II

Si lamenta della sua infelice vita e soprattutto di essere abbandonato

dalle persone piú care.

De la fera infertá e angosciosa

radicata in diverse e forte pene,

la qual dentro e dintorn' al meo cor sento,

cura tal voi' pigliar per dilettosa,

qual fa lo 'nfermo, quando 'l gran mal mene, 5

che si compiange del suo sentimento,

e par ch'alleggiamento

alcun li sia, ed eo simil voi' fare;

le doglie dimostrare,

ch'eo soffero con grande compagnia, 10

in compianto vorria,

sí che, per gran pietá, chi ha potenza

di darne guerigion, vegna in voglienza.

Savem de certo ched alcuna cosa

tanto gentil nostro Signor non fene 15

quanto l'omo, né sí siali piacimento,

che poi l'ee fatto, fuli sí amoroso,

che li dé libertá di male e bene,

operar, quanto vole a suo talento.

E sí nond'è contento. 20

Noi sottoposti ci convene stare,

veder, né operare

cosa potem che diletto ne sia,

né avem signoria

di parlar a nessun che conoscenza 25

aggia con noi, e ciò n'è gran doglienza.

Ed anco maggior doglia e piú gravosa

aggiam che non di sovra si contene.

Conforto aremmo a ciò trapassamento;

ma, sperando d'aver nova gioiosa, 30

la contrara di gioia adesso vene

tal ch'al cor par voglia dar lungiamento:

tant'ha confondimento,

che contenti seremmo al trapassare,

anzi che dimorare 35

in esta vita sí crudele e ria,

non fusse che tal via

saven' nostr'alme terrèn ch'a perdenza

girèno senz'aver giammai redenza.

Piú greve pena assai e dolorosa 40

haven', ciò sono este fere catene,

che altra, und'io fatt'aggia mostramento;

ch'ell'è tanto crudele e sí noiosa,

che, se consolazion nulla ci vene,

tosto da noi li fa far partimento, 45

e lo grande tormento,

ch'haven' tuttor, ci fa rinovellare,

la noi' multiplicare,

ch'al corpo darci nullo non poria,

e a l'alma bailia 50

ha tolto: ché del mal far penitenza

non pònno aver, ben c'è gran cordoglienza.

E siam sotto signoria sí spietosa,

che giá nulla pietá di lor non vene

for' con di gente d'altro intendimento: 55

s'alcun l'avesse in cor, mostrar non l'osa;

ma quell'è leal detto che mantene

suo dire e opra a nostro increscimento.

Molto piò spiacimento

aven che lingua non porea contare, 60

e vedenci fallare

parenti, amici e mettere 'n obría.

Est'è la malatia,

di che fatt'ho compianto: gran fallenza

fan quei che 'n ciò potrèno dar guirenza. 65

A Pisa, meo lamento,

nostri tormenti deggi divisare:

per volere acquistare

e mantenere onore e signoria

aven' tal cortesia. 70

Consiglio ben chi di servirla ha 'ntenza,

guardisi non cadere a tal perdenza.

Rimatori siculo-toscani del dugento. Serie prima - Pistoiesi-Lucchesi-Pisani · 第 201 / 272 题