Olgiasca. — Piona e il suo lago. — Colico e i suoi padroni.
— Dorio, Carenno e Dervio. — Bellano. — Grossi e Boldoni. —
L’Orrido. — Il Sasso di Morcate. — Riva di Gittana. — Varenna.
— Albergo e villa Venini. — L’Uga e la Capuana. — Il Fiume
Latte. — Regoledo.
Poichè siamo a capo del lago, visitiamo rapidamente anche le altre
terre della sponda opposta a quella che abbiamo veduta.
Prima si presenta Olgiasca; ma non ti rallegra: delle sue pietre
calcaree silicee si fecero le colonne di S. Lorenzo di Milano, e al
nostro tempo quelle dell’Arco del Sempione. Hai appena oltrepassato le
case, che vedi addentrarsi il villaggio di Piona, forse da Peonia de’
Greci, che ha un piccolo ma pescoso lago, un vecchio ma bel monastero,
ed una chiesa che si pretende esistere fin dal sesto secolo, perchè
un’iscrizione che vi si lesse la disse consacrata da Sant’Agrippino nel
607.
A poca distanza schierasi sul lido il paese di Colico, e le febbri
che vi dominano sembrano legittimare il suo nome. Ciò malgrado, è
attivissimo scalo, quivi mettendo capo i piroscafi che muovono da
Como e moltissime navi di mercanzia e i molti viaggiatori diretti al
paese di Chiavenna e di Valtellina; come le merci e i viaggiatori che
si dirigono da questi luoghi a Lecco, Como e Milano. Un dì fu contea
eretta dai Visconti pei Sanseverino; poi infeudata dal duca Lodovico
Sforza al proprio cameriere Giovanni Casati, che dovette in seguito
restituirla alla giurisdizione dei Comaschi, che provarono d’avervi
diritto. I Caldarini l’ebbero poscia da Carlo V; e dopo passò prima
ai Pusterla, quindi ad Anton Maria Quadrio e da ultimo a un Rubini di
Dervio.
Si succedono a Colico tre altre terre con nomi grecanici, Dorio,
Corenno e Dervio, corrotti forse da Dori, Corinto e Delfo;
d’interessante, Corenno presenta un castello di spettanza dei conti
Andreani, e Dervio pure una rôcca di pittoresco effetto.
Più assai offre argomento di intrattenerci la bella borgata di Bellano,
che vi tien dietro e già fu corte degli arcivescovi di Milano, come ce
lo fe’ sapere quel simpaticissimo ingegno, nativo di questo luogo, che
fu Tomaso Grossi, nel suo _Marco Visconti_.
Ha bella chiesa del secolo XIV di stile lombardo, a fasce la facciata
di marmo bianco e nero, con bel finestrone rotondo nel mezzo recinto di
fogliami in terra cotta. Se ne dà merito a Giovan da Campione, Antonio
da Castellazzo e Cornelio da Osteno, i quali la architettarono. Or
s’è fatto un bel viale lungo il lago a comodo di passeggiata, e lo si
denominò dal sullodato concittadino poeta e notajo Tomaso Grossi, che
col Manzoni tenne per tanti anni in Milano il primato delle lettere
italiane, alle quali, oltre al _Marco Visconti_ summentovato, che sarà
sempre una bella e cara lettura, diede eziandio un poema dal titolo _I
Lombardi alla prima Crociata_, e le novelle patetiche _Ildegonda_, _La
Fuggitiva_ e _Ulrico e Lida_, nonchè crebbe dicevolmente la collana
de’ poeti vernacoli milanesi colla stessa _Fuggitiva_ in dialetto,
colla _Prineide_ e colla _Pioggia d’oro_[26]. Milano eresse alla sua
memoria una statua nel cortile del Palazzo di Brera, opera di Vincenzo
Vela, perocchè l’ebbe come suo per lunghissimo soggiorno; e Bellano ne
commise il busto allo scalpello di Antonio Tantardini, onde collocarlo
a capo del detto viale. Ma vorrei che l’obolo de’ suoi compaesani e
degli amici ed estimatori che già concorsero, affrettasse l’esecuzione
di questo che poi non è costosissimo monumento. Son già molt’anni che
se ne parla.
Era pure di Bellano Sigismondo Boldoni, medico ed egregio latinista
e poeta del secolo XVII, avendo scritto in ottave la Caduta dei
Longobardi, e latinamente intorno agli avvenimenti del suo lago.
Dalla Valsássina, che finisce a Bellano, giunge la Pioverna, torrente
che qui, gettandosi da un’altezza di forse sessanta metri, produce
un orrido cui traggon tutti a vedere. Quando il luogo di sua caduta
apparteneva alla famiglia Fumagalli, dalla quale ero considerato ne’
miei giorni d’infanzia coll’affetto di figliuolo, e che io, dopo tanta
lontananza di tempo ho sempre nel cuore, su quell’abisso eravi un ponte
sospeso a catene, sul quale essendo, anche perchè paresse malfermo e
dondolasse, si rabbrividiva.
Io non lo vidi, perchè già rotto nel 1816 da un masso che vi era
rovinato.
Ora il luogo divenuto proprietà dei signori Gavazzi, questi
usufruttarono di quell’acqua per dar anima e moto ad officine,
setificî, lanificî, cartiere, laminatoi e mulini, essendo ora Bellano
uno de’ paesi del lago più industriosi.
Poichè vi siamo presso, andiamo ora a vedere Varenna.
Passiamo pel Sasso di Morcate, cui la mina ha squarciato le viscere,
per continuarvi la strada militare, e giungiamo alla Riva di Gittana,
di cui in addietro appena appena si sapeva da’ barcaiuoli il nome; non
adesso che da tutte parti vi arriva la gente per ascendere a Regoledo,
luogo silvestre non è gran tempo, divenuto oggidì uno de’ più popolati
ritrovi termali.
Ma prima di ascendervi anche noi, proseguiamo a Varenna, che fu già
nella dipendenza degli arcivescovi di Milano. Già fiorente un dì, non
conta ora più di un migliaio di persone, ciò che non impedisce che viva
tuttavia sul labbro de’ suoi abitatori il ritornello che stereotipa il
carattere de’ suoi abitatori:
Varenna su uno scoglio,
Del mio non ho, del tuo non voglio;
Ma piena son d’orgoglio.
La grandiosa villa che quivi avevano gli Isimbardi fu ridotta ad
albergo; i Venini ve l’hanno ancora; il clima è più che proprio a
mantenervi anche fiori e piante esotiche.
Poco discosta è la fonte Uga, che sgorga da un antro e trascorrendo
sotto di un pergolato di allori, scende e s’unisce alla cascata
artificiale della sottoposta Capuana.
Finalmente si giunge alla cascata del Fiume Latte, le cui acque,
per un cammino lunghissimo entro le viscere del monte, si gittan poi
spumeggianti e fredde per un’altezza di trecento metri pei dirupi, e
dopo d’avere rumorosamente giovato a mulini, ad una fabbrica di vetri e
ad un filatojo, si confondono coll’acque del lago.
Retrocediamo ora alla Riva di Gittana e saliamo a Regoledo.
Chi parlava prima di Regoledo? Francesco Maglia di Milano, fabbricatore
di carta, ritrattosi dal commercio, che abbandonava a’ suoi figli, su
questa deliziosa e facile altura, che è di soli 225 metri sul livello
del mare, vi edificò coraggiosamente un vasto e comodo stabilimento
idroterapico.
Superate le prime difficoltà che accompagnano sempre qualunque impresa
ardita, Regoledo è divenuta ora una stazione estiva di moda. La sua
posizione felice, il facile modo di giungervi, il buon trattamento,
tutti gli apparecchi e le innovazioni dell’idroterapia, e l’assistenza
d’un medico specialista, vi chiamano la più eletta compagnia, che anche
rinnovandosi, non perde mai di suo valore.
Da qui si può muovere a stupende escursioni, oltre che sul lago,
anche per la Valsássina, sul Moncodine e sulla Grigna. La vegetazione
che circonda Regoledo è bella e perfino lussureggiante, le acque
son copiose, deliziosi i prospetti, l’aria pura ed eccellente; e
però s’anco il medico non lo ordini, pellegrinate ne’ mesi di luglio
e di agosto a Regoledo e vi ci starete, sotto tutti i riguardi, a
meraviglia.