PRESENTIMENTO.

Sì; mi ha sorriso e m'ha baciata ancora,

Ma un freddo m'è rimasto in fondo al core,

Un buio, un vago senso di terrore!

— E l'anima m'ha detto a voce bassa:

— L'amore passa! —

Sì; come sempre m'ha serrato al core,

Ma son rimasta smorta smorta in viso.

Facea male a me stessa il mio sorriso.

Tanto me lo sentìa languido e stanco

Sul viso bianco!

Mi sfugge l'amor suo, come la sabbia

Serrata entro le dita fugge, fugge....

E nella febbre e l'ansia che lo strugge

Richiama a grida disperate il core:

Amore! Amore!

Io con ambe le mani copro il viso,

Per non veder la notte che s'avanza.

Ritta nel core, eterna, la Speranza

Guarda nel buio. Cerca nel lontano

Un raggio. Invano!

_MÉNAGE._

Oggi sposati. Ei la conduce a casa,

Del vago regno timida regina.

Ella a lui tien la mano stretta stretta,

Ed il bel volto trepida reclina.

Egli orgoglioso e lieto se la trae

Di stanza in stanza. — Ella così ritrosa

Tutta arrossendo rassomiglia un fiore

Che in un sarebbe e sensitiva e rosa!

Giunti sul limitar del vago nido

Ove a quest'uccelletto spaventato

L'ali frementi legherà Cupìdo,

Egli dinnanzi a lei s'è inginocchiato:

E: “A te fo voto consacrare intero

L'avvenire e la vita! Al mio desìo

Basti tu sola: e gioia e luce e gloria

Cercherò nel tuo sguardo, angelo mio!„ —

Sposi da un mese. Egli ritorna a casa

Allegro, frettoloso, impazïente:

Sale i gradini a tre per volta, e pensa

Che sopra attende un viso sorridente,

E porta, e braccia aperte ad incontrarlo:

Ella dalla finestra l'ha veduto.

E sempre corre ad aspettarlo fuori

Per dargli sulla soglia il benvenuto.

Linda, tutta freschezza e leggiadrìa,

D'un nastro azzurro i bei capelli adorni....

Egli la bacia, e poi: “Sposina mia,

Sai che diventi bella tutti i giorni?„ —

Sposi da quattro mesi. Ei torna a casa.

“Addio, Nina. Stai bene? È pronto il pranzo?„

Ella, le mani nere e il viso acceso,

Torna in cucina a far bollire il manzo. —

Sposi da un anno. Egli ritorna a casa

Stanco, di mal umore, impolverato:

Ella gli va ad aprire, ed è in ciabatte

E in abito da camera slacciato.

— “Eh! ci vuol altro! Non s'ha tempo o voglia

Di starsene allo specchio a far toletta:

Quel bimbo strilla tutto il santo giorno.

Che vita è questa, Vergin benedetta.„

Egli dalla poltrona la contempla

Così mal messa, spettinata tutta,

Intenta a spolverar tavola e sedie.

È dimagrita. Egli la trova brutta.

E la sua mente torna a un quartierino

Di poche stanze chiare ed eleganti,

Dal lucido mobiglio, dai tappeti

Morbidi, da' cristalli scintillanti.

E la sua mente fermasi e riposa

Sulla figura bella ed indolente

Di donna inciprïata e bionda e bianca

In lunga veste serica movente.

Ancora ne ricorda l'indirizzo.

Sicuro. — È un anno o più da che la vide....

— Intanto la sposina scarmigliata

Allatta il suo piccino e gli sorride.

Lirica · 第 33 / 73 题