III.

Da mille parti, sol per fama, core

Diverse genti a rimirar le membra

Che, essendo spente, par che viva ancora,

E del suo spirto par che si rimembra.[574]

Ogn’uomo il vede, quivi ogn’uom l’adora,

E pien di maraviglia gli fa onore.

Deh! qual selvaggio core

Non lacrimasse forte di dolcezza,

Vedendo l’opre sante e l’umil viso?

Se, adunque, è un paradiso

Il corpo al mondo e tanto qui si prezza,

Che ha a veder di spirto la bellezza?

O felice alma, che giammai non torse

Il santo piè dal dritto suo cammino,

Sempre sprezzando quel che ’l mondo brama!

Se non andiamo errati, in questa canzone è una grande delicatezza

di squisito ed affettuoso sentire. In generale, però, è ben vero che

volendo giudicare i componimenti poetici del Savonarola solamente dal

lato dell’arte, dovremmo assai spesso esser molto severi; perchè v’è

una soverchia e continua negligenza della forma, ed il concetto stesso

di rado si eleva all’altezza d’una vera creazione poetica. Nondimeno,

questa lettura ci accresce sempre la stima dell’autore; perchè quando

la vera poesia manca ne’ suoi versi, noi la troviamo nel suo cuore;

essa non è in lui disciplina della mente, ma vita e realtà dell’animo.

Trasparisce, è vero, a balzi e di rado; ma pure, vien fuori tanto più

luminosa, quanto meno l’autore sembra esserne consapevole.

Il Savonarola dettò ancora alcuni componimenti latini, i quali, sebbene

non serbano nessuna misura di verso, si possono chiamare poesia, in

quanto che prendono a modello i Salmi. In uno di essi egli celebra le

lodi del Signore, e dice: «Io ti cercai per tutto, ma non ti trovavo.

Interrogai la terra: Sei tu il mio Dio? E mi rispose: Talete s’inganna;

io non sono il tuo Dio. Interrogai l’aria, e mi rispose: Ascendi ancora

più alto. Interrogai il cielo, le stelle, il sole; e mi risposero:

Colui che ci ha fatto dal nulla, quegli è Iddio; esso empie il cielo

e la terra, esso è nel tuo cuore. Io, adunque, o Signore, ti cercavo

lontano, e tu eri vicino. Interrogai allora gli occhi, se tu eri

entrato per essi; e risposero di non conoscere che i colori. Interrogai

l’orecchio, e rispose di non conoscere che il suono. I sensi, adunque,

non ti conoscono, o Signore; tu sei entrato nell’anima mia, tu sei nel

mio cuore, ed operi in me quando io faccio le opere di carità.»[575]

E così vi è sempre, in ciò che scrive il Savonarola, qualche cosa che

lo spinge in alto: vi è una santa e nobile aspirazione che, rompendo

l’involucro d’una forma spesso ostinatamente ribelle, ci fa sentire la

sua grandezza morale; ed obbliga ciascuno a riconoscere, che se egli

non era sempre poeta, poteva però esser sempre soggetto d’altissima

poesia.

La storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi, volume 1 (of 2) · 第 43 / 53 题