Andrea di Bartolommeo Barbazza fu, chi credesse ai suoi ammiratori
contemporanei, un grand’uomo. Per l’esperienza sua nelle “arti
cavalleresche„ acquistò nome come padrino in duelli, maestro e giudice
di campo in tornei e giostre, compositore di querele non solo fra
concittadini ma sí fra ragguardevoli personaggi stranieri che ricorsero
fiduciosi al suo consiglio; piú, quale cittadino benemerito ottenne
sommi onori in patria, a Bologna, dove a venticinque anni, nel 1607, fu
eletto degli “anziani„ e rieletto nella stessa carica nel 1616 e nel
’28, e nominato senatore nel ’46 e nel ’51 gonfaloniere; piú ancora:
egli ebbe lode di poeta “insigne„ e compose nientemeno che una “favola
tragicomica boschereccia„, _L’amorosa Costanza_; una favola musicale,
_Atlante_; un “intermezzo per musica„, _Apollo e Dafne_; un volume di
“lezioni accademiche„ e non so quanti sonetti stampati qua e là per le
raccolte¹⁷. Ma il gran fatto della sua vita fu in partecipare alla
liberazione di Giambattista Marini incarcerato a Torino e la grande
opera sua in difender l’_Adone_: egli fu protettore e amico del piú
famoso poeta del secolo XVII!
Tra le molte è memorabile questa lettera che il Marini gli aveva scritta
a Bologna dopo lo spavento della pistolettata del Murtola: “Veramente io
confesso di dover non meno alla memoria che V. S. serba di me et al zelo
che mostra alla mia salvezza, che alla protezione della fortuna, che con
particolar privilegio mi liberò di sí grave pericolo.... Son vivo, sig.
Barbazza, e godo piú di vivere nella grazia di V. S. che nella luce del
mondo; et credami che vive un suo servidore prontissimo a spendere in
suo servigio quest’avanzo di vita in quel fervore di volontà che si
richiede a tante obbligazioni. Io pensava di venire in persona a
servirla et a godere le delizie del carneval bolognese, ma questo
disturbo mi ha impedito.... Delle mie poesie non ho che mandare a V. S.,
perché tutti i pensieri mi son fuggiti dal capo al romor delle
archibugiate. Le Muse son come gli usignuoli, i quali se mentre stanno a
cantar sopra un arbore sentono lo scoppio del cacciatore, sbalorditi
dalla paura non vi tornano a trescar per un pezzo....„¹⁸.
Non è meraviglia dunque se il Barbazza di ritorno di Francia co’l
cardinale Ferdinando Gonzaga, del quale a trent’anni era divenuto
maestro di camera e co’l quale aveva viaggiato anche in Spagna; il
Barbazza, che da Caterina De’ Medici aveva ricevuto in dono una collana
d’oro e la croce dell’ordine di San Michele, e in Torino riceveva omaggi
come poeta e diplomatico egregio, s’adoperò affettuosamente a salvare il
poeta dalle calunnie e dalla prigione. Per amore del Barbazza il Gonzaga
s’uní con l’ambasciatore d’Inghilterra a impetrar il perdono del duca, e
il Marini libero e grato chiamò Andrea “difensore della sua
riputazione„¹⁹.
E che meraviglia se piú tardi il letterato bolognese assalí l’autor
dell’_Occhiale_ nelle _Strigliate a Tommaso Stigliani_, che stampò co’l
leggiadro pseudonimo di Roberto Pogommega?²⁰ Peccato che “per accidente„
rimanesse fuori da esse _Strigliate_ questo Sonetto “molto
galantissimo„, come fu detto dall’Aprosio che lo riferí nella sua
_Biblioteca_:
Mentre, Stiglian, vo’ pel tuo _Mondo_ in busca
E in lodarti il cervello mi lambicco,
Trovo che ’l naso in ogni buco hai ficco
Onde tanto saver non ha la Crusca.
È il tuo stil piú piccante di lambrusca
E del tuo _Mondo novo_ assai piú ricco,
Onde pien di stupor tutto m’incricco,
Ché il tuo splendor l’istesso Apollo offusca.
Han le tue rime cosí nobil metro
Che qualora con esse altrui scorreggi
Mi raccapriccio ed ascoltando impietro:
Che se canti d’amore o se guerreggi,
O se rompi agli eroi su ’l fronte il pletro
Nell’armonia con gli asini gareggi.