Quando ebbe notizia della sedizione di Tessalonica Teodosio stava per
entrare in Milano, di dove muoveva a incontrarlo Ambrogio, il santo
Vescovo. L'ira dell'imperatore cedè alla parola di lui, che era la
parola d'un santo. Ma dopo, nel consiglio, parlò il Gran maestro di
Palazzo: -- Se anche Tessalonica restava impunita, tutto l'impero
rovinerebbe, e la storia ne chiederebbe conto all'ultimo imperatore, che
aveva vinti i nemici e non aveva saputo vincere i ribelli; che si era
addolcito della pietà dei vescovi e non si era inasprito per la licenza
del popolo.
Nè gli altri consiglieri furono da meno a rimproverare e a esortare.
Teodosio, alla fine, diè l'ordine. Soldati fossero subito mandati a
Tessalonica; di là il mondo avesse nuovo, terribile esempio che non
s'offendeva senza pena l'autorità imperiale, sebbene l'erede di Roma si
facesse ora il segno della Croce.
E non sarebbe l'ultimo imperatore di Roma Teodosio il Grande! Gli
ufficiali che ebbero tale missione dal Sovrano e dalla Storia ne
godettero, e pensarono di adempierla con neroniana letizia: nel circo,
tra la folla festosa, ignara della strage imminente, plaudente
all'auriga per il quale Boterico era morto.