Se non che, mentre il martello piemontese batteva qua e là l'incudine
del quadrilatero, il Nugent attraversava il Veneto.
Questa regione, che mezzo secolo prima era stata il teatro delle gesta
fulminee di Napoleone, parve ripiombata nel medio evo! Venezia aveva
rialzato il vessillo di San Marco: ogni città, ogni comune pretese
farsi centro della difesa italica, sembrò ritornata in onore la guerra
di campanile. I crociati giuravano di morire sul recinto dell'avito
comune, il popolo chiamava i vescovi a benedire le barricate.
Fra errori, colpe e deliri rifulge isolata e magnifica la difesa
del Cadore, affidata dal Manin al capitano Calvi, e dove i montanari
nostri, imperterriti, con ogni possa si opposero all'invasione. Al
trinceamento di Chiapuzza colle forche, cogli spiedi, coi tridenti,
quei prodi combattono; le donne seguono in battaglia i mariti, i figli,
e vincono. Ad Ospitale la difesa è tenace, al _Passo della morte_
si ruzzolan giù pei dirupi massi di pietre, che pongono in fuga i
nemici, a Rucorvo, a Rivalgo (28 maggio) le resistenze son decisive e
fortunate. Dalle miniere di Auronzo si traeva il piombo, dalle cantine
il salnitro, da ogni ferro un'arma, da ogni essere un combattente.
Fa bene all'anima il ricordare questi fatti, che potrebbero
nell'avvenire ripetersi, e che ci danno un'idea di quanto possiamo
sperare dalle Alpi organizzate a difesa.
Ma il precipitar della valanga era nel '48 fatale. Le discordie e la
gelosia fra i generali _Durando_ e _Ferrari_ dell'esercito pontificio,
la nessuna unità di concetti fra questi, la legione francese del
generale Antonino, la brigata del Guidotti, che disperato corse
incontro a certa morte, le forze del generale Alberto La Marmora
(il quale ultimo agiva in nome del governo Veneto) fecero sì che la
difesa del Brenta, affidata a 18,000 uomini, (corpi franchi, guardie
civiche e volontari) non fosse, malgrado alcuni fatti isolati e di
positivo valore, che una serie di errori militari. Così l'esercito di
soccorso austriaco sotto il nuovo comandante Thurn (stante una malattia
sopravvenuta al Nugent) passato con facilità l'Isonzo, il Tagliamento,
la Piave, e sollecitato dal Radetzky, seguiva la sua marcia verso
Verona, ed il 22 maggio, a San Bonifazio, riunivasi alle forze del
Maresciallo.