A MEO ABBRACCIAVACCA

Domanda schiarimenti perché egli abbia cuore scontento e volontá

imperfetta.

A te, Meo Abracciavacca, Dotto Reali, menimo frate dell'ordine

dei cavalieri di beata Maria, manda salute.

Pensando che lo cor dell'omo non si chiami contento in de lo

stato là' u' si trova; e sí come sono divizi li stati e le

condissioni dell'omo, cosí sono divize le volontadi. E per le

volontade, che sono diverse in del corpo de l'omo, perfessione

non si trova in intelletto, ma parte de le cose si puon sentire

per esperiensa e per ingegno; e ciò giudica ragione umana. E io,

conoscendo in me simile core e volontade per defettiva parte del

mio sentire, mi movo per fare me chiaro del mio difetto. E,

accioché scuritate riceva lume da quella parte che dar lo pò,

mando a te questo sonetto per tutte quelle cose che di sopra son

ditte. E risponsione mi manda di ciò che senti. E mostralo a

frate Gaddo e a Finfo.

Similimente canoscensa move

lo cor dell'om, che spesso si disforma,

sí come l'aire face quando plove,

che per contrario vento si riforma.

E venta puro e mostra cose nòve

in occhio d'om per parer non per forma.

A simil, parlo per intender prove

del meo defetto da ciò che piú forma.

E ciò è mezzo di principio fine,

e di fine principio naturale,

ch'assai paleze mostra, in cui figura

qual d'esti dui piú sente, e chi di fine

intenda, non che porti naturale,

per sé manda per compier la figura.

Rimatori siculo-toscani del dugento. Serie prima - Pistoiesi-Lucchesi-Pisani · 第 123 / 272 题