A chi legge

(PREFAZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE)

_Quando pubblicai la prima volta le parti staccate di questo libro

modesto, i critici mi avvertirono di due cose, cioè che io andava

troppo per le lunghe, insistendo soverchiamente nei particolari; e che

correva troppo senza nemmeno toccare episodii importanti della piccola

ma eterna epopea domestica. Con la scorta di questi due criteri, io,

come è accaduto ad altri, continuai a fare a modo mio. Ora che il

libro, bene o male, è compiuto, mi credo in obbligo di avvertire chi

legge che non ho voluto scrivere un romanzo, e che per ciò non si

aspetti una narrazione filata. Qua e là, fra le parti del libro, ho

lasciato di proposito un intervallo dove fosse posto ad altre gioie e

ad altri dolori, per la ragione medesima che mi consigliò di rifiutare

le considerazioni troppo personali e gli avvenimenti non volgari.

Dirò tutto: Questa volgarità di casi e queste lacune mi daranno un

collaboratore in ogni padre che voglia leggere il mio libro._

_D'un altro disinganno a cui va incontro il lettore non sarà male che

io mi scagioni a bella prima._

_Mio Figlio!_ non è un protagonista, non è nemmeno un personaggio vero

e proprio; è un sentimento, è il grido di tutta l'umanità, anzi di

tutta la natura._

_Quale intento mi sono io proposto? Non lo so bene; mi ricordo che

quando una voce di là dalle Alpi mandò un grido che a molti non

piacque, e in casa nostra altre voci gridarono anche più forte e in

un modo che dispiacque a moltissimi, più d'uno sentì il bisogno di

mettersi alla finestra e di gridare: _Mio Figlio!_ Forse lo sentii

anch'io questo bisogno, e allora, per vizio d'abitudine, presi la

penna... e peccai. Oggi che le vociferazioni cominciano a cessare,

questo libro non vuole aver punto l'aria di una protesta. — Che cosa

vuole esso dunque? Vuole che un padre di famiglia, dopo la lettura,

faccia una carezza ai suoi bambini._

Mio figlio! · 第 6 / 92 题