Ottenuta la congiunzione delle proprie forze, il Radetzky eseguisce,
a sua volta, quella _manovra per linee interne_ che avrebbero dovuta
eseguire ai suoi danni gl'italiani, se la loro condotta fosse stata
guidata da una mente unica e militare.
Egli è ora nella possibilità di appoggiar sempre le spalle alle mura
della turrita Verona, e con colpi vigorosi battere separatamente le tre
masse che lo contornano, e cioè i piemontesi, tra Peschiera e Goito;
i toscani sotto Mantova; i pontifici a Vicenza. È la lotta del cignale
che sbuca dalla tana contro i veltri che l'hanno scovato.
Il generale Thurn ha la missione di battere i romani riguardati come la
massa più debole: donde la prima battaglia di Vicenza (24 maggio) nella
quale il generale Durando obbliga alla ritirata 20,000 austriaci.
Fu questa una vittoria insperata, che le solite diffidenze politiche
resero sterile. Il Durando aveva il dovere di inseguire il nemico, e
di penetrare nel quadrilatero, per congiungersi o coi toscani, o coi
piemontesi, oppure, prendere il maresciallo Radetzky fra due fuochi.
Cedette invece alle pressioni municipali, anzichè al volere di Carlo
Alberto, e con ciò malamente provvide a se ed alla città che voleva
difendere.
Ed ora vien la volta dei Toscani. Il 27 maggio Radetzky delude la
vigilanza della cavalleria piemontese, e con 30,000 uomini, e 154
cannoni si dirige sopra Mantova, ove giunge il 28.
Seimila uomini, la maggior parte toscani, con uno squadrone di
cavalleria e 8 pezzi, difendono la linea dell'Osone fra Curtatone e
Montanara, località distanti fra di loro di circa mezz'ora di cammino.
Bastano queste cifre, e queste premesse, per comprendere che il
disastro da parte nostra era inevitabile. La ritirata imponevasi,
l'ordine per essa venne tardivo, quando venne non si volle eseguire, ed
a noi non resta che rendere omaggio a quei forti campioni, che caddero
sul campo di battaglia vinti dal numero, e dopo disperate difese. Di
essi, i più non avevano dell'armi fatta una professione, eransi dati
alla scienza ed all'arti geniali; moltissimi erano studenti, sorti
appena alla vita, e son morti per lasciare a noi una patria libera e
forte. Onoriamo l'altissimo valore! Se il loro sacrificio, nel momento
in cui fu consumato, apparve una fallanza militare, immenso risultò
il suo effetto morale: esso si ripercosse nel cuore della Toscana, e
cementò più che mai il concetto unitario.
Sbranata la facile preda, una sosta inopportuna del Radetzky a Mantova
permette ai piemontesi di riunire a Goito 19,000 uomini e 44 cannoni.
11 maresciallo austriaco muove all'assalto della linea piemontese, ed
è respinto con gravissime perdite! Era il momento dalla parte italiana
di completare colle riserve, ancora in buono stato, la vittoria, ma la
sorte che ci perseguitava non lo permise; permise invece al Radetzky
di attaccare per la seconda volta il Durando a Vicenza, di obbligarlo
a capitolare, e di aprire al saccheggio le porte della città.