CAPITOLO PRIMO.

Al cadere d'una bella giornata d'aprile dell'anno 1503 la campana

di San Domenico in Barletta sonava gli ultimi tocchi dell'avemaria.

Sulla piazza vicina in riva al mare, luogo di ritrovo degli abitanti

tranquilli che, nelle terricciuole dei climi meridionali specialmente,

sogliono sulla sera essere insieme a barattar parole al sereno per

riposarsi dalle faccende del giorno, stavano col fine medesimo

dispersi in varj gruppi molti soldati spagnuoli ed italiani, alcuni

passeggiando, altri fermi, o seduti, od appoggiati alle barche tirate

a secco, delle quali era ingombra la spiaggia, e, com'è costume delle

soldatesche d'ogni età e d'ogni nazione, il loro contegno era tale

che pareva dire: il mondo è nostro. Di fatto, lasciato loro il campo

migliore, si tenevano i terrazzani in disparte, dando così a questa

loro burbanza tacita approvazione. Chi per figurarsi questo quadro si

volesse rappresentare una simile radunata de' nostri soldati moderni

nella loro misera _uniforme_, sarebbe lontano assai dall'averne una

giusta immagine. L'esercito di Consalvo, le fanterie specialmente,

quantunque le meglio in arnese, e le migliori di tutta cristianità,

non conoscevano però, più di qualunque altra milizia del secolo XVI,

la stretta disciplina moderna, che è giunta a render simili un soldato

all'altro dalle scarpe al cappello. Qui invece, ogni uomo che facesse

il mestier dell'arme a piede o a cavallo, poteva vestirsi, armarsi ed

adornarsi come più gli piacesse; onde nasceva fra questa turba una

mirabile varietà e vaghezza nelle fogge, ne' colori e nel portamento,

dal quale si poteva facilmente conoscere a qual nazione appartenesse

ogni individuo. Gli Spagnuoli, per lo più serii, immobili, atteggiati

da bravacci, ed avvolti (o com'essi dicono _embozados_) nella _capa_

nazionale, dalla quale si vedeva uscir per di sotto la lunga e sottil

lama di Toledo; gl'Italiani loquaci e pronti al gestire, in sajo od in

farsetto colla daga pistolese appesa dietro le reni.

Al sonare della campana era cessato il susurro, e scomparendo la

maggior parte de' cappelli, le teste eran rimaste scoperte, perchè in

quel tempo anche i soldati credevano in Dio, e talvolta lo pregavano.

Dopo piccola pausa tornarono a luogo i cappelli, ricominciò il

bisbiglio; e benchè quella turba presa insieme avesse al primo aspetto

un non so che di gajo e di vivace, si poteva tuttavia facilmente

avvedersi, girando fra i diversi crocchi, esservi un motivo comune di

tristezza e di scoramento, al quale erano volte le menti e le parole

di tutti. Infatti il motivo era vero e possente. La fame cominciava

a farsi sentire fra i soldati ed anche fra gli abitanti di Barletta,

ove il gran Capitano, aspettando i tardi ajuti di Spagna, teneva

chiuso l'esercito di troppo inferiore a quello dei Francesi perchè

s'arrischiasse commetter la somma delle cose alla fortuna d'una

giornata.

Tre lati della piazza erano chiusi da certe povere case di marinaj e

pescatori, dalla chiesa e dall'osteria. Il quarto s'apriva alla marina,

ingombro, com'è costume di tali luoghi, di barche, reti e di altri

attrezzi pescherecci; ed all'ultima linea dell'orizzonte si vedeva

sorgere dal seno delle acque la bruna forma del monte Gargano, sulla

cui vetta andava morendo l'ultimo raggio del sole cadente.

Nello spazio frapposto, veleggiava chetamente un legno sottile; e si

volgeva tratto tratto per cercare il vento che soffiava incostante in

quel golfo, increspando qua e là a lunghe strisce la superficie del

mare. La distanza tuttavia della nave e la dubbia luce del crepuscolo

non lasciavano distinguere qual fosse la sua bandiera.

Uno Spagnuolo, che insieme con molti soldati era presso alla riva,

la guardava fisso, aguzzando le ciglia, ed attorcigliandosi certi

grandissimi baffi più bigi che neri.

--Che cosa guardi che sembri una statua, e non dai retta a chi discorre

con te?--

Quest'apostrofe d'un soldato napoletano, che non avendo ottenuta

risposta ad una prima domanda, se l'aveva per male, non mosse nè punto

nè poco l'imperturbabile Spagnuolo. Alla fine con un sospiro che pareva

uscire più da un mantice che dal petto d'un uomo, disse:

--_Voto a Dios que nuestra segnora de Gaeta_, che manda buon vento e

buon cammino a tanti che la pregano in mare, potrebbe mandar ora questa

fusta a noi che la preghiamo in terra, e non abbiamo da metter sotto i

denti altro che il calcio dell'archibuso! Chi sa che non porti grano e

provvisioni a quei _descomulgados_ di Francesi che ci tengono stretti

in questa gabbia per farci morir di fame...... _Y mala Pasqua me de

Dios y sea la primera que viniere, si a su gracia el segnor Gonzalo

Hernandez_[1] quando ha ben pranzato e meglio cenato gl'importa di noi

più che del _cuero de sus zapatos_[2].

--Che cosa può far Consalvo?--rispose con istizza il Napoletano,

contento di contraddire:--dovrà diventar pane per entrar in corpo ad

una bestia come te? Quando ne avrà, ne darà; e le navi che il malanno

loro ha portate nelle secche di Manfredonia, chi l'ha divorate?

Consalvo, o voi altri?--

Lo Spagnuolo un po' mutato in viso mostrava di voler rispondere, ma

fu interrotto da un altro del crocchio, il quale, battendogli sulla

spalla, scuotendo la testa, ed abbassando la voce, come per dar maggior

peso alle parole,

--Ricordati Nugno--gli disse--che il ferro della tua picca era a tre

dita dal petto di Consalvo il giorno che in Taranto per esser pagati

si fece quello strano scherzo.....; e se v'è stata volta in cui abbia

creduto che quel tuo collo nero dovesse far amicizia collo spago, è

stata quella..... Ti ricordi che si faceva schiamazzi da sbigottir un

leone? Si muove là il torrione del castello? (ed additava la torre

maggiore della rocca che mostrava il capo al disopra delle case) tanto

si mosse Consalvo, e freddo freddo..... mi par di vederlo..... con

quella sua mano pelosa scansò il ferro e ti disse: _mira que sin querer

no me hieras_......[3].--

A questo punto il volto bruno del vecchio soldato diventò più bruno la

metà, e per rompere un discorso che poco gli garbava, tagliò la parola

all'altro dicendo:

--Che cosa m'importa a me di Taranto, della picca, o di Gonzalo?

--Che t'importa?--ripigliò il primo sorridendo--Se vuoi dar retta a

Ruy Perez, e serbar libero il passaggio al pane per quando Dios _fuere

servido_ di mandarcene, non parlar tant'alto che Consalvo ti senta e

si ricordi di Taranto... Mezza parola è poco, e una è troppo, dice

l'italiano; ed uomo avvisato, mezzo salvato.--

Nugno rispose con un certo garbuglio, al quale la sua mente non pareva

avesse gran parte: l'avviso ricevuto lo metteva in pensiero suo

malgrado; volse con dubbio l'occhio in giro per veder se l'idea di

denunciare le sue poco misurate parole era nata in qualche cervello.

Quest'indagine per fortuna fu o gli parve rassicurante.

La piazza intanto era rimasta quasi deserta: l'ora di notte sonava in

castello, onde questo gruppo imitò gli altri che già s'erano andati

sciogliendo, e si disperse fra le strette ed oscure vie della città.

--Diego Garcia tornerà stasera--diceva camminando Ruy Perez--le buone

lance del suo terzo avran trovato da far caccia in campagna, e forse

avremo domani un pranzo migliore della cena d'oggi.--

I pensieri suscitati da una tale speranza troncarono a tutti le parole,

ed ognuno tornò in silenzio al proprio alloggiamento.

Nel tempo che si facevano questi discorsi, il legno che dapprima pareva

passasse al suo viaggio, s'era piano piano venuto accostando. Pose in

mare una barchetta nella quale scesero due uomini, che prestamente

vogarono verso la spiaggia; ed appena scostati, il legno maggiore,

spiegate tutte le vele, s'allontanò; nè più si rivide. Approdò il

battello nella parte più oscura della piazza, ed i due rematori

saltarono a terra. Il primo di questi stranieri, visto che in quel

luogo non v'era persona, si fermò ad aspettare il compagno che rimaneva

addietro occupato a caricarsi d'una valigia e di cert'altri impicci;

fatta la qual cosa condusse la barca alla punta d'un picciol molo

che serviva allo sbarco de' legni maggiori, quindi raggiunse quello

che, per quanto accennava la presenza ed una cert'aria d'arrogante

superiorità, non sembrava di condizione eguale alla sua, e che gli

disse come conclusione de' discorsi fatti durante il tragitto:

--Michele, è tempo dunque d'essere accorto; sai chi sono, e più non ti

dico.--

Michele intese benissimo la forza di queste poche sillabe; accennò col

capo che farebbe, e s'avviarono all'osteria.

Davanti alla porta principale di questa, sei pilastri sottili di

mattoni rozzi sostenevano un pergolato, sotto il quale erano parecchie

tavole disposte all'uso degli avventori. L'oste (il cui nome era Baccio

da Rieti, ma che per certi sospetti aveva dal popolo il soprannome di

Veleno, e così veniva chiamato da tutti) avea fatto dipingere fra due

finestre un gran Sole in rosso, al quale il pittore, secondo nozioni

astronomiche che non sono perdute ancora, aveva attribuito occhi,

naso e bocca, con certi raggi color d'oro, fatti a coda di rondine,

che di giorno si vedevano un miglio lontano. L'interno della casa

era diviso in due piani: uno stanzone terreno serviva di cucina e

di camera da mangiare; per una scala di legno si saliva al secondo,

ove l'oste abitava colla famiglia, e con qualche disgraziato quando

capitava a passar ivi la malanotte. L'uso comune d'Italia era in quei

tempi di cenare alle ventitrè: a quest'ora pertanto non si trovavano

colà che pochi soldati o capisquadra seduti sulla porta al fresco,

della compagnia del signor Prospero Colonna, che seguiva la fortuna di

Spagna: tutti giovani arditi, che quivi cogli altri bravi dell'esercito

avean costume di ripararsi. L'oste, che sapeva il suo mestiere, non

lasciava mancar loro nè carte nè vino; ed essendo uomo sollazzevole e

pieno di grilli, sempre piacevolmente ad ognuno diceva la sua; e così

intrattenendoli spillava loro i danari. Stava appunto Veleno ritto

sull'uscio, facendosi vento colla berretta, il grembiule alzato sul

fianco; e le parole, le risa e il romore andavano alle stelle.

Giunsero i due forestieri, e per non parer tali camminavano passo

passo, fermandosi spesso e cicalando fra loro; quando furono rimpetto

all'uscio, e 'l chiarore del focolare di dentro percosse loro nel

volto, apparvero vestiti nè più nè meno come ogni altro che fosse

quivi. Poco badò loro la brigata quando entraron dentro; se non che

uno, che era seduto più lontano, e stando all'oscuro aveva meglio

veduto costoro, non potè far che non desse in un _oh_! di grandissima

maraviglia, e dicesse mezzo rizzandosi: _il duca_!.... Il suono col

quale fu pronunziata questa parola mostrava dovesse esser seguita da

un nome; ma un leggiero volger d'occhio di colui che entrava, bastò a

rimandare questo nome in gola al soldato. Nessuno avea posto mente a

questo suo sbigottimento: un solo compagno che gli era presso gli disse:

--Boscherino! Che duca ti vai sognando? Pure non t'ho visto bere oggi.

Ti par egli luogo da duchi codesto?--Non parve vero a Boscherino di non

trovar fede, e d'esser tenuto pazzo o briaco; e senza entrar in altro,

volse destramente le parole, ritornando ai discorsi di prima.

Dietro i due entrati nell'osteria s'avviò Veleno colla sua rotonda e

bisunta persona e con una cera olivastra, barbuta e maliziosa, nella

quale si vedea un miscuglio che teneva del coviello e dell'assassino.

Senza molto scomporsi fece l'atto di far di berretta, e disse:

--Comandate, signori.--

Quegli che già sappiamo chiamarsi Michele, fattosi avanti, disse:

--Si vorrebbe cenare.--

L'oste si scontorse, e rispose con tuono afflitto, che si sforzò di far

apparire sincero,--Cenare? Vorrete dire mangiar un boccone alla meglio,

se pure si potrà metter insieme... Dio sa che cosa v'è rimasto in casa

in questa stretta d'assedio! Che prima un pane valeva un cortonese, ed

ora sta mezzo fiorino, e tanto lo pago io al forno.... A ogni modo

per signori pari vostri si ripiegherà.... m'ingegnerò....--E con

quest'esordio destinato, secondo l'usanza degli osti, a far pagar dieci

quel che val due, aperse un armadio, e trattone un tegame lo pose sul

fornello; e coll'ajuto del vento fatto col grembiule, e che alzava la

cenere sino al soffitto, fu presto riscaldato uno spezzato di capretto,

che al dir dell'oste era la sola vivanda che fosse a quell'ora in

Barletta, e dovea servir di cena ad un caporale che veniva per essa a

momenti; ma signori pari loro non si potevano mandar a letto a digiuno.

Comunque ella fosse, la vivanda fu gradita, e venne recata in

istoviglie di terra a fiori, insieme con un boccale dell'istessa

materia a larga pancia, e con un mezzo cacio pecorino duro come un

sasso, nel quale eran impressi i colpi di coltello degli avventori

antecedenti che avean già fatte le loro prove contro di lui. Il desco

al quale sedevano era in fondo alla sala, se si può dar un tal nome a

questa spelonca affumicata. Al capo opposto un gran cammino, con una

cappa da dodici persone, avea dalle due parti tre o quattro fornelli:

davanti era la tavola del cuoco; e dal mezzo di questa, a guisa di un

T, un tavolone stretto s'estendeva quant'era lungo il luogo, quasi

fino al muro dirimpetto, ove i due stavano cenando. Dal trave maestro

pendeva nel mezzo una lucerna d'ottone a quattro bocchini quasi spenta,

bastante appunto perchè altri non si rompesse gli stinchi nelle panche

e negli scabelli che attorniavano il desco.

L'oste, com'ebbe ammannita ogni cosa pel bisogno de' cenanti,

fischiando, com'era suo costume, se ne tornò sull'uscio, in quella

appunto che giungeva correndo sopra un muletto un uomo, il quale

balzato a terra senza toccare staffa, gridava:

--Su, giovanotti, allegri e coraggio, chè c'è buona novella: e tu

Veleno fatti in venti pezzi, e ci sarà da far per tutti. È tornato

Diego Garcia, e scavalcato a casa; ed or ora sarà qui per cenare:

saranno venti o venticinque buone spade, ed egli solo ne val quattro;

onde fa di trovarti all'ordine, e presto... Ebbene che fai? Sei

morto?... Muoviti.--

L'oste era rimasto a bocca aperta. Quei bravi rizzatisi attorniavano e

punzecchiavano il messo per sapere com'era andata la cavalcata.

--M'avrete morto--disse spingendoli e togliendosi loro di mezzo--e non

saprete niente. Parlate voi, o parlo io?

--Di' su, di' su--gridarono tutti insieme--che nuove abbiamo?

--Abbiamo la nuova, che torniamo stracchi morti ora proprio, che

siamo stati quattordici ore a cavallo senza un sorso d'acqua... (Ohè!

Veleno, una mezzetta da tre, fresco... ho la gola asciutta com'un pezzo

d'esca...) Ma quaranta capi di bestiame grosso, e settanta decine di

minuto già stanno in Barletta; e tre uomini d'arme prigioni, che, se

Dio vuole, sputeranno tanti bei ducati d'oro, come siamo cristiani

battezzati, se voglion riveder l'uscio di casa loro. Vi so dire che c'è

voluto del buono a scavalcarli ed averne le spade... (E questo vino lo

porterai prima di cascar morto?...) Menavano a due mani come saette:

uno, in ispecie, era in terra, e 'l cavallo ferito l'avea messo sotto,

e se gli gridava tutti: renditi, o sei morto; egli dava imbroccate con

un suo spadone, e se non gli si rompeva in un colpo che tirò al cavallo

d'Inigo, e che invece colse l'arcione ferrato, o ci bisognava finirlo

colle lance, o ci veniva ritolto. Pure al fine ha data a Diego Garcia

la mezza spada che gli era rimasta.--

Veleno in questa giunse col vino e versò da bere al narratore, il quale

gli disse:--Pur beato che sei venuto una volta!

--E come si chiama questo demonio?--domandò Boscherino.

--Non saprei... dicevano ch'è un gran barone franzese: un nome come

la Crotte... la... la Motta. Ora mi ricordo, sì, La Motta: un pezzo

di bestione, se vedi, che fa tremar la terra. Basta, la cosa è finita

bene, e sguazzeremo se Dio vuole.--Voltando poi l'occhio all'interno

dell'osteria:--E che fai?--gridava--traditore poltrone, che ancora non

metti al fuoco; vuoi che ti misuri le spalle con questa zagaglia?--

Ed entrava difatti per eseguir la minaccia, ma si fermò vedendo che un

gran pajuolo era già stato messo sopra una bracciata di quercioli, e

la fiamma andava prendendo, e s'innalzava crepitando, mentre l'oste

sudato e rosso, senza pensar più nè alla carestia nè all'assedio,

e sapendo che con Paredes ed i suoi compagni non era da scherzare,

correva per casa per dar ordine al tutto. In un lampo ebbe trovato

quanto gli faceva mestieri, e scotennando un agnello, parte ne mise

a bollire, e parte ne infilzò in due lunghi spiedi che pose a girare

sugli uncini de' capifuochi. La faccenda prendeva buona piega.

--Or bene--disse l'ordinator della cena--buon per te Veleno. Se costoro

giungevano, e non eri all'ordine, avresti provato quante libbre pesano

le cinque dita di Diego Garcia. Vado, e te li mando qui di volo.

--Oh Ramazzotto, non verrai tu con esso loro?--disse uno de' caporali.

--Come potrei venire? La compagnia sta tuttora a cavallo. Mi conviene

alloggiarla ed aver l'occhio al bottino, che è in piazza al castello;

e di notte le mani lavorano, ben sai; nè fra queste squadre manca chi

le sappia adoperare. Fieramosca, Miale Brancaleone e tutti i nostri

son costì all'erta, ed a noi è commesso che non nascano scandali; agli

Spagnuoli un'altra volta. A chi tocca, tocca.

--S'ell'è come tu di'--riprese Boscherino--ne verremo teco ed

ajuteremoti.--Su, di buona voglia, compagni; quest'uom dabbene ha più

miglia in corpo che non abbiam noi, e si vuole soccorrerlo.--Così

usciti dall'osteria s'avviarono parlando delle brighe del giorno verso

il luogo ove la compagnia di Ramazzotto lo stava aspettando. Questi

tirandosi dietro per la briglia la sua cavalcatura, se ne veniva

attorniato, narrando e rispondendo, e Boscherino seguiva tutto inteso

a ciò ch'egli sapeva dire; quando si sentì tirare per la cappa, e

volgendosi vide nell'ombra un uomo, che riconobbe per uno di que' due

che avea lasciati cenando nell'osteria.

--Boscherino--gli disse sottovoce fermandolo, mentre gli altri

seguivano la loro via--il duca ti vuol parlare: non ti sbigottire, chè

non vuol farti un male al mondo. Però sta sull'avviso, e sii accorto.

Andiamo.--

A Boscherino si mise la febbre addosso udendo queste parole, e disse

che appena si poteva udire:--Siete voi D. Michele?

--Sì, son io: taci, e portati da quel valent'uomo che sei.--

Boscherino era stato caposquadra del signor Gio. Pagolo Baglioni,

e di altri signori italiani, e nelle guerre del tempo s'era sempre

portato da valoroso; nè v'era uomo che curasse meno di lui mettersi ad

ogni sbaraglio, tanto che facendosi la compagnia di 500 fanti e 100

archibusieri per ordine del signor Prospero, onde condursi in ajuto di

Consalvo, era stato fermato con soldo ragguardevole, e si faceva di lui

grandissimo conto.

Ma l'animo suo, quantunque sicuro, nol potè regger tanto che le parole

udite da D. Michele, e 'l dover ritornare, sapendo a chi fra momenti

si sarebbe trovato innanzi, non gli facesse tremar le ginocchia; e se

avesse potuto scegliere, avrebbe tolto di scagliarsi piuttosto contra

dieci spade che andare dov'egli andava. Ripensando alle cose passate

poco prima, ben s'appose al vero, e disse fra se:

--Troppo son certo ch'egli m'ha udito quando dissi _il duca_... Il

diavolo dell'inferno mi mosse la lingua... eppure era discosto, e

non mi pare d'aver alzato tanto la voce. Ma dove non giungerebbe

quell'anima dannata... Ed ora che malanno sarà venuto a far qui?--

Con questi pensieri furono all'osteria. La sola gente di casa era in

cucina. Il duca s'era fatto condurre nella camera ove dovea dormire,

che era sopra il camerone della cena; e le tavole del soffitto essendo

mal connesse, lasciavano tanto di spazio che si poteva vedere ed udire

ogni cosa di sotto.

All'oste era bensì passato un sospetto pel capo che costui non fosse

quello che si mostrava; ma stretti dal nemico soltanto dalla banda di

terra, capitavano quivi per via di mare ogni qualità d'uomini; nè si

faceva gran caso d'un viso che non fosse appuntino degli ordinarj.

Salirono la scala D. Michele e Boscherino, e vennero alla camera

dov'era il duca. Un letto ricoperto di sargia bigia, un piccol desco,

e pochi sgabelli erano il solo mobile della stanza. La lucerna, che si

veniva smorzando, col vento che fece la porta aprendosi, si spense; e

Boscherino, mentre D. Michele andò per altro lume, si trovò quivi allo

scuro col duca. Rimase immobile dov'era, rannicchiandosi al muro, non

osando far parola e nemmeno quasi fiatare, e stupiva di ritrovarsi così

dappoco, egli che non stimava persona al mondo. Ma il sapere d'essere

alla presenza di quel maraviglioso e terribile uomo, il sentirselo

tanto vicino, che, nel silenzio in cui stavano amendue, poteva udirne

il respiro frequente, tutto ciò suo malgrado gli metteva tal brivido,

ch'egli si dolea d'esser vivo. Tornò D. Michele col lume e fu visto

il duca seduto sulla sponda del letto. La sua presenza era d'uomo che

non ha saputo mai che cosa sia riposo nè di mente nè di corpo. Ben

complesso ed asciutto di membra, di statura poco più dell'ordinaria,

aveva in ogni sua mossa un non so che di tremolo che non si potrebbe

descrivere. Vestiva una cappa scura con maniche a larghe strisce ed

a riprese. Una daga sottile in cintura, e la spada era sulla tavola

con un cappello adorno d'una sola penna nera. Teneva i guanti alle

mani, ed alle gambe stivali grossi da viaggio. Volse ai due venuti un

viso pallido, colle guance infossate e sparse di macchie livide, con

baffi e barba rossetta, piuttosto lunga, che scendeva sul petto in due

liste. Al suo sguardo poi sarebbe impossibile trovare al mondo nulla di

somigliante. A voglia sua, ora più saettante di quello d'una vipera,

ora dolce come l'occhio d'un bambino, ora terribile come la pupilla

sanguigna della jena.

Guardò Boscherino che s'era fatto la metà, e stava sempre nello stesso

luogo, come se avesse aspettato la sentenza del capo; e lo guardò in

modo da torgli ogni timore: ma Boscherino sapeva chi egli era, nè si

rassicurò punto.

--M'hai riconosciuto Boscherino--gli disse--e l'ho caro; sempre ti

tenni per uomo di fede e dabbene; e se non mi venivi innanzi t'avrei

cerco. Ben sapevo che eri qui. Non far parola con persona che m'abbi

veduto. Sai che posso rimunerarti de' tuoi servigi; nè il farmi

dispiacere ti gioverebbe gran fatto.--

Il caposquadra troppo sapeva ch'egli diceva il vero, onde rispose:

--V. E. Illustrissima può far di me ogni sua voglia, e le sarò come

le fui sempre fedel servitore. Nè la mia vita passata credo le possa

dare indizio contrario. Solo prego l'E. V. mi faccia degno di dirle due

parole con libertà.--

Avendogli il duca accennato che dicesse, riprese:

--Voi aveste la mia fede, glorioso signore, nè vi verrà meno mai in

eterno. Ma qualcuno può avervi veduto. Se la cosa si divulgasse, ed io

uscissi di qua, potrebbe venirmene dato carico, senza ch'io ci abbia

una colpa al mondo. Ond'è che non vedo strada d'uscirne coll'onor mio.

--Va--rispose il duca--sta di buona voglia, ed attendi ad esser uomo

dabbene, nè ti darò carico che non meriti. Al fatto mio accade lo star

nascosto soltanto per poche ore; passate queste, sappia ognuno e dica

ciò che vuole, però non esca mai dalla tua bocca, per quanto stimi la

grazia mia.--

Boscherino non rispose a queste parole; soltanto abbassò il capo in

atto riverente, facendo il viso di chi si vuol mostrar pronto ad

obbedire, e non ha altro timore che di non esser creduto obbediente

abbastanza. Tolse licenza, e camminando all'indietro con molti inchini,

uscì della camera, e gli parve mille anni d'essere in istrada. Dopo

alcuni minuti venne fuori anche D. Michele; trovò la camera che gli era

destinata, vi si chiuse; ed il piano superiore dell'osteria per quella

sera rimase tranquillo come se fosse disabitato.

Ettore Fieramosca: ossia, La disfida di Barletta · 第 10 / 46 题