_Noi ci conoscemmo di persona, la prima volta, a Bellària. «Lei chi è?»
domandai. Io stavo sdraiato all'ombra di quella mia disgraziata casa,
quando, riscosso ai lievi passi sull'erba, domandai:_
«_Lei chi è?_»
«_Io sono Renato Serra»._
_E allora guardai. Diritto, luminoso, puro: coi sàndali ai piedi nudi
come di peregrino. Non mai il mattino d'estate, il mare in pace, il
canto grande delle cicale mi parvero circondare più nobile creatura
giovane. Tu, o Renato, sorridevi a me di un indefinibile sorriso, ove
era insieme timidezza e ironia._
_E mi ricordo che, nei frequenti colloqui di poi, lungo la riva del
mare, io ti rimproveravo di consumare la giovinezza in quell'oscura tua
città di Cesena; e tu pur sorridevi.... Ora ripenso a quei colloqui
lontani, alle tue parole; le quali certamente erano singolari per un
giovane, ma più che per sè, erano singolari perchè spazìavano in
un'atmosfera meravigliosa di elevazione._
_E più che le parole, ho in mente la tua figura forte e il tuo passo
andante lungo la riva del mare: le onde azzurre si venivano umilmente a
smorzare su le arene, come ricamandoti innanzi la via; e i grandi corpi
delle donne, distese su la sabbia, entro gli accappatoi, volgevano verso
di noi gli occhi indolenti._
«_Perchè andare così in fretta, Renato? Perchè non stàrcene così
indolenti anche noi al sole e spremere qualche grappolo che la fresca
vite pur matura agli uomini?_»
_Oh, tu eri ben avviato a piè scalzo, Renato Serra! tu ben camminavi
espedito ben fuori della tua oscura città, gettando via ogni mondano
impedimento. Tu eri avviato verso una immota verità, tu camminavi verso
la morte._
_Certamente, o Renato, tu, colpito nelle tempie da palla austriaca sul
monte Podgora, il 20 luglio 1915, sei fra i grandi morti per la Patria,
ma più specialmente tu a me appari morto per non so quale alta
predestinazione._
_Ora, quest'agosto, a Bellària, aprivo la finestra prima che si levasse
il sole._
_La finestra dà sul mare verso l'oriente: tutto il ricamo delle stelle
ardeva ancora; poi quella luce azzurrina schiariva; poi la palpèbra del
sole si apriva. Un'ebbrezza sino alle lagrime: e su le acque, senza più
vele, mi pareva di vedere la nave dei liberati dalla servitù
dell'Egitto. Un mio piccolo fanciullo, che già tempo sollazzava su
questa spiaggia, era con te, o Renato; la cara madre mia era con te in
quella nave. E non sentivo tristezza per i morti, nè inerzia. Avevo
l'impressione di essere come il fringuello cieco, che pur disperatamente
canta._
_In quei mattini d'estate fu proseguito questo romanzo senza pensiero di
letteratura e mi pareva di fartene lettura di qualche passo, come era
intervenuto altre volte quando tu eri in vita. Così durava l'incanto
finchè il sole mi investiva tutto sul capezzale, e la voce degli uomini
allora si destava: e spesso si inquadrava nella finestra a terreno la
pescivèndola bellariese. Una bella ragazza in verità: scalza e pomposa
giovinetta, che vestiva tricolore!_ Bernuss _rosso di velo, alitante su
le carni, un velo verde in testa e un gonnellino bianco:_ Vol e' pess?
_Così si è formato questo libro. Libro, nato di me solo e non di donna,
nato con dolore: porta il bel nome di lui, e con lui il nome degli
altri, morti per difendere la umana Pietà, morti per la più vera Verità,
per la più pura Bellezza della vita, cioè per la patria più grande, per
la conquista di più giusto impero._