Corneno. — La _Cà di strii_. — Villa Besana. — Galliano. —
Carella. — Mariaga. — Alpe di Carella. — Il Bel Dosso. — Villa
Graziani. — Longone. — Osteria. — La Malpensata. — Penzano. —
Bindella. — Villa Galimberti. — Proserpio. — Villa Baroggi. —
Inarca.
Or lasciamo la vettura e camminiamo su queste magnifiche alture che
seguono dopo Pusiano.
Il primo paese che veggiamo è Corneno. Bella è la sua posizione e con
qualche buona casa. Isolata ne sorge una, proprietà dei signori Conti,
intorno alla quale corrono le più strambe dicerie. Vuolsi dal volgo
che il diavolo vi faccia a fidanza, che s’odan la notte strascico di
catene e lamenti; chi ne fornisce una storia, chi l’altra: certo si
è che rimase il palazzo, a cui fu appiccicato il nome di _Palazzo del
diavolo_, od anche di _Cà di strii_, molto tempo senza essere abitato,
malgrado la felicissima sua situazione e la vista che vi si gode.
Io raccolsi la tradizione, e ne feci subbietto d’un racconto nella
mia opera delle _Tradizioni e leggende di Lombardia_; epperò, a non
copiarmi, rimanderò il lettore a quel mio libro, s’egli ne voglia
sapere di più. Anche adesso la _Cà di strii_ non è abitata, ma mi
fu detto che i suoi proprietarî abbian di meglio per villeggiare,
nè quindi si cerchino di dare una smentita, col soggiornarvi, alle
vecchie ed insulse ubbíe del paese. Nella villa Besana, ora proprietà
del dottore Strambio, ed un tempo del pittore Andrea Appiani, su d’un
camino, in una sala, l’illustre pittore disegnò col carbone _Amore che
incatena il Tempo colle rose_, il qual disegno si conserva tuttavia
difeso da cornice.
Segue Galliano, terricciuola ove son case e giardini signorili. Nel
grandioso giardino attinente l’ampia casa del milanese Paolo Biffi,
notabilità della confetteria e pasticceria, che qui or passa i suoi
vecchi giorni, veggonsi vecchie torri, istoriate da Giovanni Biffi
nella sua narrazione _La Ghita del Carrobio_. In molta prossimità di
Galliano trovansi i villaggi di Carella e Mariaga, pur onorati di
case di villeggiatura. Dietro a questi si distendono ridenti valli
intersecate da acque correnti, ed è in mezzo d’una di esse che la sua
vita d’artista e di poeta passò qualche tempo quel vivace scrittore che
è Antonio Ghislanzoni, togliendo a pigione una villetta, cui veramente
poteva dire _parva sed apta mihi_; e là fui a trovarlo, sempre
constatandogli il buon umore e la vena pronta ai motti, ai frizzi,
alle piccanti osservazioni. È di là che mandava a Verdi, a Petrella
e ad altri maestri i suoi libretti, di là i suoi articoli di critica
musicale al giornale di Ricordi; di là i suoi romanzetti scherzevoli
che ne han fatto di lui il nostro ameno Paul de Kock.
Sopra queste alte vallate s’alza l’Alpe di Carella, che si può senza
molta fatica ascendere e da dove si corre coll’occhio per un piano
tutto sparso di paesi e di ville, fino a distinguere la freccia
dell’aguglia del Duomo milanese, e più in là tutta la valle del Ticino.
Io invece non abuserò delle gambe del lettore e, fattolo uscire da
Galliano a una decina di minuti di cammino, batteremo alla porta del
_Bel Dosso_, alla villeggiatura principesca di Francesco Graziani,
il baritono dalla simpaticissima voce, che adoperò a raggranellar
un’ingente fortuna, massime cantando per molti anni di seguito a
Pietroburgo e Londra, e per la quale potè comperarsi questo superbo
ritiro, che prima aveva appartenuto a due miei amici, che morte rapì
nel fiore della loro età e delle speranze, voglio dire Giuseppe Galli
e l’avvocato Paolo Emilio Beretta. Il Graziani vi spese d’aggiunta
un’ingente somma ad abbellirla, a dotarla d’ogni comodità; dirò di più,
a fregiare la casa di ricca e preziosa suppellettile, perocchè, fra le
altre sale, una ne vidi con mobili intarsiati di malachite e con tavolo
tutto di questa pietra; ma il meglio della villa esisteva già, e questo
meglio è la sua posizione che la rende superiore a tutte l’altre, è
l’essere sulla punta di un promontorio, per il che le è dato di tutte
ammirare da un lato le bellezze del bacino dell’Éupili, ossia de’ laghi
che già abbiamo veduti, e dall’altro quelle non minori del Pian d’Erba.
Dal Bel Dosso si entra nel paese di Longone, dove qualche tempo fa
si trovò un’ara coll’iscrizione: _Herculi invicto V. S. L. M; L.
Domitius Germanus salvo patrono_. Essa fu portata nel giardino della
villa Traversi a Desio. Qui a Longone raccomando l’osteria del paese,
dove chi cerca appagar l’appetito con cibi casalinghi vi è di certo
soddisfattissimo. Spesso l’osteria di Longone è il convegno de’ signori
del Pian d’Erba, a colazioni e pranzi, massime se si possa contare su
qualche lepre che vi si cucina a perfezione. Più sotto è Bindella con
migliore orizzonte, di poco diverso da quello del Bel Dosso, con villa
de’ Galimberti. Nel vicino Penzano due altri egregi artisti, i conjugi
Agostino Dell’Armi e Luigia Ponti, si procacciarono una comoda villa.
La strada di Longone, che dovremo rimontare per fare una corsa a
Canzo ed Asso, ha principio alla Malpensata, dove riesce la strada
provinciale che viene da Inverigo, per tripartirsi, procedendosi per
un ramo a Pusiano e Lecco, per un altro ad Erba e per il terzo alla
Vallassina. Qui presso al ponte della Malpensata si rinvennero sepolcri
romani colla marca del figulino _R. I. D._ e vasi di terra contenenti
uno specchio metallico, armille, braccialetti e monete dell’epoca
imperiale.
Arrestandoci per questa escursione a Longone, è impossibile che
non montiamo al vicino villaggio di Proserpio, dove han villa gli
Staurenghi, ora de’ Baroggi. Di qui era l’avv. Pietro Staurenghi,
presso il quale crebbi all’avvocatura, e dove più d’una volta ebbi
cortese ospitalità.
Facile è correre colla mente a pensare che Proserpio derivi da
Proserpina, la Iddia infernale, che gli scrittori dicono avesse qui
delubro e culto.
Rammento che il mio maestro ed amico, quando mi ebbe in sua casa,
mi condusse alla non lontana Inarca, breve accolta di casolari che
riguardano verso il lago Segrino, ma che nondimeno ha un superbo
orizzonte.