CAPITOLO XVI.

Nella tragica torre di Albraccà.

Ma un'altra volta che Aquilino era salito alla torre di Albraccà, trovò

l'uomo di un umore diverso: non citò Orlando; non fece le lodi delle

qualità amministratrici della marchesa, non citò nemmeno, _io, marchese

Ippolito di Torrechiara_. O aveva bevuto la verità ad altre fonti, che

alla bottiglia; o non aveva bevuto _theologaliter_; o forse aveva

ragione la marchesa: «uno stravagante». _L'uomo, essendo entro la

verità, era fuori del liquido, entro cui sta immersa la vita: e per

questo fatto i nervi rimanevano scoperti._

«Don Ippolito doveva essere -- pensò Aquilino -- uomo neurastènico.»

*

Ben è vero che nei giorni precedenti, all'ora del pranzo -- il solito! --

proprio l'ora in cui _la bufera infernal che mai non resta_ dovrebbe

arrestarsi, era avvenuto fra lui e la marchesa un altro _corto

circuito_: una cosa lieve, ma non perciò meno sgradita per lo stomaco,

che in quell'ora non vuole seccature. E questa volta non era stata la

parola _lesso_ o _arrosto_, ma la parola _virtus_, in latino, che in

italiano vuol dire _virtù_.

Malauguratamente, Aquilino era stato la causa involontaria del _corto

circuito_; ma se quel benedetto uomo fosse ritornato ancora in campagna,

o fosse rimasto nella sua torre di Albraccà, la cosa non sarebbe

successa.

Invece era lì ad assistere alla lezione di Bobby, e andava su e giù per

la stanza, un po' assorto, tirandosi i baffacci rossi, e ogni volta che

passava presso Bobby, gli accarezzava il parrucchino.

Aquilino, a gran dilettazione del marchese, faceva andare Bobby,

cavallino ben domato, svelto, svelto, giù per le declinazioni, su per le

coniugazioni.

-- _Mòrior_, _mòreris_ e non _morèris_ -- diceva Bobby. -- _Volo, nolo

malo. Volo vis, vult._

Il volto del marchese era tutto illuminato.

-- Ha una memoria, ha una prontezza.... -- diceva Aquilino.

-- _Paparino_, _paparone_, sai? -- disse Bobby di botto. -- Con gli altri

miei compagni, io detengo il _record_ dei verbi irregolari.

-- Ma pensi, figlio mio? connetti? rifletti? -- domandava lui. -- _In

principium erat verbum_, cioè in principio c'è il verbo, _io penso_.

Buon uomo! Ma non sapeva che una delle qualità più spiccate di Bobby era

non pensare?

-- Paparino, i Romani quanta più gente ammazzavano, tanto più erano

forniti di virtù, _virtute praèditi_.

Questa sortita di Bobby disorientò lì per lì il marchese: ed allora

Aquilino fu pronto a spiegare a Bobby come la parola _virtù_ aveva in

antico un significato un po' diverso, cioè indicava più specialmente _le

molteplici energie dell'uomo_.

-- Perfettamente -- disse il marchese, -- _virtus_ è la qualità specifica

del _vir_. Un po' di latino mi ricordo anch'io.

Ma _vir_ vuol dire «uomo!» E Bobby sapeva alla perfezione il nome _vir_.

Nome irregolare! -- Io sono un _vir_ e perciò io ho la _virtus_ -- diceva

Bobby. -- Allora le donne, perchè non sono _vir_, non hanno la _virtus_!

Io ho la _virtus_, ma tu non ce l'hai! La cameriera non ha la _virtus_,

miss Edith non ha la _virtus_, mamà non ha la _virtus_....

Bobby si divertì quel giorno per casa con la _virtus_, come con un

balocco.

*

A tavola, oimè, il discorso cascò sulla _virtus_; ed Aquilino, già

sentendo nell'aria un odore di temporale, con molto tatto, con molta

forma, spiegò la storia della parola _virtus_.

Ma il marchese, che poteva star zitto, volle parlare anche lui!

Donna Barberina aveva accolto, così e così, la spiegazione data da

Aquilino, della parola _virtus_, uguale a _superiorità materiale_

dell'uomo su la donna. Pur troppo! Ma quando il marchese parlò, e volle

spiegare che poi _virtus_ indicò la _superiorità morale_ dell'uomo su la

donna, allora si formò il corto circuito.

Donna Barberina negava ogni genere di superiorità. Ma nessuna

superiorità!

Il marchese cercava di condurre il discorso su le generali; e che Dante,

e che Platone, e che Cristo erano di sesso maschile: e che nella storia

non esistevano personaggi di tal fatta di sesso femminile.

Ma la marchesa accennava _ad personam_; a lui, poveretto!

-- Ma non parlatemi di superiorità! Nessuna superiorità.

«Al mio paese -- pensava Aquilino sentendo la voce della marchesa

stridere, -- un materialone di marito picchierebbe, come al tempo di quel

frate che inventò la cura con l'acqua benedetta».

Don Ippolito tacque allora; ma parlò dopo, nella torre di Albraccà.

*

Aquilino trovò dunque il marchese, nella sua torre di Albraccà, di umore

detestabile perchè l'acqua benedetta la aveva dovuta ingoiare lui.

Non offrì nemmeno da bere.

D'altra parte nel cuore del giovane era come un bisogno di cancellare

con un giudizio suo proprio il giudizio di condanna, sia pur lieve, ma

inesorabile, che la marchesa aveva dato sul caro e buon conte Cosimo:

«uno stravagante!» Pareva la condanna del mondo! Ed anche Pietro,

l'apostolo, tremò davanti alla condanna del mondo, e disse ben tre volte

che egli non era stato con Cristo, che non conosceva quel nazzareno

chiamato Cristo! E Cristo non trovando altro espediente per guarire la

viltà di Pietro, dovette ricorrere allo Spirito Santo: il quale scese

bensì dal cielo nel giorno della Pentecoste ed illuminò i dodici

apostoli: ma in misura non sufficiente per illuminare poi gli altri

uomini.

*

Vedendo il marchese di così reo umore, Aquilino levò una lettera

ricevuta qualche tempo innanzi dal conte Cosimo, nella quale si

contenevano affettuose parole per il marchese, ed abilmente, un po' per

volta, si mostrò desideroso di sapere quella parte della vita del conte

che egli non sapeva, ed a cui, con parole di condanna, aveva fatto

allusione donna Barberina.

Il marchese disse: -- _Infandum, regina, iubes renovare dolorem_, o come

dice Dante, _Tu vuoi che io rinnovelli_, con quel che segue. Favoritemi

quella pipa. Dunque io dicevo una cosa....

-- _Infandum_ -- suggerì Aquilino.

-- Ah, sì, proprio _infandum_. Il conte Cosimo è da molti anni divorziato

dalla moglie ed ha due figli di cui uno segretario d'ambasciata. Tutto

questo è di dominio pubblico e può essere detto senza indiscrezione.

Quanto poi alle cause del divorzio....

-- Vorrà dire _separazione_, signor marchese -- potè interrompere allora

Aquilino.

-- Divorzio, dico!

-- Perdoni, il divorzio da noi non esiste.

-- E se non esiste da noi, si prende dove c'è. È sempre questione di

pecunia: e vi sono avvocati specialisti del genere. Mi meraviglio che

studiate legge! E ignorate che viviamo nell'età dell'oro del dio

Mammone. Che diamine!... Senza fare insinuazioni maligne, senza entrare

nel _pro_ e nel _contro_, -- continuò --, vi devo dire, per onore di

verità, che la contessa, moglie di Cosimo, fece tutto quello che si può

fare per internare il marito in una casa di cura o manicomio. Non vi

riuscì, non per mancanza di buona volontà, ma perchè la tesi era

insostenibile e perchè si opposero protezioni potenti. Ma, ad onor del

vero, vi debbo anche significare che il conte vi si prestava

stupendamente. Ho passato con lui gli anni migliori della mia

giovinezza, e debbo dirvi di una sua grave pecca; per cui ebbe molestie,

e duelli anche: la _beffa_! Poter fare una _beffa_! Con le beffe da lui

perpetrate si potrebbe mettere insieme un volume tutto da ridere. Io non

ve le racconto, perchè non ne ho voglia. Sotto questo riflesso si poteva

pensare anche ad un vizio mentale. Però la dirittura morale dell'uomo vi

è dimostrata da quanto sto per dirvi. Avvenuto il divorzio, Cosimo mutò

di punto in bianco. I figliuoli, per ragioni delicate che credo

opportuno tralasciare, furono affidati alla tutela del padre. Ebbene:

per circa dieci anni, quanto durò l'educazione dei figli, egli non fu

altro che il precettore, il compagno indivisibile dei figli: oh, figli

studiosi, seri, educati, composti! Mi ricordo -- quei giovanotti facevano

allora il liceo -- che padre e figli parevano quasi tre fratelli. Lui

s'era messo a studiare con loro; e viaggi all'estero; viaggi di

istruzione in Italia in tanti luoghi, anche remoti -- sapete quale enorme

ricchezza è nel nostro paese di simili peregrinazioni! Irraggiava da lui

una felicità così grande che attraeva ognuno. I suoi figli! Oh, come li

ama! si dicea con stupore. Un'adorazione! Il sospetto di una infermità,

di un pericolo lo faceva tremare. Potrei scendere a particolari, che vi

rivelerebbero la delicatezza spinta sino allo scrùpolo. Sentite: Il

conte fu in giovinezza uno dei più belli uomini di cui abbia ricordanza,

e libero come egli era, gli caddero sul piatto molte coturnìci e

allodole belle e cotte, _Io le mangerei anche_ -- mi diceva in confidenza

-- ; _ma che devo dirti? fare cosa che non potrei rivelare ai miei figli,

i quali dormono puri, mi pare un'impurità._ E si asteneva dalle gioie di

amore. Vi dirò in breve: gli fu giuocata una beffa che è la più atroce

di tutte quelle che egli fece. Un fratello della contessa lasciò ai

nepoti una somma di parecchi milioni; alla condizione che al nome

paterno avessero sostituito il nome della madre.

-- Ed essi? -- domandò Aquilino.

-- Ed essi lo fecero.

-- Oh! E il mondo dei nobili non li ha scacciati dal suo seno?

-- Il mondo dei nobili ne ha fatto semplicemente un _numero_ di

discussione nelle conversazioni. I figli di Cosimo sono, oggi, perfetti

_gentlemen_, _sportmen_ molto stimati! Non vi ho detto che viviamo sotto

la costellazione zodiacale del dio Mammone?

-- E il povero conte?

-- Fu lo schianto, la morte! Da allora vive solo, errante come un'anima

in pena. Ah, i figli che fanno morire i padri di crepacuore!

-- Io sono un plebeo, signor marchese -- disse allora Aquilino -- ; e il

mio povero babbo è morto: ma proprio non ho niente da rimproverarmi. Mi

sembrerebbe, se avessi questi rimorsi, di sentire, la notte, il mio

povero papà venirmi a tirare per i piedi. E allora dov'è questa nobiltà,

signor marchese?

-- Lo so io dove è la nobiltà? Io sono nobile, e basta! -- disse il

marchese.

«Ah, se non lo sa lei -- disse fra sè Aquilino -- non ne parliamo più».

Ma dopo un poco il marchese prese a dire:

-- La nobiltà è gente che ha il _pedigree_. Voi avete il _pedigree_? No.

Noi abbiamo un _pedigree_ antico. I marchesi di Torrechiara -- perchè

sappiate che realmente esiste tuttora il castello di Torrechiara, da cui

si domina tanto sereno all'intorno, -- i marchesi di Torrechiara, vi

dico, sono stati al seguito di Carlo V. Ciò è nella storia! Eppure ecco

quello che un'antica pergamena dice, che pare un libro del dare e

dell'avere. _Addì_, ecc. _quelli dei Torrechiara ammazzorno due uomini

della famiglia dei Cacciaterra. Addì, ecc. Cagnaccio Cacciaterra ammazzò

cinque uomini dei Torrechiara, e questi poi ammazzorno_, ecc. Quando le

note degli _ammazzorno_ da una parte e dall'altra formavano una specie

di pareggio, si acquetavano per un po'. Poi tornavano da capo. Queste

sono le origini della mia famiglia. Ma forse può darsi che sia il

_pedigree_ anche degli altri nobili: cioè _ammazzorno_, _ruborno_,

_ingannorno_. La musa poi della storia prende questi rari _ammazzorno_,

_ruborno_, e ci sparge sopra la polvere d'oro, come il cuoco fa con la

salsa _béchamel_ su le polpette vecchie: o ci stordisce con il rimbombo

dei gloriosi oricalchi. Miserie!

-- E la moglie del conte Cosimo era bella?

-- Molto bella! E perciò il re Salomone dice: _Averte faciem tuam a

muliere compta!_ «Allontana, allontana il tuo sguardo dalla bella

donna». Ma il sapiente re Salomone, sapendo quanto la cosa sia

difficile, teneva presso di sè mille concubine, perchè mille donne sono

meno pericolose di una sol donna. Ma lasciamo tali facezie. Io penso

allo strazio del povero Cosimo che ha dovuto, un poco per volta,

seppellire i suoi figli vivi. Ed io mi domando: sono figli quei figli, o

che cosa? Il marchese, detto questo, si arrestò, stette meditabondo, e

dopo un po' riprese:

-- E quando poi io penso che mio figlio è affidato a quelle mani....

Bouuh! -- fece con terrore ed orrore.

Ed Aquilino vide d'improvviso il marchese Ippolito di Torrechiara

avventarsi ad una partigiana che era in un angolo e squassarla come

forse aveva fatto l'antico, che era stato al servizio di Carlo V.

-- Un bimbo educato così sarà figlio mio? -- replicò. -- E se i figli non

ereditano la bontà dei padri, perchè i figli nel mondo?

Lì per lì Aquilino non capì. Gli venne il sospetto che il conte fosse un

po' ubriaco. Evidentemente alludeva a Bobby, e a miss Edith; fors'anche

alla marchesa.

E come ebbe compreso questo passaggio, si diè amorosamente a calmare il

marchese di quella sua repentina vesània.

-- Non fatevi campione di quella rea femmina -- disse presentandoglisi con

la partigiana. -- Mio figlio affidato a quelle mani impure! Povero

fanciullo!

E rigettò la partigiana, e si buttò su la poltrona dando in uno scoppio

di risa.

Aquilino se ne stava, così, fra l'_idiotizzato_ e l'atterrito, come chi

corre in treno e sente il treno uscire dalle rotaie.

Per fortuna il marchese si rimise sul tono di prima e disse ancora:

-- Non vi fate campione di quella rea femmina.

Evidentemente alludeva a miss Edith.

-- Io sento che dalla mia casa sale sino quassù un lezzo di cancrena....

-- La condotta e la vita di miss Edith -- disse allora Aquilino -- mi

paiono, signor marchese, del tutto conformi al decoro.

-- Al decoro! Sì, maestro! Avete proprio imbroccata la parola giusta: il

decoro: salvo il decoro, è salva l'anima. È stato il genio malefico di

questa casa, quella inglese!

Aquilino si sforzò ancora di metter pace nel cuore di quel povero

signore: -- Forse -- disse -- miss Edith ha studiato troppo; ha letto

troppo per la sua età: certe idee sono prese forse un po' troppo alla

lettera. Troppa filosofia!

-- Filosofia? E anche questa qui è filosofia?

E il marchese si levò, aprì il canterano, ne tolse dei libri, li mise

sotto il naso di Aquilino, e seguitò leggendo il titolo di uno di quei

libelli: _Heptameron di Margherita di Navarra_. -- È questa filosofia?

Poi altro libello ed altro titolo: _Discours de Brantôme_. -- È questa

filosofia?

Aquilino guardava confuso quei libri.

-- E questo spaventoso immoralissimo libro, _Claudine à l'école_; e

quest'altro, _Intentions_ di Oscar Wilde; e quest'altro, _Décadence

latine_ di Sar Peladan, son libri per una giovanetta, per una

educatrice? E mia moglie lo sa, lo sa!

-- E cosa le ha risposto la signora marchesa?

-- Ha risposto che è letteratura, e che non c'è niente di strano che una

giovane donna istruita legga questi libri e sappia tutto. Ma è stùpido --

io le ho detto -- spalancare la finestra davanti ai ciechi. Non si può

piantare una quercia entro un vaso da fiori, se no il vaso si spezza.

Accidenti alla letteratura!

-- E la marchesa?

-- La marchesa ha detto che badassi alla mia testa, perchè la mia è già

spezzata. La mia! Credete, credete, quella inglese ha stregato mia

moglie! E quest'altro infernale libro del Nietzsche, _Jenseits von Gut

und Böse_, _al di là del bene e del male_, cioè un libro esotèrico, che

io, voi forse, con molti «forse», potete leggere, può essere dato in

pasto al cervello frullino di una donna? E questa putrefazione elegante

_Demi-Vierges_? pensate maestro _mezze vergini_! il solo titolo è

l'infamia della minotaura! E costei è la educatrice di mio figlio.

Aquilino si ricordò allora di quella espressione del poeta Emme, _che

miss Edith era una deflorata a tutti gli spigoli della intellettualità_.

Imagini di voluttà e di colpa si svolgevano da quei titoli dei libri

nella mente del giovane, senza il concorso della sua volontà.

Vedeva miss Edith, la bionda; vedeva anche donna Bàrbera, la bruna.

Le carni di lui avevano brìvidi e fiamme.

E dopo alquanto silenzio Don Ippolito proseguì:

-- Io, a detta della marchesa, sono l'uomo che sogna. Ma vi giuro,

maestro, che io avrei tutta la straordinaria energia di Ercole per

purgare queste stalle di putredine. Ma poi penso: a che vale? Se è

destino che mio figlio debba vivere in un mondo avvelenato, forse è bene

che cominci da piccino la cura del veleno. Miss Edith, avete ragione,

maestro, è un'ottima, igienica istitutrice. Conservatene ottima

opinione. Ma se un figlio, oltre che figlio delle vostre carni, non sarà

anche il figlio della vostra anima, perchè procreare?

Aquilino udiva queste parole, stando col capo in giù. Non rispondeva

perchè vedeva quelle imagini voluttuose e non poteva dire ciò che

sentiva.

Poi sentiva la sua giovinezza trascinata verso alcunchè di indomabile.

Egli aveva, nella sua adolescenza, sognato gli angioli della pietosa

testa chiomata, con solo un manto, cui le ali ventilavano.

Ora non vedeva più le ali e gli angioli. Vedeva un'imagine che fu,

fermata in un quadro: una donna erta, tetra con le pupille fisse avanti,

col petto denudato e tutta aggirata all'intorno da un verde maculato

enorme serpe, e la testa triangolare del mostro ricadeva giù su la

spalla della donna.

E ben guardando quell'imagine, non sapeva dire se quella donna godesse o

soffrisse di quel mostruoso abbracciamento della serpe. Pareva, al più,

che ella fosse come la sacerdotessa di non sapea quale oscura e perpetua

religione: qualcosa di più potente e terribile che lo stesso dio

Mammone.

Miss Edith la bionda, e donna Bàrbera la bruna.

*

No, non sarebbe più andato nella torre di Albraccà.

Non si va, non è igiene andare dove sono gli infermi.

Quell'uomo era troppo sano; e perciò era un infermo tra gli altri

uomini.

La Madonna di Mamà: Romanzo del tempo della guerra · 第 27 / 42 题