XI

Non potendo piú reggere alle amare pene che lo affliggono, si risolve

a parlarne, ma in forma coperta, perché non lo intenda un tal Corso.

Di dir giá piú non celo,

poi tante pene ho possa.

Doglia m'è 'n cor ripresa,

ch'è alcun non sotto 'l celo

ch'om' di tal vertú possa. 5

Donque 'l dir non ripresa

che di tai pene regno

fusse, con quale io regno,

over pur che di parte

in rea non fusse parte, 10

ch'altro sostenere omo

no le porea quale ho mò.

Dunque, se 'n dir disovro,

biasmo in me non giá monta

a cotal pena fèra 15

ché ad ognor' om' credo sovro

son di doglia tal monta,

che nol sofferea fèra,

e poi nel meo cor aggio

a lui voler coraggio 20

con pura contar fede,

unde mi scende fede,

se non poder mi manca,

ver' mia ragion sia manca.

Rappresento ove servo 25

sommisi il meo potere,

non giá per mia ignoranza,

uvi 'n cor sono e servo,

come cert'ho potere,

seguir sua magn'oranza. 30

E per piager che porto

fo d'ella in me un deporto,

imaginandol pena

a darmi affanno 'n pena:

a cosí mortal passo 35

son lá dovunqu'i' passo.

Che poi chiaro nel viso

la mia conobbe essenza,

fu ver' me adesso contra,

e in un'ora diviso 40

fui mai di gio' e senza,

poi fu pena mi contra.

Tanto crudel fu' punto

di dardo, il qual m'ha punto,

che giá alcun no di pare 45

fu sí como mi pare,

ch'ognora in morte vivo,

se par' voi piú vivo.

Se dir vòle soccorso

alcuno aver di porto, 50

u' gioi' potesse avere,

rispondo: — Sí son corso,

che non venire a porto

per mio spero savere;

ma se giá avenire, 55

se ciò farmi venire

poria, volesse tale,

che m'ha condutto a tale,

per creder parto nome,

cui sovra scritto ho nome. 60

Lo meo palese dire

ho, per non voler dire,

in parte scura messo,

e che a non dir sia me' so

a ciascun lo meo corso, 65

ché no' lo intenda Corso.

Rimatori siculo-toscani del dugento. Serie prima - Pistoiesi-Lucchesi-Pisani · 第 161 / 272 题