_Neifile_,⁷⁹ “non meno di cortesi costumi che di bellezza ornata„, è
giovinetta fra le giovani donne: ha diciott’anni, e di fanciulla
diciottenne l’irrequietezza e la giocondità, la fede religiosa, la pietà
per i forti dolori, l’ammirazione per la potenza d’amore; ha le paure e
le audacie: timorosa quando intravvede pericoli alla sua onestà; audace
ogni qual volta, per non parere ingenua ed inesperta, vuol mostrarsi a
dentro nei misteri dell’amore e nella conoscenza della vita. La
irrequietezza dell’animo suo manifesta quand’è fatta regina, proponendo
con brevi parole di cambiare di stanza, e comandando prestamente per
essere tosto ubbidita e prestamente volendo si ragioni per non perder
tempo; né si cura mai di preparare con lunghi preamboli alle sue novelle
l’animo di chi l’ascolta. E per le gaie novelle diffonde l’allegrezza
che le sale dal cuore: racconta essa di Martellino, che si finge
rattratto; di Chichibio cuoco che la paura fa di spirito pronto; di
Cecco giocatore che rimane in camicia per via.
Niuna delle donne sente come Neifile la pietà religiosa: con la novella
di Abraam giudeo essa prova come Dio si “dimostra verità infallibile
allorché coloro, che di lui dovrebbero dare testimonianza con le opere
buone, fanno il contrario„; con quella di Martellino avverte come male è
“beffare quelle cose che sono da riverire„, e tiene fin disposizione di
Dio s’ella in alcun giorno deve dar principio ai racconti, e da Dio
spera aiuto quand’anche debba narrare le burle di una moglie al marito
geloso: poi fatta regina, esorta di attendere nel venerdí e nel sabato,
piú tosto che a novelle, a preghiere al Signore.
E di che gentile pietà debb’essere capace l’animo suo, se con tanta
dolcezza dice il fiero caso di Girolamo che morí a lato all’amata!
D’amore parla con quell’entusiasmo e quel timore quasi religioso che è
proprio delle giovinette soltanto. L’amore è fatale, ed è impossibile
soffocarlo nel cuore in cui si è acceso, e male è il tentare di
soffocarlo, ché, o si spegne da sé medesimo, o non si spegnerà mai: “Oh
meravigliosa cosa è a pensare quanto sieno difficili ad investigare le
forze d’amore„! Ma amore è mite con lei, e di che gioia le sia prodigo
ella giovinetta, “tutta letizia nella stagione novella„, confida alla
sua fresca canzone e ai fiori cui parla, paragonando il suo innamorato
ad un fiore, e ai sospiri che non “aspri e gravi„ ma “soavi e caldi„ le
fuggon dal petto. Tale è Neifile; e le paure sue e la sua rattenutezza
di fanciulla che ama, palesa fin da principio, nel tempio, quando
Pampinea si rallegra per la venuta di Dioneo, di Filostrato e di
Panfilo.
“Neifile tutta nel viso divenuta per vergogna vermiglia, per ciò che
alcuna era di quelle che dall’un de’ giovani era amata, disse: Pampinea,
per Dio guarda ciò che tu dichi; io conosco assai apertamente niun’altra
cosa che tutta buona dir potersi di qualunque s’è l’uno di costoro, e
credogli a troppo maggior cosa, che questa non è (ciò è di accompagnarle
fuori Firenze), sofficienti, e similmente avviso loro buona compagnia et
onesta dover tenere, non che a noi, ma a molto piú belle e piú care che
noi non siamo. Ma perciò che assai manifesta cosa è, loro essere
d’alcune, che qui ne sono, innamorati, temo che infamia e riprensione,
senza nostra colpa o di loro, non ce ne segua, se gli meniamo„.
E come vaga e cara quando, coronata regina da Panfilo, diviene rossa in
volto e resta smarrita con gli occhi bassi, finché cessa il rumore delle
lodi che a lei levano ammirando gli astanti! Pure essa, cosí modesta
sino a che Dioneo non inanimisce lei e le altre donne con le lascive
novelle e non è indotta ad imitare le compagne, queste poi quasi vince
in ardire con la risposta che dà a Filostrato dopo la novella del
diavolo messo all’inferno.