Dal salotto da pranzo, guardando per di sopra alla terrazza, fu prima
la signora a vedere il fattorino del telegrafo, che saliva lestamente
per il viale, ancora tutto invaso dal sole, e sonava al cancello del
villino. Il telegramma, portato subito dal giardiniere, diceva così:
“_Abbisognami sua pronta risposta circa arazzi. È arrivato negoziante
milanese. Riparte domani sera._„
— Ah! ecco che Shyilok mi vuole stringere i panni addosso! — disse il
marito incrociando la posata sul piatto. La signora, lasciata andare
indietro la sua testa bruna e guardando il soffitto con aria indolente,
mise una pausa in mezzo e replicò:
— E tu attacca la tua voglia ad un arpione. Faremo senza degli
arazzi....
E mostrava sorridendo la bellezza dei suoi denti bianchissimi.
L’avvocato rimase un poco a guardare il telegramma spiegato sulla
tavola e scosse il capo com’uomo a cui quel consiglio non andava. Poi
con accento risoluto:
— No. È già la seconda volta che quell’imbroglione di milanese mi passa
davanti. Questa notte prenderò la corsa delle tre e andrò a Ferrara.
— Bel gusto a fare una mala nottata! Telegrafa piuttosto le tue ultime
condizioni; e vedrai che gli arazzi saranno per noi.
A queste parole il marito posò sulla donna uno sguardo in cui trapelava
l’intimo compiacimento suo. Ebbe un momento di esitazione, ma si
raffermò subito nel primo proposito.
— Chi vuole vada, mia cara. Quando tu sarai a letto, io scenderò in
città. Passo al _Club_ un paio d’ore; ceno magari, se mi vien voglia, e
m’arriverà l’ora di prendere il treno senza ch’io me n’avveda. Farò una
buona dormita domani; anzi conto, con questo caldo, che avrò finalmente
una notte di refrigerio.
Il caldo, di fatto, in quegli ultimi giorni di luglio, era grandissimo;
e sebbene la sera fosse assai vicina, nella villa non si sentiva ancora
spirare dalla collina un fiato di vento fresco. La signora non rifiniva
di mettere dei pezzi di ghiaccio nel suo bicchiere e nel bicchiere del
marito.
Poco prima della mezzanotte, nel piccolissimo gruppo dei frequentatori
estivi del _Club_, si levò una esclamazione di sorpresa quando
l’avvocato fu visto entrare. Egli salutò allegramente tutti, anche il
giovane conte Salerni, ch’egli non vedeva da qualche tempo.
Dopo una partita all’_écarté_, ordinò da cena, e mangiando espose agli
amici la causa di quel suo trovarsi in città e al Circolo, ad ora così
insolita.
Suonarono le due. La comitiva dei cinque o sei in breve si sciolse e
rimasero l’avvocato e il Salerni, soli, seduti a un tavolino, l’uno in
faccia all’altro. L’avvocato sorbiva lentamente il caffè, e il conte
gli offerse una sigaretta. Poi, il discorso essendo tornato sulla gita
a Ferrara, il giovane conte non esitò a dichiarare ch’egli la giudicava
un passo falso.
— Come, un passo falso?
— Sicuro; anzi una sciocchezza bella e buona. Ma dov’è la tua solita
avvedutezza? Per capirti ho bisogno di pensare al gran caldo che
fa... Che diavolo! E non vedi che è tutto un gioco combinato fra il
negoziante ferrarese e quello di Milano, che gli fa da compare? Se
tu ora ti precipiti a Ferrara, caro mio, fai conoscere d’avere degli
arazzi una voglia matta; ed essi, stai certo, ti leveranno la sete con
l’acqua salata. Oh! molto salata!...
L’avvocato con un gomito sul tavolino e l’indice della mano sulla
fronte spaziosa stette alquanto in silenzio:
— E d’altra parte, anche a non andare io corro un rischio. Un gioco
combinato, tu dici?... Può essere benissimo. Ma se non fosse? Se, come
mi è accaduto altra volta, il milanese dice davvero e compra? Io non
voglio che gli arazzi mi scappino. Dopo averci tanto pensato su, sento
che mi nascerebbe un albero nello stomaco, come si suol dire. Che
vuoi farci? Ognuno ha le sue debolezze; e anche mia moglie, quantunque
non lo dimostri, sono sicuro che sarebbe afflittissima se mi vedesse
tornare a mani vuote.... Pensiamo al modo....
— Senti, — disse allora il Salerni con l’accento più naturale di questo
mondo, — se non è domani, sarà doman l’altro che io andrò a Ferrara
e di là al _Trombone_ a vedere un cavallo della razza Constabili....
Facciamo dunque così: prendo io il treno di Ferrara e mi presento
domani dal mercante a contrattare gli arazzi per conto mio. Tu non ti
muovere e dimmi solo l’ultima cifra a cui vuoi arrivare per l’acquisto.
Vedrai che domani sera torno con la roba.... e t’avrò probabilmente
anche risparmiato un bel foglio di mille lire.
— È una buona idea e ti ringrazio! — esclamò l’avvocato, alzandosi in
piedi.
Mancava mezz’ora alla partenza, e i due amici usciti dal Circolo
s’incamminarono verso la stazione.