Quella tarda amicizia fu per i due buoni vecchi una nuova fiducia a
vivere. Sin dal principio avevano compreso che la presenza dell'uno
testimonierebbe agli occhi dell'altro il suo proprio benessere, e che il
rimanente viaggio sembrerebbe loro anche più agevole e grato a compierlo
insieme. Perciò vedersi ogni sera divenne, più che consuetudine,
necessità.
Giocondamente, seduti al solito luogo ai Giardini, si riferivano le
liete memorie, escludendo le tristi o solo accennandole; si
meravigliavano di casi consimili; scoprivano conformità di carattere, di
azioni, d'idee. E non discorrevano di politica.
-- Non vogliamo guastarci il sangue.
-- Vogliamo andar d'amore e d'accordo.
-- Si sta così bene al mondo in pace e quiete!
-- Sempre allegri e mai passiòn!
Forse la decrepitezza comporta il più intenso desiderio di esistere e
concede ogni giorno, ogni ora, ogni minuto il piacere di quel desiderio
esaudito, come per miracolo, per singolare grazia di Dio, o per giusta
predilezione della sorte?
Una quasi sola apparenza vitale nasconde il disfacimento del corpo, e
appunto allora l'istinto della conservazione esulta in un placido
egoismo; la morte è dietro le spalle, e non si vede; non si vede il
limite estremo perchè già un piede v'è sopra: e prevale sensibile di
continuo, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, la sodisfazione di chi si
scorge superstite in una strage e di chi dall'aspra realtà
dell'esistenza attinge una illusione non interrotta di vago sogno.
Ma guai se contrasti e sospetti sottentrino a risvegliare e tener
sveglia l'apprensione della fine imminente!
Quei buoni Ceccuti e Boldrighi non avevano presentito l'amaro che in
fondo a tanta dolcezza amichevole condenserebbe l'emulazione istintiva,
la gara, tra ingenua e insana, a chi dei due campasse di più, fosse
anche, il di più, un anno solo. E il dissidio che doveva corrucciarli
era appunto nel regime adottato per campar un pezzo. Cominciarono a
guardarsi chiedendosi dentro: -- Sta meglio lui di me? Sarebbe meglio mi
mettessi anch'io a latte e ova? -- Oppure: -- E se bevessi anch'io
qualche bicchiere di vino? se dessi anch'io qualche fumatina per aiutar
lo stomaco a digerire?
Nel dubbio, tentavano dissimulare sempre più i disturbi e gli acciacchi,
e lo sforzo si manifestava nell'aspetto. Allora riprendevano fede e
pensavano guatandosi l'un l'altro: -- Mio caro, come siete brutto, oggi!
Se non mutate usanza, tocca a me cantarvi una _requiem_!
Ma la consolazione non durava; tornava presto il dubbio, il sospetto,
l'apprensione. E a poco a poco provarono il bisogno di sfogarsi,
convinti, come erano, che ogni tentativo dell'uno per condur l'altro al
suo metodo riuscirebbe vano.
Presero a contraddirsi, a polemizzare; insistenti, caparbi. Le dispute
diventarono presto diatribe; e per non mostrarsi deboli cedendo, quando
uno era messo alle strette, insolentiva; e l'altro ribatteva.
-- Sissignore!
-- Nossignore!
-- E io vi dico di sì!
-- E io vi dico di no!
-- Con voi non si ragiona. Ostinato più d'un mulo!
-- E voi? È inutile consumare con voi il ranno e il sapone!
Non tacevano finchè non dicevano a un tempo:
-- Basta! -- Basta!
E Ceccuti prendeva e leggeva (senza occhiali) il giornale o il libretto
delle spese quotidiane, e Boldrighi con la punta del bastone imprimeva
su la sabbia la fisionomia di un asino (senza occhiali) e ci faceva
sotto un bel C affrettandosi però a cancellare il disegno prima che
l'amico se ne avvedesse.
Quando l'orologio alla chiesa di San Giuliano suonava le otto sorgevano
in piedi; s'accompagnavano, sempre zitti. E alla barriera si separavano
con un freddo «buona notte».
Boldrighi andava adagio alla Porta di Santo Stefano ad attendere il
tram, e Ceccuti marciava lungo la circonvallazione, alla volta di Porta
Saragozza.
Il dimani passavano ore di pena a rimeditar i dibattiti, le
provocazioni, le accuse, le offese, le difese. Borbottavano: -- Stasera
non ci vado. Già, se ha un po' di amor proprio, non ci andrà nemmen lui,
ai Giardini: gli ho dato del mulo -- gli ho dato dell'asino! --
Bisognava finirla! Rottura!
Ma un'intima voce rimproverava: «Anche tu però...»; e il rammarico
cresceva a disgusto, mutava in pentimento.
Giunta l'ora solita, non resistevano più; sentivano che il loro ultimo
legame era indissolubile; cedevano quasi a un destino. E andavano.
Quello che arrivava primo, e aspettava, pareva seder su le brace;
guardava fisso alla nota parte o sbirciava di tratto in tratto. Che
ritardo! L'amico non veniva. Impermalito davvero? Ammalato? morto? Non
avrebbero mai creduto di volersi tanto bene!
Ah eccolo, finalmente! E si sorridevano da lungi. Ceccuti ilare, a
qualche passo dal sedile, chiedeva in dialetto adottivo: -- Cossa
gavemo, de novo?
E Boldrighi, se l'atteso era lui:
-- Siam qui, vecchio amico! --; e incolpava il tram, del ritardo.
Come era bello non serbar rancore, andar d'amore e d'accordo!
Se non che... L'asserzione più innocente, fermata e contraddetta
d'improvviso, dava l'appiglio al nuovo litigio.
-- Alta di statura la Malibran? -- No, press'a poco come la Galletti. --
Cesare Rossi superava Salvini nell'_Otello_? -- Bestemmia! -- Ugo Bassi
parlando al popolo si cavava gli occhiali? -- Non li portò mai gli
occhiali! -- Pietramellara conte? -- Non era nemmeno nobile!
E non si pensi che questi e simili intoppi fossero cosucce da
strigarsene tosto, perchè la Malibran, ad esempio, conduceva a questione
di musica; i grandi attori tiravano in ballo le grandi attrici, dalla
Ristori alla Duse, giudicate anch'esse con giudizio opposto; e Ugo Bassi
e Pietramellara trascinavano i contendenti nel campo della politica da
cui avevan giurato star fuori.
Così una volta Boldrighi si lasciò trasportar a tal segno che si mise a
gridare: -- Gente, correte! Costui qua diventa matto!
E Ceccuti una volta osò agitar la destra in faccia all'amico dicendo: --
Se non aveste un anno di più...