che sarebbe a un dipresso la popolazione di Milano avanti la peste.
Che poi gli abitanti fossero morti più della metà, riducendosi appunto
a circa 60,000, lo comprova il più volte citato registro, dal quale
risulta, che nel 1632 morirono soli 1795, e che per undici anni, cioè
dal 1632 al 1643, la mortalità annua rimase fra i 1700 e 2000, che è
appunto la metà di quella dei quattro anni precedenti il contagio.
Quanto alla mortalità del Ducato di Milano è impossibile determinarla
per la mancanza di documenti; oltrechè le morti subirono variazioni
innumerevoli secondo i paesi, i quali soffrirono più o meno, e alcuni
perfino rimasero deserti, essendo periti tutti gli abitanti. Forse
però non andrebbe molto lontano dal vero chi facesse ascendere a mezzo
milione i periti di contagio nella Lombardia spagnuola.
Tanta perdita di gente recò gravissimo danno all’agricoltura, al
commercio, alle arti, e lasciò nei superstiti alla catastrofe e nei
loro discendenti un profondo sentimento di terrore. Di ciò fa prova
il più volte citato registro, nel quale dal 1630 s’incominciò a porre
le iniziali S. S. P., ovvero S. P. S., _sine suspicione pestis — sine
pestis suspicione_, segnatura d’ordine, che trovasi continuata per un
secolo e mezzo, cioè fino al 1780.
«Per tutto il passato secolo (dice Verri)[173] risentì questo
infelicissimo stato la enorme scossa di quella pestilenza. Le campagne
mancarono di agricoltori; le arti e i mestieri si annientarono; e
fors’anche al giorno d’oggi abbiamo dei terreni incolti, che prima
di quell’esterminio fruttavano a coltura. Si avvilì il restante del
popolo nella desolazione in cui giacque; poco rimase delle antiche
ricchezze, e non si citerà una casa fabbricata per cinquant’anni dopo
la pestilenza, che non sia meschina. I nobili s’inselvatichirono;
ciascuno, vivendo in una società molto angusta di parenti, si risguardò
come isolato nella sua patria; e non si ripigliarono i costumi sociali,
che erano tanto splendidi e giocondi prima di tale sciagura, se non
appena al principio del secolo presente.
_Francesco Cusani_