cura
solo d’avvertire innanzi la sua prima novella ch’essa narra
_baldanzosamente_ e di ripetere innanzi alla decima, l’ultima — quasi ad
imprimere meglio il carattere di lei ripetendo la parola la quale ne
raccoglie l’intera espressione — “che prese a raccontare
_baldanzosamente_, quasi di dire desiderosa.„
Di novellare desiderosa non si perde in preamboli. Rapida sempre, alle
volte è incisiva nel suo discorrere, e ne’ suoi racconti quasi sempre è
un personaggio che dell’animo suo ha l’ardimento e la forza: però sembra
di comprendere la compiacenza di lei quando narra l’animosa difesa di
Giannotto in conspetto a Corrado, o la veemenza con cui Tebaldo in
conspetto alla amata donna maledice ai preti ed ai frati, dei quali
ancora non bisogna perdonare le ingiurie, o la fierezza di madonna
Dianora in presenza al barone amante e la fortezza con cui ella sostiene
la pena che la sua stessa baldanza le ha procurata.
Dunque bene Dioneo si rivolge a lei affinché, date a narrare le burle
che le mogli fanno ai mariti, tolga ogni titubanza alle compagne
cominciando per prima i racconti dei ridevoli casi con la libertà delle
frasi ridevoli, e bene Emilia, che male “si restringe sotto qualunque
giogo„, fatta regina, lascia, “come buoi al prato„, le compagne libere
al tema.