VI

Si lamenta ancora di dover tanto soffrire per essere servo d'Amore.

Considerando la vera partenza

c'ho fatta intera d'ogni vano amore,

e 'l gravoso dolore

ch'aggio sentito 'n sua star signoria,

pòte di gioia aver meo cor essenza, 5

poi che disfatto lui ho, meo guerrero,

e preso in disamore

ogni d'amanza sua cosa e poi via,

la qual quando seguía,

porgea tristizia in me d'ognunque pene, 10

non resentendo bene

d'alcun piacer, ma greve ogni doglienza;

unde miso a perdenza

avea mia mente, corpo, alma e core,

su' poderato essendo in me furore. 15

E quanto d'altro piú fui doloroso,

ciascun dolor di lui, lasso! sentendo,

tanto dico, gioiendo,

deggio portar via più d'altr'allegrezza,

poi che 'n vertá sono vero amoroso, 20

e, partito d'amore, amor prendendo

e diritta seguendo

d'anima voglia, che fu in iscurezza,

la qual giunse gravezza,

e reformando in lei iroso male, 25

imperciò ch'è penale

possa seguir diritta e torta intenza,

ma, or che dipartenza

ho di lui fatto, seguo ogni memòra

e quant'ontai con esso senza mora. 30

Non sentimento mai ebbi di gioia,

seguendo in lui voler fer' ed ontoso,

né mai ebbi riposo

per isperanza d'alcun ben che sia:

e che sembrav'a me bene, era noia 35

e ogni vero bene, oltra gravoso,

per che sempre angoscioso

viveva dimorando in tal follia.

Unde perduto avía

ogne vertú che mise in me natura, 40

sí che solo figura

mantenea d'omo e non punto scienza

e l'alta canoscenza

de la ragion, la qual or non tutt'aggio,

unde vivea ferale oltra selvaggio. 45

Del dolor che porgea in me mainera

chero ferma cagione adimostrare,

e volendo contare

com' riformava in me suo gran tormento,

non tormentava me di doglia fèra, 50

come sensibil corpo in dar penare,

ma solo in disiare,

tardando ciò che m'era piacimento;

ché non pò far contento

alcuna cosa u'om' non porti amanza, 55

tuttor sia 'n sua possanza,

e dove porti giá non possa avere.

Ah! che grev'è 'l dolere

u' solo perda alquanto d'ella viso:

dico tormenta, se disira fiso. 60

E non sentiva per lo su' operare,

ma cagion era in ciò ch'era operato,

unde segondo stato

di natura mi dava isvariamento;

farmi voler che non potea 'cquistare 65

e perder che gradivo avea 'cquistato

e 'n ciascun d'esti grato

porgiami svariato sentimento.

E tal suo creamento

adoperava in me diversa offensa, 70

e dico: — Om' per potenza

ciò ch'ha 'quistato amando u' prende gioia,

sed ei perde, poi noia

gli abbonda maggio che non fé il deletto,

per che nostra natura è in defetto. —  75

Com'operava in mevi il suo sentire,

tutto languir diviso ogni piacere,

al desentir dolere

da me diviso d'ognunque suo male,

e dammi noia in che ferm' ho gradire 80

e fammi che volea tutto isvolere

ed el desio podere

ch'era costretto a desiar infinale

e diverso, giá quale

non potea aver mai compimento 85

ed il suo potimento

diliberato in tutto aver disio,

sí che mis' ho in obrío

ogni sentir di lui fermo e ricordo,

stando a membranza di lui, mai sempre ordo. 90

Se disdegnanza Amore alcuna ha presa,

volendo apporre offesa,

ch'e' fui'n sua signoria, or ne son fòra,

di colui che restora

il tormento c'ha avuto ogni mio fallo 95

e che per vero sallo,

ni vorrea senza stato esser sua doglia,

per la qual credo in me piú gioi' s'acoglia.

Anco maggio difensa,

la qual misura sostien di ragione, 100

ha maggi' offensione,

ch'om non seguir dea mal tutto deletto,

né senta ov'ha defetto

maggiormente non donque ov'ha 'frissione

e corporale eterna confusione. 105

Rimatori siculo-toscani del dugento. Serie prima - Pistoiesi-Lucchesi-Pisani · 第 156 / 272 题