— Ma come — dirà qualcuno —, prendono il mondo a cannonate...
— E poi pretendono grazie. Volevate dir questo? ecco, non così
propriamente: ma essi vogliono dir questo a noi, che noi siamo
ignoranti di ciò che è la Germania e sconoscenti fors'anche. E in mala
fede non sono! Ci ho pensato tanto: Non sono in mala fede. V'è qualcosa
di ingenuo e di terribile in loro.
Oh, una ben tragica lotta, una immane tragedia di idee, spaventosa
quasi come quella delle armi.
In fondo essi dicono: «Voi vivete nella più deplorevole ignoranza di
quello che è la Germania. Se noi, Germani, abbiamo detto che è dovere
e diritto nostro, col nostro sangue ringiovanire l'Europa; se abbiamo
detto che la patria germanica si estende dovunque vive un germano, è
perchè la Germania non è l'evo-medio, non è la barbarie, come asserisce
la vostra ignoranza: ma è la perfetta logica, la perfetta filosofia, la
perfetta democrazia, la perfetta giustizia, la perfetta disciplina il
perfetto guerriero, il perfetto Stato. Voi, invece, siete gente fermata
a metà, viventi fra le varie utopie, e lo scomposto disordine. Voi ben
vorreste essere quello che noi siamo, ma vi fa difetto la virtù della
razza. Siate, dunque, con noi!
— C'è più filosofia in un mortaio tedesco che in un libro di
filosofia... scritto non in tedesco.
Pare enorme? Lo ha detto un intellettuale, non tedesco, ma italiano; ed
uno dei più autorevoli.
— E andiamo, via — mi diceva un deputato fra i più intelligenti — che
se anche noi avessimo i mortai che hanno i Tedeschi, noi li adopreremmo
come fanno loro!
* * *
Forse Missiroli ha ragione. Il concetto superbo di Mario Missiroli è
gran diaframma: o di qua o di là. Concetto solitario, accessibile ai
pochi; ma quale alto concetto è accessibile ai molti?
Ah, caro Missiroli! Io rivedo la tua testa pallida, la tua giovinezza
emaciata per il tormento del profondo pensiero: sopra un saio
domenicano rivedo la tua testa pallida. Con Cristo, sì, vorremmo
essere, con tutto Cristo! ma, vedi, Missiroli, non è soltanto il dio
Thor che ce lo vieta; è la midolla dell'insano leone che Prometeo —
prima ancora di Thor — infuse nella creta primordiale — come canta
l'antico poeta: l'infuse ai Germani ed a noi. L'acqua lustrale del
battesimo non bastò e non basta.
E allora, allora impariamo anche noi a manovrare i mortai, gli
spaventosi mortai....
Voi pur ci avete beneficato, o Germani!
Milano, 14 novembre.
Hans Barth — lo sapete — è un tedesco amico d'Italia. Risiede in Roma;
è corrispondente del _Berliner Tageblatt_; ha scritto un dionisiaco
libro bizzarro sulle _Osterie_ d'Italia, al quale libro il d'Annunzio
premise una delle sue prose più togate e mitrate.
Ora _Hans Barth_ scrive una lettera che è riprodotta nel _Secolo_ di
ieri, ed io ne approfitto perchè mi pare che essa lumeggi le cose che
io sono venuto scrivendo, qua e là, in queste pagine:
Hans Barth dice molte cose bellissime e già dette, e apologetiche
intorno ai Germani e parla della sentimentalità e della pietà
germanica: ma quello che più interessa sono le parole in cui dichiara
che in Germania non si _tratta di una guerra dinastica e diplomatica,
ma della guerra più popolare che un popolo possa mai combattere...,
di una guerra veramente nazionale ed ideale, che ha già creato valori
morali immensi e imperituri e che non possono venire capiti da chi non
capisce il popolo germanico._
Hans Barth non dice perchè la _guerra è popolare ed ideale_ per i
Germani. Ma io credo che al lettore di queste pagine apparirà non
oscura la ragione perchè questa guerra è popolare in Germania e vi crea
nuovi valori.
Chi poi viene dalla Germania reca la maravigliosa novella di
quell'immenso popolo, stupendamente tranquillo, sicuro del suo diritto,
sicuro della vittoria. La gran dama teutonica e l'umile operaia ora
fanno con pacate mani grosse calze di lana bigia per i soldati.
«Ah, ah — sentii esclamare di recente da un nostro deputato romantico
— perchè anche noi abbiamo gente romantica — l'ulano feroce, l'ussaro
della Morte, chi è? Forse un povero fanciullo dagli occhi dolci
glauchi, e dalla capellatura bionda, che ieri raccoglieva fiorellini
per la sua Gretchen; e gli fu imposto di calcar l'elmo, cavalcare,
uccidere....»
Ciò è bello, è gentile, e sarà anche vero, ed anch'io l'ho qui detto.
Ma molte sono le cose vere, come molti sono i documenti degli Archivi
— è vero, o ricercatori d'Archivio?
Questa è la guerra della Germania! Questa appare come una lotta di
classe «più vera, e maggiore», lotta in cui termini delle classi son
le nazioni ed i popoli: guerra di conquista d'aria, di mare, di terra:
di ricchezza insomma. La ricchezza, quella cosa che l'uomo agogna dopo
l'altra cosa!
Questa è la guerra del popolo che ha la massima cultura, perchè ha la
massima scienza, cioè la massima forza della natura a suo servizio,
quindi il massimo diritto di dominio. Barbarie? Massima scienza è
massima barbarie?
* * *
Nei nostri sinodi socialisti si disputa ancora se il termine _Patria_
è antinomico col termine _Internazionale_.
In Germania la cosa è risolta! Fin dove si estende la lingua tedesca,
fin dove è un tedesco, quivi è la patria! E allora?
* * *
Dicono i giornali che l'Inghilterra, la sola che si permise il gran
lusso della libertà individuale, dovrà costringere, per legge, i suoi
figli al tributo del Minotauro. Occorre la conscrizione militare per
avere i milioni dei combattenti!