CAPITOLO X.

Miss Edith.

Questa miss Edith, la quale rappresentava la più severa pedagogia

applicata al piccolo Bobby, non era -- come Aquilino si era da prima

pensato -- un'arcigna signora, di venerabile età, fornita di dentiera e

di occhiali; ma una giovanetta, quasi; senza occhiali e con occhi

cilestrini. I suoi denti erano così tersi che rimase in Aquilino la

curiosità di sapere come si facesse ad avere denti così bellissimi. E

tutta ella era mirabilmente tersa.

Mai al suo paese aveva visto simili denti e tanta mondizia. Può darsi

che ci fosse anche stata; ma è vero che al suo paese mai gli era

capitato di trovarsi così da presso ad un angiolo della terra da poterlo

osservare come gli accadeva ora con questa miss Edith, nei venti minuti

che durava la colazione, e nei trenta minuti del pranzo.

Ella aveva fatto ritorno dopo qualche tempo che lui era in quella casa,

ed era stata accolta da donna Barberina come una della famiglia.

L'età che miss Edith poteva dimostrare era in sui vent'anni.

Il colore dei capelli, bizzarramente composti, si fondeva con la

compostezza del volto: un volto chiaro, d'una chiarità ferma e sana;

interrotta da quei due squarci azzurri e un po' stupefatti degli occhi;

e dalle vive labbra, terminanti in due lievi ghirigori, qua e là su le

gote, le quali si riunivano nel bell'ovale del mento. Vestiva adoràbile

e semplice; semplice e misurata nei gesti; ma quando rideva, svelava una

perturbante infantilità; ed anche le gonne, un po' corte, le conferivano

alcunchè di più giovanile che non fosse per gli anni.

Strana creatura! E più la vedeva, più gli pareva strana. Da dove veniva?

Dalla Scozia. Ma lui avrebbe detto: da un bagno lunare.

*

Nei primi tempi, il sedere a tavola con quelle signore era stato per

Aquilino una cosa più adatta a levar l'appetito del cibo che a

soddisfarlo. Gli pareva di essere osservato nelle mani, nei diportamenti

verso la forchetta, verso le salse, verso il pane, verso il cameriere in

guanti bianchi.

Stando però attento, e, sorvegliandosi, qualcosa aveva imparato; ma non

mai sarebbe potuto arrivare alla perfezione con cui miss Edith mangiava.

Mangiava con la grazia con cui una capinera bèzzica qua e là.

Ogni tanto un sorriso a destra su la spalla destra; ogni tanto un

sorrisino a sinistra su la spalla sinistra, accompagnato da un lieve

chinar della testa, e quelle parolette, _yes_, _please_, _merci_,

_grand-merci_, _s'il vous plait_. Però, bèzzica qua, bèzzica là, ella

mangiava più che non paresse. Con Aquilino era gentile, ma parlare....

oh, quanto a parlare era inutile! _Do you speak english?_ -- aveva

chiesto -- _Noh? Allemand? Nooh? Francesse?_

Ahimè, no! Nemmeno _francesse_! Cioè lui avrebbe parlato, caso mai, il

francese con la stessa grazia con cui lei parlava italiano. Pareva il

verso di una pavona quando la parlava italiano, con la differenza che

lui non si azzardava, e lei metteva fuori quel poco di italiano che

sapeva, con tale impudenza che Aquilino ne provava scàndalo e sdegno. E

ci rideva per giunta come di compiacimento.

_Uno di noi due_ -- meditò Aquilino -- _deve appartenere ad una razza

inferiore._ Ma per quanto ella non desse a vedere, Aquilino si persuase

che miss Edith aveva il convincimento di appartenere lei ad una razza

superiore.

Per fortuna c'era Bobby a tavola! Con la venuta di Aquilino, soltanto --

cioè con l'ingresso al ginnasio -- egli era stato ammesso alla tavola.

_Quando stanno come si deve, e non versano il vino su la tovaglia,

quando non mettono le mani sul piatto, e non si rimpinzano, sono pure un

ornamento della mensa i bimbi!_

Così pensava e così aveva detto Aquilino.

-- Oh, no! non i _bebi_ a tavola coi grandi -- aveva detto miss Edith. Era

un complesso di ragioni pedagogiche ed igieniche che miss Edith non

riuscì a spiegare, e allora era intervenuta donna Bàrbera a spiegare,

cioè che Bobby -- prima -- faceva un lieve pasto già alle quattro, poi un

altro lieve pasto alle sette; qualcosa come latte, burro, miele, un

panino lieve, poi il bagno della sera, poi a letto.

Miss Edith assentiva con tanti graziosi _Yes!_, perchè quando parlava

inglese con la marchesa, era proprio graziosa, e la sua voce correva

imperiosa e veloce come su la tastiera di un piano, in una sala ducale.

_Ho capito_ -- disse fra sè Aquilino -- _io e la mia pedagogia passiamo in

second'ordine. Non c'è niente da fare!_

Però gli seccava. Specialmente vedersela mandata lì, a sorvegliare le

sue lezioni! Ad onor del vero, miss Edith assisteva alle lezioni come se

non ci fosse. Se ne stava silenziosa, rigida, con un libro straniero o

anche con un lavoro. Solo qualche volta aiutava Aquilino con un --

_Bobby!_ -- di avvertenza, che dal tuono basso della prima sìllaba,

saliva ad un gorgoglìo un po' buffo della seconda sillaba. Indubbiamente

Bobby aveva soggezione di miss Edith, più che di lui.

_Guarda mo'_ -- meditava talvolta Aquilino --, _tanta pedagogia in una

creatura così!_ E non riusciva a combinare tanta pedagogia con quei

capelli quasi barbaricamente intrecciati; con quella gran turchese alle

dita, e quelle unghie di rosa.

_È proprio bella questa ragazza_ -- disse una volta a se stesso, quasi

con terrore, -- _e mettermela così, sempre davanti, è una vera crudeltà

della marchesa. Cos'è poi adesso tutta questa sorveglianza?_

Alle volte gli veniva questo mostruoso pensiero: _Pedagogia_ (cioè, miss

Edith) _senti: Poterti fare emettere uno strido di passione! Voce di

pavona, devi tubare, languire come una tòrtora!_

Alle volte, in quegli occhi cilestri, gli pareva di leggere questa

scritta strana: _Non ci badare, fanciullo! La pedagogia che ti

impressiona in me, è come la toga che veste il magistrato. Fuori

dell'aula, esso è un uomo come un altro. Desiderate voi che mi tolga la

toga?_

Erano tutte fantasie dei suoi sensi.

Ella era una stupida, meticolosa pedagòga; e lui, uomo e italiano,

soffriva a stare sotto quella pedagogia, sotto quel gesuitismo anglicano

e femminile.

Odiava i suoi _Water-babies_, i suoi libri policromi e stranieri, il suo

_Christmas_ panciuto. Avrebbe strozzato il suo cane; avrebbe rimesso sul

trono il povero Cettivaio.

A volta pensava: _Finchè è la marchesa capisco; ma come fa lei, che dopo

tutto è una povera ragazza come me, che ha lasciato la sua casa, la sua

famiglia, per guadagnarsi la vita, ad avere tanta aristocrazia?_

Ma poi non si spiegava la gran dimestichezza con la marchesa. Le aveva

intravviste che fumavano sigarette.

_Una donna fumare, anche in casa, non sta mai bene!_

Ricordava questa frase di mamà. Certo una sciocchezza di mamà.

Eppure gli aveva fatto una grande impressione. E anzi, un giorno, aveva

esaminato una scatola di quelle sigarette tùrgide e ricche. Ne tolse

una, l'accese in segreto, e gli parve che se ne svolgesse qualcosa di

velenoso che gli dava alla testa. _Non bevono vino, e poi fumano questa

roba che dà alla testa!_

*

La presenza muta di miss Edith alle lezioni produsse il curioso effetto

di eccitare Aquilino all'esaltazione della virtù. E siccome doveva

spiegare a Bobby la storia romana, così esaltò le virtù dei Romani; la

virtù di Muzio Scevola, di Bruto, di Fabrizio, di Quinzio Cincinnato: e

più precisamente la loro incomparabile modestia, il loro sacrificio

verso la patria, la loro adorabile semplicità. E parallelamente alle

virtù dei Romani, esaltò le virtù delle donne romane, la loro spaventosa

pudicizia, la loro sottomissione, la loro abilità nel filar la lana; e

che dove le donne sono così ùmili, gli uomini crescono grandi e tremendi

a modo di querce, e viceversa!

Era come una provocazione a miss Edith; ma lei rimaneva impassibile.

Forse non capiva niente.

Aquilino stesso si trovò maravigliato del suo entusiasmo per la virtù.

Ma la virtù delle incomparabili estremità di miss Edith, che si

intravvedevano benissimo sotto il tavolo, davano ad Aquilino i furori

eroici, specialmente in confronto delle virtù della Vergine Camilla,

della Vergine Clelia, della Vergine Virginia che, forse, andavano

scalze.

Bobby invece si interessava piuttosto di sapere come aveva fatto Muzio

Scevola a tenere la mano sul fuoco, e se era vero che i Romani

mangiavano rimanendo sdraiati, e se era vero, oibò!, che mangiavano

pigliando dal piatto con le dita.

-- E la conseguenza -- veda Bobby -- di tutte queste virtù dei Romani è

stata la conquista del mondo, dall'Oriente alla Britannia, che è

l'odierna Inghilterra!

Allo scoppiare di questo epifonèma, Bobby osservò che le virtù dei

Romani dovevano essere passate, almeno in misura doppia, negli Inglesi,

in quanto che gli Inglesi possedevano adesso un impero che era il doppio

di quello dei Romani.

-- Pensi che Cesare è sbarcato in Britannia! -- disse allora Aquilino con

voce gravida di minacce, sperando di commuovere miss Edith. Ma miss

Edith non si commosse.

Bobby però scattò e protestò vivamente. -- Nessuna forza del mondo può

invadere l'Inghilterra!

All'interruzione, la mano di miss Edith si levò: -- Bobby, quando il

maestro parla, voi non dovete parlare.

Ma la pupilla di lei ravvolse il fanciullo di un lampo di tenerezza.

*

Quando però la presenza di miss Edith mancava -- e nelle belle giornate

invernali mancava spesso -- le lezioni cadevano in tono molto minore.

Fu lo stesso Bobby che fece osservare la cosa al maestro.

-- Quando c'è miss Edith, lei fa la lezione che assomiglia al poeta Emme,

nostro amico di casa, quando tiene le conferenze. Solo ci manca lo

_smoking_ e la gardenia.

Il miserabile Bobby! V'erano momenti in cui Aquilino era preso da

Bobbyfagia. Lo avrebbe strangolato!

E non solo cantava meglio, ma anche ammutoliva in presenza di miss

Edith, come in quel mattino invernale che miss Edith era apparsa nello

studio e scomparsa, subito. Ella tornava dal suo sport preferito, con

donna Bàrbera: il pattinaggio. Ella e la marchesa erano brinate come

mandorli in fiore: la chioma era chiusa entro un berretto di vaio; un

robone candido scendeva, deliziosamente goffo, sino alla caviglia. Dalla

mano di miss Edith pendevano i lucidi pattìni d'acciaio. Sul seno, rame

di calicanto. Acciaio e gelo e fiori del gelo!

Era apparsa e scomparsa, insieme con donna Bàrbera.

Ma rimanevan lì, nello studio, da sottili vasi, altri rami di calicanto,

il fiorellino dal penetrante profumo: il fiore del gelo. E quel profumo

continuava l'imagine di lei, di loro, le belle femmine.

La volontà della marchesa rinnovava fiori nei vasetti, violette candìte

nelle scatolette. Sul davanzale della mamma, invece, fiorivano le viole

a ciocche secondo lor tempo, cioè in primavera; lì in ogni tempo!

Fuori scintillava la fredda neve crudele; e la miseria batteva i denti:

ma lì era il tepore, lì i fiori, lì le dolcezze, lì ogni sensazione

piacevole.

Forse questa era la virtù di donna Bàrbera: non sentire, non far sentire

attorno a sè -- nel trànsito della vita breve -- la mortificazione della

verità.

E le virtù dei Romani, allora? Allora tutti i valori della vita mutati?

-- Professore, andiamo avanti o stiamo fermi? _Duabus, ambabus_.... In

latino è tutto _abus et orum et arum, e bellum e bella_! Se non ci fosse

questo latino, andrei al pattinaggio anch'io.

Ma Aquilino aveva un'aria triste e non sorrise. -- È vero, Bobby --

domandò lentamente -- che lei non si lava al mattino con l'acqua

fredda?...

-- L'acqua fredda non lava bene -- disse Bobby.

Non sapeva perchè; ma ad Aquilino fioriva nella mente questo intercalare

di mamà: _Ha paura di toccare col dito l'acqua fredda._

Come era lontana mamà, e che viaggio aveva fatto lui: altro che trecento

chilometri!

La Madonna di Mamà: Romanzo del tempo della guerra · 第 20 / 42 题