Il prelato e la principessa.
Monsignor Pagni, che noi incontrammo vestito da secolare nella povera
casa di Giuseppe Monti, era in quella mattina abbigliato con tutta
quanta la civetteria prelatizia. Dalla chioma leggiadramente azzimata
intorno alla chierica fino alle scarpette da damigella, tutto era in
lui accurato e lindo; l'abito dal taglio elegante, la mantelletta
paonazza, finamente pieghettata, le calze di seta, il cappello coi
fiocchi lucenti, ogni cosa rappresentava il lusso ecclesiastico in
tutta la sua pompa.
Marini e Leoni si alzarono in piedi, al primo presentarsi di
monsignore.
Il giudice si profuse in inchini, esclamando più volte:
--Eccellenza reverendissima!
Il prelato si avanzò con passo ardito e disinvolto; fece passando un
leggero cenno della testa in risposta al saluto dei due signori, poi
venuto innanzi alla principessa, le baciò la mano con galanteria, e le
disse familiaramente:
--Bella cugina, come va?
--Bene, monsignore, rispose essa. Accomodatevi. Abbiamo appunto
bisogno di voi.
Il prelato sedè vicino alla signora. Marini andò per baciargli la
mano; egli fece un gesto di rifiuto.
--Avete bisogno di me! esclamò monsignor Pagni. Me fortunato! È una
buona sorte trovarmi nel caso di poter servire in qualche cosa la mia
amabile cugina.
--L'avvocato Leoni, che io vi presento, disse la principessa (Leoni
fece un leggero inchino) bramerebbe di ottenere una grazia da voi,
monsignore. Ed io ve la chiedo per lui.
--Una grazia, voi dite: chiamatelo piuttosto un comando. Ciò che vien
chiesto dalla bocca della mia gentile cugina io non posso rifiutarlo.
--Egli vorrebbe come avvocato, difendere innanzi al Tribunale della
Sacra Consulta i principali accusati della gran causa....
--Di lesa Maestà in primo grado, soggiunse il giudice processante.
--Io gli accorderò volentieri quanto egli mi domanda per vostro mezzo,
disse monsignor Pagni alla principessa; ma credo bene di prevenirlo
ch'egli aspira a un ufficio pericoloso.
--È quello che gli diceva io medesimo.....
Così soggiunse Marini, e più avrebbe detto, ma una brusca occhiata di
monsignore, lo rese avvertito che non toccava a lui a interloquire in
quel momento, ed egli si tacque tutto compunto.
--Per quanto periglioso sia quest'ufficio, disse Leoni con fermezza,
io mi sento coraggioso abbastanza per compierlo.
--Quand'è così, soggiunse il prelato, io vi ammetterò a sostenere
questa difesa, ma vi prevengo che il giudizio non avrà luogo tanto
presto; non siamo che ai primi stadi dell'inquisizione. Non è vero,
signor giudice?
Questa volta non parve vero a Marini di essere invitato a parlare da
monsignore, e rispose senza timore:
--Al primissimo stadio, eccellenza. Si stanno appunto raccogliendo le
fila preliminari degli indizi. Il processo intero sarà l'opera di
molti mesi, sarà una mole ingente; sempre si aggiungono nuovi nomi,
nuovi accusati.
--Intanto, disse Leoni, io ringrazio la signora principessa e
monsignore; quando verrà il giorno del cimento, pregherò il cielo che
mi dia forze bastanti all'impresa.
Poi si alzò salutando, e uscì. Anche il giudice si alzò, dicendo:
--Io pure riverisco la signora principessa, e prego umilmente
monsignore di avermi nella sua memoria.
Poi camminando all'indietro, e intercalando quella marcia retrograda
con riverenze da minuetto, uscì dal salotto.
La principessa e il prelato rimasero soli. Regnò qualche momento di
silenzio. Monsignor Pagni fu il primo a romperlo, dicendo:
--È qualche tempo ch'io vedo una nube sulla fronte della mia cara
cugina. Luigia, v'è qualche cosa che vi addolora.
--Nulla; v'ingannate, monsignore.
--Eppure sapete che da lungo tempo io sono uso a leggere nella parte
più riposta del vostro cuore.
--Ebbene, che cosa vi leggete adesso?
--Un'occulta pena; voi non sorridete più; voi.... insomma non siete
più la stessa.
--E a che cosa attribuite il mio cambiamento?
--Non saprei, disse il prelato con un accento particolare; poi dopo un
momento aggiunse, guardando in faccia la principessa: A meno che non
fosse vero ciò che si va dicendo per Roma, a bassa voce, ma si va
dicendo.
--Che cosa mai? chiese essa con noncuranza.
--Che fra gl'insorti v'era un vostro amante, rispose lentamente
monsignor Pagni, senza staccare gli occhi da lei. E ch'egli si trova
ora in qualche pericolo.
--Che? esclamò la principessa con un grido irresistibile di spavento.
Poi subito dopo represse la sua commozione, e disse con orgoglio: E
voi poteste credere a questa bassezza?
--Io! aggiunse con ipocrisia il prelato. Il cielo me ne guardi!... Vi
è però qualcuno che ci crede.
--E chi, di grazia?
--Vostro marito.
--Mio marito!
--Ma non temete; la mia protezione non sarà mai per mancarvi.
--Oh! esclamò essa con indignazione. Io so bene quello che vale la
vostra protezione! di voi altri santi pastori! È la protezione del
lupo sopra l'agnello. E non l'ho provata io stessa? E non era una
povera orfanella, giovinetta, sola, e innocente, quando fui affidata
alla vostra tutela? Voi eravate il nipote di mio padre, maggiore a me
di anni e di senno, incamminato nella carriera ecclesiastica, uomo di
pietà e di religione!... Ebbene, voi abusaste indegnamente di
quell'incarico sacrosanto. Valendovi del potere che vi affidavano le
leggi ed il sangue, invece di difendermi, voi mi avete sedotta,
tradita; e nel giorno istesso nel quale il vostro dito riceveva
l'anello vescovile, io sola, abbandonata, sopra un letto di dolore...
--Basta! proruppe monsignore. Qualcuno potrebbe udirvi.
--Io divenni madre: e la mia sventura fu un mistero per tutti. Ma voi,
snaturato, voi che non miravate ad altro che all'ambizione della casa,
voi mi costringeste a sposare un uomo che io aborriva, minacciandomi,
se io rifiutava, di pubblicare la mia vergogna. Questa fu la tutela,
questa la difesa, la protezione che io m'ebbi da voi!... Ed ora io
debbo sorridervi, porgervi la mano, chiamarvi caro cugino, e anche
ascoltare in pace gli oltraggi che mi volgete col sorriso di miele sul
labbro!
Un servo entrò.
--Signora principessa, disse, un uomo domanda di parlarvi.
--Ha detto il suo nome? chiese ansiosamente la signora.
--Ha detto di chiamarsi Giano.
--Ah! finalmente!... Venga.
Giano fu introdotto dal servo.
--Vieni, gli disse la principessa. Avanzati.
Poi essa guardò in modo significativo il prelato. Egli comprese ch'era
invitato ad uscire: squadrò con rapida occhiata da capo a piedi
l'ignobile figura di Giano; poi, volto alla cugina, le disse:
--Vedo, signora, che avete degli affari. Vado nel gabinetto di vostro
marito: ho appunto bisogno di parlargli.
--Accomodatevi, monsignore.
Il prelato uscì. La dama rimase sola con Giano.