La Cavagnola. — Careno e Quarsano. — La Grotta della Masera.
— Nesso. — Erno, Veleso, Gerbio. — Il Piano del Tivano.
— La brigata del Pian d’Erba. — Il Buco della Nicolina. —
Vallombria. — Il palazzo di Andefleda. — La marcia della
partenza.
Se si piglia il piroscafo che vien da Como, allorquando in faccia ad
Argegno la campanella suona e l’impiegato grida — Argegno e Cavagnola
— voi, se volete visitare il _Piano del Tivano_, è qui che dovete
scendere, purchè non prenda capriccio all’Amministrazione di far sosta
a Nesso, come accade in qualche stagione, perchè allora è a Nesso che
converrà smontare.
Ma d’ordinario la gita al Piano del Tivano non è che l’effetto
di amichevoli concerti e spesso ben anco accada che l’andarvi sia
combinato da amici che villeggino lungo il lago di Como e da amici che
villeggino nel versante opposto del Tivano, cioè nel _Pian d’Erba_. Il
convegno allora è più allegro e il lettore che mi segue lo vedrà.
Ad ogni modo, se a questo convegno egli giunga col mezzo del vapore
che vien da Como e ne smonti alla Cavagnola, non lasci di visitarne la
modesta osteria: vi beverà buon vino; se no da un pozzo che è nella
cantina ne faccia trarre acqua che troverà freschissima, come in
nessun’altra parte del lago.
Da Cavagnola, retrocedendo per un sentiero praticato fra’ boschi,
giungerà a Nesso, punto di convegno della brigata che sale al Tivano;
ma se non è giunta ancora e vuol visitare più giù qualche terra fino
ai limiti di Pognana, che ho mentovato già con Palanzo e Lemna, oltre
Nesso troverà un piccol gruppo di case, poi a egual distanza Careno,
e a egual distanza ancora Quarsano. Ma importanza tutti questi luoghi
non hanno, ove eccettui la _Grotta della Masera_ sopra Careno, che può
essere altro punto di passeggiata per chi brama di variare. Ma questa
grotta non ha nè ossa fossili, come il _Buco dell’Orso_ che abbiamo non
ha guari visitato, e neppur ossa d’animali dell’epoca nostra, come il
_Pertugio della Volpe_ che abbiamo visto del pari: tutt’al più alcune
ammoniti che interessano il geologo. Nondimeno ha la particolarità
di un lago e fa veramente piacere su in alto la scoperta d’un capace
bacino d’acqua; qui esso si sprofonda per un cammino di un quarto d’ora
ed ha per fine una voragine.
Ma ritorniam presto sui nostri passi, onde non farci aspettare da
coloro che ci attendono a Nesso.
E Nesso, rimpetto a tutti i paeselli che ho testè nominati, è
grossa borgata e si distende per tre fila di case sulla montagna con
bell’effetto per chi la riguarda dal lago: il torrente vi passa per
mezzo con fragore che s’ode anche lontano. Que’ del paese vogliono
che la loro chiesa prepositurale sia stata fondata da Sant’Ermagora: i
passeggeri invece, e massime quelli che dai piroscafi osservano Nesso,
ricordano che Gian Battista Bazzoni, morto in età assai provetta e
dell’amicizia del quale mi onoravo, come ne son ricordevole del cuore,
che aveva al par dell’ingegno eccellente, lo illustrò col suo _Falco
della Rupe_, romanzo, che forse quarant’anni fa ebbe la propria voga,
nè vuol essere ancora dimenticato.
Ma raccoltici tutti in Nesso, acceleriamo i passi alla volta del Piano
del Tivano. Pigli chi vuole la sua cavalcatura e su e su.
Si arriva dapprima ad Erno, quindi a Veleso, poscia a Gerbio: il
divertimento della salita è indescrivibile. Noi ci facciamo spettacolo
di noi stessi; la lunga fila della carovana, or si vede spuntar da
un greppo, or interrompersi, or riapparire. Quando è un cappellino
da signora che domina, quando è un gruppo di amici; io resto ultimo,
poichè mi piaccia godere dell’effetto curioso. Poi si intendono parole
interrotte che pervengono da chi è in capo della fila, poi più spiccate
di chi segue, poi un grido di chi incespica, uno scroscio di risa, un
commento, uno scherzo: è un assieme lieto, piacevole, artistico.
Il Tivano, per chi nol sa, è un’alta montagna che si eleva tra la
Valassina ed il lago di Como: ecco perchè i villeggianti del Pian
d’Erba si dan la posta con quelli del lago per ritrovarsi tutti in cima
al monte e vi traggono, mettendosi per la via che, oltrepassato Canzo,
Asso e Lasnigo, s’inoltra appunto per la Valassina.
Sulla vetta è una grande spianata erbosa a 1280 metri sul livello del
mare, ed è questa che si designa col nome di _Piano dei Tivano_.
I nostri contadini ci hanno preceduto colle gerla piene del pranzo;
hanno disposto il luogo dove assiderci: ma que’ del pian d’Erba sono
essi arrivati? Attendiamoli e intanto racconciamo le nostre toalette
scomposte dalla disagiata cavalcatura.
La piccola banda musicale seco noi venuta apre a un tratto i suoi
concerti; sono gli amici che giungono trafelanti dalla Valassina,
che si son visti spuntare dall’ultimo anfratto, e la musica nostra li
annunzia.
Allora saluti, strette di mano, baci fra donne, discorsi, complimenti,
pettegolezzi narrati e scambiati: in cinque minuti que’ del Pian d’Erba
han narrato a que’ del lago le storielle tutte del mercato di Lecco, di
quello di Incino, gli episodî erotici, i _cancans_ d’ogni villa; e di
ricambio hanno fatto altrettanto que’ del lago con essi.
Ma l’appetito ne reclama. Per un po’ si tace, intenti tutti a
smascellare; poi si ripiglia il chiaccherio, si fa anzi, maggiore,
a seconda che i fiaschi di buon vino si vuotano. Levate le mense
improvvisate, incominciano le danze sull’erboso piano e le due brigate
qui convenute si mescono a vivaci polcke, a più concitati valzer, a più
vorticose galoppe.
Ma anche questa vetta ha le sue curiosità per chi la sale e cerca
di più utile che il ballare sulle ineguali zolle. Il naturalista vi
ravvisa le torbe miste a enormi larici ed a petrolio, e conviene che
l’altipiano potesse un giorno, come fu scritto, essere stato un lago:
i curiosi corrono a vedere il _Buco della Nicolina_, che è una grande
grotta, come le tante altre che ho diggià ricordate. Quando è stata
assai piovosa la stagione, vi si vedono le acque che vi sono dentro
scolate; ma deve essere ben profonda, se nessuno n’ha saputo trovare il
fine.
Un miglio infatti a distanza di questo Piano del Tivano e ad ostro del
medesimo, è un’altra pianura circondata da scoscesi monti, che solo si
vede in tempo d’estate abitata da’ pastori colle mandre numerose; essa
appellasi Vallombria. Ora in una di quelle montagne si riscontra una
forte e profonda spaccatura, per la quale vien detto che un dì essendo
penetrato un cane, vi sarebbe poscia uscito per il Buco della Nicolina.
Se mi chiedete poi se anco quassù si piaccia la tradizione di voler
favoleggiare; anche quassù, vi risponderei. Perocchè senza darvi ragion
di sorta, gli alpigiani vi narrino seriamente come vi fosse _ai tempi
antichi_ fabbricato un gran palazzo abitato da Andefleda, moglie del
goto re Teodorico. Qualche cialtrone si sarà divertito alle spalle di
questa buona gente, dandole a bere questa fiaba, e la poco spiritosa
giunteria trovò presa in quegli animi semplici e per essi si è fatta
pretta e indiscutibile storia.
Ma l’aura imbruna; il cammino che ci resta a scendere vuol più ore:
rifocillati e rinnovati di forze, salutiamo gli amici dell’opposto
versante e disponiamoci a partire.
La marcia della partenza suona, le resinose torcie a vento ardono
e si squassano; i lampioni si accendono e ne dan nuovo e inatteso
spettacolo; succede un bisbiglio di voci che si salutano, baci che
scoccano, addii che si vanno ripetendo e allontanando delle due
comitive e che gli echi ripercuotono, la canzone si intuona da una
parte e dall’altra per gli opposti versanti, la secondano tutti, e
allegramente si riprendono i sentieri che ci tornano a Nesso, dove i
nostri barcaiuoli ne attendono per ricondurci alle nostre ville.