VALMADRERA.

Malgrate. — Gli etimologisti. — Casa Agudio e i suoi ospiti

illustri. — La chiesa parrocchiale e il pittore Cornienti. —

Valmadrera. — La Chiesa. — Il trovante utilizzato. — Le Cappelle

della _Via Crucis_. — La villa del signor Egidio Gavazzi. — La

villa del signor Pietro Gavazzi.

Essendomi proposto di condurre il mio lettore dal lago di Como al Pian

d’Erba, dopo il mercato di Lecco non l’obbligherò a rifar la via del

lago; ma traversatolo in carrozza sul bel ponte di sotto il quale esce

l’Adda, volgiam verso Malgrate che fronteggia Lecco, dove sono belle

ville, e il colle o promontorio che si spinge nel lago, il qual si

mostra tutto verdeggiante pei giardini che vi si adagiano. Sul vertice

di esso si signoreggia tutto il vaghissimo territorio; e presso vi sono

sparse altre case signorili e ville, e il tenere de’ Fate-bene-fratelli

di Milano, che qui, come a Valmadrera, vi ereditarono dai Mandelli.

Sempre quegli eterni etimologisti pretendono far credere che Grato

si chiamasse prima questa terra, ma che per una immane strage che vi

fecero i Comaschi nel 1126, mutasse in quello di Malgrate il nome; non

altrimenti, per l’opposto, era accaduto a Malevento ne’ primi tempi

della romana repubblica che una fortunata battaglia facesse alla città

cangiare il nome in Benevento, che serba tuttavia.

In Malgrate han casa gli Agudio, ed era in essa che Giuseppe Parini,

ospite del canonico Candido Agudio, scriveva gran parte del suo poema

_Il Giorno_. Anche il poeta vernacolo Balestrieri, vi fu ospite

festeggiato e vi conduceva la traduzione in versi milanesi della

_Gerusalemme_ del Tasso; nè certo vi sarà rimasta muta la musa del

fecondissimo abate Passeroni, che pur vi conveniva.

Nella chiesa parrocchiale, che sta nella parte più alta del paese,

cerchiamovi i due bei dipinti di Cherubino Cornienti, rappresentanti

l’Annunciazione della Vergine e la Natività, e vedendoli, si sente

maggiore il rammarico che sì giovane ne sia stato il loro autore rapito

da morte.

Lasciato Malgrate, poco avanti si vede a man destra, ed adagiata sulle

pendici boscose del monte, Valmadrera. È un grosso borgo industrioso

per fiorenti setificî, massime quello de’ fratelli Gavazzi, e per

ottima calce che vi si cava; e l’attenzione e curiosità vi son deste

per una bella chiesa, sacra a Sant’Antonio, architettata nel 1814 da

Simone Cantoni, con modificazioni dell’ingegnere Bovara di Lecco,

e nella quale sono affreschi pregevolissimi di Luigi Sabatelli da

Firenze, che vi dipinse la visione dell’Apocalisse, ed un quadro antico

del Lomazzo; un Cristo e Sant’Antonio, scolture di B. Cacciatori; e

per le magnifiche villeggiature del signor Egidio e del signor Pietro

Gavazzi, a non dir di qualche altra del pari interessante. Nè van

dimenticate le cappelle della _Via Crucis_, di cui due condotte pure

a buon fresco dall’egregio pittore Vitale Sala da Cernusco Lombardone,

che in queste parti lasciò altre memorie del suo vigoroso pennello.

Nella chiesa, oltre i suddetti affreschi del Sabatelli, merita essere

ricordato che le quattro colonne di granito, del diametro ciascuna di

metri due e mezzo e dell’altezza di metri ventisette, che sorreggono

il cornicione e la vôlta a mo’ di cupola o lucernario, si sono tratte

da un trovante ch’era sul monte di Valmadrera, a 1200 piedi sul livello

del lago, che equivale a 1854 su quello del mare.

Nella villa dei signori fratelli Gavazzi poi molte altre ragioni vi

sono di curioso interesse.

A parte la bella posizione sua, che dovette indubbiamente costare

assai al suo proprietario, per superare le difficoltà della roccia e

l’ineguaglianza del terreno; tanto la casa, o grandioso palazzo che dir

si dovrebbe, quanto il giardino, sono d’una vaghezza incomparabile. E

siccome non tutto boscoso è il monte che serve di sfondo, ma v’è anche

molta scogliera nuda; così tutta questa delizia si direbbe suscitata

dalla magica bacchetta d’una benefica fata, e il vario genere vi crea

il più grazioso contrasto.

L’arte addita nell’unito oratorio, che è una rotonda d’ordine corintio,

un monumento eretto alla memoria di Giuseppe Maria Gavazzi, lodevole

opera di Benedetto Cacciatori, e un quadro pure lodevolissimo di

Giuseppe Sabatelli.

Nel giardino è un bel laghetto, perocchè l’acqua vi accresca vita

e bellezza: vi sono profonde e spaziose grotte, chioschi eleganti

e capanne da pastore, macchie d’alberelli, sabbiosi sentieri,

tappeti erbosi, piante peregrine e fiori; tutto insomma disposto con

meravigliosa sagacità e buon gusto.

Presso alla sala da pranzo e da essa, mediante un’acconcia vetriata,

si vede il giardino detto d’inverno, dove sono adunate piante e fiori,

che sappiano anche nella stagione inclemente fare di sè bella mostra.

Abbandono il pensiero di venir passando in rassegna le varie peregrine

vegetazioni per tema di voler parere botanico, non lo essendo. Noto per

altro e le stufe opportunamente erette a grandi vetriate col sistema

dell’ingegnere Balzaretti, che nel giardinaggio è veramente maestro, e

la bella fontana.

Se, in una parola, il lettore vorrà veramente pellegrinare a

Valmadrera, pria d’entrare al vicino Pian d’Erba, vedrà che la villa

dei signori fratelli Gavazzi sorpasserà di molto quell’aspettazione che

le mie povere e disadorne parole gli avranno per avventura ispirata.

Non si diparta allora da quella borgata senza visitare anche l’altra

villa del signor Pietro Gavazzi. Dal suo belvedere, che domina

il grazioso palazzo, gli verrà dato di ammirare un leggiadrissimo

panorama, di genere affatto diverso da quelli che, dai culmini che già

abbiamo insieme ascesi, ci accadde di vedere spiegati avanti di noi.

Il Lago di Como e il Pian d'Erba: Escursioni autunnali · 第 91 / 177 题