Val di Giano. — Caslino e suoi cacini. — Mulino S. Marco. —
Fabbrica di coltelleria. — Setificî Invernizzi, Castelletti,
Prina e Mambretti. — _Ademprivo._ — Castelmarte. — Ville
Bertoglio, Parravicini, Biondelli. — Fu Castelmarte capo della
Martesana? — _Castrum Martis._ — Giunteria archeologica. —
Reliquie antiche.
Ritornando per la strada percorsa venendo da Longone, giungendo ora
dopo Canzo al bivio che ho già avvertito nella passata escursione,
pigliam la via alla mano destra e presto ci saremo introdotti in una
valletta amena, che il paesano denomina Val di Giano.
È qui che ci si offre sull’altura a mano destra il paese di Caslino,
che ora fa parlare di sè pe’ suoi cacini, e a cui si va per una bella
strada, presso al luogo detto Mulino San Marco, dove c’è, oltre un
recente filatojo e un mulino, una fabbrica di coltelleria di Dionigi
Carpani, che gode assai credito, massime per certi coltelli da cucina.
Caslino ha la sua storia, e il prevosto Carlo Annoni ne dettò una dotta
Memoria. Ora vi sono altre filande e filatoj degli Invernizzi, dei
Castelletti, Prina e Mambretti. Bella è la vallata erbosa del comune
che sta dietro il paese, e dove per una specie di _ademprivo_, quelli
abitanti pascolano le capre del cui latte si fanno i cacini suddetti.
Dalla strada che seguiamo di Canzo, avanzando qualche passo, ci
troviamo ai piedi del colle su cui pompeggia Castelmarte.
In attesa che si faccia da Pontelambro la strada più ampia e più
comoda, come se ne fa ora iniziatore quell’egregio uomo e rinomato
operatore chirurgico che è il dottor cav. Lamberto Parravicini,
inerpichiamoci per questo boscoso declivio.
Non lungo è il cammino, e però presto ci troviamo in mezzo al paese.
Dalle ville degli eredi Bertoglio, del dottor Parravicini sullodato,
che acquistò il luogo che prima era di don Giulio Ferrario, l’autore
del _Costume antico e moderno di tutte le nazioni_ e d’altre opere
dotte, non che da quella del ch. archeologo cav. Bernardino Biondelli
si può godere il più superbo panorama. Distendesi avanti allo sguardo
tutto il Pian d’Erba non solo, ma giù giù la Brianza inferiore co’
suoi mille paesi e ville; di qui il lago d’Alserio, di là quello di
Pusiano, poi la lunga linea che segna il corso del Lambro, quindi un
confine d’orizzonte che si perde nell’azzurro ondeggiante dei monti,
che del resto non è difficile scernere e nominare. Una volta si montava
a Castelmarte per ammirare le pitture de’ più rinomati artisti moderni
nella villa Bertoglio e la raccolta completa di stampe in quella del
Ferrario; ora invece la ragione principale di curiosità è nella villa
del Biondelli, ove, fra tante pregevoli opere di pittura, di scoltura e
d’incisione, è degno d’osservazione un gabinetto tutto di leggiadrie e
lavori chinesi.
L’amore che a questi luoghi indusse il dottor cav. Parravicini a
far sua la villa che fu del Ferrario, fa credere che la ridurrà a
quella proprietà e comodità dalla quale s’era venuta discostando
per l’abbandono in cui per tant’anni s’era da eredi e da acquirenti
lasciata.
In quanto al paese, che dire? Dell’antico non avrei a ripetere che
ciò che sembra una favola, perchè nulla nulla si ha che autorizzi a
crederla una verità, che Castelmarte, cioè, sia stato il capoluogo
della Martesana, che si sa comprendere molte pievi. Chi lo affermò
non lo provò, nè mi fermerò oltre su questa maggiore importanza che a
questa minima terra si vorrebbe aggiungere, cui solo dal nome (_Castrum
Martis_) puossi a maggior ragione arguire che fosse un dì una rôcca e
che vi avesse culto speciale Marte, il Dio della guerra. La sua eccelsa
posizione rendevala propria a vedetta militare ed a luogo di difesa.
Quanto piglierebbesi volontieri per le orecchie quell’inventore di
fatti e glorie storiche, che, cancellando l’iscrizione della pietra
che si vede incastrata nel muro esterno della parte posteriore della
chiesa, e che forse un giorno avrà coperto una sepoltura, vi sostituì
la seguente menzogna:
D. O. M.
Ugone Franc. Functo
Esecrandi hostis
Aerumnis Ecclesiæ
Ineundo bello
Hierosolyma red.
Ucitur jam Nicea
Nicomedia Antiochia
Bisantio Vanei Fin.
Boemon Tane. Bald.
Redeun. Trand. com.
Goffredus regens
Palestina gloria
Onusto mortuo in
Sanguine patriæ
Ossibus restitutis
Ubaldo Prinæ
Duci fido socio
Rinaldo Estensi
Ferrariensi principi.
M
È facile accorgersi dal dirsi l’Ubaldo Prina fido compagno del Rinaldo
da Casa d’Este, personaggio imaginario della _Gerusalemme liberata_ del
Tasso, come anche esso Ubaldo sia figlio della fantasia e della boria
di qualche Prina, de’ quali abbondano questi paesi, e che a costui sia
entrato il matto pensiero di giuntare gli archeologi dell’avvenire e
farsene beffa, per altro non di buon genere.
Piuttosto segnalerò l’esistenza di altri avanzi antichi incastrati
nei muri esterni della detta chiesa parrocchiale, fra cui, sopra la
porta interna del campanile, un leone in bassorilievo e due tirsi
per istipiti di essa porta, poi nell’alto del campanile un busto di
donna frammezzo a due d’uomini, con sotto alcune parole che si lessero
_Ma.... conisi maximus_ e che appajono di colore oscuro.
Visto Castelmarte, fra le case Bertoglio e Parravicini evvi una
stradicciuola che ci porta ad una stradetta o scala di ben quattrocento
scaglioni a più riparti, per i quali, a guadagno di tempo, mettiamoci
noi per condurci a Mazonio e Ponte, cui è destinata la ventura nostra
escursione.