Motivo dei Repubblicani nel nominarmi membro del Governo Provvisorio.
È chiarito pertanto per prove manifeste, come io esperto del voto della
massima parte dei Toscani, e reverente a quello, mi fossi dichiarato
contrario alla Repubblica. Questo sapevano da tempo remoto i nemici
del Principato; e non potevano ignorare neppure come questo mio
concetto scendesse da esame diligente di fatti, non da mutata voglia,
compiacendo a cupidità di potere o a comodo privato. La voce pubblica,
come già avvertiva, diceva con particolare benevolenza proseguirmi
il Principe, nè mancavano persone intime in Corte, che siffatta voce
confermassero. Non vedevano i partigiani cosa che potesse farmi vago di
mutamenti; all'opposto ne vedevano moltissime che me dovevano rendere
affezionato al Governo Costituzionale. Considerando tutto questo,
pensarono, che, lasciatomi andare libero, prima di tutto non piccolo
discredito avrebbero toccato i loro disegni; e poi temerono che i
Costituzionali facilmente si sarebbero riuniti intorno a me come a
centro, ed io, rilevando lo smarrito coraggio di questi, disciplinassi
la Opposizione, e quanto macchinavano rendessi impossibile, o almeno
pieno di ostacoli. Io non voglio dire che si apponessero al vero
nello attribuirmi tanto credito nel Paese; imperciocchè le passioni
riscaldino i cerebri, e, secondo il consueto, vedano gli oggetti troppo
più grossi di quello che veramente essi sieno; nonostante non andavano
errati del tutto: ed invero, il sentimento universale, impressionato
da serie continua di dichiarazioni, me reputò sempre amico del Governo
Costituzionale. Malgrado le perfide arti di lunga mano apparecchiate
per farmi venire in odio alla gente,[169] e malgrado gli atti estorti
da prepotenza ineluttabile di uomini e di casi, vedremo i _buoni
Cittadini_ riporre in me fino negli ultimi tempi piena fiducia, che
reprimendo ogni eccesso, preservando da eventi luttuosi il Paese, senza
sangue, senza vergogna, senza scosse violente l'antico ordinamento
restaurassi.[170] Il Partito repubblicano, diretto non mica da gente
grossa, ma sì invece acuta e arrisichevole, non consentì mai, che le
uscissi di mano, disegnò ridurmi in sua potestà per adoprarmi a modo
suo, separarmi da tutti, circondarmi, sorvegliarmi, spingermi a suo
senno, coartarmi... Dove io fuorviassi... guai a me!
Io non mi sento abbastanza _Visconte_ per usurparmi il privilegio di
assassinare senza coscienza come senza pudore la fama altrui. Guardimi
il cielo da pensare, che i Capi di parte repubblicana macchinassero
disegni di sangue. No. Ma ogni fazione ha la sua morchia, e da questo
fondaccio si è visto sorgere sempre qualche uomo perverso; e le minacce
suonavano feroci; e le parole ardenti accendono gli spiriti a cose
immani, e le passioni politiche pervertono ogni sentimento morale. Il
fato di Pellegrino Rossi stava lì a spaventare i più arditi.
Il partito preso dai Repubblicani a mio riguardo apparisce dal
volermi Capo o Membro del Governo Provvisorio, non pure inconsulto,
ma repugnante e contendente. Niccolini, che fu gran parte delle
deliberazioni del Circolo nella notte dell'8 febbraio, può egli
supporsi che non abbia informato i convenuti del mio aborrimento dalle
macchinazioni loro? Può credersi che loro tacesse i miei rimproveri
e l'acerba repulsa? Certo non è da credersi; e allora egli deve avere
proposto lo espediente che a me medesimo, con fronte aperta, manifestò,
di costringermi a viva forza. D'altronde la violenza ormai era sistema
del Circolo, e vedremo più tardi come le fosse lasciata per regola
di condotta. — Se, falsando i fatti, si voglia sostenere che me ne
andassi volenteroso a concionare il Popolo in piazza, certamente queste
verità non si potranno conoscere; ma se si ritenga, come è vero, che il
Popolo invadente le Camere, il Popolo giù per le vie me solo chiedeva,
a me imperiosamente di mostrarmi ordinava, ed avvisato che ricusava
obbedire, e dell'audace risposta — io sto nell'Assemblea, mandava per
la seconda volta una turba molto, più numerosa della prima a rinnuovare
il comando con tanto furore, che il Vice-Presidente Zannetti,
Pensoso più d'altrui che di sè stesso,
prorompeva negli accenti: «Il Popolo non si frena; andate e predicate
rispetto alla vita, rispetto alle proprietà;» se si ritenga, dico,
che mi trovai portato di peso giù in piazza, sbattuto e abbattuto;
se si ritenga, che sospettosi inquisitori mi si cinsero alla vita, e
che furibondi ordinatori mi tennero in perpetua pressura, allora si
comprenderà che i Repubblicani mi portarono al Campidoglio sì, ma per
precipitarmi dalla Rupe Tarpea.
Chiunque sia, comecchè mediocremente versato nella storia delle
commozioni popolari, conosce che i Partiti, allora quando scelgono un
Capo, nol fanno già per darsi padrone, ma sì per avere un servo;[171]
e dove niente niente e' baleni ad eseguire i comandamenti loro, lo
spezzano. Di qui avviene che uomini reputati onnipotenti, inciampando
in un filo di paglia, stramazzino: ora, siccome di casi siffatti non
fu penuria ai dì nostri, non importa addurre esempj. L'Accusa non ha
cercato, e non gl'importava trovare, cosa che io conosco, ed è: che
se il 12 aprile non sopraggiungeva, una cospirazione, che si chiamava
repubblicana, _si era formata per rovesciarmi e per trucidarmi_.[172]
Da questa parte io mi guardava, ma la rovina venne dall'altra parte
dalla quale non mi badava, o nella quale riponeva fiducia di conforto
e di aiuto. E di ciò, a suo tempo, saranno addotti i motivi.