Da mille parti, sol per fama, core
Diverse genti a rimirar le membra
Che, essendo spente, par che viva ancora,
E del suo spirto par che si rimembra.[574]
Ogn’uomo il vede, quivi ogn’uom l’adora,
E pien di maraviglia gli fa onore.
Deh! qual selvaggio core
Non lacrimasse forte di dolcezza,
Vedendo l’opre sante e l’umil viso?
Se, adunque, è un paradiso
Il corpo al mondo e tanto qui si prezza,
Che ha a veder di spirto la bellezza?
O felice alma, che giammai non torse
Il santo piè dal dritto suo cammino,
Sempre sprezzando quel che ’l mondo brama!
Se non andiamo errati, in questa canzone è una grande delicatezza
di squisito ed affettuoso sentire. In generale, però, è ben vero che
volendo giudicare i componimenti poetici del Savonarola solamente dal
lato dell’arte, dovremmo assai spesso esser molto severi; perchè v’è
una soverchia e continua negligenza della forma, ed il concetto stesso
di rado si eleva all’altezza d’una vera creazione poetica. Nondimeno,
questa lettura ci accresce sempre la stima dell’autore; perchè quando
la vera poesia manca ne’ suoi versi, noi la troviamo nel suo cuore;
essa non è in lui disciplina della mente, ma vita e realtà dell’animo.
Trasparisce, è vero, a balzi e di rado; ma pure, vien fuori tanto più
luminosa, quanto meno l’autore sembra esserne consapevole.
Il Savonarola dettò ancora alcuni componimenti latini, i quali, sebbene
non serbano nessuna misura di verso, si possono chiamare poesia, in
quanto che prendono a modello i Salmi. In uno di essi egli celebra le
lodi del Signore, e dice: «Io ti cercai per tutto, ma non ti trovavo.
Interrogai la terra: Sei tu il mio Dio? E mi rispose: Talete s’inganna;
io non sono il tuo Dio. Interrogai l’aria, e mi rispose: Ascendi ancora
più alto. Interrogai il cielo, le stelle, il sole; e mi risposero:
Colui che ci ha fatto dal nulla, quegli è Iddio; esso empie il cielo
e la terra, esso è nel tuo cuore. Io, adunque, o Signore, ti cercavo
lontano, e tu eri vicino. Interrogai allora gli occhi, se tu eri
entrato per essi; e risposero di non conoscere che i colori. Interrogai
l’orecchio, e rispose di non conoscere che il suono. I sensi, adunque,
non ti conoscono, o Signore; tu sei entrato nell’anima mia, tu sei nel
mio cuore, ed operi in me quando io faccio le opere di carità.»[575]
E così vi è sempre, in ciò che scrive il Savonarola, qualche cosa che
lo spinge in alto: vi è una santa e nobile aspirazione che, rompendo
l’involucro d’una forma spesso ostinatamente ribelle, ci fa sentire la
sua grandezza morale; ed obbliga ciascuno a riconoscere, che se egli
non era sempre poeta, poteva però esser sempre soggetto d’altissima
poesia.