LIMERNO

Caro germano, potriati facilmente pervegnire a le orecchie che,

favoleggiando noi, Fúlica e Triperuno insieme, ed io con loro, de la

miracolosa dottrina de uno asino, mi occorse adducerti in testimonio o

sia esempio di coloro li quali, non sapendo parlare, si intromettono

temerariamente fra gli saputi e savi uomini a ragionare de li altrui

fatti e costumi, volendosi elli con lo biasmar altri mostrarsi di

qualche onore e reputazione degni. E perché tu da me ti chiamarai forse

oltraggiato essere e vituperato, ti rispondo, nanti tratto, che con

l'altre tue bone condizioni matto ancora ti mostrarai, quando in te non

voglia patire quello che in altro giammai non cessi adoperare, io dico

ne l'altrui fama e onore. Dimmi, uomo dappocaggine che tu ti sei, con

che ragione, con che giustizia, con qual caritade tu con quell'altro che

fiorentino si fa, Sebastiano «puzzabocca», e con altri toi simili

furfanti, a li quali ben sta quella sentenzia del mio barbato Girolamo:

_«Possident opes sub paupere Christo, quas sub locuplete diabolo non

habuerint»_; per qual, dico, necessaria cagione non mai vi straccate di

cercare far danno ne la fama ed onore del giovene innocente Triperuno?

in che cosa egli vi offende, diavoli che voi siete? Ah maladetta rabbia

di questa invidia! come se indraca piú, come se invipera nel sangue

innocente, perché sa, perché vede lui aver posseduto di libertade lo

paradiso terrestre, de lo evangelio la luce anti smarrita, d'un Orso

mansuetissimo la grazia! Roditi dunque da te istessa, o conscienzia

diabolica, la quale, per tua soperbia, lo perduto seggio a l'uomo esser

donato vedi! Lasciatelo stare in vostra malora, arrabbiati cani, ché

egli non pur non vi offende, ma si sdegna pensar cosí bassamente de voi,

malvagi e invidiosi spiriti, non tutti dico, non tutti appello, anzi

lodo e reverisco li uomini quantunque rari conscienzienti. Ma tu,

Alberto, al quale un tal nome di quello non pur accostumato e saputo

signore ma profondissimo filosofo cosí conviene come ad uno asino la

sella d'un bel destriero, per mio consiglio studiati avanti di meglio

raffrenar la lingua, che non facevi lo tuo cavallo grosso, al tempo de

le barde, essendo soldato vecchio; che nol facendo, mostrarotti una

penna di oca piú eloquente essere che la lingua d'uno baboino. Guardati!

Caos del Triperuno Opere Italiane Vol. 1 · 第 218 / 222 题