ERBA.

Erba Superiore. — Il suo panorama. — La sua storia. — Il castello

e la villa Valaperta. — Pravalle. — Il torrente Bocogna. —

Villa Conti. — Erba Inferiore. — Pretura, ufficio telegrafico,

albergo e botteghe. — Il caffè e gli _amaretti_. — Il teatro.

— Ville Clerici e Brivio. — Vill’incino. — Mercato d’Incino. —

_Liciniforum._ — Lapidi. — Ninfeo antico. — Fatti storici. — Il

mercato del giovedì.

Questa borgata, che dà il suo nome al bellissimo territorio che

vengo dichiarando al lettore, distendendosi su d’una eminenza a mo’

d’anfiteatro per quelli che la riguardano venendo dalla Malpensata, fa

sì che alla parte più alta si assegnasse il nome di Erba Superiore, ed

è certo la migliore, perocchè domini una quantità maggiore d’orizzonte,

potendosi spingere l’occhio sin là presso Cesana e Galbiate, e vedere

il Monte Baro, e via via quelle ridenti colline che finiscono alla

Montevecchia, e quella ridente estensione della Brianza co’ suoi

infiniti villaggi; mentre poi da sinistra si posa sui colli placidi e

d’insensibil pendío di Proserpio, colla biancheggiante sua chiesa che

s’avanza fin sull’estremo limite d’un promontorio, su Castelmarte e

sui denti o corni di Canzo e sull’Alpe di Carella che, massime all’ora

del tramonto, si veste delle più calde tinte che mano mano si vengono

trasformando in auree, poi in porporine, quindi in violacee, finchè

l’ombra notturna non le abbia confuse nell’uniforme bruno.

Era certamente nell’ammirazione di questo stupendo panorama che lo

scrittore d’_Angiola Maria_ esclamava:

O monti, o vette aeree,

O piani d’Erba, addio!

O valli, o poggi placidi

Dal fertile pendío,

Asil soave e muto

Di rustica beltà;

Io v’amo, io vi saluto

Con mesta voluttà.

Salvete, o voi tranquille

Innumere borgate,

Liete cosparse ville,

Campagne invidïate!

Io v’amo, e in cor vi sento

Com’inno del mattin,

Come il primiero accento

Dell’italo bambin.

Erba non può contare, è vero, una storia ricca di avvenimenti; ma

per l’aiuto dato all’armi milanesi alla battaglia da questi ultimi

combattuta contro gli aderenti del Barbarossa nel nove agosto 1160 —

fu una nobile e generosa azione — s’ebbe il diritto di cittadinanza,

che le fu mantenuto anche in seguito e da Ottone Visconti, e dagli

Spagnuoli e dai Tedeschi. Di più ne dice il prevosto Annoni nella sua

_Memoria storica e archeologica intorno al Pian d’Erba_, cui rimando

il lettore, per non essere tratto dall’amore degli storici studî a

cingermi la giornea e mettere a cimento la pazienza di lui.

Attivamente poi partecipa il suo territorio all’industria che meglio si

fa alla Brianza, alla serica vo’ dire, potendo contare oltre quaranta

filande e quaranta filatoi, e così vien presso agli altri distretti di

Oggionno, di Vimercate e di Lecco, che si additano come i meglio dotati

in Lombardia di congeneri stabilimenti.

Sull’angolo sinistro d’Erba Superiore sorgeva un tempo, come del resto

si riscontra in ogni terra di qualche importanza, il castello, ora

convertito alla più felice villeggiatura de’ signori Valaperta, dove

più d’una volta vidi ospite quel valoroso campione dell’arte pittorica

moderna che è Francesco Hayez.

Di sotto al castello si avvalla con grazioso effetto il terreno, epperò

vien detto Pravalle, pel quale un dì precipitavasi il torrente Bocogna,

menando i soliti guasti de’ suoi pari; ma i Valaperta ne rivolsero a

bene le acque, facendole servire ad una filanda o filatoio.

Sul ciglio dell’opposta eminenza, al di là di Pravalle, si pavoneggia

la elegante villeggiatura de’ signori Conti, che divide coi Valaperta i

vantaggi della fortunatissima posizione.

Erba Superiore è occupata per lo più da ville o case da villeggiatura:

il movimento principale è nondimeno in Erba Inferiore. La borgata è

dotata di Pretura, di ufficio telegrafico e di albergo: ha tutte le

botteghe occorrevoli al vitto, come in una città; massime le carni vi

si trovano eccellenti dai villeggianti; al suo caffè, elegantemente

riaddobbato di fresco e famoso pe’ suoi _amaretti_, sorta di pasticcini

torrefatti e che contendono il primato con quelli di Saronno, nelle

ore pomeridiane d’autunno vi convengono i signori e le eleganti dei

dintorni, sia venendovi a piedi, sia cogli equipaggi, felici del

vedersi gli uni gli altri; perocchè, del resto, la sosta avvenga in una

via ristretta e senza attrattiva di sorta.

Sulla vetta dell’eminenza su cui seggono le sue case, il pittor Rosa,

nel grandioso caseggiato da lui fabbricato e che affitta nelle ferie

autunnali a famiglie per lo più milanesi in distinti e ammobigliati

appartamenti, costruì un teatro, nel quale in quella stagione recita

talvolta qualche drammatica compagnia sviata.

O per la postale, o per sentieri si discende nel sottoposto piano

a Vill’Incino, dove sorge la prepositurale nella cui giurisdizione

è Erba. Scendendo per la prima, al risvolto trovasi la villa già

Clerici, ora Mazzucchetti, che ognun veggendo augura veder tramutato

in albergo, tanto se ne sente il bisogno e propizia ne appaia la

posizione; ed a fianco di essa al principio della via che si interna

e guida a Lezza sorge altra villa de’ signori Brivio ed un filatoio.

Proseguendo invece per la postale, dopo la Clerici, a un centinaio

di passi si è alla suddetta prepositurale. Alquanto più in là è

Incino, o Mercato d’Incino, che, comunque spopolato tutti i dì della

settimana all’infuori del giovedì, in cui v’è l’antichissimo mercato

con opportuni portici e che diè nome al paese, pure ha memoria di fatti

storici. Eravi certo una colonia romana e vi si trovarono sepolcri e

ossa giganti e armature dell’epoca. Chiamavasi allora _Liciniforum_,

ossia foro o mercato di Licinio, dal nome di qualche pretore o patrono

che vi comandava la stazione militare, o la colonia; onde il conservato

nome di per sè vale a scalzare d’ogni fondamento la pretesa di chi

volle collocare _Liciniforum_ nel luogo del poco discosto Parravicino.

Del tempo romano qui si sterrarono e lessero due lapidi.

La prima:

Herculi

C. Metilius

Secundus

Votum Solvit Libens Merito.

La seconda:

Jovi Optimo Maximo

Cœsia Tullii Filia

Maxima

Sacerdos

Divae Matidiae[40].

Una terza lapide importa poi di qui riferire, come rinvenuta in alcune

escavazioni, perchè forse fa cenno di un ninfeo qui esistito:

Lymphis Viribus Quintus Vibius

Severus votum solvit.

Anche più tardi, nel medio-evo, da Landolfo da Cardano, arcivescovo di

Milano (979-998), venne Incino eretto in capitanato, investendone della

suprema autorità un suo fratello, come aveva egualmente fatto degli

altri due capitanati di Carcano e Pirovano con Missaglia. I Comaschi e

i Torriani, combattendo Ottone Visconti arcivescovo di Milano e capo di

parte nobilesca, lo diroccarono. Su queste terre, in età più inoltrata,

fervendo le lotte guelfe e ghibelline, la fazione guelfa portò

desolazione e morte, soqquadrando ogni avere e commettendo i più infami

assassinî.

Era poi Incino la pieve più vasta ed importante dell’arcivescovato di

Milano, e fino dal 1288 contava sotto la propria giurisdizione sessanta

chiese. Alla sua prepositurale andava inoltre aggiunta una collegiata

di più canonici, che San Carlo, nel 1584, trasferì alla, prossima

chiesa di Vill’Incino, avendo trovato spopolato il paese. Quella chiesa

antica è per altro degnissima, per la sua vetustà, di osservazione.

Il giovedì, frequentatissimo è ora il mercato anche da’ villeggianti

de’ dintorni; ma verso il meriggio si dirada il concorso, e poco poco

il vecchio mercato di Incino ricade nel primitivo silenzio e nella

solitudine.

Con tutto ciò vi sono due decenti alberghi, dove trovan alloggio

benestanti famiglie sempre nella stagione autunnale, e alle quali

appunto la quotidiana solitudine toglie soggezione e aggiunge quella

maggiore tranquillità che si accorre appunto dalla città a ricercare in

campagna.

Il Lago di Como e il Pian d'Erba: Escursioni autunnali · 第 122 / 177 题