Miss Edith.
Questa miss Edith, la quale rappresentava la più severa pedagogia
applicata al piccolo Bobby, non era -- come Aquilino si era da prima
pensato -- un'arcigna signora, di venerabile età, fornita di dentiera e
di occhiali; ma una giovanetta, quasi; senza occhiali e con occhi
cilestrini. I suoi denti erano così tersi che rimase in Aquilino la
curiosità di sapere come si facesse ad avere denti così bellissimi. E
tutta ella era mirabilmente tersa.
Mai al suo paese aveva visto simili denti e tanta mondizia. Può darsi
che ci fosse anche stata; ma è vero che al suo paese mai gli era
capitato di trovarsi così da presso ad un angiolo della terra da poterlo
osservare come gli accadeva ora con questa miss Edith, nei venti minuti
che durava la colazione, e nei trenta minuti del pranzo.
Ella aveva fatto ritorno dopo qualche tempo che lui era in quella casa,
ed era stata accolta da donna Barberina come una della famiglia.
L'età che miss Edith poteva dimostrare era in sui vent'anni.
Il colore dei capelli, bizzarramente composti, si fondeva con la
compostezza del volto: un volto chiaro, d'una chiarità ferma e sana;
interrotta da quei due squarci azzurri e un po' stupefatti degli occhi;
e dalle vive labbra, terminanti in due lievi ghirigori, qua e là su le
gote, le quali si riunivano nel bell'ovale del mento. Vestiva adoràbile
e semplice; semplice e misurata nei gesti; ma quando rideva, svelava una
perturbante infantilità; ed anche le gonne, un po' corte, le conferivano
alcunchè di più giovanile che non fosse per gli anni.
Strana creatura! E più la vedeva, più gli pareva strana. Da dove veniva?
Dalla Scozia. Ma lui avrebbe detto: da un bagno lunare.
*
Nei primi tempi, il sedere a tavola con quelle signore era stato per
Aquilino una cosa più adatta a levar l'appetito del cibo che a
soddisfarlo. Gli pareva di essere osservato nelle mani, nei diportamenti
verso la forchetta, verso le salse, verso il pane, verso il cameriere in
guanti bianchi.
Stando però attento, e, sorvegliandosi, qualcosa aveva imparato; ma non
mai sarebbe potuto arrivare alla perfezione con cui miss Edith mangiava.
Mangiava con la grazia con cui una capinera bèzzica qua e là.
Ogni tanto un sorriso a destra su la spalla destra; ogni tanto un
sorrisino a sinistra su la spalla sinistra, accompagnato da un lieve
chinar della testa, e quelle parolette, _yes_, _please_, _merci_,
_grand-merci_, _s'il vous plait_. Però, bèzzica qua, bèzzica là, ella
mangiava più che non paresse. Con Aquilino era gentile, ma parlare....
oh, quanto a parlare era inutile! _Do you speak english?_ -- aveva
chiesto -- _Noh? Allemand? Nooh? Francesse?_
Ahimè, no! Nemmeno _francesse_! Cioè lui avrebbe parlato, caso mai, il
francese con la stessa grazia con cui lei parlava italiano. Pareva il
verso di una pavona quando la parlava italiano, con la differenza che
lui non si azzardava, e lei metteva fuori quel poco di italiano che
sapeva, con tale impudenza che Aquilino ne provava scàndalo e sdegno. E
ci rideva per giunta come di compiacimento.
_Uno di noi due_ -- meditò Aquilino -- _deve appartenere ad una razza
inferiore._ Ma per quanto ella non desse a vedere, Aquilino si persuase
che miss Edith aveva il convincimento di appartenere lei ad una razza
superiore.
Per fortuna c'era Bobby a tavola! Con la venuta di Aquilino, soltanto --
cioè con l'ingresso al ginnasio -- egli era stato ammesso alla tavola.
_Quando stanno come si deve, e non versano il vino su la tovaglia,
quando non mettono le mani sul piatto, e non si rimpinzano, sono pure un
ornamento della mensa i bimbi!_
Così pensava e così aveva detto Aquilino.
-- Oh, no! non i _bebi_ a tavola coi grandi -- aveva detto miss Edith. Era
un complesso di ragioni pedagogiche ed igieniche che miss Edith non
riuscì a spiegare, e allora era intervenuta donna Bàrbera a spiegare,
cioè che Bobby -- prima -- faceva un lieve pasto già alle quattro, poi un
altro lieve pasto alle sette; qualcosa come latte, burro, miele, un
panino lieve, poi il bagno della sera, poi a letto.
Miss Edith assentiva con tanti graziosi _Yes!_, perchè quando parlava
inglese con la marchesa, era proprio graziosa, e la sua voce correva
imperiosa e veloce come su la tastiera di un piano, in una sala ducale.
_Ho capito_ -- disse fra sè Aquilino -- _io e la mia pedagogia passiamo in
second'ordine. Non c'è niente da fare!_
Però gli seccava. Specialmente vedersela mandata lì, a sorvegliare le
sue lezioni! Ad onor del vero, miss Edith assisteva alle lezioni come se
non ci fosse. Se ne stava silenziosa, rigida, con un libro straniero o
anche con un lavoro. Solo qualche volta aiutava Aquilino con un --
_Bobby!_ -- di avvertenza, che dal tuono basso della prima sìllaba,
saliva ad un gorgoglìo un po' buffo della seconda sillaba. Indubbiamente
Bobby aveva soggezione di miss Edith, più che di lui.
_Guarda mo'_ -- meditava talvolta Aquilino --, _tanta pedagogia in una
creatura così!_ E non riusciva a combinare tanta pedagogia con quei
capelli quasi barbaricamente intrecciati; con quella gran turchese alle
dita, e quelle unghie di rosa.
_È proprio bella questa ragazza_ -- disse una volta a se stesso, quasi
con terrore, -- _e mettermela così, sempre davanti, è una vera crudeltà
della marchesa. Cos'è poi adesso tutta questa sorveglianza?_
Alle volte gli veniva questo mostruoso pensiero: _Pedagogia_ (cioè, miss
Edith) _senti: Poterti fare emettere uno strido di passione! Voce di
pavona, devi tubare, languire come una tòrtora!_
Alle volte, in quegli occhi cilestri, gli pareva di leggere questa
scritta strana: _Non ci badare, fanciullo! La pedagogia che ti
impressiona in me, è come la toga che veste il magistrato. Fuori
dell'aula, esso è un uomo come un altro. Desiderate voi che mi tolga la
toga?_
Erano tutte fantasie dei suoi sensi.
Ella era una stupida, meticolosa pedagòga; e lui, uomo e italiano,
soffriva a stare sotto quella pedagogia, sotto quel gesuitismo anglicano
e femminile.
Odiava i suoi _Water-babies_, i suoi libri policromi e stranieri, il suo
_Christmas_ panciuto. Avrebbe strozzato il suo cane; avrebbe rimesso sul
trono il povero Cettivaio.
A volta pensava: _Finchè è la marchesa capisco; ma come fa lei, che dopo
tutto è una povera ragazza come me, che ha lasciato la sua casa, la sua
famiglia, per guadagnarsi la vita, ad avere tanta aristocrazia?_
Ma poi non si spiegava la gran dimestichezza con la marchesa. Le aveva
intravviste che fumavano sigarette.
_Una donna fumare, anche in casa, non sta mai bene!_
Ricordava questa frase di mamà. Certo una sciocchezza di mamà.
Eppure gli aveva fatto una grande impressione. E anzi, un giorno, aveva
esaminato una scatola di quelle sigarette tùrgide e ricche. Ne tolse
una, l'accese in segreto, e gli parve che se ne svolgesse qualcosa di
velenoso che gli dava alla testa. _Non bevono vino, e poi fumano questa
roba che dà alla testa!_
*
La presenza muta di miss Edith alle lezioni produsse il curioso effetto
di eccitare Aquilino all'esaltazione della virtù. E siccome doveva
spiegare a Bobby la storia romana, così esaltò le virtù dei Romani; la
virtù di Muzio Scevola, di Bruto, di Fabrizio, di Quinzio Cincinnato: e
più precisamente la loro incomparabile modestia, il loro sacrificio
verso la patria, la loro adorabile semplicità. E parallelamente alle
virtù dei Romani, esaltò le virtù delle donne romane, la loro spaventosa
pudicizia, la loro sottomissione, la loro abilità nel filar la lana; e
che dove le donne sono così ùmili, gli uomini crescono grandi e tremendi
a modo di querce, e viceversa!
Era come una provocazione a miss Edith; ma lei rimaneva impassibile.
Forse non capiva niente.
Aquilino stesso si trovò maravigliato del suo entusiasmo per la virtù.
Ma la virtù delle incomparabili estremità di miss Edith, che si
intravvedevano benissimo sotto il tavolo, davano ad Aquilino i furori
eroici, specialmente in confronto delle virtù della Vergine Camilla,
della Vergine Clelia, della Vergine Virginia che, forse, andavano
scalze.
Bobby invece si interessava piuttosto di sapere come aveva fatto Muzio
Scevola a tenere la mano sul fuoco, e se era vero che i Romani
mangiavano rimanendo sdraiati, e se era vero, oibò!, che mangiavano
pigliando dal piatto con le dita.
-- E la conseguenza -- veda Bobby -- di tutte queste virtù dei Romani è
stata la conquista del mondo, dall'Oriente alla Britannia, che è
l'odierna Inghilterra!
Allo scoppiare di questo epifonèma, Bobby osservò che le virtù dei
Romani dovevano essere passate, almeno in misura doppia, negli Inglesi,
in quanto che gli Inglesi possedevano adesso un impero che era il doppio
di quello dei Romani.
-- Pensi che Cesare è sbarcato in Britannia! -- disse allora Aquilino con
voce gravida di minacce, sperando di commuovere miss Edith. Ma miss
Edith non si commosse.
Bobby però scattò e protestò vivamente. -- Nessuna forza del mondo può
invadere l'Inghilterra!
All'interruzione, la mano di miss Edith si levò: -- Bobby, quando il
maestro parla, voi non dovete parlare.
Ma la pupilla di lei ravvolse il fanciullo di un lampo di tenerezza.
*
Quando però la presenza di miss Edith mancava -- e nelle belle giornate
invernali mancava spesso -- le lezioni cadevano in tono molto minore.
Fu lo stesso Bobby che fece osservare la cosa al maestro.
-- Quando c'è miss Edith, lei fa la lezione che assomiglia al poeta Emme,
nostro amico di casa, quando tiene le conferenze. Solo ci manca lo
_smoking_ e la gardenia.
Il miserabile Bobby! V'erano momenti in cui Aquilino era preso da
Bobbyfagia. Lo avrebbe strangolato!
E non solo cantava meglio, ma anche ammutoliva in presenza di miss
Edith, come in quel mattino invernale che miss Edith era apparsa nello
studio e scomparsa, subito. Ella tornava dal suo sport preferito, con
donna Bàrbera: il pattinaggio. Ella e la marchesa erano brinate come
mandorli in fiore: la chioma era chiusa entro un berretto di vaio; un
robone candido scendeva, deliziosamente goffo, sino alla caviglia. Dalla
mano di miss Edith pendevano i lucidi pattìni d'acciaio. Sul seno, rame
di calicanto. Acciaio e gelo e fiori del gelo!
Era apparsa e scomparsa, insieme con donna Bàrbera.
Ma rimanevan lì, nello studio, da sottili vasi, altri rami di calicanto,
il fiorellino dal penetrante profumo: il fiore del gelo. E quel profumo
continuava l'imagine di lei, di loro, le belle femmine.
La volontà della marchesa rinnovava fiori nei vasetti, violette candìte
nelle scatolette. Sul davanzale della mamma, invece, fiorivano le viole
a ciocche secondo lor tempo, cioè in primavera; lì in ogni tempo!
Fuori scintillava la fredda neve crudele; e la miseria batteva i denti:
ma lì era il tepore, lì i fiori, lì le dolcezze, lì ogni sensazione
piacevole.
Forse questa era la virtù di donna Bàrbera: non sentire, non far sentire
attorno a sè -- nel trànsito della vita breve -- la mortificazione della
verità.
E le virtù dei Romani, allora? Allora tutti i valori della vita mutati?
-- Professore, andiamo avanti o stiamo fermi? _Duabus, ambabus_.... In
latino è tutto _abus et orum et arum, e bellum e bella_! Se non ci fosse
questo latino, andrei al pattinaggio anch'io.
Ma Aquilino aveva un'aria triste e non sorrise. -- È vero, Bobby --
domandò lentamente -- che lei non si lava al mattino con l'acqua
fredda?...
-- L'acqua fredda non lava bene -- disse Bobby.
Non sapeva perchè; ma ad Aquilino fioriva nella mente questo intercalare
di mamà: _Ha paura di toccare col dito l'acqua fredda._
Come era lontana mamà, e che viaggio aveva fatto lui: altro che trecento
chilometri!