FORZE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE.

Quanto faceva difetto nelle sfere del comando delle truppe piemontesi

non sarebbe forse stato impossibile ritrovarlo nell'esercito

napoletano, se, pari all'ingegno, alla spigliatezza naturale, fossero

state in esso tutte le altre virtù militari.

La parte migliore dell'esercito napoletano (che per numero avrebbe

dovuto essere il più ragguardevole della Penisola) era costituita

dagli ufficiali uscenti dalla Scuola dell'Annunziatella. Ivi in un col

sapere vi avevano assorbite le idee liberali, in contrasto colle idee

egoistiche e ristrette del Principe.

La truppa usciva in gran parte da famiglie facenti un sol tutto

coll'esercito, abituate ai favori, ai sussidi governativi: vivevano

tali famiglie appartate dalla nazione, e solitamente in locali prossimi

alle caserme.

I soldati erano adunque come accampati in mezzo ad una popolazione

buona, ma facilmente infiammabile, erano ligi al padrone, ed

insolenti coi liberali. Il Principe se ne serviva, ma tenevali in poca

considerazione, e prediligeva i quattro reggimenti svizzeri, assoldati

a guisa di pretoriani.

Malgrado tutto ciò, è fuor di dubbio che le forze stanziali del

napoletano avrebbero potuto esercitare un'influenza decisiva sui campi

del Lombardo-Veneto: nella marcia attraverso l'Italia si comportarono

bene, ed i capi, valorosi ed intelligenti, le avrebbero ben presto

agguerrite ove gli eventi si fossero svolti a seconda.

Le reclute del mezzogiorno assorbono con facilità l'ambiente che

le circonda, son facili all'entusiasmo, e noi dobbiamo certamente

concludere che più funesto dell'enciclica papale fu, per la causa

italiana, il richiamo nel Regno di Napoli delle truppe del generale

Pepe, sebbene una cosa sia stata conseguenza dell'altra.

La nobile condotta del Pepe e di moltissimi ufficiali suoi, la bella

difesa di Venezia, rafforzano a tal riguardo i nostri convincimenti.

La vita Italiana nel Risorgimento (1846-1849), parte 2 Terza serie - Storia · 第 22 / 58 题