La signora Carlotta osservò a Nicla ch'ella s'era comportata male.
Finito il pranzo, stavano nella grande sala prospiciente il giardino a
prendere il caffè.
Nicla guardava fuori, da quella porta sul cui limitare era comparso un
giorno Brunello Traldi. Il cavalier Maurizio centellava, dopo il
caffè, un bicchierino di liquore giallo; e la signora Carlotta si
faceva aria col ventaglio, sfogliando con la sinistra sulla tavola una
rivista di arte, di cui non comprendeva niente, nè figure, nè termini,
nè scopi.
Nicla girò la poltrona verso sua madre.
Tornata a casa tardi, ancora agitata da quell'ora di tenerezza che il
tramonto aveva chiuso, come una perla in un monile, in un cerchio
delicato di viola e di porpora, ancora i capelli e le vesti odoranti
di musco e d'umido e di molli cortecce cadenti, Nicla aveva trovato i
suoi già a tavola, e aveva sentito intorno una silenziosa
riprovazione.
--Il povero Duccio,--seguitava sua madre,--è venuto a salutarci prima
di partire. E tu non c'eri. Dov'eri?... A spasso, pel paese, con
quell'altro....
--Quale altro?--domandò Nicla.
--Il figlio del conte Traldi.
La fanciulla rise.
--Oh!--disse.--Che temibile rivale, un bambino di otto anni!
--Non si parla di rivali,--spiegò il cavaliere Maurizio, occhieggiando
in giro per veder dov'era andata a finire la bottiglia faccettata del
liquore giallo.--Si vuol dire che il tuo posto era qui.
--Il conte mi aveva già salutato al ritorno dalla gita sul
lago,--rispose Nicla, scoprendo la bottiglia sopra un minuscolo
tavolino di lacca, e alzandosi per prenderla e portarla a suo
padre.--C'era bisogno di tornar daccapo in casa?
--E anche della gita,--seguitò Maurizio, prendendo la bottiglia dalle
mani di Nicla e mescendosene un altro bicchierino,--che tua madre ha
permesso, potresti raccontarci qualche cosa.
--Mi sembra,--confermò la signora Carlotta, allungando la mano per
riprender la bottiglia e piantarla sulla tavola, sotto il naso, con
un'occhiataccia a suo marito,--mi sembra che un poco di confidenza ci
vorrebbe!
--Ah, la gita!--ripetè Nicla.
E pensò che valeva meglio dare battaglia subito, poichè battaglia
doveva essere; e con espressione scherzosa, quasi beffarda, soggiunse.
--È stato così. Il conte mi ha chiesto se mi sono accorta del
rispettoso sentimento ch'egli nutre per me. E io gli ho risposto che
me ne sono accorta.
La signora Carlotta aveva tralasciato di sfogliar la rivista, e il
cavalier Maurizio di assaporar degli occhi il secondo bicchierino.
L'uno e l'altra guardavano la figlia con attenzione non priva di
ansia.
--Egli mi ha detto poi se poteva sperare,--continuò la fanciulla,--che
tale sentimento fosse un giorno condiviso da me. E io gli ho risposto
che non sapevo. Gli ho risposto così perchè in verità non sapevo, in
quel momento. Poi, stando in barca al suo fianco e udendo i suoi
discorsi, ho saputo. E mentre stavamo per lasciarci, gli ho risposto:
mai!...
Una bomba che fosse caduta e scoppiata nel bel mezzo della sala, non
avrebbe sbigottito maggiormente e Maurizio e Carlotta.
Si trovarono in piedi ambedue contemporaneamente, guardandosi
attoniti.
--Santo cielo!--esclamò la signora.
--Tu scherzi!--gridò il cavaliere.
--Una fortuna gettata dalla finestra!--riprese la signora.
--E per questo il conte aveva l'aria malinconica!--aggiunse il
cavaliere.
--Ma è una follia imperdonabile!--affermò la signora.
--Una cattiveria determinata!--rilevò il cavaliere.
--Rispondevi con un'offesa a una parola da gentiluomo!--deplorò la
signora.
--Noi stessi ne subiremo le conseguenze!--concluse il cavaliere.
Non volendo irritarli con un'attitudine di spavalderia inopportuna, e
sapendo bene che qualunque cosa avessero detto e fatto, non sarebbero
riusciti nè a rimediare alla catastrofe nè a smuovere lei dal suo
proposito, Nicla restò con gli occhi bassi, immobile dentro la
poltrona.
Pareva, se non conscia della sua grave azione, almeno dolente pel
disinganno che bruscamente causava ai suoi; e intanto pensava ch'era
inutile accanirsi e che si poteva vincere con dolcezza.
Prima tornò a sedere Maurizio; poi Carlotta.
Seguì un silenzio, durante il quale Maurizio tracannò il secondo
bicchierino, e non sapendo più quel che si facesse, riprese di sulla
tavola e di sotto il naso di Carlotta la bottiglia faccettata, e se ne
versò un terzo.
--Ma i motivi?--interrogò severo.--Capisco un'esitazione, un dubbio,
una ritrosia. Capisco una risposta che chieda tempo. Non capisco un
rifiuto definitivo, e senza discussione. Non capisco, insomma, il mai!
Per questa parola, i motivi devono e non possono non essere che
gravissimi.
Si chinò a sorbire dall'orlo il liquore che traboccava, e ripetè:
--Gravissimi!
A Nicla tornarono in mente i tempi in cui suo padre gridava: «Il
palcoscenico no!».
--Maurizio dice giusto!--incalzò la signora Carlotta.--Per mettere
alla porla un gentiluomo, poichè lo hai messo alla porta, occorrono
ragioni di gravità eccezionale.
--I motivi ci sono, naturalmente!--ribattè Nicla.
Carlotta e Maurizio si guardarono stupefatti. Passavano di maraviglia
in maraviglia. Avevan creduto prima a uno scherzo fanciullesco, poi a
una sventataggine forse ancora rimediabile, e infine, contro ogni
verosimiglianza, si trovavano innanzi a motivi gravissimi che
frustravano le loro speranze e mandavano a rifascio un matrimonio di
prim'ordine.
--Siamo qui ad ascoltare!--disse Maurizio, vedendo che Nicla non
aggiungeva parola.
Ma la fanciulla aveva compreso di non poter aggiungere altro.
Come dire che Duccio Massenti era l'amante di Clara Dolores? Con qual
diritto svelava ella l'intimo segreto d'una donna che non era stata
per lei se non gentile? Chi l'assicurava che sua madre, facile a
chiacchierare, non avrebbe portato attorno la colpa di Clara Dolores
per farsi compiangere, come già aveva portato attorno la vocazione di
Nicla per l'arte drammatica?
--Spero avrete compreso, ad ogni modo,--ella disse,--che quei motivi
non vengono da me. Io non amo nessuno, e il mio cuore è libero.
--Sta bene,--dichiarò Maurizio.--E allora, il conte ha una colpa ai
tuoi occhi? Tu sei giovane, inesperta, impressionabile. Devi
confidarti con tua madre e con tuo padre, i quali ti diranno se
veramente quei motivi son tanto gravi, quella colpa è tanto
significativa da giustificare un rifiuto così brusco.
--Qualche amoretto?--insinuò la signora.--Qualche scappata giovanile?
--Giuoca?--riprese Maurizio.
--Beve?--incalzò Carlotta.
Nicla scosse più volte il capo.
--Ma non perdiamo tempo negli indovinelli!--esclamò Maurizio.--Se tu
hai fiducia in noi, devi dirci spontaneamente e chiaramente quale
accusa tu fai al conte.
--Ha qualche debito?--ricominciò Carlotta.
--Non crede in Dio?--riprese Maurizio.
--Vuole stabilirsi in campagna?--arrischiò Carlotta.
Nicla crollava il capo ad ogni domanda.
--Suvvia,--disse infine,--comprendo che mi è assolutamente impossibile
rispondervi. Mi è assolutamente impossibile dirvi quale accusa io
faccio al conte. E non si tratta d'una accusa, ma d'un fatto; d'un
fatto certo, che io so, e che non devo svelare.
--Incredibile!--esclamò Maurizio.--Esistono dunque fatti che possono
essere noti a te, e non devono esser noti a noi? Ci rifiuti dunque la
tua confidenza in un argomento di tanto peso e di tanta delicatezza!
--Caro papà,--rispose Nicla, ferma nel suo atteggiamento sommesso e
rispettoso,--non bisogna veder nulla di male in tutto questo. Se per
un caso disgraziato tu fossi venuto a conoscenza d'un segreto che non
riguarda la tua famiglia, ti sentiresti in diritto di svelarlo alla
mamma e a me? E tuttavia tu hai nella mamma e in me la più grande
fiducia.
--Ma si tratta appunto d'un segreto,--esclamò trionfalmente
Maurizio,--che riguarda la mia famiglia. È il tuo avvenire in giuoco!
Come? Noi vagheggiamo per te un ottimo matrimonio, noi pensiamo che tu
debba essere un giorno felice, noi viviamo nella certezza che la più
brillante delle situazioni ti è assicurata; e d'un tratto questo
edificio precipita, le nostre speranze si disperdono, il tuo avvenire
è messo in forse, perchè tu hai scoperto un segreto.... E vieni a
dirci che questo segreto non ci appartiene e non ci tocca, e non
dobbiamo saperne nulla e non dobbiamo esserne giudici?
--Tuo padre ragiona benissimo!--corroborò la signora Carlotta,
ammirando la logica di suo marito.--Ascoltalo, e non sbaglierai
più!....
--E tu ci lasci all'oscuro,--soggiunse Maurizio, riscaldato
dall'elogio,--tu ci lasci in preda a mille dubbii, i quali possono
anche essere ingiusti, anche essere offensivi, per il gentiluomo che
intendeva chiederci la tua mano? Il tuo silenzio ci dà diritto a
supporre qualunque peggior cosa di lui. Che so io?... Ch'egli sia
ladro o falsario!... Dico per assurdo. Ch'egli sia libertino e beone,
che abbia mancato alle leggi dell'onore, che un delitto macchi la sua
giovinezza.... Tutto questo noi possiamo supporre, e altro. E perchè?
Per tacere un segreto di cui sei venuta involontariamente in possesso?
Per salvare chi? quale nome?
La fanciulla sotto quella raffica s'era ancor più rannicchiata nella
sua poltrona, ma rimaneva imperturbabile e decisa.
--È giusto!--ella disse.
--Parlerai?--esclamò avidamente Carlotta.
--No. Non posso!--dichiarò Nicla.--Ma è giusto quello che dice papà.
E con la stessa franchezza con cui vi ho detto che so un fatto pel
quale non potrò mai essere la moglie di Duccio, con la stessa
franchezza vi dico ch'egli non ha mancato alle leggi dell'onore, non è
un beone, nè un libertino, nè un ladro, nè un falsario, nè un
delinquente. È un gentiluomo. Ma un gentiluomo che io non voglio per
marito; un gentiluomo di cui non so che farmi.
Maurizio respirò, gettando un'occhiata a Carlotta.
--La cosa non è irrimediabile!--egli disse.
--È irrimediabile!--dichiarò Nicla.
--Rientra nell'ordine dei peccati veniali, se peccato c'è da parte del
conte,--si ostinò Maurizio.
--È impossibile che tu giudichi ciò che non sai!--rimbeccò Nicla.
--Ne riparleremo!--soggiunse Maurizio.
--Non ne riparleremo più!--dichiarò Nicla.
--Ci ripenserai!--disse Carlotta.
--Ci ho già pensato!--rispose la fanciulla.
--Testarda!--esclamò Carlotta, perdendo la pazienza.
Ma suo marito le gettò un'altra occhiata, e la signora tacque.
--Magnifico,--ella disse, dopo un istante, mostrando un
disegno,--questo brucia-profumi! Si potrebbe comperare....
Il cavalier Maurizio si chinò sulla rivista.
--Non vedi,--rispose,--che fa parte di una collezione e costa
venticinquemila lire?
Nicla si alzò per dare la buona notte.
--Addio, mamma!--disse.--Addio, papà! A domani.
Baciò in fronte l'uno e l'altra, e si avviò.
--Del resto,--ella aggiunse d'un tratto,--voi avete torto!
--Io?--esclamò Maurizio.
--Noi?--disse Carlotta.
--Voi, voi!--ripetè Nicla.--Prima di partire da Milano, vi ho detto
che avevo pregato Duccio di non venire a importunarmi in campagna. E
voi mi avete risposto che ciò non vi riguardava. Come mai oggi fate
tanto rumore perchè me ne sono sbarazzata? Non siete logici!
--Ma tu dimentichi,--rimbeccò la signora,--che nonostante il tuo
divieto, egli è tornato; ed è tornato a esporti le sue oneste
intenzioni. Dopo aver parlato con te per sapere se la sua simpatia non
ti riusciva indifferente, avrebbe parlato con noi, per chiederci la
tua mano....
--Nulla di più commovente!--aggiunse Maurizio.--Egli è uomo che sa ciò
che vuole.
Nicla sorrise.
--Ed io,--disse,--so ciò che non voglio!
--Buona notte: col tempo, spero, ci darai ragione!--concluse Maurizio.
--Speriamo!--rispose Nicla, mitemente ironica.--Buona notte, papà!
Buona notte, mamma!
Non appena ella ebbe varcata la soglia, Maurizio e Carlotta ripresero
a discutere. Il padre era d'opinione che la cosa si sarebbe
accomodata; certo, il conte Massenti avrebbe scritto per ringraziare
dell'ospitalità ricevuta; occorreva stringere con lui la più cordiale
amicizia, dando a vedere che dei capricci di Nicla non si sapeva nulla
o non si teneva conto.
--Non si è ravveduta anche sulla questione del palcoscenico?--osservò
Maurizio.--In fondo è una cara e virtuosa figliuola. Si sa; a diciotto
anni, c'è dell'inesperienza, c'è dell'ombrosità....
--Ma tu, che cosa credi di questo grande segreto, di questo grave
fatto, che avrebbe scoperto?--domandò Carlotta.
--Io credo a un malinteso. Qualche amorazzo che Nicoletta non capisce,
a cui dà una importanza esagerata....
La signora strinse le labbra con espressione di dubbio.
--Io ci perdo la testa!--esclamò.--Perchè tu dimentichi che l'amorazzo
lo avrebbe scoperto in barca! Come si possa scoprire in barca un
amorazzo o un segreto, è ciò che mi vado domandando.
--Hai ragione!--esclamò Maurizio.--E in barca non c'erano che lei e il
conte?
--Sicuro: lei, il conte, e due barcaiuoli,--confermò la signora.--Poi,
mi ha raccontato il conte, hanno preso anche quel bambino, il piccolo
Traldi, e gli han fatto fare un giro, per divertirlo....
--Forse una lettera, caduta dalla tasca del conte?--arrischiò
Maurizio.
--Nicoletta non se ne sarebbe occupata!--ribattè la signora.
--Forse un ritratto?
--Ti pare? Fare una dichiarazione d'amore a una fanciulla, col
ritratto di un'altra in tasca?... Il conte è incapace di questo
cinismo!
--È giusto,--acconsentì Maurizio.--E se domandassimo, chiaro e tondo
al conte medesimo che cosa è avvenuto?
--Potrebbe risponderci di chiederlo a nostra figlia,--osservò
Carlotta.
--Certo, avrebbe ragione!--confessò Maurizio.--Se si potesse farla
parlare, persuaderla a dirci tutta la verità....
--Lo credi impossibile?--domandò la signora.
--È difficile. Lasciamo passare qualche giorno. Tu non dire più nulla.
Poi, mi ci proverò io, con molta dolcezza,--concluse Maurizio.
Tacquero.
Maurizio bevve finalmente il suo terzo bicchierino.
E Carlotta, poichè aveva ancora la rivista squadernata sotto gli
occhi, disse:
--Ma è proprio bello, questo brucia-profumi!