Quell’onesto e tranquillo sorriso che di fra i baffetti e il pizzo esce
a rischiarare, meglio de’ grossi occhi, una faccia lunga e magra quanto
la faccia di Carlo quinto, e quell’umile dito che accenna all’alto del
ritratto, ove, entro una raggiera di sole, alcuni V, iniziale di
_veritas_, spiegano le parole scritte fuori all’intorno _“et in cælo
sicut in terra„_, insistendo nella mia fantasia vi si trasformano a
importuni segni di minaccia.
Pace, o don Secondo Lancellotti, accademico Insensato, Affidato et
Humorista! Io, pur di fuggire ai colpi del vostro scherno e della vostra
mano ossuta, parlerò di voi e con voi ai protervi che osano trarre la
cattività d’oggidí in paragone alla bontà d’altri tempi.
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Anche adesso, come nel 1623, quando l’abate don Secondo scriveva, “son
le povere donne per avventura piú de gli uomini soggette al mormorio de
gli _oggidiani_, quasi che _oggidí_ elle sieno piú che fossero mai
vanissime, con tanti sbellettamenti o lisci, e tante sorti di vesti e
per istravaganza e per valuta esorbitanti, e di rovina a’ poveri mariti
et alle proprie case„; ma non sanno essi gli _oggidiani_ che san
Girolamo, sant’Ambrogio, Cipriano, Grisostomo e Gregorio Nazianzeno
attestano con acerbe rampogne che pur del loro tempo “non solo le
maritate, ma le vergini mille sbelletti et impiastri si gettavano su ’l
viso„, adoperando in ispece il purpurisso, la cerussa e lo stibio. E
rimproverando alle signore la cura soverchia dei capelli e la smania di
averli biondi, non sanno che un re dei Persiani ed Elio Vero
s’attaccarono al mento una barba proprio d’oro e che l’usanza di
biondeggiarsi la testa al sole, per testimonianza di Tertulliano, era
fin delle donne germane e galle. Della rabbia che deriva alle donne per
la vista dei capelli bianchi rimane a confondere i brontoloni un
aneddoto di Macrobio intorno a Giulia figlia di Augusto, la quale, còlta
dal padre mentre si strappava capelli bianchi dinanzi allo specchio e da
lui interrogata se desiderasse piú tosto venir prima canuta o calva,
rispose che prima canuta. Onde Augusto l’ammoní dicendo: — Perché allora
ti rendi calva cosí giovane? — E ai tempi d’Ovidio le romane si facevano
recare di Germania le capigliature!
— “E che diremo di tant’oro che portano addosso _oggidí_, per collane,
manigli, pendenti, orecchini...., sí che molte fiate v’è di quelle non
hanno altro al mondo che quello che si vede loro attorno alla persona,
et ormai non è differenza fra l’artigiane e le nobilissime delle città?„
Ripeteremo, o meglio, se sapessero il latino dovrebbero ripeter quelli
che son sempre in doglianze, quanto in proposito dicevano Plauto,
Ovidio, Properzio e Plinio, — Ah ora è spinto tropp’oltre il lusso degli
abiti? Ma, e le vesti di porpora, di bisso o d’altro, che movevano i
predicozzi dei soliti santi Ambrogio, Girolamo, Giovanni, etc., e di cui
lasciò la descrizione Clemente Alessandrino? E quelle delicatissime e
sottilissime vesti, ricordate forse con dei brividi da Tertulliano,
sotto le quali traluceva la carne del petto e delle spalle?
Finiamola dunque con le citazioni e coi lamenti, e com’è vero il
proverbio che “bisogna comportare l’amico co’ suoi difetti„, cosí,
osserva don Lancellotti, “è necessario, se vogliamo vivere in questo
mondo, già che vi siamo stati mandati, comportar le donne con le loro
imperfezioni„.
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— “Che non si fa e commette _oggidí_ per questa benedetta roba? Chi non
vede come _oggidí_ è guasto il mondo? Non si può piú trattare _oggidí_
co’ mercanti, artigiani, bottegai.... Non ti dicono mai il vero. Non ti
osservano mai quel che promettono. Ti vendono una cosa per l’altra.
Tutte le mercanzie sono falsificate....„ Cosí, proprio come nel 1892 e
nel 1623, ai bei tempi di Salomone, d’Osea e di Grisostomo, i quali ci
tramandarono memoria della loro esperienza intorno ai ladronecci
commessi dai mercanti ingannando con la lingua, e con la mano
“numerando, misurando e pesando poco giustamente„. E a conforto delle
anime semplici che si turbano “quando sentono che fallisce qualche
mercante o banchiero, ma fallisce, come si dice, co ’l danaro in mano„,
ecco un raccontino del Fulgoso, scrittore cinquecentista:
“Avendo inteso Castruccio Castracani, signore di Lucca, che un mercante
ricco sotto nome di fallimento s’era ritirato e non compariva piú, e che
poco da poi, promessa non so che somma a’ creditori, era tornato al
banco o traffico, et aveva cominciato a fabbricar un gran palazzo, lo
fece metter in prigione e con un bando chiamati a sé tutti quelli
ch’avevano d’avere, comandò che fusse loro soddisfatto e l’avanzo se lo
pigliasse il pubblico, e poi fece impiccare il marcante per la gola....„
La qual severità, notava il Fulgoso, quando fosse in uso oggigiorno — se
pure non mancasse il numero necessario di carnefici — conterrebbe molti
dal rubare, e, noto io, non permetterebbe a piú d’un cassiere di
scappare in America a fare il galantuomo.
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— “Non potrei mai ridire quante volte io mi sia meravigliato in udendo
gli uomini giungere al termine di dolersi fino che le stagioni dell’anno
non corrono piú _oggidí_ come solevano....; che si fanno molte
variazioni di tempi in poco tempo, ora di nebbie, ora di pioggie; quando
di venti, quando di nevi; questa mattina ne travaglia il freddo, questa
sera affanneranne il caldo; oggi il sereno rallegra, dimani rattrista il
torbido....„
Nei diboscamenti trovan la prima causa di tali vicissitudini le gravi e
culte persone alla fine del secolo decimonono, ma al principio del
secolo decimosettimo la trovavano in vece.... nella riforma che avea
fatto del calendario papa Gregorio tredicesimo!
“Pochi giorni appunto sono che una persona di sessant’anni affermava
ricordarsi benissimo che bisognava già sul principio di maggio
alleggerirsi di vesti e che _oggidí_, o da quel tempo che quel papa mutò
l’anno, chi ben volesse, non può per lo freddo che talvolta segue fino
al giugno....„ Ma a toglier d’inganno _oggidiani_ simili a costui, don
Secondo radunò ricordi di strane stagioni e particolarmente di
rigidissimi inverni da Cesare, Livio, Orosio; da Matteo Villani, dal
Corio, dal Giovio, dal Bembo, dal Ghirardacci etc., e dal Sigonio questo
che vale per tutti: “L’inverno fu atrocissimo e seccò gli alberi e le
viti. Il ghiaccio del Po fu grosso di 15 braccia, che però gli uomini
per due mesi continui con le carra e bestie cariche ci passavano senza
paura alcuna, anzi per ispasso ci ballavano e giostravano l’uno contro
l’altro sicuramente„.
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Un disinganno anche per le mamme che all’osservazione ingenuamente
sagace del bimbo o della bimba prorompono tutte amore in una risata e
dopo un movimento della testa, il quale significa — che ne dite? —,
commentano serie serie: — I ragazzi d’una volta non erano certo cosí
acuti e furbi. — Pur troppo, aggiunge il nonno, “il mondo va sempre di
male in peggio e ne sa piú oggidí un putto di dieci che già un uomo
vecchio di sessanta o settant’anni„. Ma don Lancellotti allora sorride e
tende il dito alla verità: “Se fosse vero che l’istessa malizia
precorresse piú oggidí gli anni di quello che faceva, e che andasse
tuttavia crescendo e precorrendo, seguirebbe che non solo si potrebbe
pensare che si fosse per giungere, ma — stando che piú di 1500 anni sono
dicevano il medesimo, come asserisce Orazio, — che saremmo già a tal
termine che un putto d’un anno e manco assai starebbe a fronte di sapere
e d’operare con molti attempati„. E con un ragionamento press’a poco
uguale induce a ricredersi coloro i quali pensano che gli uomini “sono
_oggidí_ piú deboli e di statura piú piccoli di quello che mai fossero„.
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San Giovanni Grisostomo, poveretto!, si riscaldava in particolar modo
perché i giovanotti eleganti del suo tempo avevano “certi lacci, o
fiocchi che fossero, di seta alle scarpe„, e si doleva del loro
“specchiarsi, pettinarsi, farsi i ricci e profumarsi come le donne„;
Ateneo e Seneca rimproveravano ai loro coetanei “le delicatezze del
camminare e dell’adornarsi fuori di ordine e di misura„, e pure il
Petrarca e san Bernardo si scagliavano contro le vanità maschili. Poi si
verrà a dire:
“Quanto ci vuole _oggidí_ per vestirsi ognuno da par suo! Costano un
occhio i drappi e i panni e siamo venuti a termine che par vergogna ad
una persona di mezzana condizione il non vestir di seta, che già prima
né anche i gentiluomini ben ricchi quasi l’adopravano. Quante foggie
hanno trovate questi benedetti sartori; quante vanità sono introdotte
_oggidí_ da questi oltramontani, e tutte subito abbracciate da questa
nostra curiosa imitatrice de gli abiti forestieri e sciocca Italia!„
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Manca voglia, ozio e carta, ma molt’altre belle cose proverebbe don
Secondo con la sua meravigliosa erudizione. Proverebbe come sia storia
vecchia anche il digiuno di Succi, poiché “Alberto Magno scrisse aver
diligentissimamente osservato in Colonia un donna per trenta giorni
essersi astenuta di mangiare e bere niente, et un uomo cinquanta giorni,
eccetto che un giorno sí e l’altro no pigliava un poco d’acqua o di
vino„; proverebbe come non è nuova la filantropia di quei medici che
dimandano solo un centinaio di lire per un consulto, giacché anche
Pietro d’Abano, medico padovano del secolo decimoquarto, “quando aveva
da uscire della città per qualche infermo, non voleva manco di 50
fiorini„, e dimostrerebbe “che _oggidí_ non si veggono piú infermità di
prima„; “che l’eccesso del dar titoli, non solamente a’ signori e
príncipi, ma piú quasi a’ privati non è sí proprio d’_oggidí_, come
comunemente si crede„; “che l’uso della neve o del ghiaccio la state non
ha da rinfacciarsi al nostro secolo come eccessiva delizia d’_oggidí„_;
“che ’l comun lamento intorno alle gran doti, le quali bisogna dare alle
fanciulle o per maritarle o per rinchiuderle ne’ chiostri, non ha tal
fondamento di ragione, che ciò debba computarsi per miseria
d’_oggidí....„_
L’_Hoggidí, o vero il mondo non peggiore né piú calamitoso del
passato_⁷⁶ è in somma un gran bel libro per chi sia convinto come sono
io che
ciò che fu torna e tornerà nei secoli.