LA TREMEZZINA.

Le bellezze della Tremezzina. — Versi. — Villa. — Villeggiatura

Carove e la _Commedia_ di Plinio. — Ville Torri e Vacani. —

Lenno. — Lapidi antiche. — L’abbazia dell’Acquafredda. — Il

chiostro di S. Benedetto. — Ville Litta, Barbavara, Carmagnola

e Carcano. — Bolvedro. — Villa Busca. — Le ville Spreafico,

Scorpioni, Kramer, Gerli, Della Tela, De Orchi, Campagnani,

Sala, Mainoni, Guy, Giulini. — Il caffè di Tremezzo. — Albergo

Bazzoni. — _Hôtel garni_. — Grianta. — La grotta.

Entrati in questo bacino, che è il più bello, il più ampio e il più

ridente, una vera meraviglia insomma di terra e di acque, par che

il cuore ci si allarghi, che si dilati il polmone a bevere quanto di

questo aere purissimo è capace, e la mente corre a cercare immagini

poetiche e versi che esprimano tutto quell’ineffabile sentimento che

si prova. _Hic ver assiduum, atque alienis mensibus æstas_[23], come

direbbe il Poeta delle Georgiche; ma se poi avviene che al fianco vi

troviate un’Eva qualunque di questo paradiso, l’inno allora vi sgorga

più limpido ed acceso, perocchè l’ammirazione divisa e più accesa si

avvalori, si faccia maggiore.

Molt’anni addietro, ne’ passeggi che facevo tra questi monti, che

ricingono verdeggianti queste rive; nelle gite del lago, durante il

giorno; nelle sale di conversazione, a notte, non c’era caso, una

giovinetta leggiadra e sola, piena di riserbo e cortese ad un tempo, io

la scontravo sempre, s’anco avessi preferito, al chiudermi la sera in

una sala, lentamente trascorrere in canotto sotto i vaghi palazzini; se

mi giungevano i suoni or mesti, or lieti di Schubert o di Fumagalli,

chiedendo da chi il piano-forte fosse stato tocco, ero certo mi si

dicesse da lei, da quella giovinetta che aveva finito per appellare il

_Genius loci_, per desiderarla in ogni escursione, per non divertirmi

ov’ella non fosse. Era agevole farsi a quella simpatica abitudine.

Lo seppe ella? Nol so: prima di partire, a mo’ di memoria, mi

chiese de’ versi pel suo _Album_: eccoli, che non so com’io li abbia

conservati.

O del Lario incantevoli

E benedette sponde,

Ov’io passai dei liberi

Ozî l’ore gioconde,

Qual mai spirto cortese

A voi rivolse il piè

E in voi l’oblio discese,

E cancellarvi dal suo cor potè?

Non io, non io: fra i turbini

Della città ravvolto,

Fra i polverosi codici,

Ne’ studi miei sepolto,

O nel rumor del giorno,

O nel notturno orror,

Sempre fa a voi ritorno

Sull’ale del pensiero il mesto cor.

E veggo allor sorridermi

Il vostro azzurro cielo,

Sento il mitissimo aëre

Scender nel petto anelo,

M’inerpico pei monti

Con fervido desir

Vaghissimi orizzonti,

Non prima immaginati, a discoprir.

E fiso il guardo immobile,

Come se mai non pago,

Nell’onda queta e cerula

Del scintillante lago,

In cui superbe a mille

Come odalische in mar,

Terre, palagi e ville

La lor bellezza alternansi a specchiar.

Poi, come fosse il genio

Di quelle rive amiche,

O come ondina e silfide

Delle canzoni antiche,

Dovunque il guardo io giro,

Nel suo leggiadro vel

Una fanciulla io miro,

Quasi una cara visïon di ciel.

Entro la snella gondola,

Fra i ciclamin’ del monte

D’ogni ruscel sul margine,

Sempre mi sorge a fronte;

E i balli se rammento,

O l’ilare canzon,

Veggo il suo piè, ne sento

E mi accarezza di sua voce il suon.

Anco i vocali avorii

Da lei percossi ascolto,

Seguo il vivace eloquio

Che sì le irradia il volto:

No, questi monti e il lago

Più non potrò veder

Che la gentile immago

Non s’affacci repente al mio pensier.

O del Lario incantevoli

E benedette sponde,

Ov’io passai dei liberi

Ozî l’ore gioconde,

L’anima pellegrina

Sovente a voi verrà

A chieder la divina

Che m’ispiraste arcana voluttà.

O voi, se a quelle floride

Pendici un dì trarrete,

E in quel leggiadro spirito

Se mai v’incontrerete,

Non creder che a me il canto

Fiamma volgar dettò:

— Ella fu a me soltanto

Musa che gli estri accese ed ispirò. —

La Tremezzina, delle etimologie del cui nome faccio grazia al lettore,

per non infilargliene di marchiane, seguendo i diversi che la pretesero

indovinare, e che forse ebbe il suo nome da Tremezzo, paese che siede

_tra mezzo_ il bellissimo golfo, comprende quel tratto di lago che,

dopo Balbianello, si distende fino a Menaggio, ed è in quanto ai monti

a cui s’addossa tutto ricco della più rigogliosa vegetazione: a campi,

a vigne, a uliveti, a giardini, a quando a quando intersecati da’

torrenti che portano abbondanti acque al lago; e in quanto alla sponda

del lago, essa non è che una serie continua di ville, di paeselli, di

palazzi, di alberghi, che riflettonsi vagamente nell’onde.

Passiamoli tutti in rassegna.

Primo del bacino è il paesello di Villa, interessante a vedersi,

perocchè qui si dica vi fosse, nel luogo ove sorge adesso la villa

dell’ingegnere Carove, la villeggiatura di Plinio il Giovane, ch’egli

chiamava _Commedia_, e della quale dicono si veggano tuttavia avanzi

entro il lago, allorchè limpida è l’onda. Qui vi hanno ville di

presente anche le famiglie Torri e Vacani.

Procedendo oltre, a breve distanza è Lenno, terricciuola non priva

d’interesse ed ove ci tratterremo alquanto di più. Il suo nome è pur

desunto da Grecia, Lenno, essendo un’isola del mar Egeo già sacra

a Vulcano. Eravi in addietro un tempio periptero, o tutto recinto

da portici, e nella cripta pur sussistente si leggono due lapidi

cristiane, delle quali feci parola nella escursione passata, come

testimonî che i greci qui immigrati continuarono per lungo tempo a

contare gli anni come se ancora fossero stati nella madre patria.

Eccole:

_Hic requiescit in pace B. M._ (bonæ memoriæ) _Cyprianus qui vixit in

hoc sæculo annos p. m. XXXII dep. sub. d. VII. octob. ind. V. post

cons. d. n. Justini p. p. aug. ann. VI_, cioè nell’anno sesto dopo

il consolato di Giustino nostro signore perpetuo augusto; lo che

equivarrebbe all’anno 572 di Cristo.

La seconda: .... _Vixit in hoc sæculo a p. m. XXVI dep. sub..... III

post consulatum Basilii d. n._; e sarebbe nel 545.

A Lenno è il torrente detto dell’Acquafredda, che si butta nel lago:

più sopra diede già il nome ad un’abbazia di Cistercensi soppressi nel

1785 da Giuseppe II; e chi la visita, salendo il monte, trova compenso

alla fatica nel più superbo panorama che gli si distende avanti. Da

questo chiostro, per sentieri praticati nel monte ed aspri, non par

vero che si giunga poi ad altro edifizio non meno interessante e

bello, il chiostro di S. Benedetto, dove l’architettura della chiesa

dell’undecimo secolo merita essere veduta e dove mirabile del pari e

pittoresca è la veduta.

Non si lasci Lenno senza volgere lo sguardo alle ville dei Litta, dei

Barbavara, dei Carmagnola e dei Rezia, ora Carcano, che si succedono,

una dell’altra più bella.

A Bolvedro, altro paesello che segue, havvi la villa più superba de’

marchesi Busca, dove l’ultimo di essi, Antonio, arricchì di opere

d’arte il palazzo, ivi, fra l’altre, trovandosi quel bellissimo quadro

del mio povero amico, Cesare Poggi, da cui è trattato l’evangelico

episodio l’_Adultera_. Al giardino aggiunse nuove vaghezze. Narrano

que’ di Bolvedro che appena sposa la marchesa Busca-Serbelloni, venuta

a questa sua villa, ne avesse nell’unica notte che vi soggiornò così

turbata la fantasia da creduti fantasmi, che rifattasi subito a Milano,

non vi riportasse in tutta la sua vita più il piede. Lungo queste

sponde abbiam già trovato radicate ubbíe e superstizioni, alimentate

forse da qualche avvenimento di naturali fenomeni e dalla solitudine

che vi regna, ma spariranno certo fra breve. Non così è infatti della

erede ed attuale proprietaria, la gentile contessina Antonietta, figlia

di que’ miei due dilettissimi amici che furono i marchesi Lodovico e

Clementina Busca, rapiti troppo presto entrambi all’amor delle figlie

ed all’affetto degli amici, che le prime letizie di un ben assortito

connubio col giovane conte Sola rese ancora, non ha guari, più soavi

nel soggiorno di questo suo Bolvedro.

Delle ville Spreafico, Scorpioni, Kramer, Gerli, Della Tela, De Orchi,

Campagnani, Sala, Mainoni, Guy ed altri avrebbesi a dire ed a lungo;

ma come occuparci di tutte? Degne son esse di trovarsi l’una all’altra

vicine e d’essere a Tremezzo, dove è il convegno di tutto il mondo

elegante milanese. La villa Giulini, ora ad altri venduta, fu l’oggetto

di tutte le cure del suo primo proprietario, che lo aveva fatto il più

leggiadro ed olezzante nido. Comodità di casa, ricchezza di serre e

giardino vaghissimo, oh! come lo ha egli potuto mutare col pur elegante

suo palazzino di Milano?

Nel caffè che si asside in mezzo a queste ville sontuose, riserbatevi

ad entrare a sera, quando i villeggianti vi si danno la posta. Gli

uomini al bigliardo, le signore s’accolgono tutte all’intorno di

una sala a ripetersi gli avvenimenti della giornata, i progetti

dell’indomani, le visite scambiate, i romanzi iniziati, le somme

perdute al giuoco dagli eleganti fannulloni, le divertenti maldicenze,

i pettegolezzi tutti cittadini, che qui concentrati, tramutano la

quiete che vi si viene a ricercare in soggezione e preoccupazione.

Ah! io amerei davvero non mescermi a tanta baraonda, per fruire invece

delle sole dolcezze di questi luoghi.

Nell’albergo Bazzoni e nell’_Hôtel garni_ si convengono coloro

che non avendo villa propria o possibilità di valersi dell’altrui,

amano tuttavia godere di questo terrestre paradiso che si chiama la

Tremezzina.

Da qui breve è la via che conduce per boschi a Grianta, paese che

dà ragione agli etimologi, che il nome dedur vorrebbero da _riant_,

sorridente, perchè infatti è amena e lieta per ogni riguardo. Beyle vi

collocò le più interessanti scene del suo bel romanzo la _Chartreuse de

Parme_: io invece ricordo le case signorili dei Riva, dei Mainoni e de’

Malacrida.

Montando più in alto si ritrova una delle molte grotte di questi

monti che fiancheggiano il Lario, dove se ben si riguardasse al masso

che vi esiste sconnesso dalla montagna, inorridirebbe pensando alla

possibilità che un dì avesse a staccarsi e rovinar giù nel lago,

suscitandovi uno sconvolgimento pari a quello che il masso staccatosi

nella notte del 4 novembre 1856 di sopra le gallerie di Varenna ebbe

già a produrre, cagionando non pochi danni.

[Illustrazione: Villa Sommariva o Carlotta.]

Il Lago di Como e il Pian d'Erba: Escursioni autunnali · 第 74 / 177 题