Il Cardinale presagisce per ispirazione divina la prossima cessazione
della pestilenza, e si accinge a riordinare gli studj ecclesiastici e
le arti.
Il Cardinale, quando gli fu riferito essere morti sessanta parrochi
urbani[137], lagrimò per sì gran strage. E i pochi ecclesiastici
sopravvissuti che stavano al suo fianco nel solitario palazzo,
narrarono come in quel momento di costernazione e di lutto lo videro
rivolgersi all’effigie di Sant’Ambrogio con tal espressione di
fisonomia e muovere di labbra, che udivansi lagni misti a preghiere
all’antico pastore della città nostra, affinchè non lasciasse tutto
perire il suo clero e la sua chiesa. E notarono altresì che dopo quel
colloquio s’avvicinò a loro con fronte rasserenata come se avesse
ricevuta la favorevole risposta, che cesserebbe la pestilenza, e che
Iddio, placato, consentiva a salvare l’ambrosiana diocesi.
Da quel giorno l’animo del Cardinale s’andò calmando; e insieme scemava
gradatamente la peste, finchè all’incominciar del settembre, Federico,
vieppiù rassicuratosi, celebrò con solenne pompa la Natività di Maria,
e recitando, giusta il consueto, l’omelia non esitò a promettere al
suo popolo giorni fausti e lieti, ed il termine del contagio; e così
avvenne. Ricuperata che ebbe Milano la salute, e sgombro il nembo che
aveva ogni cosa ottenebrata, rifulse di nuovo lo zelo di Federico per
gli studj e le belle arti, da cui l’orribile calamità l’aveva a forza
distolto.
Egli diede opera a riordinare i seminarj pei giovani, a proporre
premj, cercar maestri e dotti, e tutti i mezzi opportuni ad educare gli
ingegni. E siccome morti in tanta strage esimj pittori e scultori, le
belle arti, delizia e decoro di Milano, erano abbandonate, il Borromeo
attese con tutta la premura a far rifiorire in città le arti stesse, le
lettere e le maggiori scienze. Riaprì a tal uopo nella Biblioteca e nel
Collegio Ambrosiano scuole d’ambo i generi; e comperati a giusto prezzo
i lavori d’illustri artisti che giacevano negletti nelle deserte case,
li trasportò nel museo della Biblioteca medesima. Non ebbe il Cardinale
cure più gradite di queste, com’io credo avere più diffusamente esposto
nella vita che di lui scrissi.