LA VILLA AMALIA.

La villa Amalia. — Guido Carpano e il convento di S. Maria degli

Angeli. — L’avv. Rocco Marliani. — Il palazzo, il giardino e

il bosco. — Il monumento a Parini. — Monti e Foscolo ospiti. —

Episodio della Mascheroniana. — La torre.

Ridiscesi a Crevenna, proseguiamo la via che ci condusse da Lezza, e

dopo qualche centinaia di passi, ci ritroviamo ad Erba superiore.

Noi riserbandoci a veder il paese, per ora arrestiamoci qui davanti

alla villa Amalia, che ha innanzi vaghi tappeti d’erba e vasto

piazzale. Due facciate ha la villa; l’una riguarda al giardino, l’altra

alla corte: a quella cresce grandiosità una gradinata e un padiglione;

a questa bellissimi bassorilievi in terra cotta; ma l’ingresso è per un

cancello da questa parte che sta di fronte ad Erba. La chiesa laterale

ti rammenta subito che un dì potesse essere questo luogo un convento.

Infatti vi fu fabbricato da Guido Carpano e dalla chiesa fu detto di

Santa Maria degli Angeli.

Francesco Del Conte vi stabilì i Cappuccini; passò di poi ai Filippini;

finchè al principiar del secolo corrente, l’avvocato milanese Rocco

Marliani, consigliere della Corte d’Appello, l’acquistò, e su disegno

di quel valente architetto che fu Leopoldo Polak, vi eresse la sontuosa

villa che, dal nome della propria sposa, appellò Amalia.

Nel cortile di essa lasciò memoria di ciò nell’iscrizione seguente:

Rochus Petri Fil. Marlianus

Domo Mediolano

Cœnobi veteris operibus a solo ampliatis

Villam extruxit ornavit

Amaliam

Ex conjugis karissimæ nomine appellandum

Anno 1801[37].

E dirimpetto a tal lapide stanno i seguenti versi d’Orazio:

Hoc erat in votis: modus agri non ita magnus

Hortus ubi, et tecto vicinus jugis aquæ fons,

Et paulum sylvæ super his foret. Auctius, atque

Dî melius fecere. Bene est. Nihil amplius oro[38].

Vi condusse il Marliani artisti ad abbellirla, e di Giuseppe Bossi

infatti vedesi un’Aurora, dipinta nella sala di mezzo del palazzo;

e nel giardino, o a meglio dire, nel bosco che vi fa parte, rizzò

un tempietto sacro alla Prudenza, rappresentata da una statua che vi

sorge nel mezzo, e poco appresso collocò due statue, Diana ed Atteone.

Dove poi l’ombra è più oscura del bosco, eresse un monumento con un

busto, opera di Giuseppe Franchi, tutto recinto di macchie d’alloro,

fiancheggiato da funereo cipresso, e lo consacrò alla memoria di

Giuseppe Parini, che fu sovente ospite venerato del Marliani; e comechè

nel sottoposto sotterraneo ei vi avesse collocato un organo che, tocco,

mandava una mesta armonia, così aveva fatto scolpire sulla base del

monumento a Parini i quattro versi di lui, tolti all’ode _All’inclita

Nice_:

Qui ferma il passo, e attonito

Udrai del pio cantore

Le commosse reliquie

Sotto la terra argute sibilar.

E come Parini, qui venivano accolti dalla cordialità e dall’affetto

riverente del Marliani anche Foscolo e Monti, il qual ultimo raccomandò

alla imperitura memoria dei posteri il nome della villa, illustrando

la tomba del grande poeta che vi è conservata, nelle seguenti terzine

della sua _Mascheroniana_:

I placidi cercai poggi felici

Che con dolce pendío cingon le liete

Dell’Éupili lagune irrigatrici;

E nel vederli mi sclamai: Salvete,

Piagge dilette al ciel, che al mio Parini

Foste cortesi di vostr’ombre quete!

Quand’ei fabbro di numeri divini

L’acre bile fe’ dolce, e la vestía

Di tebani concenti e venosini,

Parea de’ carmi suoi la melodia

Per quell’aura ancor viva; e l’aure e l’onde

E le selve eran tutte un’armonia.

Parean d’intorno i fior, l’erbe, le fronde

Animarsi e iterarmi in suon pietoso:

Il cantor nostro ov’è? chi lo nasconde?

Ed ecco in mezzo di recinto ombroso

Sculto un sasso funebre che dicea:

_Ai sacri Mani di Parin riposo_...

Ed una non so ben se donna o dea

(Tese l’orecchio, aguzzò gli occhi il vate

E spianava le rughe e sorridea)

Colle dita venia bianco rosate

Spargendolo di fiori e di mortella,

Di rispetto atteggiata e di pietate!

Bella la guancia in suo pudor; più bella

Sulla fronte splendea l’alma serena

Come in limpido rio raggio di stella.

Poscia che dati i mirti ebbe a man piena,

Di lauro, che parea lieto fiorisse

Tra le sue man, fe’ al sasso una catena;

E un sospir trasse affettuoso e disse

Pace eterna all’amico; e te chiamando

I lumi al cielo sì pietosi affisse,

Che gli occhi anch’io levai, fermo aspettando

Che tu scendessi, e vidi che mortale

Grido agli Eterni non salía più, quando

Il costei prego a te non giunse; il quale

Se alle porte celesti invan percote,

Per là dentro passar null’altro ha l’ale.

Riverente in disparte alla devota

Ceremonia assistea, colle tranquille

Luci nel volto della donna immote,

Uom d’alta cortesia, che il ciel sortille

Più che consorte, amico. Ed ei che vuole

Il voler delle care alme pupille,

Sol per farle contente eccelsa mole

D’attico gusto ergea, su cui fermato

Pareami in cielo, per gioirne, il sole.

E _Amalia_ la dicea, dal nome amato

Di colei che del loco era la diva,

E più del cor che al suo congiunse il fato.

Al pietoso olocausto, a quella viva

Gara d’amor mirando, già di mente

Del mio gir oltre la cagion m’usciva.

Mossi alfine, e quei colli ove si sente

Tutto il bel di natura abbandonai

L’orme segnando al cor contrarie e lente[39].

Fu lunga la citazione, ma in compenso splendida, come splendidi sono

sempre i versi di Vincenzo Monti, al quale l’età più prosaica osa

temeraria levarsi e contendere il lauro di poeta.

La villa Amalia passò dopo a diversi signori, finchè pervenne al

marchese Massimiliano Stampa Soncino, che vi aggiunse bellezze a

bellezze.

Dalla torre che vi sta, si può abbracciare collo sguardo il più

stupendo orizzonte ed estasiarsi alla vista di monti e colli, di laghi

e fiumi, di paesi e ville infinite e campagne e boschi.

Gli amatori di botanica avrebbero per più d’un’ora a deliziarsi

ammirando le infinite camelie di più qualità, boschetti di fusaria

del Giappone, cespugli di azalee e di rododendri, e rose magnifiche,

e mazzi di _olea fragrans_, per non dir d’altri molti e fiori e piante

peregrine, che di loro vaghezza e profumo imparadisan la villa, degna

della ricchezza e nobiltà del suo cortese proprietario, e però va

meritamente tra le più splendide e deliziose della Brianza annoverata.

Il Lago di Como e il Pian d'Erba: Escursioni autunnali · 第 120 / 177 题